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Emilia-Romagna, Vasco Errani contrario alle adozioni gay
Adozioni per le coppie gay? “Ho molti dubbi. Non credo di essere favorevole”. Così il presidente della Regione Emilia-Romagna, Vasco Errani, ospite di E’TV.
Le regioni non hanno nessuna competenza in materia di diritto di famiglia. Non possono cambiare la legge nazionale in merito alle adozioni, così come non possono modificare quella sul matrimonio. Possono estendere i servizi che offrono e questa è la linea intrapresa con l’approvazione dei “DiCo all’emiliana”, che garantiscono l’accesso al welfare anche alle coppie di fatto. Questa decisione, contenuta nella Finanziaria 2010 della Regione Emilia-Romagna, seppur non sia una rivoluzione sociale, è un timido segnale che ha lasciato l’amaro in bocca al Cardinal Caffarra, intervenuto per condannarla durissamamente.
Alla vigilia delle elezioni regionali di fine marzo, ospite della televisione E’TV (vicinissima alla Curia bolognese), per ricucire lo strappo di due mesi fa, Errani non trova argomento migliore dei diritti gay, per far intendere alle gerarchie ecclesiastiche che lui è moderato. Con una dichiarazione di puro principio (la regione non ha competenze in materia, repetita iuvant), il candidato presidente del Partito Democratico e del centro-sinistra dubita della sua “approvazione in materia di adozioni gay”.
Bene, grazie per averci messo al corrente dei suoi dubbi, presidente Errani. Ora vorrei metterLa al corrente delle mie certezze.
Certezza numero uno. Basta dare spazio ai politici che usano pretestuosamente i diritti delle persone – già riconosciuti o rivendicati – per questioni di potere e di poltrone. L’internità a qualunque forza politica è secondaria rispetto alla causa, ovvero alle richieste di noi froci, lesbiche, trans, bisessuali.
Certezza numero due. Non sentirò nessuna persona omosessuale militante nel Partito Democratico criticarLa seriamente.
Certezza numero tre. Non sentirò il presidente Errani condannare moralmente il comportamento del suo ex vice-presidente, Delbono, per aver girato il mondo in compagnia delle sue molte fidanzate a spese della regione. In compenso, ha trovato il tempo per dichiararsi contrario alle adozioni gay. La doppia, tripla ipocrita morale del Partito-Democratico-Di-Governo-Costi-Quel-Che-Costi è insopportabile.
Certezza numero quattro. Votare laico.
Arcigay 2010, appunti pre-congressuali
DELL’UNANIMISMO E DELL’ASSENZA DI BUONI STRUMENTI DI LOTTA
“La democrazia comincia a due”, sosteneva Luce Irigaray; intendeva: ci vuole almeno un uomo e almeno una donna perché si possa parlare di “sintesi fra i generi”. Partendo da una dialettica di genere, auspicabile anche dentro Arcigay, possiamo comprendere che la democrazia all’interno della nostra associazione comincia quando, usando le regole interne e condivise, più posizioni politiche e strategiche trovano terreno fertile e buona accoglienza per esprimersi e per partecipare al gioco congressuale, dove si deciderà quale linea raccoglierà il maggior numero di consensi.
Se si cerca con sforzi diplomatici e con tentativi inibitori (come le decisioni calate dall’alto) d’appiattire il dibattito su una sola posizione, per spezzare nella culla la nascita d’altre idee diverse da quelle finora espresse, dobbiamo prima di tutto registrare che siamo in presenza di un terreno ostile e di una cattiva accoglienza. Mi sembra questo il caso della nostra associazione. Va detto senza pelosi buonismi.
Rompere l’unanimismo, obbligare l’associazione a un salto di qualità nella democrazia interna, farla discutere di quali posizioni e di quali soluzioni fossero più utili al lavoro politico è stato il senso vero della mozione “Diritti in movimento” allo scorso congresso. Personalmente sono fiero del lavoro che facemmo e che s’è dimostrato precorritore dei molti problemi che abbiamo successivamente incontrato e che non siamo stati in grado di ben affrontare in questi tre anni, proprio perché la maggioranza compì allora scelte di comodo invece che scelte di merito. Sarebbe bello non compiere ancora gli stessi errori: la storia insegna e per fortuna le maggioranze sono per loro natura variabili come le opinioni.
L’acqua è passata sotto i ponti e se cito quell’esperienza oggi non è per nostalgia ma perché credo che se arriveremo al congresso del 2010 nelle condizioni d’aver ucciso il dibattito e prodotto una sola mozione (al di là del giudizio che ognuno ne può avere) avremo compiuto un gigantesco passo indietro e fatto del male ad Arcigay e al movimento tutto, di cui Arcigay è parte consistente.
Non solo per la salute della nostra democrazia dovremmo avere a cuore la qualità del dibattito. Esiste una stretta correlazione – questa è la mia convinzione – tra dibattito e qualità degli strumenti di lotta. Più posizioni diverse discutono e si confrontano, più idee hanno la possibilità di nascere/evolvere/arricchirsi, migliore è la sintesi e la capacità dell’associazione di rispondere alle enormi difficoltà della situazione italiana, in riferimento alla conquista dei diritti civili e dei diritti individuali. Viceversa, un dibattito costretto a contorcersi perché assente un sano conflitto tra posizioni differenti, è destinato inevitabilmente a produrre una pappa che ci lascia inermi, inoffensivi, incapaci di essere all’altezza dello scontro in atto tra sostenitori delle libertà e clericali di tutti gli schieramenti. Questa è la reale posta in gioco.
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Lettera aperta delle coppie lesbiche, gay ed etero alle donne del PD bolognese
Bologna, 01 Giugno 2009
siamo le coppie – quasi tutte, alcune sono partite per il loro viaggio di “nozze” – che si sono unite sabato 30 maggio in Piazza dell’Unità, grazie all’iniziativa promossa da Bologna Città Libera e celebrata da Valerio Monteventi.
Sabato scorso abbiamo voluto rivendicare un diritto negatoci dallo stato italiano e dalle maggioranze politiche di destra e di centro-sinistra, come quella che sostenne il Governo Prodi, che ha miseramente fallito il progetto prima dei PACS poi dei DiCo poi dei CUS – per inciso ci chiediamo: perché tutti questi cambi di nome? Avete dei problemi a chiamare le unioni civili col loro semplice nome? Volete “mascherarle”? – .
Maggioranze di destra e di centro-sinistra unite nell’opportunismo politico a sostegno della Chiesa invece che dell’uguaglianza di fronte alla legge di tutti i cittadini. Maggioranze di centro-sinistra che hanno disatteso le aspettative dei cittadini omosessuali e di tutti i laici di buona volontà, tradendole a livello nazionale e apprestandosi a tradirle anche nel governo della città di Bologna. La continuità Prodi-Cofferati-Delbono, da questo punto di vista, è sotto gli occhi di tutti e non saranno sufficienti tecniche dilatorie per nasconderla.
Il candidato sindaco Valerio Monteventi ha avuto, per ora lui solo, il coraggio di rivendicare, in una piazza che è un simbolo della rinascita democratica del nostro paese grazie alla Resistenza, questo importante diritto civile. Purtroppo a Bologna nessun altra forza politica si è ancora unita a questa proposta. Non per questo è meno giusta e meritevole di essere avanzata con forza.
Invece che sostenere l’uguaglianza, al contrario avete, in rappresentanza delle donne del Partito Democratico, stigmatizzato con arroganza e pessimo gusto la manifestazione di sabato. Avete bollato l’iniziativa come “inutile e folkloristica: una sparata”.
Le vostre offensive dichiarazioni sono identiche nella sostanza e nella forma a quelle che rilascia periodicamente il Vaticano e rilanciate dai politici di destra, quando accusano il movimento omosessuale di essere “un fenomeno da circo”, “una baracconata”, “una volgare esibizione”.
Alla luce delle dichiarazioni delle donne del PD ci chiediamo: il Vaticano, la Santanché e il PD hanno lo stesso ufficio stampa?
Come possono delle donne, in quanto tali spesso discriminate, discriminare a loro volta?
In Piazza dell’Unità si sono unite 17 coppie (5 gay, 2 lesbiche e 10 etero). Questi numeri sono la miglior risposta a chi afferma che le nostre richieste sono quelle di una minoranza. No. Sono le richieste della maggioranza di una società matura, educata e determinata a conquistare ciò che le spetta, anche se colpevolmente ostacolata da chi dovrebbe rappresentarla.
Come coppie partecipanti alla manifestazione di sabato siamo fieri di aver firmato il simbolico registro delle unioni civili. Siamo coppie lesbiche, gay ed eterosessuali e ci siamo impegnati di fronte ai cittadini di Bologna, a sostenerci reciprocamente “in salute e quando si è ammalati, in ricchezza e in povertà ed ad aver cura dei nostri figli”. Questo è il senso della nostra pubblica unione. Come potremmo non esserne felici?
Ed è di questi giorni la notizia dell’ordinanza dei giudici del Tribunale di Venezia, grazie alla quale la Corte Costituzionale dovrà chiarire se l’interpretazione delle norme vigenti, secondo la quale due persone dello stesso sesso non potrebbero sposarsi, sia o meno conforme alla Costituzione italiana. Come coppie aderiamo all’appello lanciato dall’associazione ‘Avvocatura per i diritti LGBT – Rete Lenford’ e da GayNet, affinché si dia vita ad un vero movimento di opinione sulla questione del matrimonio tra persone dello stesso sesso, non solo ai livelli più alti del mondo accademico e giudiziario ma soprattutto in tutta la società.
***
Carissime, invece che offenderci avreste potuto partecipare. Era una manifestazione aperta a tutte e a tutti. Ma avete invece preferito difendere gli “interessi di bottega” piuttosto che quelli collettivi. Per questo, ve lo diciamo serenamente, ci auguriamo che sarete colpite nell’unico aspetto che avete testimoniato di considerare: il voto.
Cordiali saluti,
Maurizio Cecconi e Tomas Kutinja?
Davide Turrini e Laura Budriesi
Domenica D’Amico e Nicoletta Magenti
Giulia Tonucci e Sara Gradoni
Daniele Bacchini e Federica Naldi
Valerio Cosma e Manuel Baù
Camilla Stabile e Massimiliano Cecconi
Valeria Verlicchi e Marcello Franchini
Omar Casagrande e Grazia Mazzoli
Marzia Mascagni e Renato Lideo
Alfonso Santolero e Silvia Modena
Sonia Cecconi e Stefano Silvagni.

Monteventi: sfido Delbono, “sposo” 20 coppie di fatto
Corriere di Bologna, Daniela Corneo, 24 Maggio 2009
Laicità. Sabato prossimo in Piazza dell’Unità. Ci sarà anche Eva Robin’s
Registro delle unioni, gay e non, andrà al candidato PD
All’inizio ci furono i PACS, patti civili di solidarietà. Che diventarono DiCo, diritti e doveri delle persone conviventi. Che a loro volta (dopo l’intervento della senatrice PD Paola Binetti) si trasformarono in DiDoCo, diritti e doveri della coppia. Adesso è la volta dei Monteventi. O meglio, dei Monteventi unisce. Perché alle 17 di sabato 30 maggio il candidato indipendente ed ex PRC Valerio Monteventi, sostenuto nella corsa per Palazzo d’Accursio dalla lista Bologna Città Libera, si trasformerà in un sacerdote laico, indosserà la fascia (multicolore stavolta, quella del movimento omosex) e unirà le coppie di fatto. Omosessuali ed eterosessuali. Cornice dell’evento: Piazza dell’Unità, cuore della Bolognina rossa, scelta non per questioni politiche ma per il nome. Ospite d’onore (qualcuno avrebbe tanto voluto fosse la madrina) Eva Robin’s. Hanno già chiesto di aderire al rito collettivo una ventina di coppie, sia omosessuali che eterosessuali, ma la lista che sostiene Monteventi ne recluterà altre tutta la settimana.
L’ex Prc, che la mattina sarà invece impegnato in un matrimonio vero nella Sala Rossa di Palazzo d’Accursio, li “sposerà” pronunciando una formula studiata per l’occasione: “Queste persone si impegnano simbolicamente a sostenersi reciprocamente”. I novelli “sposi” firmeranno quindi un registro informale che verrà spedito direttamente alla sede elettorale del candidato sindaco del PD, Flavio Delbono. Una scelta con un chiaro intento politico e un messaggio al Partito Democratico, perché, almeno a Bologna, una delle capitali del movimento gay, il centro-sinistra torni a occuparsi dei diritti delle coppie di fatto e degli omosessuali. Per festeggiare le coppie unite da Monteventi verrà regalato un quintale di “tortellini gay” con i nomi dei candidati omosessuali della lista Bologna Città Libera.
“Non è la prima volta che faccio una cosa di questo tipo – racconta Monteventi – : lo feci già nel ’95, quando il Cassero era a Porta Saragozza e con Marcella Di Folco sposai due coppie gay. Il Parlamento Europeo aveva da poco dato l’ok alle unioni civili e speravamo che il Consiglio Comunale arrivasse a una delibera in merito”. Così non fu. E non lo è ancora. Da qui la decisione di spedire il registro che verrà firmato sabato a Delbono. “E’ un modo per sensibilizzare i democratici su una tema sentito da molti bolognesi – continua Monteventi – : se ne parla da 15 anni e per l’interferenza delle correnti cattoliche si è sempre fatta marcia indietro e oggi forse quelle pressioni sono più forti”.
Maurizio Cecconi, consigliere di Arcigay candidato in consiglio per Bologna Città Libera, che sabato si “sposerà” con il suo compagno Tomas, aggiunge: “Nel suo programma Delbono evita di usare parole come gay, lesbica e trans”.
Monteventi torna invece all’attacco delle amministrazioni che si sono succedute da metà degli anni Novanta a oggi: “Il Comune di Bologna in tutti questi anni non ha mai portato a termine la scelta di istituire un registro delle unioni civili”. L’unica possibilità, per chi Io chiede e Io vuole dichiarare, resta il registro dell’anagrafe che riconosce la convivenza per “vincoli affettivi”.
[Scarica il manifesto di MONTEVENTI UNISCE in alta risoluzione]
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Espellere o non espellere i teodem dal PD? Non è questo il punto. Il problema è l’assenza della laicità
Aggiornamento
Il vice-segretario del PD, Dario Franceschini, ha dichiarato che quando il DDL arriverà questa settimana in aula, i parlamentari avranno libertà di voto: “I parlamentari cattolici del PD ascolteranno la voce della Chiesa, poi decideranno nel loro ruolo di legislatori, senza indicazioni di voto, soltanto secondo la loro coscienza”. Che dire? Amen.

Il peso politico del movimento gay – Un editoriale di Franco Grillini
Il peso politico del movimento gay
Gay e politica, Barbagli si sbaglia
Un editoriale di Franco Grillini
in risposta all'intervista di Marzio Barbagli di ieriIl Domani di Bologna, Giovedì 26 Giugno - Ogni anno in tutto il mondo dove esistono regimi democratici si tengono, nelle capitali e spesso anche nelle città minori, le manifestazioni del Gay Pride, poi ribattezzate semplicemente "Pride" per consentire a chiunque vi partecipi di riconoscersi in quella che di fatto rappresenta dappertutto la principale manifestazione per i diritti, per le libertà, per la laicità dello Stato. La più imponente di queste manifestazioni è ormai senza dubbio quella di San Paolo del Brasile, dove in tre giorni di corteo ininterrotti hanno sfilato cinque milioni di persone, segno del clamoroso cambiamento che ha interessato negli ultimi decenni tutta l'area dell'America Latina. Anche in Italia le manifestazioni del Pride sono andate via via crescendo, in termini numerici e di importanza politica, a partire da quell'eroico migliaio che il 28 giugno 1982 manifestò per le vie di Bologna arrivando a Porta Saragozza per inaugurare il primo "Centro di cultura omosessuale" dato in affitto da una amministrazione pubblica, fino alla manifestazione di Roma del 1994 voluta dal congresso dell'Arcigay di Riccione e che per la prima volta in Italia diede vita ad un Pride di massa.

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Bologna Pride: Improvvisamente l’inverno scorso
Giovedì 26 Giugno, H 21.15
Teatri di Vita
Via Emilia Ponente 485 – Bologna
Improvvisamente l’inverno scorso
di Gustav Hofer e Luca Ragazzi
A seguire incontro con gli autori condatto da Daniele Scalise

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