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Articoli marcati con tag ‘Cattolici’

Ora di religione, continua l’offensiva clericale della Curia bolognese

Continua l’offensiva clericale della Curia bolognese, con la complicità del centro-sinistra al governo della città, che promette il rinnovo dei finanziamenti alle scuole cattoliche. Questa volta, nel mirino c’è l’ora di religione. E scattano le denuncie da parte di Via Altabella verso il Liceo Fermi: “Ci riserviamo di ricorrere ad azioni legali”, annuncia Don Raffaele Buono e non nasconde la determinazione della Curia a difendere, con ogni strumento ed anche in tribunale, l’insegnamento della Chiesa cattolica nelle scuole.

Religione a scuola? No, grazie!

L’omofobia di Buttiglione e la futura alleanza PD-UDC

La contrarietà di Rocco Buttiglione – presidente dell’Unione di Centro (prossima a cambiar nome in Partito della Nazione) – a una legge sull’omofobia rende plasticamente indispensabile una presa di posizione delle associazioni lgbt in merito all’alleanza per il governo tra Partito Democratico e UDC, che si concretizzerà qualora Bersani/D’Alema vincessero il congresso del PD.

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Cosa propone D’Alema, in sintesi, e che Bersani ha fatto suo da quando è candidato alla segreteria del PD?

La proposta del Baffino Nazionale è di rivedere in senso “tedesco” la legge elettorale: un ritorno al proporzionale con un’alta soglia di sbarramento. Una legge elettorale siffatta aprirebbe la strada a una ridefinizione del peso politico dei partiti presenti in Parlamento e di quelli che si (ri)candideranno ad entrarci.

Il cambiamento della legge elettorale permetterà ai centro cattolico rappresentato dall’UDC di trovare una sua collocazione al centro degli schieramenti (oggi è schiacciata dal maggioritario e senza l’aiuto concreto del Vaticano alle ultime elezioni non avrebbe superato la soglia di sbarramento, restando priva di una rappresentanza).

D’Alema/Bersani intendono quindi garantire una sopravvivenza-senza-patemi al cattolicesimo conservatore e ipotizzare il rientro in Parlamento di una sinistra, nel frattempo divenuta marginale, anche grazie al contributo determinante delle leggi elettorali e dei correttivi approvati in Parlamento col voto favorevole del Partito Democratico.

La loro visione è: un PD che si fa centro di un’alleanza per il governo che va dall’UDC a una sinistra debolissima. Sono convinti che il peso elettorale del PD sarà in grado di garantire un equilibrio tra le diverse anime che si propongono di unire in un nuovo centro-centro-sinistra (un’ulteriore involuzione del precedente e già debolissimo centro-sinistra). In questo quadro, la voce della sinistra, se ci sarà, sarà paragonabile al cinguettio di un passerotto.

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Torniamo a noi. Cosa c’azzeccano quindi i froci, le lesbiche, i/le bisessuali e i/le trans con la futura alleanza PD-UDC?

A una domanda (anche se retorica) è maleducazione rispondere con un’altra domanda. Faccio il maleducato a fin di bene, perché chi legge è importante che arrivi a comprendere questi sviluppi da solo/a.

Secondo voi, quale sarà il punto di mediazione su cui si stringerà l’accordo PD-UDC? [Siete pregati di rispondere lasciando un commento/opinione]

Vi scrivo come la vedo io. Così: si scambieranno qualche poltrona e qualche centro di potere (naturalmente) e sul piano politico l’accordo si farà sull’insabbiamento sine die della riforma del diritto di famiglia, sui veti nei confronti dell’estensione dei diritti individuali – gli unici argomenti elettorali a cui è interessata l’Unione di Centro – . I diritti civili (coppie gay, adozioni, divorzio breve, testamento biologico, riforma della legge sulla fecondazione assistita), i diritti della persona e quelli collettivi, saranno il terreno della rinuncia del Partito Democratico per i prossimi vent’anni.

E’ il prezzo che hanno deciso di pagare per tornare al governo del paese. E’ un prezzo che in realtà paghiamo e pagheremo noi, uomini e donne, di qualunque orientamento sessuale e in particolare le persone omosessuali a cui oggi non è riconosciuto nessun diritto.

Risponderà qualcuno: “Fantapolitica!” oppure “Pessimista!” oppure “Bugiardo!” o più pericolosamente “Vedrete che andrà diversamente, ce la faremo a convincere l’UDC a votare a favore delle coppie gay e di una legge sull’omofobia!”.

Ribatto: cari amici/amiche del PD, non siete riusciti a far votare nemmeno i vostri di deputati e senatori a favore dei diritti civili e pensate di convincerci/prendere-in-giro facendo credere che gestirete “progressivamente” l’alleanza con cattolicesimo conservatore? Suvvia! I loro sono “valori non negoziabili”: ve l’hanno detto in tutti i modi possibili.

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Così andrà la storia se non interverranno fattori diversi a farle cambiar percorso. Uno di questi potrebbe essere il movimento gay/lesbico/bisessuale/trans e la sua capacità di rapportarsi trasversalmente con la società civile italiana.

Fin da oggi è prioritario che le associazioni e i soggetti della galassia arcobaleno prendano pubblicamente le distanze da questo compromesso. Ognuno col suo tono e ognuno con la sua voce, ma col comune obiettivo di smetterla di essere merce di scambio per il gioco delle alleanze tra i partiti e con l’inemendabile richiesta di uguaglianza.

Non ci risponderanno “Sì”, anzi ci attaccheranno pesantemente, emarginandoci dalla comunicazione politica ancor più di adesso (avete notato che i Pride sono diventati notizie da quinta pagina, vero? E che i più attenti a considerarci “poco significatici” sono i quotidiani di centro-sinistra?).

Per questo dobbiamo aprire una stagione (vera e non solo a parole) di mobilitazione, in ogni città. Dobbiamo reagire prontamente ogni qual volta succederà un fatto che ci riguarda. Dobbiamo programmare per tempo almeno un paio di grandi manifestazioni sul tema della “parità di diritti”. Questo sarà un anno importante che aprirà o chiuderà i giochi per tanti anni a venire. E l’oggetto del contendere siamo noi e le nostre vite. Non restiamo inermi.

Ce la faremo? Chissà.

La diversità fuori dal PD+UDC

Bologna. Capogruppo PD, veto dei cattolici su Lo Giudice

Capogruppo PD, veto dei cattolici su Lo Giudice
Silvia Bignami, La Repubblica, 07 Luglio 2009

Tra le proteste degli esclusi dalla giunta e il malumore dei cattolici si apre stasera in via Rivani la corsa alla poltrona di capogruppo del PD a Palazzo D’Accursio. Con gli ex Margherita pronti a mettere in campo un loro nome – si parla di Paolo Natali – per bilanciare lo strapotere degli ex Ds in giunta. E scongiurare l’ipotesi che a spuntarla sia Sergio Lo Giudice, ex presidente Arcigay che, secondo gli ex DI, potrebbe difficilmente sintetizzare le posizioni di un gruppo con ben 8 cattolici su 24. “Mi aspetto che si scelga una persona adatta a un ruolo così delicato” dice l’ex DI Lina Delli Quadri. “Il capogruppo deve essere capace di mediare tra le anime del gruppo” sottolinea Teresa Marzocchi. Mentre Daniela Turci, pure lei ex Dl, si sofferma “sullo sbilanciamento della giunta a favore dell’area ex Ds”. E, riferendosi all’altro uomo in pole, Marco Lombardelli (fedelissimo di Salvatore Caronna) chiede “una discussione vera, senza decisioni già prese, altrimenti non c’è democrazia”. Amarezza anche da Giuseppe Paruolo. L’ex assessore senza più incarichi assicura che non si candiderà a capogruppo, ma si sfoga suo blog, pubblicando le lettere di chi lo avrebbe voluto in giunta: “Il merito di chi ha lavorato bene – è il commento di Paruolo – ha un peso decisamente inferiore ad altre logiche interne al mondo politico”. Più di lui fa Giuseppe Pinelli che ieri ha consegnato il suo curriculum a Flavio Delbono autocandidandosi assessore alla Sanità. Mentre l’opposizione punta il dito contro lo staff del nuovo sindaco, dal capo di gabinetto Giuseppe Cremonesi al portavoce Luca Molinari: “Sono “estranei”. Lavorano a Palazzo D’Accursio anche se non hanno ancora il contratto. A che titolo?” chiede Lorenzo Tomassini del PDL.

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Sergio Lo Giudice - Blog

Un “Avvenire” senza rispetto

Arcigay Emilia-Romagna
Comunicato stampa, 22 Giugno 2009

L’Avvenire senza rispetto

“Sono pretestuose e senza rispetto le critiche formulate dal supplemento cittadino Bologna Sette del quotidiano Avvenire, a proposito degli spot realizzati per i 60 anni della Costituzione e commissionati dalla Regione Emilia-Romagna a un gruppo di studenti di Scienze della Comunicazione” – dichiara Flavio Romani, coordinatore Arcigay Emilia-Romagna.

“L’Avvenire si indispettisce per il fatto che in questi spot “famiglie e cattolici vengono oscurati dagli zerovirgola”, come se famiglie e cattolici già non imperversassero senza scampo 24 ore su 24 su tutti i media. E come se la famiglia non fosse l’argomento più di moda fra i politici che amano nominarla in continuazione per fare contenti i vescovi, tranne poi dimenticarsi di realizzare qualsiasi concreto aiuto che dia un reale sostegno alle moltissime famiglie in difficoltà”.

“Siamo inoltre certi che a far sobbalzare maggiormente l’Avvenire sia stato lo spot con protagonista una trans a un colloquio per la selezione di personale, sessanta secondi delicati e ironici, che toccano uno dei momenti più difficili della vita delle persone trans, ovvero trovare un lavoro. L’Avvenire, tronfio e supponente, classifica queste persone fra gli “zerovirgola”, ovvero una minoranza insignificante che non vale nemmeno la pena di ricordare. Eppure il Vangelo insegna che i dimenticati dovrebbero essere i primi ad essere accolti a braccia aperte”.

Bologna. Habemus Sindaco Cattolicus

Flavio Felbono, sindaco di Bologna

Trans negli spot sulla Costituzione. Per la Curia di Bologna la Regione Emilia-Romagna sbaglia

Spot sulla Costituzione: la Curia bacchetta la Regione
Su Bologna Sette: “La campagna per l’anniversario
si dimentica delle famiglie e dei cattolici”

di Giovanni Panettiere, 22 Giugno 2009, Il Resto del Carlino

Sessant’anni dall’entrata in vigore della Costituzione. Ed è braccio di ferro tra Regione e Curia sulle radici cristiane e la famiglia fondata sul matrimonio. Per celebrare anniversario, Via Aldo Moro ha realizzato cinque spot su altrettanti articoli della Carta, trasmessi in queste settimane su MTV, il network televisivo più seguito dai giovani. Al centro la pari dignità e uguaglianza dei cittadini davanti alla legge (art. 3), la libertà delle comunicazioni (art. 15), quella religiosa (art. 19), il diritto all’istruzione (art. 34) e la disciplina del lavoro (art. 35). Di per sé l’iniziativa non dispiace a Bologna Sette, il settimanale dell’arcidiocesi, che, però, ieri non ha risparmiato critiche ai contenuti degli spot con due articoli in prima pagina: l’apertura, dal titolo eloquente “La Carta in dissolvenza”, e il commento di Stefano Andrini, ‘Famiglie e cattolici oscurati dagli zerovirgola”. “La campagna si dimentica – attacca il caporedattore – della maggioranza sociale e religiosa del Paese suggerendo ai giovani un modello di Costituzione a una dimensione”. A non piacere è soprattutto la pubblicità che invoca il rispetto della dignità delle persone transessuali (“nessuno la mette in discussione ma rappresentano pur sempre uno zerovirgola“), tacendo, invece, sui diritti della famiglia tradizionale (che nel nostro Paese è “ancora un modello largamente maggioritario”, nonostante venga ignorata “dal legislatore, anche quello regionale”). Ma la polemica non dimentica il capitolo sulla libertà religiosa, perché – dice la Curia – lo spot promuove l’idea che “tutte le religioni sono uguali (quella cattolica un po’ meno)” e riduce la fede a “fatto individuale”. Mentre via Altabella promuove il progetto culturale del già presidente della CEI, cardinale Camillo Ruini, sulla presenza della Chiesa nello spazio pubblico e rilancia l’identità cristiana dell’Italia. Bologna compresa. Ancora più duro l’articolo di Teresa Mazzoni che non nasconde di avere provato “un moto di rabbia” davanti alla campagna della Regione. “Basta con questo relativismo – scrive – in cui essere maschio e femmina non è iscritto nel nostro DNA ma appannaggio del libero arbitrio” e con “l’omologazione di chi vuoi far credere che ogni religione è uguale all’altra”.

Bologna, cattolici e gay nel fritto misto targato PD

Un commento politico di Massimo Gagliardi, oggi su Il Resto del Carlino. Assolutamente condivisibile. PS: il “gay di Monteventi” sono io.

Cattolici e gay nel fritto misto targato PD
di Massimo Gagliardi, 13 giugno 2009, Il Resto del Carlino

“Dalle parrocchie sono arrivati tantissimi voti. E, se guardiamo le preferenze, possiamo dire di essere il partito più cattolico di tutti”. Così Andrea De Maria, segretario PD, come riferito da Luca Orsi sul Carlino Bologna di giovedì. I cattolici quindi si sarebbero spostati in massa, anzi in maggioranza, sul candidato PD. Sarà vero? In base a quali calcoli? Delbono ha ottenuto al primo turno il 49% dei consensi. Cazzola e Guazzaloca, per i quali è difficile votino in massa atei o agnostici, assieme hanno fatto il 41. Cosa dovremmo pensare, che son spariti laici, riformisti e comunisti? Difficile crederlo. In realtà De Maria parla di preferenze ottenute dai futuri consiglieri comunali. E sarà pur vero ma ovvio, visto che si parla di un partito che da solo sfiora il 40 per cento. Ma perché il segretario PD ci tiene a farlo sapere e a sottolinearlo? Perché, come teorizzano il PCI dal ’78 e poi Ds e Pd, “senza voto cattolico in Italia nessuno governa”. A questo punto due domande: essere il più grande partito dei cattolici vuoi dire anche essere il partito che sostiene i valori cattolici? Che ne pensano i dirigenti del PD dell’aborto, del divorzio, dell’eutanasia, della legge 40, delle famiglie allargate e delle unioni omosessuali? Questa domanda è sempre rimasta senza risposta, ed è uno dei grandi buchi neri di questa campagna elettorale. Sui PACS, lo ricordiamo, ha fallito il governo Prodi. Seconda domanda: i compagni nati col PCI, o quelli della Cosa, della svolta della Bolognina, quelli che insomma credono a un vero riformismo (magari anche un po’ socialista) sono contenti di quell’affermazione? Come riesce il candidato Delbono a conciliare i diritti gay con i valori cattolici? Ci permettiamo di anticipare un risultato: non ci proverà nemmeno, proverà a tenerli distinti evitando “le buche più dure”. E quindi? Né i cattolici né i gay potranno dire di aver ottenuto reale rappresentanza. In questo senso è stato esemplare (e acceso) il dibattito di pochi giorni fa al Cassero dove Sergio Lo Giudice, rappresentante dei gay nella maggioranza di Cqfferati, è stato duramente attaccato da un omosessuale della lista Monteventi per essere, in sostanza, “un gay di potere”. Il problema, ammettiamolo, non è semplice. Ma è quello che si trovano a dover risolvere tutti coloro che vogliono tenere assieme tutto e il contrario di tutto, in una macedonia colorata ma senza sapore.

I soldi del Comune di Bologna alle scuole cattoliche

Tre milioni di euro dei contribuenti bolognesi sono stati destinati nel 2008 alle scuole paritarie – in maggior parte cattoliche – . Tre milioni di euro sottratti dalle casse pubbliche agli interventi per il miglioramento dell’edilizia scolastica e all’abbassamento delle rette pagate dalle famiglie. Ad assegnarli, il Comune di Bologna, nel silenzio dei “laici” della maggioranza al governo in città. Tra le scuole private anche le “Cerreta” che, nel terzo millennio, praticano ancora l’apartheid di genere: accettano solo femmine. L’elenco delle scuole private finanziate dal Comune di Bologna, in chiara violazione della Costituzione Italiana che stabilisce all’art. 33 che le scuole private possono esistere purché “senza oneri per lo Stato”, è disponibile qui. | Fonte UAAR Bologna

Una suora-insegnante in una scuola privata cattolica

Solidali e omosessuali – Incontro con don Franco Barbero

Solidali e omosessuali è “un’occasione di approfondimento sul valore della solidarietà a partire dalla specificità della condizione omosessuale”, che vedrà la partecipazione di don Franco Barbero. L’incontro è organizzato dal gruppo di gay credenti Narciso e Boccadoro che così lo presenta: “Vorremmo riscoprire il senso di una solidarietà più autentica, fondata sull’uguaglianza di dignità fra persone. Le associazioni di solidarietà sono tante e con un’infinità di scopi, ma ben poche si occupano delle persone omosessuali in difficoltà, alle prese con l’adolescenza, l’accettazione della propria identità, l’omofobia interiorizzata, la solitudine, lo sconforto, l’abbandono, l’indigenza, l’handicap, le malattie, la vecchiaia. Molti di noi omosessuali hanno vissuto alcune di queste situazioni senza trovare un’adeguata risposta che fosse rispettosa dell’orientamento sessuale. Ma poi noi stessi non siamo stati di aiuto ad altri in situazioni simili. Vorremmo che questa due giorni fosse un punto di partenza. Confidiamo di riuscire a costituire una rete di persone disposte a confrontarsi, a formarsi e a ritagliare un po’ del proprio tempo per fare insieme un percorso aperto a prospettive concrete”.

Inizio: Sabato 7 Marzo 2009, H 11.00
Fine: Domenica 8 Marzo 2009, H 17.00

Eremo di Ronzano, Via di Gaibola 18, Bologna [vedi mappa]

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Girasole - Un dipinto di Franco Battiato

Bologna, scritte contro Paola Binetti sui muri delle ACLI

Scritte ingiuriose sui muri delle ACLI
“Binetti vergogna” scritto per terra con la vernice rossa.
Esattamente come successe nell’aprile dello scorso anno
quando la vittima degli imbrattatori era monsignor Bagnasco.

Bologna, 6 novembre 2008 – Di nuovo scritte di protesta davanti alla sede delle Acli di Bologna. Nell’aprile del 2007 il “bersaglio” fu il Cardinal Angelo Bagnasco, numero uno della Cei, mentre quelle trovate oggi prendono di mira la parlamentare del Pd Paola Binetti. Dalle Acli fanno infatti sapere di aver trovato oggi, davanti alla sede di via Lame, la targa dell’associazione colorata con vernice di colore rossastro e per terra la scritta “Binetti vergogna”.

Esattamente come accadde per Bagnasco. Era l’11 aprile del 2007 quando comparve la scritta “Bagnasco vergogna” sul pavimento del portico di fronte alla sede delle Acli a Bologna. Gli autori imbrattarono con spray color porpora anche la targa sulla porta dell’associazione. Binetti è da alcuni giorni al centro di accese polemiche per un suo commento al documento presentato dal Vaticano che vieta il sacerdozio agli omosessuali.

La campagna
Maurizio Cecconi
Maurizio Cecconi
Coordinamento Laico Nazionale
Rete Laica Bologna
Comitato Articolo 33
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