Articoli marcati con tag ‘Costituzione’
Biotestamento, no alla cancellazione del diritto all’autodeterminazione. Firma l’appello
V’invito a firmare l’appello promosso da Gilda Ferrando, Alessandro Pace, Pietro Rescigno e Stefano Rodotà contro il ddl di legge Calabrò.
E dopo averlo firmato, a diffonderlo (Scarica l’appello).
No all’espropriazione del diritto a governare liberamente la propria vita. No alla cancellazione del diritto fondamentale all’autodeterminazione. La Camera dei deputati sta discutendo una legge sulle disposizioni riguardanti la fine della vita che va proprio in questa direzione. Ma il legislatore non può impadronirsi della vita delle persone, negando loro la dignità nel vivere e nel morire. Lo dice esplicitamente l’articolo 32 della Costituzione: “La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.
Pronto il sit-in davanti a Montecitorio contro il ddl Calabrò
Il presidio è convocato dal Coordinamento Laico Nazionale e dall’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica.
Il testo in discussione in Parlamento è giudicato dalle associazioni, dai medici e dal mondo scientifico, liberticida e incostituzionale, in quanto contrario al principio di autodeterminazione terapeutica, sancito dall’articolo 32 della nostra Costituzione.
Le associazioni chiedono infatti un testamento biologico dove si possa scegliere se accettare o se rifiutare l’alimentazione e l’idratazione forzata. Libertà di scelta vietata dal ddl Calabrò.
Dall’account Twitter e dalla pagina Facebook del Coordinamento Laico Nazionale sarà possibile seguire la diretta della manifestazione.
Bioetestamento: “Io non costringo, curo”
Parte la controffensiva della Cgil sul biotestamento, a poche settimane dall’approdo in aula alla Camera, il prossimo 21 febbraio, della legge voluta dalla maggioranza per regolare il tema. Un testo contro cui, da oggi, girerà un appello del sindacato per tentare di “bloccarne” l’approvazione.
“Io non costringo, curo”: è lo slogan scelto dalla Fp-Cgil e dalla Fp-Cgil Medici per promuovere l’iniziativa, presentata oggi a Roma insieme al senatore Pd, nonché noto chirurgo specializzato in trapianti, Ignazio Marino che, con l’oncologo Umberto Veronesi, è stato uno dei primi dieci firmatari. Fra gli altri, Amato De Monte, responsabile della equipe medica che due anni fa ha interrotto alimentazione e idratazione ad Eluana Englaro, la neurologa Daniela Tarquini, Pierino Di Silverio, presidente della Federspecializzandi.
“Faremo iniziative negli ospedali e nelle università per promuovere l’appello” – ha detto Rossana Dettori, segretario generale della Fp-Cgil. “Poi lo gireremo a tutti i parlamentari, chiederemo ai gruppi politici un incontro. Questa legge è sbagliata, bisogna dire stop all’attacco ai diritti e alle libertà dei cittadini. Vogliamo che i medici facciano sentire la loro voce contro questo accanimento terapeutico”.
Il disegno di legge prevede che l’interruzione di idratazione e alimentazione non possano essere oggetto di testamento biologico. “Ma il 77% degli specialisti è già pronto a disobbedire e il 78% dei cittadini dice che vuole libertà di scelta” – ha detto Marino. “Il punto non è se si è credenti o meno, ma se si vuole riconoscere alle persone il diritto di esprimere un consenso rispetto alle terapie che gli verranno somministrate. Purtroppo la politica tratta questi temi come se i cittadini fossero sudditi e non elettori. Spero che in Parlamento ci sia un ripensamento”.
L’appello è chiaro e si apre così: “I medici e gli operatori sanitari non vogliono una legge che costringa a mantenere in vita con tecnologie straordinarie o sproporzionate chi ha deciso di rifiutarle in modo consapevole”. Il testo ricorda che la legge che si voterà in Parlamento viola “la Costituzione e la deontologia professionale che garantiscono il rispetto della volontà dell’individuo sulle terapie da effettuare”. | Fonte DIRE
***
I promotori dell’appello ha realizzato anche due bellissimi spot, che v’invito a condividere.
Italia, prove tecniche di “Große Koalition” clericale
Il Partito Democratico si prepara alla Große Koalition col Terzo Polo ed espunge qualunque riferimento dal suo programma ai diritti civili e individuali.
Non una parola sul testamento biologico, sulla laicità, sull’uguaglianza di fronte alla legge per i cittadini omosessuali, bisessuali e trans.
(“Große Koalition” all’italiana, perché invece in quella tedesca i diritti non sono mai scomparsi).
La sussidiarietà e i finanziamenti alle scuole cattoliche invece erano già presenti e dunque non c’è stata necessità d’inserirli.
Con questo armamentario ottocentesco, sperano nel sostegno del potere forte del Vaticano.
In spregio a numerosi articoli (2 e 3) della nostra Costituzione, che millantano di voler difendere; in particolare dell’articolo 7, laddove s’afferma che “Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani”.
Propongo un Lodo Bersani. Si riscriva quest’ultimo articolo, nella più onesta formula “L’Italia è una Repubblica a sovranità limitata”.
Nemmeno un euro
Leggendolo scoprirete come al disinvestimento sulla scuola pubblica corrisponda un vertiginoso trasferimento di finanziamenti sulla scuola privata.
In altre parole, finanziare le scuole private paritarie contribuisce, quanto i tagli delle “riforme” Gelmini, alla distruzione di un diritto costituzionale.
Per queste ragioni, Rete Laica Bologna chiede che nemmeno un euro vada alle scuole private paritarie (leggasi cattoliche) e che s’apra una nuova stagione d’investimenti nella scuola pubblica da parte del Comune di Bologna.
[Vedi articolo su Città del Capo - Radio Metropolitana]
[Intervista a Radio Bruno]
Due simboli di troppo
Si discute assai, in questi giorni e settimane, del nuovo polo scolastico di Adro, intitolato a Gianfranco Miglio. La discussione verte non sulla figura del “filosofo” della Lega Nord, bensì sulle originali decorazioni di cui è costellata la scuola. Sui cestini, sui tappeti, sulle pareti, troviamo impresso un cerchio dal cui centro s’irraggiano sei petali: è un antico emblema eurasiatico, che è stato denominato, in periodi storici differenti, rosa celtica, fiore a sei petali, rosa dei pastori e, in età medievale, anche rosa carolingia.
FareFuturo Web Magazine ne riporta le storiche tracce:
Evocativo del sole e del suo potere vivifico, è sempre stato inteso come stemma bene augurante e inciso su costruzioni, abitazioni, portali e chiese, su pietra, legno o metallo. Diffuso dall’India alla Scandinavia e assunto, con piccole variazioni formali, come simbolo di varie comunità di tutto il contesto euroasiatico, in Italia fa la sua comparsa già dalla fine del VI secolo a. C. Ne restano antiche reminiscenze disseminate lungo tutta la penisola: sull’urna etrusca di Civitella Paganico in Toscana; in Puglia sulle cosiddette Stele daunie, monumenti funerari in pietra calcarea proveniente dal Gargano, in uso presso l’antica civiltà dei Dauni; in Val Camonica; nell’arte celtica; nell’iconografia longobarda; nell’area di influenza celtoligure; sul pavimento del santuario di Saronno; nei rosoni absidali della chiesa dei santi Giovanni e Paolo a Venezia; a Roma nella basilica di san Clemente. Lo stesso simbolo è diffuso anche in Campania, in particolare sull’isola di Ischia, dove è una tipica decorazione degli architravi degli antichi edifici del centro storico di Forio. Compare anche, privo della circonferenza di contorno, nella parte superiore dello stemma della provincia di Lecco.
In tempi più recenti è diventato il Sole delle Alpi e, con tale nuova denominazione, è assunto a simbolo della Lega Nord. Il simbolo del “Sole delle Alpi” è un marchio registrato. Lo è in forma descrittiva dal 1998 e in forma grafica dal 2001, identico in tutto e per tutto al logo con cui è stata tappezzata la scuola. Il marchio è stato regolarmente depositato presso l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi, e risulta di proprietà di Nord Scarl, società amministrata da Cota, Stefani, Bricolo e altri leghisti.
Giustamente l’Italia che si riconosce nel pluralismo è indignata per questa colonizzazione partitica di una scuola. Mai era successo nella storia della nostra tormentata Repubblica.
La nostra Costituzione fonda la scuola pubblica sulla libertà d’insegnamento – Art. 33: “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento” – dunque il diritto ad esprimere le proprie opinioni filosofiche, esistenziali, religiose e politiche è garantito dalla Carta. Tale diritto è teso a disegnare la scuola come uno spazio in cui tutti gli individui (e futuri cittadini) hanno pari dignità, in un contesto dove l’Istituzione non dovrebbe privilegiare né questa né quell’altra corrente di pensiero filosofica, esistenziale, religiosa e politica. Una scuola laica, appunto. Questo era l’intento delle mamme e dei papà costituenti.
Tale intendimento costituente è stato ampiamente disatteso e osteggiato dal centrosinistra degli ultimi vent’anni.
(Del centro e della destra non occorre scrivere: la scuola pubblica, laica e pluralista, la vedono come fumo negli occhi. Una minaccia alla salute degli italiani e, con proditoria coerenza, si battono affinché sia ridotta a un cumulo di macerie nel più breve tempo possibile. Nel mentre che la demoliscono, l’affidano alle “cure” della Chiesa Cattolica: insegnanti di religione a ruolo senza graduatoria, insegnanti scelti e rimossi dal vescovo, più finanziamenti alle scuole private, bibbie distribuite nelle aule scolastiche dal Governatore Zaia. A domanda, “cosa ne pensa del simbolo della Lega Nord nella scuola di Adro?”, il ministro Gelmini ha risposto che è “rassicurata dalla parole del sindaco, che non si tratta di un simbolo di partito”: questi politici al governo, in un paese civile, andrebbero denunciati e processati per tradimento della Costituzione*).
Torno rapidamente al centrosinistra, che merita invece una riflessione in più.
Vadano i partiti della fu sinistra a protestare ad Adro. E’ una questione capitale ed è bene mobilitarsi perché non venga accettata come un dato di fatto, oramai compiuto. Ci vada soprattutto il PD, che sulla scuola pubblica si sta mobilitando in tutta Italia e sta investendo tempo, energie e risorse. E, come suggerisce Mauro Zani, “perché non chiedete che i carabinieri vadano a rimuovere i simboli della Lega. Ce ne sarebbe ben donde”. Il centrosinistra faccia, insomma, tutto il possibile, perché “proprio da queste simboliche gestualità, per nulla minori, passa la formazione di un senso comune. Una certa idea dell’Italia”.
E dopo questa meritoria mobilitazione per salvaguardare la scuola pubblica dalla colonizzazione partitica, il centrosinistra apra una riflessione sull’opportunità della presenza di un altro simbolo che offende la laicità e il pluralismo delle nostre aule scolastiche: il crocifisso.
Non è accettabile lottare contro la presenza di un simbolo (quella della Lega Nord) e spendersi per salvaguardare la presenza di un altro (il crocifisso), in nome della “tradizione culturale italiana”.
Sono balle, lo sapete bene. Le sostenete in nome di una possibile alleanza con le gerarchie ecclesiastiche vaticane e in quanto ne siete culturalmente subalterni.
Dimenticate un dato di fatto con cui siete stati e sarete chiamati a fare i conti: questa schizofrenia filoclericale è palese agli occhi degli elettori del centrosinistra. Ogni qual volta, in un’occasione pubblica, un oratore si spende a difesa della laicità delle Istituzioni, il pubblico applaude fino a spellarsi le mani. Non lamentatevi dunque se l’astensionismo aumenta e parallelamente, nonostante l’evidente crisi del centrodestra, i consensi che raccogliete diminuiscono. Non serve a nulla strapparsi le vesti, invocare come un mantra “innovazione, merito, riformismo”, quando i capisaldi costituzionali sono da anni merce di scambio.
Se volete il nostro sostegno e il nostro voto, dimostrateci che rispettate la Costituzione e che vi batterete coerentemente per essa. Dimostratelo da subito: sconfessate la proposta di legge, presentata da autorevoli parlamentari del Partito Democratico, per legalizzare la presenza del crocifisso nelle aule scolastiche italiane.
Parliamoci chiaro: a scuola ci sono due simboli di troppo.
*Aggiornamento: Gelmini, pressata dalla manifestazione del centrosinistra, ha disposto la rimozione dei simboli della Lega Nord.
Rete Laica Bologna live a Radio Città Fujiko
Live dalla Festa dell’Unità di Bologna.
Link video.
Abbiamo parlato del rifiuto di Maurizio Cevenini a celebrare dei simbolici matrimoni gay, dei finanziamenti alle scuole private cattoliche, del futuro di Bologna, dell’anniversario del XX settembre, delle pari opportunità e della candidatura di Silvia Noè.
CSM, accordo nel segno dell’omofobia
Nonostante un appello della società civile indirizzato al Partito Democratico e sottoscritto da autorevoli parlamentari della stessa forza politica, affinché scegliesse candidati di qualità e non secondo logiche di spartizione, s’è consumato quanto previsto fin dall’inizio: sarà eletto un candidato dell’UDC, col sostegno determinante del PD e del PDL.
In cambio, al PDL l’UDC darà una mano a far passare la legge-bavaglio sulle intercettazioni. Il sostegno del PD al candidato centrista è invece una scelta della segreteria Bersani e di D’Alema: coltivare, in ogni modo, l’alleanza col partito del Vaticano.
Già così ce n’è abbastanza per schifarsi (un poco, ma non troppo, data la mole di vicende per le quali indignarsi).
Per noi lgbt c’è una ragione in più. Perché noi froci, lesbiche e trans, questo Michele Vietti sappiamo bene chi è.
Come ci ha ricordato Franco Grillini – che a nome dell’IDV ha espresso voto contrario alla sua elezione -
“Vietti, a nome dell’UDC, è stato l’autore dell’affossamento della legge sull’omofobia, attraverso una mozione di incostituzionalità dai contenuti fortemente offensivi verso la comunità omosessuale italiana. Si tratta, quindi, di un esponente niente affatto centrista e niente affatto moderato che esprime in materia di laicità e di diritti civili posizioni di estrema destra che non possono essere condivise da uno schieramento di centro sinistra”.
Queste le parole, di cui Vietti fu primo firmatario, contenute nelle pregiudiziali di incostituzionalità che uccisero sul nascere la proposta Concia di legge contro l’omofobia:
“La disposizione viola il principio di uguaglianza sancito dall’articolo 3 della Costituzione con riferimento al canone della ragionevolezza in quanto l’inserimento tra le circostanze aggravanti comuni previste dall’articolo 61 del codice penale della circostanza di aver commesso il fatto per finalità inerenti all’orientamento sessuale ricomprende qualunque orientamento ivi compreso incesto, pedofilia, zoofilia, sadismo, necrofilia, masochismo“.
Traduco in linguaggio non giuridico: secondo Vietti e l’UDC, prevedere un’aggravante per le violenze compiute in base all’orientamento sessuale leggittimerebbe altresì la pedofilia, l’incesto, la zoofilia, il sadismo, la necrofilia e il masochismo. Chiaro, no?
Ancora una volta: Grazie Partito Democratico per l’aiuto che ci dai. Siamo con te.
Regione Emilia-Romagna. I matrimoni civili sorpassano quelli religiosi, aumentano le coppie di fatto
La Regione Emilia-Romagna ha pubblicato i dati – a cura dell’ufficio statistiche – relativi ai matrimoni nel 2008.
Si delinea il quadro di una società ampiamente secolarizzata: i matrimoni civili sorpassano quelli religiosi e aumentano le coppie di fatto.
La politica ha recentemente fatto fronte ai cambiamenti della società emiliano-romagnola, estendendo l’accesso ai servizi sociali anche le coppie di fatto.
Su questo tema (e alla luce di questi dati) è importante far di più e di meglio. Per esempio, essendo la Regione, in base al Titolo V della Costituzione, responsabile dell’organizzazione sanitaria, potrebbe da subito sancire che le porte degli ospedali siano aperte ai partner conviventi. E’, questa, una misura di umanità che rientra nel “minimo sindacale”.
La proposta, lanciata dal democratico Sergio Lo Giudice e dalla Rete Laica Bologna, dovrebbe essere raccolta dalle associazioni lgbt, fatta propria e presentata al nuovo Assessore alla Sanità, Carlo Lusenti.
Obama docet.
Raffaele Donini e la laicità innominata
Da pochi giorni s’è concluso il congresso provinciale del Partito Democratico di Bologna, che ha eletto quale suo nuovo segretario Raffaele Donini. Elezioni che hanno registrato la partecipazione di pochi iscritti, il 20%, e come risultato una percentuale “bulgara” per l’ex sindaco di Monteveglio.
Grazie a Radio Radicale, ho potuto ascoltare la registrazione audio del congresso e la prima importante relazione del neo segretario, da leggere e interpretare come il panorama politico/ideale entro cui si muoverà la nuova dirigenza.
Dopo una parte dedicata alla crisi economica e alle strategie del PD per riconquistare la fiducia dei cittadini dopo il capitombolo immorale di Delbono, Donini affronta il tema dei drammatici tagli alla scuola, che non definisce mai “pubblica”, bensì parte di “un sistema complessivo”.
La traduzione è: per noi democratici la scuola è sia quella pubblica e quella privata e difendiamo entrambe. Peccato che nessun potere forte (Governo, Vaticano) attacchi la seconda, che continua a godere indisturbata dei suoi privilegi e finanziamenti – questi sì cospicui e “pubblici” -, erogati dalle istituzioni di ogni ordine e grado: Ministero, Regione, Provincia, Comune. Il primo è vittima della direzione mercantile-clericale della Gelmini e delle destre berlusconiane; in Emilia, il secondo e il terzo sono governati dal centrosinistra, di cui il Partito Democratico è l’indiscussa forza di riferimento; il quarto, il Comune, stanno ragionando appunto su come riconquistarlo. La questione, dunque, è di massima attualità, perché permette di verificare dal vivo se esiste una differenza tra destra e sinistra sui temi della difesa della scuola pubblica e della laicità. Attualmente, tutte e quattro le Istituzioni finanziano le scuole private, in barba alla Costituzione.
“Ahi! Ahi! Ahi! Che brutta parola, che dolore mi causi nel pronunciarla!”, avrebbe potuto esclamare un delegato al congresso provinciale del PD; per non causare malori in sala, Donini non l’ha mai nominata questa “benedetta e maledetta” laicità. Come se non fosse uno dei principi cardine dello stato repubblicano e della nostra Costituzione, tanto brandita a parole quanto disattesa nella sostanza (spesso dalle stesse persone che se ne fanno smemorati alfieri).
E allora ricordiamolo cosa dice la nostra Carta. All’articolo 33 così troviamo scritto:
L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.
La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.
Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.
Credo si possa affermare che le madri e i padri costituenti siano stati sufficientemente chiari: chi vuole fondare una scuola privata, di qualunque orientamento ideologico e confessionale, è libero di farlo. Lo Stato non può impedirlo né sovvenzionarla. (Inciso. Da questo stesso articolo, discende l’ovvia conseguenza che la circolare del direttore dell’Ufficio Scolastico Provinciale di Bologna, Limina, che s’è espresso contro le critiche del corpo insegnante alle politiche governative, è incostituzionale, quindi inapplicabile: “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”.)
In conclusione, due considerazioni.
La prima: se il segretario del Partito Democratico di Bologna non nomina la laicità, la laicità soffre e boccheggia, perché è qui, tra le fila dell’ultimo partito di massa dell’ex sinistra italiana che dovrebbe avere i suoi maggiori, naturali e coerenti sostenitori. Il sintomo della rimozione non lascia sperare in possibili evoluzioni positive nel breve e medio periodo. I laici sono avvertiti: o si attardano in un lungo e faticoso lavoro interno al partito – che durerà decine d’anni e che non ha garanzie di successo – o si danno da fare da un’altra parte.
La seconda: se non la vuole/può nominare come punto di riferimento politico/ideale perché dispiacerebbe a una fetta consistente dei dirigenti del partito (specie quelli cattolici), Donini qualche segno opposto l’ha però lanciato. Ha dichiarato, in un’intervista a Repubblica, di sostenere l’estensione del welfare alle coppie di fatto (i maldefiniti “DiCo all’emiliana”) e al testamento biologico. Piccoli segnali, provvedimenti concreti (e auspicabili) e che sicuramente rientrano tra le battaglie per uno Stato più libero e solidale. Manca il coraggio intellettuale di rivendicarli non come azioni isolate, ma come parte di un orizzonte politico: la laicità appunto. Una posizione debole e poco lucida, non all’altezza della guerra che il Vaticano ha dichiarato alla laica e libera Repubblica Italiana nata dalla Resistenza. Rifiutarsi di raccogliere questa sfida e di usare concetti, categorie e strumenti all’altezza delle avversità che il momento storico ci impone di vivere, equivale a condannare il nostro paese, per gli anni presenti e a venire, a un furioso clericalismo, alla restrizione delle libertà individuali e alla sparizione dei diritti civili.
Maurizio Cecconi





