Articoli marcati con tag ‘Costituzione’
Il Vaticano paga il suo debito con la Lega Nord
La CEI – Conferenza Episcopale Italiana – promuove il federalismo, a patto che sia “equlibrato con le istanze fondamentali dell’unità della nazione”. Secondo il segretario generale della CEI il processo federalista può “certamente” rafforzare l’unità tra Nord e Sud d’Italia e i “principi fondamentali” della Costituzione “hanno bisogno evidentemente di una traduzione direi equilibrata con le istanze federaliste”.
E con questo esplicito appoggio alla truffa del federalismo fiscale propugnato dalla Lega Nord, il Vaticano salda il suo debito, ricompensando i tenaci oppositori della pillola abortiva RU486, di una legge libertaria sul testamento biologico e della riforma del diritto di famiglia e l’estensione dello stesso alle persone omosessuali.
Sono lontani i tempi in cui i massimi dirigenti del partito polemizzano ferocemente con la gerarchia cattolica, sull’immigrazione, sulla cittadinanza, quando la Lega Nord accusava la Chiesa Cattolica di ingerenze nella politica italiana. Oggi la Lega Nord è un partito pienamente clericale e legittimato da Oltretevere.
P.S.: Rimanendo in tema di federalismo, fa impressione notare che nello stesso giorno in cui la Chiesa Cattolica è intervenuta sul tema, scopriamo che il Vaticano “sospese a divinis il frate che confessò Cavour in punto di morte, senza costringerlo a rinnegare l’Unità d’Italia”.
Biotestamento, la destra va avanti e arriva in finale
Ancora un voto – quello dell’Aula di Montecitorio – e il testo liberticida e incostituzionale, che espropria i cittadini del diritto di scegliere come morire, imponendo loro alimentazione e idratazione forzata, sarà legge.
Voluta dalla destra, dal Governo Berlusconi e dal Vaticano, cancellerà di fatto il diritto all’autodeterminazione previsto dall’art.32 della nostra Costituzione: “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.
Per Ignazio Marino, il testo del disegno di legge è “una vera sopraffazione”. “Il PDL non ha voluto modificare la sostanza della legge sul testamento biologico, ribadendo una posizione che va contro la libertà di scelta degli individui e va contro la Costituzione che sancisce invece tale diritto”.
Matrimonio omosessuale, se il codice civile prevale sulla Costituzione
Matrimonio omosessuale, se il codice civile prevale sulla Costituzione
di Persio Tincani, docente di filosofia del diritto, Università di Bergamo
La vicenda del matrimonio omosessuale in Corte costituzionale si è conclusa nel modo che in molti prevedevano, cioè con un sostanziale rigetto delle questioni di costituzionalità rimesse dalla corte d’appello di Trento e dal tribunale di Venezia. Che la decisione fosse, in questo senso, prevedibile non ha, però, nulla a che vedere con la questione in sé (il matrimonio omosessuale è compatibile con la Costituzione?) e molto a che vedere con il fatto che non dobbiamo fingerci vergini, del tipo di quelle convinte che ci sia sempre un giudice a Berlino. Che la Corte avrebbe respinto le questioni, insomma, eravamo più o meno tutti ragionevolmente certi, tanto i favorevoli al matrimonio omosessuale, ovvero la stragrande maggioranza dei giuristi italiani, quanto la minoranza dei giuristi contrari.
Tutti o quasi tutti, infatti, consideravano assai improbabile che la Corte avrebbe deciso nel senso dell’ammissibilità del matrimonio omosessuale, in quanto la questione è stata caricata (non importa adesso quanto ciò sia stato fatto ad arte) di un significato politico pressoché esclusivo, che ha finito per far passare nelle retrovie il fatto che si tratti, come ogni altra questione posta di fronte alla Consulta, di una faccenda di leggi e di diritto.
Al di là delle argomentazioni sostenute da ciascuno per la tesi della fondatezza o dell’infondatezza dei particolari rilievi di costituzionalità presenti nei due atti con i quali le corti hanno posto la questione di fronte alla Consulta, e ancor di più al di là degli argomenti che ciascuno adduce per l’ammissibilità o per l’inammissibilità del matrimonio omosessuale nel nostro ordinamento, nessuno avrebbe scommesso sul fatto che una parola definitiva sarebbe stata pronunciata dalla Corte in merito.
Ciò che stupisce, quindi, non è che la Corte abbia dichiarato non fondate le questioni di costituzionalità, ma il modo in cui lo ha fatto, cioè con una sentenza, la n. 138/2010 (15 aprile), assai criticabile, sia sotto il profilo della tecnica giuridica, sia sotto il profilo della mera coerenza argomentativa. I passaggi argomentativi fallaci o discutibili della sentenza sono molti. Qui mi limito a segnalarne uno.
Ulteriori riflessioni sulla sentenza costituzionale sul matrimonio gay
Ulteriori riflessioni sulla sentenza costituzionale sul matrimonio gay
di Ezio Menzione e Susanna Lollini
Le sentenze della Corte Costituzionale è bene leggerle e rileggerle più volte per trarne, nel bene e nel male, ogni implicazione possibile. Nel caso della recentissima sentenza sul matrimonio gay (la 138 del 2010), data l’importanza della materia e l’autorevolezza del consesso giudicante, è giusto notare che essa non solo riconosce piena dignità e postula parità di diritti per le coppie dello stesso sesso – pur riconoscendo che non è obbligatorio il ricorso al matrimonio – ma diventa anche più importante se, andando oltre questo quadro generale, si riesce e cogliere dei dettagli molto rilevanti in essa contenuti. Anche sotto questo aspetto, quindi, si può dire che la battaglia che ha portato alla Consulta il matrimonio gay, lungi dall’avere registrato una netta sconfitta, è stata quasi una vittoria, o almeno ha aperto delle grosse possibilità.
Prima di tutto salta agli occhi che, nel rinviare al Parlamento come unica autorità che può decidere in materia, la Corte richiede espressamente che si arrivi ad una disciplina “di carattere generale, finalizzata a regolare diritti e doveri dei componenti della coppia”. Con tale affermazione la Corte sgombra il campo da tutte quelle ipotesi di regolamentazione pattizia e privatistica che pure negli ultimi anni sono state avanzate. Vi ricordate? andare dal notaio, stipula di contratti matrimoniali, utilizzo di strumenti privatistici ecc.ecc. Le varie componenti del parlamento, di destra e di sinistra, si erano sbizzarrite con voli di fantasia su questi punti. Orbene, la Corte richiede che la disciplina sia invece “generale”, cioè uguale per tutti, cioè, ancora, sostanzialmente pubblicistica, poiché solo una regolamentazione pubblicistica può garantire una generale uniformità.
Ma non basta. La Corte, dopo avere auspicato (richiesto) che il Parlamento intervenga, si riserva di valutare se tale intervento (la futura legge) garantisca un “trattamento omogeneo tra la condizione della coppia coniugata e quella della coppia omosessuale, trattamento che questa Corte può garantire con il controllo di ragionevolezza”. Chi dunque pensasse di cavarsela con una leggina al ribasso, nella quale mancassero i capisaldi sostanziali per una parificazione, nei diritti e nei doveri, alla coppia eterosessuale, avrebbe fatto i conti senza l’oste, perché la Corte rimane lì, pronta a garantire l’omogeneità di trattamento. Si potrà poi discutere se la “omogeneità” corrisponda alla “uguaglianza” (e si direbbe di no), ma certo significa che l’istituto esistente (il matrimonio) e quello a venire (l’unione omosessuale) dovranno avere la stessa pregnanza e ampiezza di contenuti.
Sulle coppie gay l’Alta Corte non chiude
Sulle coppie gay l’Alta Corte non chiude
di Vittorio Angiolini
L’Unità, 16 Aprile 2010 [Scarica l'articolo]
La decisione della Corte costituzionale sul matrimonio gay, letta la motivazione, non si esaurisce affatto nel rinviare il problema alla “discrezionalità” del legislatore.
Anzitutto, la Corte – e non è poco – riconosce che, nell’art. 2 della Costituzione: “per formazione sociale deve intendersi ogni forma di comunità, semplice o complessa, idonea a consentire e favorire il libero sviluppo della persona nella vita di relazione, nel contesto di una valorizzazione del modello pluralistico. In tale nozione è da annoverare anche l’unione omosessuale, intesa come stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso, cui spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone – nei tempi, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge – il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri”.
Il legislatore ha dunque da intervenire, ma solo per scegliere tra diverse modalità della protezione da accordare alla coppia omosessuale in applicazione di un diritto che è direttamente garantito dall’art. 2 della Costituzione. Inoltre, tra le soluzioni praticabili per la protezione della coppia gay non è precluso al legislatore scegliere quella del matrimonio. Poiché, sempre secondo la Corte, la nozione di matrimonio e quella di famiglia dell’art. 29 della Costituzione non sono “cristallizzate”, ma da adeguare alla “evoluzione della società e dei costumi”. Anche se un tale adeguamento resta compito del legislatore e non può essere opera della Corte con una “interpretazione creativa”.
Infine, il legislatore non è neanche libero di rimanere inerte. Poiché, in assenza di una legge adeguata, per così dire chiudendo il cerchio, la Corte si riserva “la possibilità d’intervenire a tutela di specifiche situazioni (come è avvenuto per le convivenze more uxorio: sentenze n. 559 del 1989 e n. 404 del 1988). Può accadere, infatti, che, in relazione ad ipotesi particolari, sia riscontrabile la necessità di un trattamento omogeneo tra la condizione della coppia coniugata e quella della coppia omosessuale, trattamento che questa Corte può garantire con il controllo di ragionevolezza”.
L’intervento del legislatore sul riconoscimento delle unioni omosessuali, pur non essendo a “rime obbligate”, è dunque costituzionalmente dovuto, per l’art. 2 della Costituzione, e da svolgersi senza dar adito a discriminazioni ingiustificate rispetto ai diritti già spettanti alle coppie sposate eterosessuali, poiché eventuali scelte discriminatorie, penalizzanti le coppie gay, sarebbero censurabili costituzionalmente per “irragionevolezza”.
Speriamo che, finalmente, il Parlamento faccia la sua parte, lasciando indietro pregiudizi vecchi e nuovi, di ogni risma e colore.
Vittorio Angiolini
Professore di Diritto Costituzionale
Avvocato delle coppie omosessuali in giudizio presso la Corte Costituzionale
Matrimoni gay, una sentenza nel vuoto
Matrimoni gay, una sentenza nel vuoto
di Ezio Menzione
Il Manifesto, 16 Aprile 2010 [Scarica l'articolo]
A tambur battente, all’indomani della notizia che la Corte Costituzionale aveva rigettato la richiesta di due giudici (uno veneziano e uno trentino) di dichiarare costituzionalmente illegittima la limitazione dell’istituto del matrimonio alle sole coppie eterosessuali, è uscita la motivazione della sentenza stessa, e così possiamo avere un’idea più chiara di come abbia ragionato la Corte.
Ci sono luci ed ombre, come quasi sempre in queste supreme decisioni, ma il punto chiave del ragionamento è quello che ruota intorno all’art. 2 della Costituzione, la norma che “riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità” e richiede “l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. Dato per scontato che l’unione fra due persone costituisce una formazione sociale, forse la più importante e fondante della nostra società, argomentavano i giudici che si erano rivolti alla Corte, quella fra due persone dello stesso sesso non può rimanere senza riconoscimento e senza tutela.
La Corte aderisce a questa impostazione: “Per formazione sociale deve intendersi ogni forma di comunità, semplice o complessa, idonea a consentire e favorire il libero sviluppo della persona nella vita di relazione, nel contesto della valorizzazione del modello pluralistico. In tale nozione è da annoverare anche l’unione omosessuale, intesa come stabile convivenza fra due persone dello stesso sesso, cui spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone – nei temi, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge – il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri”. Però, aggiunge subito dopo la Corte: “Si deve escludere che l’aspirazione a tale riconoscimento – che necessariamente postula una disciplina di carattere generale, finalizzata a regolare diritti e doveri dei componenti della coppia – possa essere realizzata soltanto attraverso una equiparazione delle unioni omosessuali al matrimonio”.
Il discorso è chiaro: alla coppia omosessuale è dovuto riconoscimento e tutela, ma essi non necessariamente passano attraverso l’istituto del matrimonio. Non è poco: è la prima volta che un simile approdo viene fatto proprio da un consesso così autorevole (il massimo, all’interno della magistratura: il giudice stesso delle leggi). D’ora in poi nessuno potrà più dire che le unioni omosessuali sono legalmente (e quindi socialmente) irrilevanti: esse fondano la nostra società tanto quanto quelle eterosessuali. Né il legislatore potrà più ignorare tale dato.
La sentenza è più debole (anche se, a dir la verità, scontata) quando passa ad esaminare il matrimonio come istituto riservato a coppie di sesso diverso. Gli argomenti sembrano essere tre: la tradizione, il fatto che il matrimonio è riconosciuto in funzione della tutela dei figli, il fatto che in occidente, e soprattutto in Europa, i trattati riconoscono ai singoli stati il diritto di legiferare in materia. La tradizione è argomento fragile: ognuno si costruisce la tradizione che gli interessa. La filiazione è argomento destinato a crollare, con l’incalzare della filiazione assistita e la maternità surrogata. La normativa comunitaria è vero che lascia liberi gli stati in tema di matrimonio, ma da anni ormai impone – in assenza di matrimonio – forme equivalenti di riconoscimento della coppia omosessuale.
Era difficile aspettarsi che la Corte accogliesse in toto la questione di costituzionalità ed estendesse il matrimonio alla coppia omosessuale: e infatti non lo ha fatto. Ma dal suo ragionamento viene fuori con chiarezza il riconoscimento di un deficit gravissimo di tutela delle coppie omosessuali e quindi un forte richiamo al legislatore perché individui altre forme di garanzia dei diritti anche di questi soggetti e delle loro unioni affettive e sessuali.
Ora tocca al legislatore colmare quel vuoto in maniera adeguata e non con escamotage. La corte, peraltro, si riserva di passare al setaccio del giudizio di costituzionalità la futura normativa che sarà prodotta in materia.
Il Parlamento, quindi, è avvisato: si metta all’opra e lavori bene.
Noi staremo a vedere. Anzi, no, ci muoveremo perché ciò avvenga.
Matrimoni gay, il Comitato nazionale “Sì, lo voglio!” sulle motivazioni della Corte Costituzionale
COMITATO NAZIONALE “SÌ, LO VOGLIO!”
16 APRILE 2010
COMUNICATO STAMPA
I portavoce del Comitato nazionale “Sì, lo voglio!” in merito
alle motivazioni della sentenza n. 138/2010 della Corte Costituzionale.
Abbiamo atteso un giorno dopo la pubblicazione, da parte della Corte Costituzionale, delle motivazioni della sentenza n.138/2010, che ha rigettato il ricorso presentato dalle coppie protagoniste della campagna di “Affermazione Civile”, volta ad ottenere l’accesso al matrimonio anche per le persone omosessuali.
Abbiamo atteso un giorno per aver modo di studiare le motivazioni redatte dalla Consulta e per poter ricevere la consulenza dei giuristi che ci hanno affiancato durante questo percorso.
Le motivazioni della sentenza contengono importanti aspetti positivi.
La Corte ha stabilito che la Costituzione Italiana impone il riconoscimento giuridico delle unioni omosessuali e che questo “necessariamente postula una disciplina di carattere generale”, attualmente assente. Dunque, la Corte individua nella legislazione ordinaria una lacuna. Tutti – forze politiche e Istituzioni – da oggi dovranno confrontarsi con la presenza di un vuoto legislativo illegittimo per la nostra Costituzione.
Queste le parole della Corte, che crediamo valgano come monito al Parlamento: “Per formazione sociale deve intendersi ogni forma di comunità, semplice o complessa, idonea a consentire e favorire il libero sviluppo della persona nella vita di relazione, nel contesto di una valorizzazione del modello pluralistico. In tale nozione è da annoverare anche l’unione omosessuale, intesa come stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso, cui spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone – nei tempi, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge – il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri”.
Il secondo aspetto positivo della sentenza è che la Corte reputa plausibile che il legislatore s’attardi – come l’esperienza purtroppo insegna – a riconoscere giuridicamente le coppie omosessuali e pertanto, in permanenza di tale, illegittimo, vuoto, la Consulta stessa si riserva di tutelare le unioni omosessuali ogni qual volta si presentino singole esigenze di tutela omogenee a quelle delle coppie eterosessuali sposate.
Matrimoni gay, pubblicate le motivazioni della sentenza della Corte Costituzionale
L’Associazione radicale Certi Diritti, protagonista, insieme alla Rete Lenford, della campagna di Affermazione Civile, ha così commentato le motivazioni:
Le motivazioni della sentenza contengono tre punti rilevanti favorevoli alle coppie gay.
1) Riconoscimento che l’unione omosessuale, come stabile convivenza, è una formazione sociale degna di garanzia costituzionale perché espressione del diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia.
2) Neppure il concetto di matrimonio è cristallizzato dall’Art. 29 della Costituzione e quindi non è precluso alla legge disciplinare il matrimonio tra gay, anche se restano possibili per il legislatore soluzioni diverse.
3) Il legislatore deve intervenire e se non interviene la Corte potrà intervenire per ipotesi particolari, in cui sia necessario costituzionalmente un trattamento omogeneo tra la coppia coniugata e la coppia omosessuale.
L’antichità di un pregiudizio non è buona ragione per la sua sopravvivenza
L’antichità di un pregiudizio non è buona ragione per la sua sopravvivenza. La schiavitù è durata in questo Paese per un secolo e mezzo, il colonialismo per il doppio, il divieto di matrimoni interrazziali ancora di più, e la dominazione maschile per millenni. Tutte erano basate su assiomatici fattori biologici e sociali, tutti un tempo erano sanzionati dalla religione ed imposti dalla Legge. I primi due oggi sono visti con assoluta riprovazione, ed il terzo con vari gradi di disprezzo, vergogna e imbarazzo. Allo stesso modo, il fatto che la Legge incarni le visioni convenzionali maggioritarie non diminuisce in alcun modo il loro impatto discriminatorio. Sono precisamente quei gruppi che non possono fare conto sul supporto popolare e su una forte rappresentanza negli organi legislativi che hanno il diritto di rivendicare i loro diritti fondamentali attraverso il ricorso alla Carta dei Diritti.
La Corte Costituzionale dice no ai matrimoni gay. La destra esulta, il movimento lgbt prosegue la lotta nei tribunali, nella società, nel Parlamento
Cronaca del 14 Aprile. ATTENZIONE! Si leggono dall’ultimo al primo, in ordine inverso rispetto alla pubblicazione.
Matrimoni gay: Parlamento o tribunali, la battaglia continua http://bit.ly/chnr5I
ANSA: Photostory sui matrimoni gay. Le associazioni non demordono http://bit.ly/bpWX45
Matrimoni gay, coppia Firenze: “Speravamo in una sentenza della Consulta più coraggiosa” http://bit.ly/ciHZkN
Matrimoni gay, Franco Grillini (IDV): “Dopo Consulta rilanciare battaglia nel paese” http://bit.ly/9xKGzD
ANSA: Same-sex marriage suits rejected http://bit.ly/du4FDG
Matrimoni gay, Toniollo (CGIL): “Attendiamo di leggere le motivazioni della sentenza della Corte Costituzionale” http://bit.ly/crE6JF
Matrimoni gay, Scalfarotto (PD): “Avere portato il caso davanti alla Corte Costituzionale è già una grande vittoria” http://bit.ly/d6gUZM
Matrimoni gay, Dalla Torre (LUMSA): “Inutile invocare art. 3 per difendere i gay da inesistente discriminazione” http://bit.ly/csbfYv
Matrimoni gay, Lupi (PDL): “Bene Consulta, non è possibile ”scimmiottare” un’istituzione civile e religiosa” http://bit.ly/bDs5GN
Matrimoni gay, La Loggia (PDL): “Matrimonio è tra uomo e donna” http://bit.ly/bJqOp2
Matrimoni gay, Forum Famiglie: “Consulta ha scelto per il bene della società” http://bit.ly/cJJ6qE
Italy’s Highest Court: No Gay Marriage http://bit.ly/bYhjmW
Matrimoni gay, Arcigay “Il Cassero”: “Rinvio al Parlamento è chiaro richiamo al legislatore perché garantisca diritti” http://bit.ly/cdQ8lp
Matrimoni gay, Comitato “Sì, lo voglio”: “Noi andremo avanti” http://bit.ly/asyxNn
Matrimoni gay, Vladimir Luxuria: “Serve legge su convivenze omosessuali che ci riporti in Europa” http://bit.ly/dl9BH6
Matrimoni gay, una testimonianza: “Insieme da 12 anni, ma in ospedale siamo cugine. Sentenza Consulta fa molto male” http://bit.ly/cC6Gpp
Matrimoni gay, Mazzocchi (PDL): “No alle nozze, sì al riconoscimento dei diritti” http://bit.ly/cwemvv
Matrimoni gay: Voglia di famiglia, dai PACS al no alle nozze. Falliti finora i tentativi di regolare le unioni civili http://bit.ly/cK3JpV
Matrimoni gay: Orlando e Bruno, 45 anni d’amore in attesa http://bit.ly/9tknBj
Matrimoni gay, Rondini (Lega Nord): “In Italia non c’è nessuna discriminazione nei confronti degli omosessuali” http://bit.ly/aNazwq
Matrimoni gay, Radicali: “Parlamento calenderizzi la discussione delle proposte di legge in materia” http://bit.ly/ce9m0e
Matrimoni gay, Francesco Piomboni: “Siamo sgomenti” [video] http://bit.ly/ajX8ER
Matrimoni gay, Bertolini (PDL): “Bene Consulta, desideri non sono diritti” http://bit.ly/a5gAel
Matrimoni gay, prima coppia in Italia: “Prematuro commentare sentenza, ma amarezza non ci fermerà” http://bit.ly/cF5xTr
Matrimoni gay, Enrico Oliari (GayLib): “Amarezza ma rispetto per la Corte Costituzionale” http://bit.ly/aIJ6XY
Matrimoni gay vietati, “Estense”: “Crolla il sogno della coppia ferrarese” http://bit.ly/bv8Idf
Matrimoni gay, Concia (PD): “Consulta stabilisce che Costituzione non vieta i matrimoni tra persone dello stesso sesso” http://bit.ly/8Ya8iJ
Matrimoni gay, Roccella (PDL): “Corte Costituzionale ribadisce le ragioni del Family Day” http://bit.ly/cBMpm5
Matrimoni gay, Giovanardi (PDL): “Per Governo è giusta e corretta la decisione della Corte” http://bit.ly/dwXy3L
Matrimoni gay, Certi Diritti: “Grazie alle coppie che hanno dato vita alla battaglia e agli avvocati di Rete Lenford” http://bit.ly/aqOkdw
Matrimoni gay, Sergio Rovasio (Certi Diritti): “Prima o poi vinceremo. Avanti con la campagna di affermazione civile” http://bit.ly/9gWtQG
Matrimoni gay, Paola Concia (PD): “La Corte Costituzionale non può legiferare. Stimolo al Parlamento” http://bit.ly/csR2ih
Matrimoni gay, Bianconi (PDL): “Per la Consulta la famiglia è fondata sul matrimonio tra persone eterosessuali” http://bit.ly/cyn8IK
Matrimoni gay, MOIGE: “Alla base del matrimonio c’è la famiglia naturale, composta da un uomo ed una donna” http://bit.ly/8XSTKt
Matrimoni gay, Praitano (Mario Mieli): “Nostro interlocutore è il Parlamento più oscurantista della storia d’Italia” http://bit.ly/a0xPfD
Matrimoni gay, Marco Volante: “Corte pavida, i giudici abdicano dalla loro funzione giurisdizionale” http://bit.ly/boFHt2
Matrimoni gay, Imma Battaglia (Di’Gay Project): “Sintonia tra Corte Costituzionale e Vaticano” http://bit.ly/b4r8LX
“L’antichità di un pregiudizio non è un buon motivo per la sua sopravvivenza”, Corte Suprema del Sudafrica sul matrimonio gay.
Arcigay: “Vogliamo il matrimonio civile” http://bit.ly/cIYjcC
Matrimoni gay, Arcigay: “Avanti con ostinazione e tenacia per permettere alle persone omosessuali di veder garantiti i propri diritti”.
Matrimoni gay, ore 16.00 conferenza stampa del Comitato “Sì, lo voglio” a Montecitorio, Roma http://bit.ly/bOZrUs
“Nozze gay: a quando? Ce le imporrà l’Europa?”, di Tommaso Cerno, L’Espresso http://bit.ly/aOoN7R
Matrimoni gay, dove sono legali in Europa e nel mondo http://bit.ly/csNcHM
Matrimoni gay, la Corte Costituzionale rigetta il ricorso. Questo il comunicato http://bit.ly/9jtI3C
Matrimoni gay, no della Consulta: “Discrezionalità del legislatore” http://bit.ly/bkaNqe
Matrimoni gay, Paolo Patanè (Arcigay): “Abbiamo grande rispetto per la Corte Costituzionale e il lavoro che ha fatto” http://bit.ly/9A3Fug
Matrimoni gay, Franco Grillini (Gaynet): “Attendiamo fiduciosi la sentenza. Nostra battaglia continuerà con forza” http://bit.ly/cQNA7c
Matrimoni gay, Francesco Bilotta (Certi Diritti): “Rispetteremo sentenza della Corte Costituzionale” http://bit.ly/dyWoaJ
Matrimoni gay, l’attesa del verdetto della Consulta tra serenità e rispetto http://bit.ly/aQZRa8

