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Articoli marcati con tag ‘Diritti civili’

Come salvarsi dalla Dalemite purulenta cronica?

Massimo D'Alema

Il Baffino delle Puglie ha sentenziato che “i diritti per le persone LGBT non sono una priorità” del futuro Governo, che c’è necessità di un’ampia coalizione che contenga l’Udc e che “nessuna seria associazione LGBT chiede l’accesso al matrimonio civile per le coppie omosessuali”.

Siccome questa è la linea D’Alema, è – nonostante i prossimi prevedibili “distinguo” – anche la linea della segreteria Bersani e di tutto il Pd.

Come salvarsi, dunque, dalla Dalemite purulenta cronica?

Primo: non votare Pd, perché un voto a loro nuoce gravemente alla salute nostra e all’Italia tutta.

Secondo: iniettare dosi massicce di laicità nel corpo esangue del nostro Paese.

Italia, prove tecniche di “Große Koalition” clericale

Vendesi dirittiIl Partito Democratico si prepara alla Große Koalition col Terzo Polo ed espunge qualunque riferimento dal suo programma ai diritti civili e individuali.

Non una parola sul testamento biologico, sulla laicità, sull’uguaglianza di fronte alla legge per i cittadini omosessuali, bisessuali e trans.

(“Große Koalition” all’italiana, perché invece in quella tedesca i diritti non sono mai scomparsi).

La sussidiarietà e i finanziamenti alle scuole cattoliche invece erano già presenti e dunque non c’è stata necessità d’inserirli.

Con questo armamentario ottocentesco, sperano nel sostegno del potere forte del Vaticano.

In spregio a numerosi articoli (2 e 3) della nostra Costituzione, che millantano di voler difendere; in particolare dell’articolo 7, laddove s’afferma che “Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani”.

Propongo un Lodo Bersani. Si riscriva quest’ultimo articolo, nella più onesta formula “L’Italia è una Repubblica a sovranità limitata”.

Due pensieri sui “Casini” di Arcigay

Scrivo da semplice socio, lontano dalle posizioni dei gruppi opposti di dirigenti dell’associazione…

Chi motiva un’espulsione chiedendo il rispetto delle regole statutarie ha poi il dovere, a maggior ragione, di rispettarle sempre.

Se questa prima frase fosse il riassunto della “limpida e trentennale” storia di Arcigay, non ci vedrei alcun problema. Se…

Invece la storia dell’associazione è, fin dalla sua nascita, “ad personam” e “ad partitum unicum”, il PCI/PDS/DS/PD.

Una storia fragile, coi piedi d’argilla, che oggi segna il passo, perché ciò che è stato più volte denunciato e che più volte s’è nascosto sotto il tappeto, ritorna inevitabilmente incancrenito.

Provo a chiamare questi mali col loro nome: carrierismo, collateralismo partitico, mediazione al ribasso.

L’intelligenza dell’associazione – intelligenza politica e morale – è sempre più affievolita e inerme di fronte al mondo e alle sfide della contemporaneità.

Certo i tempi sono duri e proprio per questo si vorrebbe un’associazione che tenesse dritta la barra della richiesta di pari diritti, senza cedimenti furbeschi quando s’avvicinano le elezioni.

Questo è, in ultima analisi, il fine delle mosse dei “dissidenti”, per la quasi totalità iscritti al Partito Democratico e che da quell’esperienza hanno mutuato le peggiori tattiche di lotta instestina e destabilizzante.

Infine, entrambi i gruppi d’interesse opposti condividono un uguale e fatale errore: parlano di sé.

Guardarsi l’ombelico risulta dunque l’ultimo rifugio di chi non si capacita più, nel contesto di quest’Italia, della proprio irrilevanza politica.

I “Casini” di Arcigay non riguardano un’associazione, per quanto grande e importante.

Riguardano tutti/e noi, perché dall’inerzia di Arcigay consegue l’inefficacia del movimento lgbt italiano tutto.

No, non siamo messi bene: il futuro non sarà migliore a breve.

PD, un doppio paso doble contro i diritti civili

Sintetica cronologia

1. A Marzo, Bersani si dichiara contrario ai matrimoni gay;

2. A Maggio, il gruppo consigliare del PD a Udine boccia la campagna di Arcigay contro l’omofobia, definendo “provocatori” dei manifesti in cui due uomini e due donne si baciano;

3. A Luglio, il sindaco di Spresiano, in provincia di Treviso, eletto dal PD, definisce “malate” le persone omosessuali;

4. A Luglio, il consiglio comunale di Pesaro, guidato dal PD, boccia una mozione per istituire il registro delle unioni civili. Ai voti del Partito Democratico si uniscono quelli della Lega Nord e del PDL.

Considerazioni

Non sono così sciocco da credere che i partiti piccoli, duri e puri siano più utili alla causa dei diritti civili del sostegno, talvolta altalenante, di una grande forza politica quale è, per numeri e potere, il Partito Democratico. Per fare un viaggio lungo e difficile, è necessaria infatti una barca grande e resistente.

Il punto – mi viene da scrivere: il nodo già risolto -, a mio avviso, è che il PD non ci sostiene affatto.

Se guardiamo i fatti (e non le pezze messe a posteriori), non possiamo che trarre questa conclusione. E il suo inevitabile corollario: appoggiarsi a questa forza politica ci condannerà ad altri 30 (trenta) anni senza diritti.

Conclusioni

Andiamo da un’altra parte.

Pronti alla grande ammucchiata?

Io sì, ma solo a letto. Con l’UDC, testa d’ariete della negazione di diritti delle persone lgbt, fiera avversaria della laicità delle Istituzioni, quale programma di governo è possibile immaginare per la città di Bologna?

Dalle parti del Partito Democratico devono pensare (sottovoce): “Ma chi se ne frega della laicità e dei diritti e del programma, qualcosa da scriveremo lo troveremo. Del resto sono anni che riempiamo pagine su pagine di programmi elettorali che nessuno legge”.

E infatti Andrea De Maria, segretario uscente del PD, dichiara: “Ritengo giusto che il centrosinistra sviluppi un confronto sui programmi sia con l’UDC, sia con l’esperienza della lista civica promossa da Giorgio Guazzaloca”.

Nozze gay, stop alle bolognesi

Diritti. La Consulta rigetta i ricorsi. Uno era stato presentato anche da una coppia di Casalecchio
Nozze gay, stop alle bolognesi. “Ma la battaglia non si fermerà”
La sentenza non deprime l’Arcigay: “Esortazione e stimolo per il parlamento e i politici”
Di Gian Basilio Nieddu
Il Bologna, Giovedì 15 Aprile 2010

Forse non ci credevano neanche loro ma un briciola di speranza sotto sotto covava ancora per la sentenza della Corte Costituzionale che ieri, però, ha detto no alle nozze gay. Decisione che chiude le porte anche al ricorso della coppia omosessuale bolognese, (si tratta di due donne), che vive a Casalecchio. Almeno secondo l’avvocato Giovanni Genova, legale delle donne, che nutre poche speranze per il sogno della coppia di sposarsi o quantomeno di vedersi riconosciuta in un’unione civile. La sentenza però non delude completamente le associazioni LGTB bolognesi che apprezzano il rimando dei giudici al Parlamento. In parole povere la Corte avrebbe chiesto – si aspetta di leggere le motivazioni – alla politica di prendere una decisione. Il fenomeno sociale esiste, sono migliaia le coppie gay che convivono ma non esiste nessuna legge che regoli la materia.

Maurizio Cecconi, uno dei cinque coordinatori del Comitato “Sì, lo voglio”, vede il bicchiere mezzo pieno: “Noi rispettiamo la decisione della Corte Costituzionale, non l’attacchiamo perché organo di garanzia e non vogliamo sminuire la sua autorevolezza, a differenza di come fa la destra, e poi rimette la materia alla politica”. C’è prudenza, “aspettiamo di leggere le motivazioni”, ma si spera che i giudici chiedano alla politica di legiferare sul tema. “Per non fare come i politici quando escono gli exit poll, aspettiamo le motivazioni – spiega Elisa Manici, presidente di Arcilesbica Bologna – per vedere se c’è un rimando sterile o un esortazione al Parlamento”. In ogni caso la lotta continua: “Questa battaglia va avanti nonostante questo primo stop, si può ricorrere anche alla Corte di Strasburgo – annuncia Cecconi – . Poi continua il lavoro culturale e politico”. Emiliano Zaino, presidente Arcigay Il Cassero, è cauto: “Non possiamo esprimerci in tutto e per tutto ma risulta chiaro che c’è un rinvio al Parlamento. Che deve legiferare. Se non piace il termine matrimonio si può fare come in Germania che parlano di civil partnership“. Non conta il nome ma il riconoscimento dei diritti delle tante coppie gay senza legge.

Pedofilia clericale, il Vaticano si difende: “Attacchi al papa sono dovuti alla sua contrarietà ai diritti per le persone omosessuali”

L’Ufficio Cazzate e Mistificazioni del Vaticano se n’è inventata un’altra, per continuare ad attaccare i froci e gridare al “complotto” per i crimini commessi dai preti pedofili. Secondo il predetto ufficio, gli attacchi al papa per aver insabbiato gli abusi sessuali sui bambini sono dovuti “alla sua strenua contrarietà ai diritti per le persone omosessuali”.

Armi italiane, un business senza crisi contro i diritti umani e civili

Unimondo ha pubblicato i dati relativi all’export italiano di armi.

L’industria militare italiana fa il botto. Ammontano infatti a 4,9 miliardi di euro le autorizzazioni all’esportazione di armamenti rilasciate dal Governo nel 2009 alle aziende del settore con un incremento di ordinativi internazionali (il 61%) sconosciuto ad altri settori dell’industria nazionale. Ed hanno superato quota 2,2 miliardi di euro le effettive consegne di materiali militari. Un duplice record che annovera il Bel Paese tra i big player in quello che il “Rapporto della Presidenza del Consiglio sull’esportazione di materiali militari” pubblicato ieri definisce il “mercato globale” degli armamenti.

La nostra principale acquirente è l’Arabia Saudita, dove: 1) c’è la pena di morte per le donne adultere e gli omosessuali; 2) si traffica in esseri umani; 3) le organizzazioni sindacali e politiche sono proibite.

Non mi dispiacerebbe leggere una dura presa di posizione delle associazioni lgbtq contro il Governo Berlusconi, senza la cui autorizzazione non si darebbero questi commerci.

Da Pisa a Pisa. Trent’anni di orgoglio omosessuale – Il ricordo di Ezio Menzione

Il giorno 28 si celebrerà il trentennale della prima manifestazione pubblica di omosessuali che si sia mai tenuta in Italia: proprio a Pisa, il 24 novembre 1979. E’ prevista una mostra fotografica su quell’evento ed un convegno di approfondimento, cui parteciperà, fra gli altri, Stefano Rodotà. Le iniziative si terranno alla Biblioteca Comunale.

Il 24 novembre del 1979 – ricordo che era un sabato – a Pisa si svolse una manifestazione di omosessuali. Alcune centinaia di gay e lesbiche sfilarono in pieno centro, in maniera abbastanza colorita, rivendicando con fierezza il loro diritto ad esistere ed essere visibili. La protesta nasceva da alcuni episodi di violenza contro gli omosessuali accaduti nei mesi precedenti.

Poca cosa, si potrebbe dire oggi, abituati come siamo alle sfilate del Pride di centinaia di migliaia di omosessuali, lesbiche, trans, bisex e chi più ne ha più ne metta (anche parecchi etero di buona volontà, in genere), con carri, maschere, costumi, musica e ogni tipo di paraphernalia. Allora si era abbastanza pochi, ma molto agguerriti, con un po’ di cartelli e uno striscione. Tutto lì. Del resto, se riguardo le foto di una manifestazione gay del 28 giugno 1977 a New York, la partecipazione era anche lì più di buona volontà che di massa.

La novità era che mai prima si erano visti i gay in piazza. In una città così piccola, poi. E’ vero che Pisa in quegli anni era una città culturalmente vivace e politicamente vivacissima (immune dagli atti terroristici, per fortuna), ma pur sempre non era S.Francisco. La manifestazione era stata organizzata, in buona sostanza, dai Radicali – più o meno facenti capo al Fuori!, la prima organizzazione omosessuale nata in Italia – ma vi parteciparono anche persone che si riferivano a quella che allora si chiamava la “estrema sinistra” o “sinistra rivoluzionaria”, i cui gruppi, peraltro, benché molto fitti e variegati in città, non vi avevano aderito. Tutto si svolse con un po’ di trepidazione, ma pacificamente. La “provocazione” fu accettata dai pisani che passeggiavano e molti di loro, penso, non si accorsero di alcuna differenza rispetto alle molte manifestazioni che quasi quotidianamente ingolfavano il centro storico. La solita protesta, i soliti contestatori, avranno pensato vedendo quel gruppo che sfilava e che si trattenne in Piazza Garibaldi.
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Arcigay 2010, appunti pre-congressuali

DI MAURIZIO CECCONI
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DELL’UNANIMISMO E DELL’ASSENZA DI BUONI STRUMENTI DI LOTTA

“La democrazia comincia a due”, sosteneva Luce Irigaray; intendeva: ci vuole almeno un uomo e almeno una donna perché si possa parlare di “sintesi fra i generi”. Partendo da una dialettica di genere, auspicabile anche dentro Arcigay, possiamo comprendere che la democrazia all’interno della nostra associazione comincia quando, usando le regole interne e condivise, più posizioni politiche e strategiche trovano terreno fertile e buona accoglienza per esprimersi e per partecipare al gioco congressuale, dove si deciderà quale linea raccoglierà il maggior numero di consensi.

Se si cerca con sforzi diplomatici e con tentativi inibitori (come le decisioni calate dall’alto) d’appiattire il dibattito su una sola posizione, per spezzare nella culla la nascita d’altre idee diverse da quelle finora espresse, dobbiamo prima di tutto registrare che siamo in presenza di un terreno ostile e di una cattiva accoglienza. Mi sembra questo il caso della nostra associazione. Va detto senza pelosi buonismi.

Rompere l’unanimismo, obbligare l’associazione a un salto di qualità nella democrazia interna, farla discutere di quali posizioni e di quali soluzioni fossero più utili al lavoro politico è stato il senso vero della mozione “Diritti in movimento” allo scorso congresso. Personalmente sono fiero del lavoro che facemmo e che s’è dimostrato precorritore dei molti problemi che abbiamo successivamente incontrato e che non siamo stati in grado di ben affrontare in questi tre anni, proprio perché la maggioranza compì allora scelte di comodo invece che scelte di merito. Sarebbe bello non compiere ancora gli stessi errori: la storia insegna e per fortuna le maggioranze sono per loro natura variabili come le opinioni.

L’acqua è passata sotto i ponti e se cito quell’esperienza oggi non è per nostalgia ma perché credo che se arriveremo al congresso del 2010 nelle condizioni d’aver ucciso il dibattito e prodotto una sola mozione (al di là del giudizio che ognuno ne può avere) avremo compiuto un gigantesco passo indietro e fatto del male ad Arcigay e al movimento tutto, di cui Arcigay è parte consistente.

Non solo per la salute della nostra democrazia dovremmo avere a cuore la qualità del dibattito. Esiste una stretta correlazione – questa è la mia convinzione – tra dibattito e qualità degli strumenti di lotta. Più posizioni diverse discutono e si confrontano, più idee hanno la possibilità di nascere/evolvere/arricchirsi, migliore è la sintesi e la capacità dell’associazione di rispondere alle enormi difficoltà della situazione italiana, in riferimento alla conquista dei diritti civili e dei diritti individuali. Viceversa, un dibattito costretto a contorcersi perché assente un sano conflitto tra posizioni differenti, è destinato inevitabilmente a produrre una pappa che ci lascia inermi, inoffensivi, incapaci di essere all’altezza dello scontro in atto tra sostenitori delle libertà e clericali di tutti gli schieramenti. Questa è la reale posta in gioco.
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La campagna
Maurizio Cecconi
Maurizio Cecconi
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