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Bologna, divieto di manifestazioni. Il PD assolve se stesso e il Prefetto
MONTEVENTI E CARELLA SI UNISCONO CONTRO GIRO DI VITE SULLE PIAZZE
DIRE, Bologna, 26 Feb. – Il PD di Bologna e l’assessore alla Sicurezza di Palazzo d’Accursio, Libero Mancuso, attaccano il Ministro degli Interni ma difendono il Prefetto Angelo Tranfaglia. Mentre la sinistra in Consiglio comunale incassa l’appoggio del capogruppo di Forza Italia, Daniele Carella, nel chiedere il ritiro dell’ordinanza prefettizia che limita gli orari e i luoghi delle manifestazioni sotto le Due Torri nei week-end. Anzi, Carella è uno dei più combattivi e chiede che il Consiglio acquisisca i verbali delle audizioni che il Prefetto ha fatto con le forze politiche e sociali. “Tutta la città è arrabbiata per questa ordinanza – afferma l’azzurro – voglio capire chi ha dato il suo consenso”.
E così Valerio Monteventi, consigliere comunale e candidato sindaco di Bologna Città Libera, che ha stilato un ordine del giorno per chiedere al Prefetto il ritiro dell’ordinanza, si trova l’appoggio di Carella anche se l’idea di un’alleanza con la destra proprio non va giù all’ex portavoce del Bologna Social Forum. Sia la sinistra sia il capogruppo FI, tra l’altro, scaricano gran parte delle responsabilità sul sindaco Sergio Cofferati, d’accordo con il Prefetto. E’ così è il PD che si oppone all’odg Monteventi, di cui si è discusso questa mattina in commissione Affari istituzionali del Comune. Anzi, i democratici dovrebbero presentare lunedì in Consiglio un loro documento insieme a Sinistra Democratica. La posizione del PD è chiara e ricalca quella della CGIL: la colpa è di Maroni che ha fatto una direttiva “incostituzionale”. Non si può additare il Prefetto di Bologna come responsabile, perché “è solo un esecutore”. Sulla stessa linea anche Mancuso. “Le indicazioni del ministro non hanno cittadinanza giuridica attacca Mancuso – sono l’esempio di una cultura contraria al diritto di manifestare il pensiero. Purtroppo non è una novità, siamo abituati a queste scorrerie da parte del Governo Berlusconi”. L’ordinanza del Prefetto, invece, sostiene l’assessore, “fa lo sforzo di far rientrare questi divieti nel perimetro della Costituzione. Ed è da apprezzare”. Dal canto suo, il capogruppo del PD Claudio Merighi chiede “alla sinistra di ragionare. Concordo sul fatto che bisogna fare un argine contro il Governo di centrodestra, ma voi questo argine lo volete far passare su Cofferati“. Da qui l’ennesima spaccatura con la Sinistra. Come sempre a metà strada SD, che con Gian Guido Naldi critica l’ordinanza del Prefetto (“Non ci convince”) e ne chiede una parziale modifica, ma indica nel ministro il principale responsabile della situazione. Monteventi però non si dà per vinto e ribadisce che i limiti alle manifestazioni nei week-end “è un’interpretazione tutta bolognese della direttiva Maroni”. E aggiunge: “L’ordinanza del Prefetto non fa differenze tra banchetti, presidi o cortei. Li mette tutti sullo stesso piano”. Con lui Serafino D’Onofrio del Cantiere (“Il Prefetto ha inasprito le pesanti disposizioni liberticide del ministro”) e Roberto Sconciaforni del PRC, che invita tutte le forze politiche e sociali a una “mobilitazione di massa contro la direttiva e l’ordinanza”. Sulle barricate, come detto, anche Carella. “E’ stata offesa la sensibilità millenaria di questa città – attacca l’azzurro – impedendo l’uso di Piazza Maggiore, che è la culla delle manifestazioni bolognesi. E’ una cosa che grida vendetta”.

L’elettorato gay a Bologna. Né come Montanelli né come Cipputi
Voglio qui scrivere un paio di pensieri sulle questioni sollevate e ambire a fornire delle risposte dal carattere pubblico.
La prima obiezione sollevata è che la vittoria della destra a Bologna rappresenterebbe un passo in avanti verso la fascitizzazione dell’Italia.
La destra a Bologna ha già vinto una volta, con Guazzaloca. Se vincerà, vincerà nuovamente con Guazzaloca – tutti i sondaggi registrano l’impossibilità per Cazzola di arrivare al ballottaggio – . Guazzaloca non è di destra (è di centro come il PD, qualunque cosa significhi “centro”) e ha governato la città (questa è la mia personale opinione) facendo politiche meno conservatrici del PD che ha eletto Cofferati. Quindi meno dannose. Se abbiamo sopportato come gay, lesbiche, bisex e trans, Cofferati per cinque anni andandoci anche talvolta a braccetto, non abbiamo niente da spaventarci per un possibile arrivo di un Guazzaloca-bis. Non sarà un’altra giunta mediocre come l’attuale a far sparire il movimento per i diritti civili e per le libertà dell’individuo, forte e storicamente consolidato da più di trent’anni sotto le Due Torri.
Non per questo dobbiamo rinunciare a ragionare su quale situazione politica sarebbe ottimale per il movimento. Semplicemente, ricordiamocelo, quando qualcuno farà dell’allarmismo coercitivo e vagamente intimidatorio, invocando il voto utile, l’unità delle sinistre, la destra che avanza e tutto distrugge, etc…
La seconda obiezione è che non esiste un’alternativa al PD+SD+PSI++PRC+VENDOLIANI+VERDI = ULIVO e che se anche esiste, è inutile farla crescere e appoggiarla perché è meno probabile che vinca.
Una coalizione ulivista al governo dell’Italia l’abbiamo già avuta tre volte. E’ servito a qualcosa? A noi è servita a qualcosa? Ha portato dei cambiamenti reali nella vita delle persone LGBT? Cambia qualcosa se stavolta l’edizione ulivista è locale, sul territorio bolognese, invece che nazionale? Non ci sono gli stessi veti, le stesse ingerenze, le stesse paralisi costruite sulle richieste delle persone LGBT? Gli stessi tradimenti della laicità costituzionale? Io li vedo e non posso concordare che la soluzione stia nel turarsi il naso alla Montanelli e nel porgere le chiappe alla Cipputi. Credo nella costruzione di un’alternativa di sinistra autonoma dai partiti che hanno fatto la rappresentanza elettorale del novecento o che ne sono i figli. Credo che in questa nuova autonomia ci siano le nostre possibilità di creare nuovi spazi di libertà e di liberazione e di riavviare un discorso pubblico capace di innovare le richieste di giustizia delle persone. Richieste che sono vive e vegete come sempre, ma che non hanno voce e rappresentanza. Bologna Città Libera si presenta alle elezioni per fornire alle istanze di uguaglianza il posto che meritano nella nostra comunità: al centro del nostro agire.

Non possiamo scegliere come vivere e neppure come morire
Non sappiamo quale strategia abbia in mente il Governo; in molti hanno un’opinione, nessuno una certezza. Quello che verosimilmente si può affermare è che questo annuncio non prelude all’emissione di un decreto; è un test. Se la società si mostrerà debole, indifferente, divisa, allora agiranno. Altrimenti diranno: “Volevamo farlo, ma non siamo arrivati in tempo”.
Scrivo “società” e non lo scrivo a caso. Stefano Rodotà, con grande lucidità, in una sua recente intervista ha dichiarato che lo “preoccupano il silenzio dell’opposizione e gli atteggiamenti assunti dal PD: prima, quando si sollevò il conflitto di attribuzione davanti alla Corte Costituzionale, il PD non partecipò alla votazione; poi nell’assemblea dei parlamentari si evitò il voto per non adottare un’unica linea in materia. Giusto parlare di libertà di coscienza, ma viene prima quella dei cittadini che quella dei parlamentari. E invece si vorrebbe imporre una norma autoritaria che impedisce di decidere liberamente sulla propria vita e sull’intoccabilità del corpo. Basti pensare non a pericolosi eversori ma ai padri del liberalismo: John Stuart Mill diceva che ciascuno è sovrano sul proprio corpo. Il consenso informato, prima, e il testamento biologico, poi, sono lo svolgimento di questo principio fondamentale, del diritto di ciascuno a governare liberamente il proprio corpo e a vivere dignitosamente secondo la propria misura di dignità e non quella che qualcuno ci vuole imporre”.
Sul fallimento del Partito Democratico non vale la pena spendere nessun’altra espressione che non sia questa: vergognati per il tuo complice silenzio. Sulla sinistra atomizzata non si può contare. Sono troppo occupati a salvare le due poltrone che restano.
Serve una mobilitazione spontanea, subitanea, civile, decisa, che salvi i principi di legalità, di laicità, di auto-determinazione. Serve manifestare in ogni città, davanti alle prefetture, che rappresentano il Governo sul territorio. E’ urgente e necessario. Non aspettiamo che qualcuno ci convochi. La posta in palio è libertà di ognuno di noi.

Bassezze elettorali – La “sinistra” a Bologna
Cosa dovrebbe fare la sinistra ora, dopo questa Caporetto esistenziale, è la domanda che da mesi si pongono in tanti e tante. C’è chi invoca l’unità poi fa altre scissioni, c’è chi riparte dal basso, con fatica, per riallacciare i nodi di una rappresentanza dispersa ma non scomparsa.
C’è un intero ceto politico, logorato dagli anni, che cerca lavoro. Va bene qualunque cosa: un’occasione, un ritaglio di giornale, uno scranno da cui pontificare sulle sorti magnifiche e progressive dell’umanità. Li vedete? Vengono dalle fila del PRC, dei Verdi, della Sinistra Democratica, dei Comunisti Italiani (questi ultimi, bisogna riconoscerglielo, con una tale assenza di senso della vergogna che suscita rispetto per il molto pelo sullo stomaco).
Fino alla vicenda della pseudo-riforma della legge elettorale europea, sembrava possibile una mediazione tra la burocrazia della sinistra e la necessità di ritrovare l’ossigeno necessario a ripartire. La soluzione s’era trovata in una serie di accordi locali col PD, per andare uniti alle elezioni amministrative e vincere dove possibile.
Certo è un bel rospo da mandare giù, quello di cercare un accordo con chi ti ha dato una mano a farti sparire. Ma in politica bisogna saper digerire anche questo, si sa. Fino a che… visti i sondaggi elettorali, che danno il PD in caduta libera, al 23%, Veltroni ha deciso di puntellare la sua vuota leadership con un accordo bipartisan con Berlusconi. Si son detti: “Mettiamo uno sbarramento abbastanza alto da elimare la rappresentanza dei partiti minori a destra e a sinistra, ridiamo fiato alle trombe del voto utile e arginiamo la diaspora”.
Ora, che faranno i reduci della Sinistra Arcobaleno? A livello nazionale già gridano allo scandalo, minacciano ricorsi, preparano sit-in davanti alle sedi del PD. Ma non dicono l’unica cosa che un’organizzazione con un po’, ma giusto un pochetto di dignità, dovrebbe dire: “Nessun accordo elettorale con voi, né locale né nazionale, finché non abbondonate la chimera del bipartitismo”.
Grideranno come polli incattiviti dalla presenza di una faina nel pollaio, poi si risiederanno tranquilli in un angolo, in attesa che il felino divori le uova e la possibilità di un futuro. Perché l’importante è che gli accordi, almeno a livello locale, si facciano. Della cagnara per salvare la faccia e tanta sottomissione programmatica per salvare qualche poltrona.
Cari amici e care amiche, a Bologna andrà così, ci vogliamo scommettere?
Post Scriptum: un’alternativa al PD+rametti-confusi c’è. L’unica realtà che non è disposta a scendere a patti con l’uccisione della rappresentanza e delle possibilità di un’azione di sinistra si chiama Bologna Città Libera. Fine del dispaccio.

Omosessuali di destra | Intervista a Marco Fraquelli

Italia dei Valori aderisce al Bologna Pride – La Destra contro
DIRE, Bologna, 27 giu. - Adesione dell'Italia dei Valori e censura de La Destra. Due partiti si schierano in vista del Gay Pride di domani. Il capogruppo in Regione dell'IdV Paolo Nanni, annuncia in una nota che parteciperà al corteo con la moglie. "Occorre un segnale forte - afferma il dipietrista - perché due persone maggiorenni e capaci, anche dello stesso sesso, se uniti da reciproci vincoli affettivi, debbono avere gli stessi diritti delle coppie sposate". Adesione anche dal coordinatore provinciale del partito, Plinio Lenzi, che cita l'articolo 3 della Costituzione: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali". Leggi il resto di questo articolo »

