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Alle primarie della Coalizione Civica Bologna voto donna, voto Paola Ziccone

Paola Ziccone alle primarie della Coalizione Civica Bologna

Paola Ziccone alle primarie della Coalizione Civica Bologna

Domenica 28 febbraio si terranno le primarie della Coalizione Civica per la scelta della candidata o del candidato sindaco alle elezioni amministrative di quest’anno.

Elezioni amministrative che eleggeranno tanto il primo cittadino di Bologna, quanto il sindaco della Città Metropolitana, che include tutti i comuni della provincia.

Si vota dalle ore 09.00 alle ore 20.00. Al seguente link potete consultare l’elenco dei seggi e individuare quello a voi più vicino http://bit.ly/seggiCCB

Per poter votare, occorre essere maggiorenni e risiedere a Bologna o provincia. Munitevi di tessera elettorale ed esprimete il vostro voto.

Io voterò Paola Ziccone, perché è donna, perché è civica, perché non farà nessun genere di accordi col Partito Democratico, perché è una di noi e non un aspirante capopopolo, perché lavorerà per l’inclusione dei più deboli, per la valorizzazione delle differenze, perché ha idee su come rendere la nostra città e provincia più produttiva, più a misura di donne e di uomini, più giusta, meno inquinata, più vivace e più gentile.

Vi invito a visitare i suoi mezzi di comunicazione per approfondire e vi invito altresì a recarvi alle urne questa domenica.

Il risultato dipende dal voto di ciascuno/a di noi.

http://paolaziccone.it/
http://www.facebook.com/paolazicconesindaco/
http://twitter.com/paolacandidata

Frocie sì, ma non col Piddì

Molto più di Cirinnà

A Roma, mercoledì 24 febbraio 2016, nei pressi del Senato della Repubblica, sono successe due cose importanti ed uso questo breve e non esaustivo video che ho girato per raccontarle.

Di fronte a un provvedimento che riconosce più diritti e sancisce nero su bianco l’inferiorità della persone lgbt di fronte alla legge, che colpisce i più deboli, i figli e le figlie delle famiglie omosessuali, alcune centinaia di uomini e di donne sono scesi in piazza.

Ognuno col suo cartello preferito, con le sue parole da comunicare. Si leggeva “Molto più di Cirinnà, e “In culo sì ma non così”, l’intramontabile “Lotta anale contro il capitale”, “Gasparri quanto ci costi?”, “Siete ostaggio della Chiesa”, “Non ci rappresentate”, “Stralcivendoli” etc.

Appena i cartelli sono stati mostrati, sono arrivate le rimostranze e le richieste di ritiro da parte dei dirigenti di Arcigay. Richieste rispedite dal Cassero al mittente, eppure significative di una visione e di una strategia – o meglio, di un’assenza di visione e di strategia, di subalternità alle schifezze prodotte dai partiti che ancor prima che politica è culturale. Dunque assai più profonda e grave.

Prima confinati in uno strapuntino di piazza, le persone presenti hanno deciso di arrivare davanti al Parlamento. Sono state fermate da cordoni della Celere, qualche momento di tensione, poi hanno occupato e bloccato la via, e da lì non si sono più mosse, cantando, gridando, parlando.

Nuovamente abbiamo ricevuto inviti, da parte dei suddetti dirigenti, a tornare, buoni buoni, calmi calmi, nella piazzetta con edicola, a confinarci nell’inutilità e nell’inconsistenza. Ci volevano come loro.

A noi però non andava d’essere buoni buoni, calmi calmi, inutili e inconsistenti. Discriminati sì, ma coglioni no.

Ci siamo accampati per tre ore, abbiamo cantato una versione rivista di “Heidi” – “Senatori, senatrici, le frocette vi fanno ciao” -, gridato, baciato, mandato in tilt il traffico, cantato nuovamente “Senato, Senato, Senato, così vicino coì blindato”. Il San Remo delle persone lgbt incazzate s’è tenuto in Corso Rinascimento.

E così avanti fino all’imbrunire e oltre, fino alle ore 20.00, quando speravamo che la fantomatica paladina de’ noartri, Monica Cirinnà – una che prima afferma che non avrebbe accettato mediazioni e che avrebbe tolto il suo nome dalla legge qualora fossero avvenute, poi una volta successe (e della peggior specie) si spertica in lodi per l’artefice dello scempio, il suo capo Matteo Renzi – venisse a trovarci, anche a rischio d’essere contestata.

Sergio Lo Giudice è venuto, ha parlato, s’è preso i suoi fischi (che immagino non gli siano piaciuti) e gli slogan contro le sue posizioni. Occorre riconoscergli che non è fuggito davanti alle sue responsabilità, ci ha messo la faccia.

La fantomatica paladina era invece al telefono coi suddetti dirigenti di Arcigay, per riferir loro che “Sì, posso venire, purché mi garantiate che non sarò contestata”. E loro, cocorite, a chiedere a noi “Non fischiate”. La risposta è stata picche. La senatrice è rimasta al chiuso delle sue stanze e del Palazzo, protetta e riverita e privilegiata.

Racconto tutto ciò, perché ieri ho visto il meglio e il peggio del movimento lgbt. Racconto tutto ciò, perché ogni piazza ha una sua storia, diversa eppure simile alla rappresentazione che ne danno i mezzi di comunicazione.

Il meglio erano le persone che rilanciavano e che chiedevano “uguaglianza e libertà”, con cui ero felice di condividere quei momenti e quelle azioni. Il peggio… beh, è chiaro.

Questa legge è certo il frutto di un ceto politico ipocrita, estremamente ignorante, bigotto, paraculo, pappa e ciccia con le gerarchie cattoliche più retrive. Non usiamo però le condizioni generali per auto-assolverci: la legge è frutto altresì dell’irrilevanza della più antica e rappresentativa delle associazioni lgbt, Arcigay. Irrilevanza causata dalla subalternità politica.

Questo “male in noi” va sradicato una volta per tutte. L’abbiamo visto dieci anni fa coi famigerati Dico, lo abbiamo visto emergere nuovamente e con prepotenza ora.

Quelle persone lgbt “maleducate”, che ieri non hanno accettato di rimanere al posto loro assegnato sono il presente e il futuro, le vorrei baciare tutte e con tutte loro copulare; la subalternità e il consociativismo debbono invece e necessariamente diventare il passato.

PS 01: il sit-in di ieri era formato da attivisti venuti da Bologna, da Napoli, da Trento, da Rimini, da Modena, da Reggio Emilia, da Perugia. Più 20 romani. Il movimento lgbt a Roma non esiste e, se esiste, è formato da combriccole rissose e personalistiche, che respingono e non mobilitano, dedite agli interessi di partito invece che al bene collettivo. Andrebbero spazzate via, eppure sono più resistenti delle piante infestanti. Arcigay da lì dovrebbe iniziare a far pulizia. Con urgenza.

PS 02: scusate la lunghezza, avevo dei fastidiosi sassoloni da levare dalle mie scarpe ballerine.

Maurizio Cecconi
Maurizio Cecconi
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