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Articoli marcati con tag ‘Cassero’

Un adolescente dalle spalle robuste

Homepage di www.cassero.it

Quindici anni fa 1, proprio in questi giorni, si teneva la campagna elettorale che portò Berlusconi di nuovo al governo.

In quei giorni, il sito gay.it decise di pubblicare sul portale dei banner pubblicitari che invitavano a votare il biscione.

Allora Il Cassero non era dotato di un proprio dominio internet.

gay.it, che s’era proposto come portale della comunità lgbt italiana, ospitava le pagine di vari circoli, tra cui il nostro.

Quando apparvero i banner di Berlusconi, a noi parve un atto inaccettabile, non tanto per la scelta, discutibile e legittima, quanto per il venir meno di quel patto che legava l’associazionismo al portale, patto che doveva necessariamente rispettare le scelte dei circoli e non sovradeterminarle, usando gli utenti che i circoli portavano al portale stesso per fini non precedentemente dichiarati.

Decidemmo pertanto di acquistare un nostro dominio e da allora non ci facciamo metter cappelli altrui sulla nostra vetusta testa.

Questa insopportabile ambiguità m’è tornata in mente in questi giorni, osservando il frenetico attivismo della redazione di gay.it, il continuo confondere i piani tra le posizioni, discutibili e legittime, del proprietario del sito – prima berlusconiano, poi montiano e ora renziano – e l’autoproclamata volontà di rappresentare la variegata comunità lgbt italiana.

In conclusione, buon quindicesimo compleanno a www.cassero.it, un adolescente dalle spalle robuste.

  1. Ho cercato tra le mie scartoffie e non ho trovato il testo del comunicato che inviammo alla mailing-list queer-it per annunciare la nostra scelta. Ho cercato pure in vari archivi online e anche lì non ne ho trovato traccia. Se qualcuno lo possiede, per favore me lo invii, ché vorrei aggiungerlo alla carpetta “Ben fatto”.

Frocie sì, ma non col Piddì

Molto più di Cirinnà

A Roma, mercoledì 24 febbraio 2016, nei pressi del Senato della Repubblica, sono successe due cose importanti ed uso questo breve e non esaustivo video che ho girato per raccontarle.

Di fronte a un provvedimento che riconosce più diritti e sancisce nero su bianco l’inferiorità della persone lgbt di fronte alla legge, che colpisce i più deboli, i figli e le figlie delle famiglie omosessuali, alcune centinaia di uomini e di donne sono scesi in piazza.

Ognuno col suo cartello preferito, con le sue parole da comunicare. Si leggeva “Molto più di Cirinnà, e “In culo sì ma non così”, l’intramontabile “Lotta anale contro il capitale”, “Gasparri quanto ci costi?”, “Siete ostaggio della Chiesa”, “Non ci rappresentate”, “Stralcivendoli” etc.

Appena i cartelli sono stati mostrati, sono arrivate le rimostranze e le richieste di ritiro da parte dei dirigenti di Arcigay. Richieste rispedite dal Cassero al mittente, eppure significative di una visione e di una strategia – o meglio, di un’assenza di visione e di strategia, di subalternità alle schifezze prodotte dai partiti che ancor prima che politica è culturale. Dunque assai più profonda e grave.

Prima confinati in uno strapuntino di piazza, le persone presenti hanno deciso di arrivare davanti al Parlamento. Sono state fermate da cordoni della Celere, qualche momento di tensione, poi hanno occupato e bloccato la via, e da lì non si sono più mosse, cantando, gridando, parlando.

Nuovamente abbiamo ricevuto inviti, da parte dei suddetti dirigenti, a tornare, buoni buoni, calmi calmi, nella piazzetta con edicola, a confinarci nell’inutilità e nell’inconsistenza. Ci volevano come loro.

A noi però non andava d’essere buoni buoni, calmi calmi, inutili e inconsistenti. Discriminati sì, ma coglioni no.

Ci siamo accampati per tre ore, abbiamo cantato una versione rivista di “Heidi” – “Senatori, senatrici, le frocette vi fanno ciao” -, gridato, baciato, mandato in tilt il traffico, cantato nuovamente “Senato, Senato, Senato, così vicino coì blindato”. Il San Remo delle persone lgbt incazzate s’è tenuto in Corso Rinascimento.

E così avanti fino all’imbrunire e oltre, fino alle ore 20.00, quando speravamo che la fantomatica paladina de’ noartri, Monica Cirinnà – una che prima afferma che non avrebbe accettato mediazioni e che avrebbe tolto il suo nome dalla legge qualora fossero avvenute, poi una volta successe (e della peggior specie) si spertica in lodi per l’artefice dello scempio, il suo capo Matteo Renzi – venisse a trovarci, anche a rischio d’essere contestata.

Sergio Lo Giudice è venuto, ha parlato, s’è preso i suoi fischi (che immagino non gli siano piaciuti) e gli slogan contro le sue posizioni. Occorre riconoscergli che non è fuggito davanti alle sue responsabilità, ci ha messo la faccia.

La fantomatica paladina era invece al telefono coi suddetti dirigenti di Arcigay, per riferir loro che “Sì, posso venire, purché mi garantiate che non sarò contestata”. E loro, cocorite, a chiedere a noi “Non fischiate”. La risposta è stata picche. La senatrice è rimasta al chiuso delle sue stanze e del Palazzo, protetta e riverita e privilegiata.

Racconto tutto ciò, perché ieri ho visto il meglio e il peggio del movimento lgbt. Racconto tutto ciò, perché ogni piazza ha una sua storia, diversa eppure simile alla rappresentazione che ne danno i mezzi di comunicazione.

Il meglio erano le persone che rilanciavano e che chiedevano “uguaglianza e libertà”, con cui ero felice di condividere quei momenti e quelle azioni. Il peggio… beh, è chiaro.

Questa legge è certo il frutto di un ceto politico ipocrita, estremamente ignorante, bigotto, paraculo, pappa e ciccia con le gerarchie cattoliche più retrive. Non usiamo però le condizioni generali per auto-assolverci: la legge è frutto altresì dell’irrilevanza della più antica e rappresentativa delle associazioni lgbt, Arcigay. Irrilevanza causata dalla subalternità politica.

Questo “male in noi” va sradicato una volta per tutte. L’abbiamo visto dieci anni fa coi famigerati Dico, lo abbiamo visto emergere nuovamente e con prepotenza ora.

Quelle persone lgbt “maleducate”, che ieri non hanno accettato di rimanere al posto loro assegnato sono il presente e il futuro, le vorrei baciare tutte e con tutte loro copulare; la subalternità e il consociativismo debbono invece e necessariamente diventare il passato.

PS 01: il sit-in di ieri era formato da attivisti venuti da Bologna, da Napoli, da Trento, da Rimini, da Modena, da Reggio Emilia, da Perugia. Più 20 romani. Il movimento lgbt a Roma non esiste e, se esiste, è formato da combriccole rissose e personalistiche, che respingono e non mobilitano, dedite agli interessi di partito invece che al bene collettivo. Andrebbero spazzate via, eppure sono più resistenti delle piante infestanti. Arcigay da lì dovrebbe iniziare a far pulizia. Con urgenza.

PS 02: scusate la lunghezza, avevo dei fastidiosi sassoloni da levare dalle mie scarpe ballerine.

Maurizio Cecconi
Maurizio Cecconi
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