Articoli marcati con tag ‘Congresso’
Saluto al IV° congresso dell’Associazione Radicale Certi Diritti
Sul sito della Rete Laica Bologna potete trovare il video/saluto che ho inviato al IV° congresso dell’Associazione Radicale Certi Diritti.
Congresso 2010 Certi Diritti
Il Congresso sarà sede di un’analisi della sentenza della Corte Costituzionale del marzo scorso sul matrimonio tra persone dello stesso sesso e dei risultati della campagna di Affermazione Civile, che continua: è giunto il tempo di un suo rilancio.
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Arcigay a congresso e l’associazione che verrà
Essere Futuro – la mozione che ho sottoscritto e che candida Paolo Patanè alla presidenza e Luca Trentini come segretario – ha pubblicato una esaustiva nota analitica sulla mozione alternativa – Inarrestabile Cambiamento – . Per i firmatari di Essere Futuro, Inarrestabile Cambiamento è una proposta
Ripiegata sull’interno di Arcigay e poco attenta alla situazione complessiva del paese in cui la nostra azione politico-sociale deve declinarsi e di cui deve necessariamente tener conto. La scarsa attenzione alla peculiarità della realtà italiana e all’autorevolezza nazionale della nostra associazione rischia di causare un’implosione dell’azione propositiva che Arcigay ha costruito in molti anni di lavoro.
Anche Gay.it dedica un approfondimento all’associazione che verrà. Nell’articolo leggiamo che
Il secondo aspetto su cui vale la pena soffermarsi è il contenuto delle proposte di modifica statutaria. Si tratta in alcuni casi di cambiamenti tutt’altro che marginali. Maurizio Cecconi, ad esempio, consigliere nazionale di Arcigay oltre a proporre di trasferire la sede legale dell’associazione, che oggi è ospite dello storico Cassero di Bologna, nella più centrale Roma, propone anche un’inversione di rotta rispetto all’epoca dei rimborsi spese gonfiati e agli stipendi di presidente e segretario. “Tutte le cariche elettive – recita la proposta di modifica di Cecconi – sono da ritenersi svolte a titolo completamente gratuito ed economicamente non oneroso per l’Associazione”
Infine su Facebook è stato creato un evento per stimolare la partecipazione ai congressi provinciali di tutti i comitati Arcigay. Usatelo!
Arcigay 2010, appunti pre-congressuali
DELL’UNANIMISMO E DELL’ASSENZA DI BUONI STRUMENTI DI LOTTA
“La democrazia comincia a due”, sosteneva Luce Irigaray; intendeva: ci vuole almeno un uomo e almeno una donna perché si possa parlare di “sintesi fra i generi”. Partendo da una dialettica di genere, auspicabile anche dentro Arcigay, possiamo comprendere che la democrazia all’interno della nostra associazione comincia quando, usando le regole interne e condivise, più posizioni politiche e strategiche trovano terreno fertile e buona accoglienza per esprimersi e per partecipare al gioco congressuale, dove si deciderà quale linea raccoglierà il maggior numero di consensi.
Se si cerca con sforzi diplomatici e con tentativi inibitori (come le decisioni calate dall’alto) d’appiattire il dibattito su una sola posizione, per spezzare nella culla la nascita d’altre idee diverse da quelle finora espresse, dobbiamo prima di tutto registrare che siamo in presenza di un terreno ostile e di una cattiva accoglienza. Mi sembra questo il caso della nostra associazione. Va detto senza pelosi buonismi.
Rompere l’unanimismo, obbligare l’associazione a un salto di qualità nella democrazia interna, farla discutere di quali posizioni e di quali soluzioni fossero più utili al lavoro politico è stato il senso vero della mozione “Diritti in movimento” allo scorso congresso. Personalmente sono fiero del lavoro che facemmo e che s’è dimostrato precorritore dei molti problemi che abbiamo successivamente incontrato e che non siamo stati in grado di ben affrontare in questi tre anni, proprio perché la maggioranza compì allora scelte di comodo invece che scelte di merito. Sarebbe bello non compiere ancora gli stessi errori: la storia insegna e per fortuna le maggioranze sono per loro natura variabili come le opinioni.
L’acqua è passata sotto i ponti e se cito quell’esperienza oggi non è per nostalgia ma perché credo che se arriveremo al congresso del 2010 nelle condizioni d’aver ucciso il dibattito e prodotto una sola mozione (al di là del giudizio che ognuno ne può avere) avremo compiuto un gigantesco passo indietro e fatto del male ad Arcigay e al movimento tutto, di cui Arcigay è parte consistente.
Non solo per la salute della nostra democrazia dovremmo avere a cuore la qualità del dibattito. Esiste una stretta correlazione – questa è la mia convinzione – tra dibattito e qualità degli strumenti di lotta. Più posizioni diverse discutono e si confrontano, più idee hanno la possibilità di nascere/evolvere/arricchirsi, migliore è la sintesi e la capacità dell’associazione di rispondere alle enormi difficoltà della situazione italiana, in riferimento alla conquista dei diritti civili e dei diritti individuali. Viceversa, un dibattito costretto a contorcersi perché assente un sano conflitto tra posizioni differenti, è destinato inevitabilmente a produrre una pappa che ci lascia inermi, inoffensivi, incapaci di essere all’altezza dello scontro in atto tra sostenitori delle libertà e clericali di tutti gli schieramenti. Questa è la reale posta in gioco.
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Arcigay s’avvia al congresso
Ascolta l’audio dell’incontro del 31.10.2009
Congresso mondiale sui diritti dell’uomo, l’orientamento sessuale e l’identità di genere – Parigi, 15 Maggio 2009

Arcilesbica a congresso
Le divergenze di giudizio tra i due documenti sono in merito all’azione di Facciamo Breccia durante l’ultimo Pride tenutosi a Bologna e sui rapporti da tenere con le diverse anime del movimento LGBTQ italiano. Sul documento della segreteria leggiamo
I rapporti con il mondo lgbt antagonista sono logorati da anni di contrapposizioni: questa area si oppone al PACS perché autodiscriminatorio ma anche al matrimonio omosessuale perché omologante; lesbiche e gay in carne ed ossa hanno bisogno di diritti certi per regolare i loro legittimi interessi e le loro relazioni, ma l’ideologia dell’omosessualità antisistema condanna come meschine le loro esigenze e tutta la politica della integrazione. Notiamo che alcuni collettivi lesbici separatisti hanno rinunciato alla rigidità del passato e partecipano a iniziative miste con l’area antagonista per esprimere una contestazione forte della realtà, senza tenere nel dovuto conto che le prese di posizione dell’antagonismo lgbt contro ogni riconoscimento delle coppie omosessuali rischiano oggi di influenzare negativamente la riorganizzazione della sinistra, oltre che fornire un alibi al PD per attestarsi solo alla richiesta di una legge contro l’omofobia. Il percorso e poi gli esiti del pride nazionale del 2008 hanno rivelato con deludente concretezza ciò che divide le diverse anime del movimento: modalità espressive e comunicative, obiettivi, nonché prassi politiche, che non sono state in grado di trovare in questi anni né una sintesi comune, né una positiva e credibile convivenza. L’aspetto più drammatico è che l’antagonismo lgbt non cerca mediazioni avanzate nel movimento ma pratica la caccia contro i “nemici interni”: dagli “Stati generali del movimento lgbt” del 30 settembre 2006, la rete Facciamo Breccia non perde occasione di creare scontri che danneggiano le iniziative (v. i casi della NO VAT 2006 contro i PACS; dell’ottobre 2007 sul manifesto READY del neonato “omosessuale”; della primavera 2008 su Italo, il puraido del pride; del 28 giugno con l’incidente di Bologna). La diversità e lotta delle idee sono essenziali, a fare problema non è la critica delle opinioni ma la ricerca della spaccatura. Le polemiche pregiudiziali contro le associazioni strutturate come la nostra sono condotte con azioni di un dannoso protagonismo negli incontri comuni e soprattutto attraverso web e blog, usati come pulpiti per cercare di azzerare il differente peso delle varie associazioni. Quelle personalità del mondo lgbt, spesso intellettuali e professionisti ma non militanti, che invocano periodicamente l’unità del movimento mostrano di non comprendere la profonda diversità di obiettivi e di metodi che separa le associazioni come ArciLesbica da gruppi che ritengono inconcludenti i metodi democratici, le forme associative, le rivendicazioni parziali e non riconoscono legittimità a coloro che le portano avanti. L’unità di azione merita di essere perseguita solo con soggetti capaci di agire responsabilmente e rispettosamente l’uno con l’altro.



