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Articoli marcati con tag ‘Bologna’

Bologna, l’Associazione per la Sinistra si schiera con la Fiom

FIOML’annuale assemblea dei soci e delle socie dell’Associazione per la Sinistra di Bologna quest’anno sarà dedicata alla situazione creatasi nel mondo del lavoro dagli accordi separati di Pomigliano e di Mirafiori.

Intitolata “Sto con la Fiom!”, l’assemblea vedrà la partecipazione di Bruno Papignani, segretario Fiom di Bologna, Francesco Garibaldo, Associazione Lavoro e Libertà, Gianni Scaltriti, segreterio Fiom regionale, Katia Zanotti, Associazione per la Sinistra.

L’appuntamento è per martedì 25 gennaio, dalle ore 20.30, presso la sala Sandro Pertini, in via Ludovico Muratori 4 a Bologna [vedi mappa]

L’assemblea sarà anche l’occasione per il rinnovo della tessera dell’associazione per l’anno 2011 o per cogliere l’opportunità al volo e iscriversi per la prima volta.

Info: assosinistrabologna@gmail.com

Due interventi

Rete Laica BolognaDa un mese va in onda sulle frequenze di Radio Radicale “Amore civile – Certi Diritti in radio”, rubrica curata dall’omonima associazione.

Nella puntata del 29 dicembre 2010 sono intervenuto a nome della Rete Laica Bologna, per discutere, insieme a Filomena Gallo, avvocato dell’Associazione radicale Luca Coscioni e a Maria Laura Cattinari, presidente dell’Associazione Libera Uscita, di testamento biologico e più in generale di laicità.

Invece sabato 15 Gennaio 2011 si poteva leggere, sull’edizione bolognese del Corriere della Sera, una mia intervista, in seguito alle minacce di morte al cardinale Caffarra.

Per la cittadinanza onoraria della città di Bologna a Beppino Englaro

Un momento dell'incontro con Englaro

Un momento dell'incontro con Englaro

La Rete Laica Bologna ha proposto alle forze politiche e a tutta la popolazione del capoluogo di sostenere e approvare la proposta di cittadinanza onoraria della città di Bologna a Beppino Englaro.

Nel documento presentato leggiamo che

In questi anni Beppino Englaro è divenuto un simbolo, forse suo malgrado. Il simbolo migliore di un Paese che fatica a ritrovare il senso dello stato di diritto; il simbolo chiaro di un Paese che soffre eppure non si arrende; il simbolo dell’Italia che crede alla laicità, alla libertà, all’autodeterminazione degli individui. Beppino Englaro è divenuto il simbolo di un Paese che crede al rispetto e che disprezza l’arroganza dei potenti sui deboli, sugli ultimi, sui semplici cittadini. [...] Proponiamo la cittadinanza onoraria a Beppino Englaro perché, attraverso questo atto prestigioso, si possa sostenere con maggior forza l’articolo 32 della Costituzione, laddove i padri e le madri costituenti hanno voluto scrivere inequivocabilmente che “la legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.

Durante l’incontro organizzato in città con Beppino Englaro per discutere di testamento biologico, la proposta è stata resa pubblica. Di seguito il servizio del TG3 Emilia-Romagna e di Radio Città Fujiko, che ringrazio.

La giornata dello sbattezzo a Bologna

UAAR, giornata dello sbattezzo 2010

UAAR, giornata dello sbattezzo 2010

Come ogni anno, la UAAR organizza, anche a Bologna, la Giornata dello Sbattezzo. Il circolo cittadino organizza i seguenti banchetti:

  • venerdì 22 ottobre in Via Altabella / Indipendenza, ore 10-19;
  • domenica 24 ottobre in Via Righi / Indipendenza, ore 10-19.

L’anno scorso ne approfittai per sbattezzarmi anch’io. Questa la risposta che ho ricevetti dalla Curia.

Tutta da ridere.

Bologna. Uguaglianza: 2 a 1 (definitivo)

Il matrimonio di due donne

Il matrimonio di due donne

Ci eravamo lasciati che in pista per le primarie a sindaco di Bologna c’erano tre candidati, Cevenini, Anselmi, Frascaroli. Gli ultimi due avevano dichiarato che per aiutare l’Italia a conquistare una legge sui matrimoni gay erano disposti a celebrare delle simboliche nozze di coppie omosessuali, mentre il primo, l’uomo dei 5000 sposalizi, no.

Anselmi s’è ritirato e adesso sostiene Mr Preferenze. Alla gara s’è aggiunto Benedetto Zacchiroli, anch’egli favorevole ai matrimoni gay.

Il conteggio resta invariato ed è, a meno di clamorose novità che sembrano assai improbabili, definitivo: uguaglianza versus discriminazione, 2 a 1.

Accreditati come blogger al Gender Bender Festival 2010

La cover di Gender Bender 2010

La cover di Gender Bender 2010

HAI UN BLOG LGBTQ?
O SU MUSICA, CINEMA, TEATRO, DANZA?
ACCREDITATI PER IL GENDER BENDER FESTIVAL 2010!

Quest’anno, per la prima volta, potrai seguire il Gender Bender Festival, che si svolgerà a Bologna dal 30 ottobre al 6 novembre 2010, e raccontare gli eventi più interessanti, intervistare gli ospiti e aggiornare il tuo blog.

I blogger selezionati possono avere:
- ingresso gratuito agli appuntamenti del festival;
- possibilità di intervistare gli ospiti;
- uso gratuito della connessione wifi del Cassero, gay lesbian center.

Può fare richiesta di accredito al massimo una persona per blog.

Per accreditarsi è necessario mandare una mail a:
blogger@genderbender.it
indicando: nome, cognome, telefono, email, indirizzo del blog.

La redazione del Festival selezionerà i blog in base alla frequenza di aggiornamento, alla qualità della scrittura e dei post pubblicati.

Le interviste (massimo tre) andranno concordate con l’Ufficio stampa del Festival, tenendo conto della disponibilità degli artisti.

Per partecipare agli appuntamenti a numero chiuso, sarà necessario prenotare presso la segreteria organizzativa.

Fatevi avanti!

***

Il programma di Gender Bender 2010 è online: www.genderbender.it!

Il programma di Gender Bender 2010

La cover di Gender Bender 2010

La cover di Gender Bender 2010

Gender Bender International Festival ha pubblicato online il programma dell’edizione 2010, che potete anche scaricare in formato pdf (3 MB).

Questa edizione è dedicata al tema della “popstar”.

Il calendario di eventi cinematografici, musicali, teatrali, di danza e seminariali è ricco e vario quanto mai.

Il festival vi aspetta a Bologna dal 30 ottobre al 6 novembre.

Gender Bender è prodotto e organizzato dall’Arcigay “Il Cassero”.

Emilia-Romagna, una clericale verso la presidenza della Commissione Pari Opportunità

Silvia Noè

Silvia Noè

Indiscrezioni giornalistiche danno Silvia Noè dell’UDC in prima fila per la presidenza della Commissione Pari Opportunità della Regione Emilia-Romagna. La candidatura fa parte della strategia del PD per allargare il campo delle alleanze politiche; non avendo potuto includere direttamente gli integralisti dell’UDC nella coalizione che ha vinto le recenti elezioni regionali, a posteriori offrono loro una poltrona.

E che poltrona! Importante per i diritti delle donne e delle persone lgbt, tematiche su cui, è noto ai più, il partito di Casini può vantare posizioni avanguardistiche in tema di diritti civili.

La Rete Laica Bologna ha ricapitolato con un comunicato stampa le posizioni in materia di Noè: è contraria al rinoscimento dell’omogenitorialità e delle coppie omosessuali, è contraria all’aborto e sulla pillola RU486 ha una posizione diametralmente opposta a quella della Regione, ha definito il Bologna Pride una manifestazione “di depravazione e di degrado”, è contraria al testamento biologico. I laici emiliani ne traggono dunque le dovute conseguenze:

Se diventerà presidente della Commissione Pari Opportunità, tanto vale che la Banda Bassotti venga nominata al Bilancio. Con questa ipotesi di alleanza/desistenza con l’UDC, si prospettano tempi ancor più bui, nella nostra regione, per la laicità.

Recentemente la Noè andata a protestare contro uno spettacolo teatrale, come ci ha mirabilmente raccontato Vincenzo Branà, perché conteneva una scena in cui Gesù dava un bacio a una donna devota. In quell’occasione, la barricadera Noè, dimentica della libertà d’espressione (anche artistica) sancita dalla nostra Costituzione, con slancio da crociata dichiarava: “Perchè non prendono di mira Allah?”. E infatti pochi giorni dopo, di mira Allah l’hanno preso, dando fuoco al Centro di Cultura Islamica. Certamente non è stata la prodigiosa Noè e altrettanto certamente le sue parole denotano un razzismo e un’intolleranza religiosa degna del più oscuro medioevo, che alimentano la paura e istigano ad azioni violente.

Katia Zanotti, da anni protagonista del movimento delle donne in città e presidente dell’Associazione per la Sinistra, saputa la notizia della candidatura della casiniana, ha preso carta e penna e ha scritto una lettera alla redazione di Repubblica.

Nessuno scambio politico sulle libertà delle donne, sui diritti delle persone omosessuali, sulle libere scelte procreative è tollerabile in questa regione, per la storia importante di emancipazione, di liberazione, di difesa intransigente della laicità delle tante donne dell’Emilia Romagna. Le posizioni al riguado di Silvia Noè sono note e sono inconciliabili con questa storia. Le prove di alleanze allargate del PD, se in tale contesto dovesse stare l’indicazione di una esponente dell’UDC alla Commissione Pari Opportunità, sarebbero l’ennesima esibizione di un tatticismo del Partito Democratico emiliano e bolognese che risponde al vuoto evidentissimo di politica di questo Partito.

Da segnalare l’analisi di Fausto Anderlini, sociologo, vicino al PD, che lancia un allarme: con questa mossa (e altre simili) i voti del partito diminuiranno significativamente.

L’offerta alla Noè Silvia, la nota pulzella casiniana, delle “Pari Opportunità” regionali, con il nobile intento di allargare al centro il perimetro del centrosinistra, sembra essere una di quelle mosse che più controverse non si potrebbe. Un’Alea che rischia di lasciare al di qua del Rubicone una parte delle truppe. Come non bastassero quelle già disperse, ammuntinate, contumaci o disertate. Prendi un voto (forse) ne perdi due (sicuri).

I “laici” del PD sono “non pervenuti”: quando c’è da prendere una posizione diversa dagli ordini di scuderia, come per magia si fan di nebbia e aspettano che passi la burrasca. Che dire? Grazie mille, molto utili.

Franco Grillini, provocatoriamente attaccato da Noè per la sua strenua difesa dei diritti civili, replica serafico che “non sarà mai eletta coi voti dell’Italia dei Valori” e che quella poltrona dovrebbe essere occupata da una “donna laica, libertaria, di sinistra”.

Concordo in pieno con l’amico Franco.

Buone notizie: il PD risponde ai blogger

Mauro Zani

Mauro Zani

Mauro Zani, ultimo segretario della più grande federazione comunista occidentale e già commissario dei DS, quando persero la guida della città a favore del centrodestra guidato da Guazzaloca, ha aperto, un anno fa, un suo blog.

Zani è un blogger atipico, che si può permettere di non rispettare le regole base di una pubblicazione nella blogosfera: non troverete mai neanche un link, i suoi post hanno la forma dell’editoriale e non della conversazione che s’intreccia con altri dialoghi presenti in rete. Non usa i tags (il web semantico), la grafica è quanto di più scarno ed essenziale ci sia, ho dovuto chiedergli di cancellare il sottotitolo di default su wordpress e, per fortuna, Beppe Ramina gli ha suggerito di non scrivere i suoi lunghi articoli come un unico ininterrotto paragrafo, ma di spezzarli ogni tanto con un “a capo”, per facilitare la lettura. Ciò nonostante, Zani è giustamente un blogger molto seguito e se il successo si misura dalla quantità e dalla qualità dei commenti che riceve, rientra sicuramente fra i netcitizen più importanti di Bologna. I suoi articoli analizzano spesso le diverse vicissitudine politiche del capoluogo felsineo; non disdegna argomenti di interesse internazionale e, a mio giudizio, i suoi articoli sull’Afghanistan e sul Kosovo sono tra i migliori che potrete leggere su queste questioni poco dibattute quanto attuali.

Come ogni cittadino dotato di una connessione a internet, Zani usa questo spazio immenso e libero che è il www per pubblicare le sue riflessioni e condividerle con quanti vorranno leggerle. Le sue analisi politiche sono intelligenti, acute, ironiche, ed è già successo che fossero riprese e citate dalla stampa, che evidentemente lo segue. Niente di strano, anzi. Succede lo stesso per i blog di Ivan Scalfarotto o di Beppe Grillo, tanto per fare due esempi, con la differenza che loro fanno politica attiva, Zani si “limita” a ragionare per iscritto.

Il suo ultimo post, dedicato all’apertura del PD nei confronti di Giorgio Guazzaloca, ex avversario ora possibile alleato e/o candidato sindaco per una “coalizione dei migliori”, è stato rirpreso dalle agenzie di stampa e, immagino, oggi sarà sui giornali. Zani preconizza che “alla fine in un modo o nell’altro passerà la nottata delle elezioni. Ci sarà senz’altro un sindaco a Bologna. Si tratta però di vedere cosa resterà del PD. Forse poco. Meno di quanto ci si aspetti”.

Per Zani, il PD bolognese dovrebbe “aderire alla particolare situazione locale suscitando e mettendosi alla testa di un movimento di rinascita civica. Un civismo saldamente ancorato (per ideali e cultura) a sinistra, con le radici affondate in un senso comune che ancora esiste a Bologna, fatto di socialità e solidarietà, di tolleranza e buon senso, di volontà di confrontarsi con un futuro incerto, sempre più difficile. Un appello disinteressato ma non depoliticizzato, alla cooperazione e collaborazione. La costruzione di una trasversalità d’intenti. Alla luce del sole. Un patto per Bologna che rompesse, senza mezze misure e tatticismi deteriori con una progettualità, tanto casuale, quanto sedimentata nell’inerzia e nell’impotenza della politica. Naturalmente bisognava ammettere d’aver sbagliato”.

Quest’ultima considerazione, unita alla precedente – la definitiva e irreversibile trasformazione del Partito Democratico nella Democrazia Cristiana d’altri tempi -, deve avere scatenato allarme nelle accaldate stanze di Via Rivani, dove ha sede, a Bologna, il PD. E non è bastata l’ironia – “la gente già lo sa, e magari apprezzerebbe un’aperta ammissione di colpevolezza. Anche nei tribunali c’è lo sconto di pena per questo” – a far soprassedere i dirigenti locali, pronti alla severa replica, al “chiarimento” ad uso e consumo delle masse.

Ed è la replica la parte più curiosa di questa vicenda. Con un comunicato stampa, il PD Bolognese fa sapere di “non aver perso la bussola”, che loro parlano con tutti, ma non coi finiani che sono “un’altra cosa” (forse intendono di destra?), che se Guazzaloca è interessato al loro progetto per la città (quale non è specificato) ben venga. In altre parole, non smentiscono il fatto alla base dell’analisi di Zani e non scrivono cos’hanno in mente per Bologna. Non potrebbe esserci, dunque, conferma più autorevole. Scambiano per “consigli” indesiderati le opinioni, per quanto di spessore, espresse da un signore, per quanto importante, sul suo blog e a quelle riflessioni rispondono denunciando con vigore che “ogni giorno non mancano consigli su come il PD dovrebbe muoversi da qui alle elezioni amministrative, conditi dalla previsione di nefaste conseguenze se il partito non agisse come gli viene suggerito”. Ringraziano “sentitamente”, ma “la linea del partito è chiara”.

Giornalisticamente parlando, la vera notizia non è che esistono persone addentro alla politica che reputano le molteplici svolte centriste del PD come la fine, a sinistra, del più grande partito di massa. Infatti, lo credono in molti e Zani non è né il primo né l’ultimo. La vera e buona notizia è che il PD risponde ai blogger, almeno a quelli bolognesi. Ci seguono, ci leggono, ci studiano, discutono tra di loro di ciò che scriviamo, elaborano risposte che poi inviano in forma di comunicati stampa ai mass-media.

Quindi, amici miei netcitizen, armatevi di tastiera e continuate a produrre i vostri pensieri. Non passeranno inosservati.

Due Giovanni XXIII a Bologna

Giovanni XXIII (Baldassarre Cossa)

Giovanni XXIII (Baldassarre Cossa)

A Bologna sono presenti ben tre realtà intitolate a papa Giovanni XXIII, al secolo Angelo Roncalli. Sono l’ “Azienda Pubblica Servizi alla Persona Giovanni XXIII”, la “Fondazione per le scienze religiose Giovanni XXIII” e l’ “Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII”, tutte intitolate al pontefice che, eletto nel 1958 e seppur per solo cinque anni, guidò la Chiesa Cattolica Romana e avviò il Concilio Vaticano II.

Fino al 1947, se aveste scorso l’elenco ufficiale dei pontefici, avreste trovato un altro Giovanni XXIII, che a Bologna, come vedremo, dimostrò di che pasta era fatto. Se il Cardinale Roncalli ha potuto usufruire del nome di quel lontano e terribile predecessore, è perché nel frattempo era stato dichiarato “antipapa”, quindi non riconosciuto ufficialmente dalla Chiesa, nonostante da un Concilio fosse stato eletto. Ma andiamo con ordine.

Nel lontano 1410 Luigi II d’Angiò, re di Napoli e di Gerusalemme e gonfaloniere della Chiesa, convinse i cardinali, riuniti nel Concilio di Pisa per eleggere il nuovo Papa, che il candidato giusto era quello di Baldassarre Cossa, che assunse il nome di Giovanni XXIII.

Giovanni XXIII – leggiamo nell’utile testo di Eric Frattini, “I Papi e il sesso”, edito dai tipi della Ponte alle Grazie – “era un pirata, un mercenario, un lussurioso, un pederasta, uno stupratore, un avaro, un ingordo e uno spietato assassino”.

Da giovane, mentre studiava diritto a Bologna, Cossa era famoso tra la popolazione perché amante del sesso e della lussuria. Terminati gli studi, ricevette la nomina a tesoriere papale. La carica gli permise di controllare le finanze dello Stato Pontificio e per aumentare gli introiti, vendette importanti cariche ecclesiastiche a nobili e a ricche famiglie in cerca di un quarto di aristocrazia. In cambio di ingenti somme di danaro, raccomandava presso alcuni prestigiosi conventi delle giovani e vergini donne, figlie di nobili, non prima di averle deflorate; faceva parte del prezzo da pagare. Alcune di queste ragazze, le più belle, furono persino vendute ai saraceni, all’insaputa delle famiglie. In seguito, Cossa contribuì all’elezione al trono pontificio di Bonifacio IX che, per ringraziarlo, lo nominò cardinale e legato papale a Bologna. Nella sua nuova veste, tra i suoi primi atti, troviamo la decisione di bloccare il cantiere di San Petronio, iniziato nel 1390, e di vendere tutti i materiali edili, ammassati in piazza Maggiore, a privati.

Le cronache del tempo – continua Frattini – riportano che, da quando il Cardinale Cossa s’era insediato nella tranquilla città emiliana, “s’era attorniato da quasi duecento donzelle, spose e vedove e molte suore”. I bolognesi lo accusavano di aver sedotto molto donne sposate, poi uccise dai mariti o dai padri “disonorati”. Cossa, con un decreto, inaugurò il prossenitismo, importando nella città felsinea quanto già in voga a Roma: le prostitute dovevano pagare al legato papale una tassa sui loro guadagni, calcolata in base al numero di prestazioni sessuali praticate. Tale tassa, a Bologna, fu poi estesa anche ai panettieri, alle case da gioco, ai venditori di vino, facendo del Cardinale Cossa uno degli uomini più ricchi d’Italia.

Leonardo Aretino, segretario personale di Cossa durante i suoi nove anni di permanenza come cardinale a Bologna, ne magnificò le doti di grande inquisitore con queste parole che, lette oggi, continuano a trasmettere un brivido di terrore: “Giorno dopo giorno, una moltitudine di persone di entrambi i sessi, bolognesi e forestieri, veniva trascinata verso la morte con diverse accuse, tanto che la popolazione di Bologna si ridusse a quella di una cittadina. I sopravvissuti riuscirono a prosperare rapidamente”.

Alla morte dell’antipapa Alessandro V, Cossa si adoperò per indire, grazie alle sue ingenti risorse finanziarie, il Concilio di Pisa, che destituì il papa Gregorio XII (nel frattempo succeduto a Bonifacio IX) e il papa avignonese Benedetto XIII. Di tre uno e prese il nome di Giovanni XXIII.

Giovanni XXIII fu in seguito accusato di essere, tra le altre imputazioni, “un ateo e un mutilatore di cardinali”. A molti prelati “disobbedienti”, infatti, fece tagliare la lingua, le dita delle mani e il naso. Ebbe rapporti incestuosi con due sue sorelle. Giovanni XXIII sostenne che, siccome non le sottoponeva a penetrazione vaginale, bensì anale, commetteva solamente un peccato lieve.

La situazione di estrema conflittualità, data dalla presenza in contemporanea di tre papi, portò Giovanni XXIII a indire il Concilio di Costanza, nel 1414, con l’intento di riappropriarsi della sede romana, occupata da Gregorio XII. Il Concilio non volse a suo favore.

Davanti al Concilio furono presentate delle accuse a Giovanni XXIII, per motivarne la richiesta di deposizione, capi d’imputazione così riassunti in una cronaca del tempo: “E’ poco probabile che in precedenza si fossero presentati contro un uomo settanta capi d’accusa tanto abominevoli come quelli rivolti al vicario di Cristo. Prima di emettere il verdetto finale, furono ritirate le accuse di sedici delle depravazioni più indescrivibili, non per rispetto al Papa, ma alla pubblica decenza”. Sebbene le accuse di pirateria, assassinio, violenza carnale, sodomia e incesto furono ritirate, Giovanni XXIII fu accusato di essere un bugiardo, un vizioso, di aver portato sulla cattiva strada con i propri consigli Papa Bonifacio IX, di essere entrato a far parte del Collegio Cardinalizio grazie al danaro, di aver regnato come un tiranno e con estrema crudeltà, di aver assassinato in massa i cittadini di Bologna, di aver avvelenato l’antipapa Alessandro V, di non credere nella resurrezione e nella vita eterna, di essersi abbandonato a piacere animali, di essere la reincarnazione del Diavolo, di aver avuto rapporti sessuali con oltre trecento suore, di aver violentato le sue sorelle e di aver ordinato l’arresto di un’intera famiglia per poter abusare della madre, del padre e dei loro tre figli.
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Maurizio Cecconi
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