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Ogni anno is better

Rainbow on NettunoIl Cassero ha annunciato che proporrà il Pride nazionale a Bologna nel 2012.

E’ una bella notizia, anche senza l’aggettivo “nazionale”: alle persone lgbt bolognesi bisogna dare un pride ogni anno, a prescindere dalla “nazionalità” dell’evento.

Ne sono sempre stato convinto e non ho ancora trovato ragioni valide che mi convincano del contrario.

Emilia-Romagna, una clericale verso la presidenza della Commissione Pari Opportunità

Silvia Noè

Silvia Noè

Indiscrezioni giornalistiche danno Silvia Noè dell’UDC in prima fila per la presidenza della Commissione Pari Opportunità della Regione Emilia-Romagna. La candidatura fa parte della strategia del PD per allargare il campo delle alleanze politiche; non avendo potuto includere direttamente gli integralisti dell’UDC nella coalizione che ha vinto le recenti elezioni regionali, a posteriori offrono loro una poltrona.

E che poltrona! Importante per i diritti delle donne e delle persone lgbt, tematiche su cui, è noto ai più, il partito di Casini può vantare posizioni avanguardistiche in tema di diritti civili.

La Rete Laica Bologna ha ricapitolato con un comunicato stampa le posizioni in materia di Noè: è contraria al rinoscimento dell’omogenitorialità e delle coppie omosessuali, è contraria all’aborto e sulla pillola RU486 ha una posizione diametralmente opposta a quella della Regione, ha definito il Bologna Pride una manifestazione “di depravazione e di degrado”, è contraria al testamento biologico. I laici emiliani ne traggono dunque le dovute conseguenze:

Se diventerà presidente della Commissione Pari Opportunità, tanto vale che la Banda Bassotti venga nominata al Bilancio. Con questa ipotesi di alleanza/desistenza con l’UDC, si prospettano tempi ancor più bui, nella nostra regione, per la laicità.

Recentemente la Noè andata a protestare contro uno spettacolo teatrale, come ci ha mirabilmente raccontato Vincenzo Branà, perché conteneva una scena in cui Gesù dava un bacio a una donna devota. In quell’occasione, la barricadera Noè, dimentica della libertà d’espressione (anche artistica) sancita dalla nostra Costituzione, con slancio da crociata dichiarava: “Perchè non prendono di mira Allah?”. E infatti pochi giorni dopo, di mira Allah l’hanno preso, dando fuoco al Centro di Cultura Islamica. Certamente non è stata la prodigiosa Noè e altrettanto certamente le sue parole denotano un razzismo e un’intolleranza religiosa degna del più oscuro medioevo, che alimentano la paura e istigano ad azioni violente.

Katia Zanotti, da anni protagonista del movimento delle donne in città e presidente dell’Associazione per la Sinistra, saputa la notizia della candidatura della casiniana, ha preso carta e penna e ha scritto una lettera alla redazione di Repubblica.

Nessuno scambio politico sulle libertà delle donne, sui diritti delle persone omosessuali, sulle libere scelte procreative è tollerabile in questa regione, per la storia importante di emancipazione, di liberazione, di difesa intransigente della laicità delle tante donne dell’Emilia Romagna. Le posizioni al riguado di Silvia Noè sono note e sono inconciliabili con questa storia. Le prove di alleanze allargate del PD, se in tale contesto dovesse stare l’indicazione di una esponente dell’UDC alla Commissione Pari Opportunità, sarebbero l’ennesima esibizione di un tatticismo del Partito Democratico emiliano e bolognese che risponde al vuoto evidentissimo di politica di questo Partito.

Da segnalare l’analisi di Fausto Anderlini, sociologo, vicino al PD, che lancia un allarme: con questa mossa (e altre simili) i voti del partito diminuiranno significativamente.

L’offerta alla Noè Silvia, la nota pulzella casiniana, delle “Pari Opportunità” regionali, con il nobile intento di allargare al centro il perimetro del centrosinistra, sembra essere una di quelle mosse che più controverse non si potrebbe. Un’Alea che rischia di lasciare al di qua del Rubicone una parte delle truppe. Come non bastassero quelle già disperse, ammuntinate, contumaci o disertate. Prendi un voto (forse) ne perdi due (sicuri).

I “laici” del PD sono “non pervenuti”: quando c’è da prendere una posizione diversa dagli ordini di scuderia, come per magia si fan di nebbia e aspettano che passi la burrasca. Che dire? Grazie mille, molto utili.

Franco Grillini, provocatoriamente attaccato da Noè per la sua strenua difesa dei diritti civili, replica serafico che “non sarà mai eletta coi voti dell’Italia dei Valori” e che quella poltrona dovrebbe essere occupata da una “donna laica, libertaria, di sinistra”.

Concordo in pieno con l’amico Franco.

Gay bolognesi e emiliani, brevi istruzioni per il suicidio

1. Quando il partito di centro-sinistra e di maggioranza vi concede qualcosa purché rinunciate alla pubblica rivendicazione delle vostre richieste, fatelo.

2. Quando il partito di centro-sinistra e di maggioranza vi finanzia il Pride con 1.500 euro e poi sgancia 2 milioni di euro all’anno alla Curia, ringraziatelo: siete pur sempre nei suoi pensieri.

3. Quando il partito di centro-sinistra e di maggioranza vi promette una legge regionale contro le discriminazioni e poi in cinque anni non riesce ad approvarla a causa dei veti dei cattolici, plaudite l’escamotage d’inserire un articolo nella finanziaria emiliano-romagnola: ottenere qualcosa è sempre meglio che lottare con dignità.

4. Quando il sindaco del partito di centro-sinistra e di maggioranza difende il crocefisso dalla assurde richieste di laicità che provengono dall’Europa, complimentatevi con voi stessi per aver votato democristiano.

5. Quando il sindaco del partito di centro-sinistra e di maggioranza prende le distanze dai festival culturali che organizzate e afferma di non aver approvato i finanziamenti, riunitevi in preghiera: è solo un brutto momento, passerà.

6. Quando il sindaco del partito di centro-sinistra e di maggioranza sostiene che offendete la Santa Romana Chiesa, per buona educazione distogliete lo sguardo dalla sua lunga sottana nera.

7. Quando chiedete una campagna informativa contro le malattie a trasmissione sessuale e l’assessore del partito di centro-sinistra e di maggioranza vi risponde che non si può mostrare un preservativo, esclamate “Mea culpa”. Lo sanno tutti che i bambini li porta la cicogna.

8. Quando il partito di centro-sinistra e di maggioranza elegge contemporaneamente un discepolo dell’Opus Dei e una persona omosessuale, fingete che quest’ultima conti qualcosa.

9. Quando il partito di centro-sinistra e di maggioranza vi regala una briciola, sentitevi sazi come Lucio Licinio Locullo dopo una cena in compagnia di Cicerone e Pompeo.

10. Quando il masochismo non sarà più una piacevolissima pratica sessuale ma politica, avrete raggiunto il vostro obiettivo. Amen.

Arcigay 2010, appunti pre-congressuali

DI MAURIZIO CECCONI
(Scaricalo in .odt oppure .pdf)

DELL’UNANIMISMO E DELL’ASSENZA DI BUONI STRUMENTI DI LOTTA

“La democrazia comincia a due”, sosteneva Luce Irigaray; intendeva: ci vuole almeno un uomo e almeno una donna perché si possa parlare di “sintesi fra i generi”. Partendo da una dialettica di genere, auspicabile anche dentro Arcigay, possiamo comprendere che la democrazia all’interno della nostra associazione comincia quando, usando le regole interne e condivise, più posizioni politiche e strategiche trovano terreno fertile e buona accoglienza per esprimersi e per partecipare al gioco congressuale, dove si deciderà quale linea raccoglierà il maggior numero di consensi.

Se si cerca con sforzi diplomatici e con tentativi inibitori (come le decisioni calate dall’alto) d’appiattire il dibattito su una sola posizione, per spezzare nella culla la nascita d’altre idee diverse da quelle finora espresse, dobbiamo prima di tutto registrare che siamo in presenza di un terreno ostile e di una cattiva accoglienza. Mi sembra questo il caso della nostra associazione. Va detto senza pelosi buonismi.

Rompere l’unanimismo, obbligare l’associazione a un salto di qualità nella democrazia interna, farla discutere di quali posizioni e di quali soluzioni fossero più utili al lavoro politico è stato il senso vero della mozione “Diritti in movimento” allo scorso congresso. Personalmente sono fiero del lavoro che facemmo e che s’è dimostrato precorritore dei molti problemi che abbiamo successivamente incontrato e che non siamo stati in grado di ben affrontare in questi tre anni, proprio perché la maggioranza compì allora scelte di comodo invece che scelte di merito. Sarebbe bello non compiere ancora gli stessi errori: la storia insegna e per fortuna le maggioranze sono per loro natura variabili come le opinioni.

L’acqua è passata sotto i ponti e se cito quell’esperienza oggi non è per nostalgia ma perché credo che se arriveremo al congresso del 2010 nelle condizioni d’aver ucciso il dibattito e prodotto una sola mozione (al di là del giudizio che ognuno ne può avere) avremo compiuto un gigantesco passo indietro e fatto del male ad Arcigay e al movimento tutto, di cui Arcigay è parte consistente.

Non solo per la salute della nostra democrazia dovremmo avere a cuore la qualità del dibattito. Esiste una stretta correlazione – questa è la mia convinzione – tra dibattito e qualità degli strumenti di lotta. Più posizioni diverse discutono e si confrontano, più idee hanno la possibilità di nascere/evolvere/arricchirsi, migliore è la sintesi e la capacità dell’associazione di rispondere alle enormi difficoltà della situazione italiana, in riferimento alla conquista dei diritti civili e dei diritti individuali. Viceversa, un dibattito costretto a contorcersi perché assente un sano conflitto tra posizioni differenti, è destinato inevitabilmente a produrre una pappa che ci lascia inermi, inoffensivi, incapaci di essere all’altezza dello scontro in atto tra sostenitori delle libertà e clericali di tutti gli schieramenti. Questa è la reale posta in gioco.
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MONTEVENTI UNISCE coppie gay, lesbiche, etero. La cerimonia in Piazza dell’Unità

BOLOGNA. MONTEVENTI CELEBRA NOZZE GAY, POI REGISTRO AL PD
BCL CERCA COPPIE (ANCHE ETERO), LA ‘CERIMONIA’ IN PIAZZA UNITA’

DIRE, Bologna, 20 maggio – Nozze gay in Piazza dell’Unità per il gran finale della campagna elettorale. Le celebrerà, con fascia arcobaleno (i colori del movimento omosessuale), il candidato sindaco di Bologna Città Libera, Valerio Monteventi. Gli organizzatori stanno cercando proprio in questi giorni le coppie da unire nel rito collettivo: siano esse gay, lesbiche o eterosessuali. “Non vuole essere uno scimmiottamento di matrimonio o di unioni civili”, avverte il candidato consigliere di BCL Maurizio Cecconi. Proprio per questo per l’evento è stato scelto un nome (“Monteventi unisce”) e un luogo (appunto Piazza dell’Unità) che richiamino un più ampio concetto di solidarietà sociale. Questo non impedisce che, alle 17 del prossimo 30 maggio, venga inscenato un vero e proprio “rito civile”. Il celebrante Monteventi pronuncerà anche una formula, attestando “che quelle persone si impegnano simbolicamente a sostenersi reciprocamente”, come anticipa lo stesso Cecconi. Il quale, in quell’occasione, si unirà col suo compagno “che è croato e si chiama Tomas”. Per farsi “sposare”, fanno sapere gli organizzatori, basterà chiederlo. Durante l’evento in Piazza dell’Unità verranno regalati “tortellini gay”, coi nomi dei candidati gay e lesbiche di Bologna Città Libera. Ma soprattutto verrà compilato “un registro informale dove le coppie che partecipano danno la loro adesione. Lo invieremo alla sede elettorale di Flavio Delbono”. Bologna, ricorda infatti Cecconi, “è una delle capitali del movimento gay, qui c’è stato il Pride nazionale lo scorso anno e il candidato del centrosinistra evita di usare parole come gay, lesbica e trans”. Ma la cerimonia non è comunque una novità assoluta. “Celebrai delle nozze gay già 6 o 7 anni fa al Cassero, con Marcella Di Folco”, ricorda Monteventi.

Per comunicare la tua presenza come coppia
scrivi a maurizio@puta.it
oppure telefona al 3498084899

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Unioni civili

Cassero Magazine Maggio / Giugno 2009

L’editoriale del nuovo numero di Cassero Magazine, a cura del Consiglio Direttivo, dedicato al bilancio della Giunta Cofferati e alle elezioni amministrative di Bologna.

A Bologna ci vorrebbe un sindaco gay. Come Wowereit a Berlino e Delanoë a Parigi. Omosessuale dichiarato e laico convinto, proprio come loro due. Bologna se lo meriterebbe proprio a questo punto, quanto meno per invertire il flusso di cervelli (creativi in testa) che da questa città si è mosso – in fuga – verso la Mittel Europa. E seppure non siamo tra quelli che sostengono l’esistenza di un fattore “gay” portatore automatico di successo (o forse ne siamo intimamente convinti, ma non ne facciamo una dottrina), dobbiamo arrenderci davanti all’evidenza che dinanzi alla deriva in cui è finita la nostra città, neanche Cristiano Malgioglio – la chìra meno vocata alla fascia tricolore – potrebbe essere in fondo una catastrofe. Quindi, perché non provare…

Invece anche per questa volta niente banana ossigenata, nessun colpo di scena. Per la chiamata alle urne che ci apprestiamo ad onorare ci dobbiamo accontentare dell’ordinario, seppure in dose decisamente abbondante. Sì perché a Bologna, a questo giro, tutti vogliono fare il sindaco, perfino un prete negazionista mandato a spendere perfino da Caffarra e Beppe Maniglia, che nel caso si sposterebbe solo di qualche metro. E si litiga questo giro, e alla grande, quasi si arriva alle mani. Poi si fa a gara a chi ha i trigliceridi più bassi, a chi infila più lettere anonime sotto le porte, a chi si cala di più l’onorario per sostenere le foche orfane dell’isola di Pantelleria. Povere. Noi da questo baillame vorremmo un po’ prendere le distanze, senza voltare le spalle però, perché a votare bisogna andarci: è un diritto e un dovere. Nelle pagine che seguono quindi tenteremo di offrirvi una mappa rainbow per orientarvi nella giungla di questa campagna elettorale. Una mappa non neutrale, anzi disegnata con un preciso orientamento, frutto di una discussione che si è articolata nei diversi momenti partecipativi del nostro circolo. Solo per le europee indichiamo nettamente una preferenza, quella per Alessandro Zan in corsa nelle fila di Sinistra e Libertà. Per le comunali invece il Cassero a Bologna non esprime indicazioni di voto legate a una particolare forza politica bensì sostiene tutti e cinque i candidati glbt al Consiglio comunale, quale che sia il simbolo che colora la loro scesa in campo. Tre di loro in particolare – Bruno Pompa, Maurizio Cecconi e Sergio Lo Giudice – sono espressioni dirette della nostra storia associativa che ancora oggi si intreccia con la loro militanza. Stesso ragionamento per il Quartiere Porto, quello all’interno del quale il Cassero si trova: due candidati glbt corrono per la carica di consigliere, entrambi godono della nostra totale fiducia. Per i candidati sindaci, invece, questo Consiglio Direttivo ha scelto di non dare indicazioni bensì di aprire un confronto diretto con tre dei tanti aspiranti alla fascia tricolore, cioè Flavio Delbono, Giorgio Guazzaloca e Valerio Monteventi. Anche di questa scelta, e delle conseguenti esclusioni, troverete più avanti le motivazioni. Con la speranza che le risposte all’intervista che gentilmente ci hanno concesso siano per voi di qualche utilità per sciogliere le ultime incertezze sul voto. Infine un’incursione nelle comunali di Ferrara dove è candidato Flavio Romani. Flavio è un nostro caro amico, un attivista di prima linea, una delle persone che ha contribuito a rendere grande il Pride di Bologna. Non abbiamo perciò alcun dubbio nell’indicare agli amici di Ferrara il nome di Flavio per la carica di consigliere comunale.

Le ultime parole le spendiamo per Cofferati, il sindaco di Bologna, quello che se ne va. Il peggiore mai passato da queste parti, questa è l’unica cosa su cui attualmente sembrano convergere sia la destra sia la sinistra. E noi, innanzitutto. La nostra liason col sindaco sindacalista è una favola breve che intitoleremmo “la piazza”: inizia a Roma, coi milioni di manifestanti ai piedi dell’allora leader della Cgil. Quella piazza allora ci fece sognare. Poi però arrivò piazza Maggiore, negata a Miss Alternative, il nostro defilée che ogni anno ricorda alla città che bisogna lottare contro l’Aids, e concessa poi a ogni corsa, volata, tiro a canestro. Perfino all’expò dei cazzi di cioccolata, tutti regolarmente senza preservativo. E con l’ultimo capitolo, poi, chiuderemmo parlando di un giardino. Quello che la Giunta ha scelto proprio poche settimane fa di intitolare a Stefano Casagrande, dando risposta alla richiesta che facemmo in occasione del Gay Pride. Chiaramente quel fazzoletto di verde, per quanto piccolo e nascosto, per noi è già un cortile di Versailles. E il “grazie” dinanzi a un dono, a una concessione, è un costume dal quale non ci sottraiamo. Ma se a qualcuno, ai tempi del Bologna Pride, era parso di aver sentito Cofferati parlare di una “via” sappia che non si era sbagliato. Magari poi già allora intendeva giardino, vai a sapere. Oppure più semplicemente si è confuso. Fortuna che a Genova – dove appena trasferito ci vedrà arrivare per il Gay Pride – sono quasi tutti vicoli e stradine: una mappa più semplice che gli eviterà in futuro qualunque incomprensione.

[Scarica Cassero Magazine ; 5 MB]

Cassero Magazine Maggio / Giugno 2009 - Copertina

Bologna. Gay e lesbiche al voto

Bologna alle urne. Si rinnova il consiglio comunale. Per la prima volta numerose persone omosessuali, dichiarate e visibili, sono candidate in varie liste. Abbiamo affidato all’attitudine giornalistica di Franco Grillini, direttore di Gaynews, la gestione dell’incontro con quattro di queste candidature, tutte “vicine” al circolo e tutte per il consiglio comunale. Un dibattito per conoscere gli individui, i loro partiti e programmi di riferimento, le istanze di un movimento che agisce localmente, le sfumature che distinguono pratiche ma che accomunano sogni. Ad un anno di distanza da uno dei più grandi e ben riusciti Pride della storia italiana recente, esponenti del mondo lgbt cercheranno di mettere ordine tra le priorità nazionali e i desiderata locali che possono migliorare il nostro grado di cittadinanza, purtroppo ancora confinato alla serie B.

Mercoledì 13 maggio 2009
Arcigay “Il Cassero” – Gay & Lesbian Center
presenta

GAY E LESBICHE AL VOTO
aperitivo e tribuna politica

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Incontro con

Maurizio CecconiBologna Città Libera
Cathy La TorreSinistra per Bologna
Sergio Lo GiudicePartito Democratico
Bruno PompaSinistra per Bologna

Modera

Franco Grillini – Direttore GayNews

Aperitivo H 20.00
Inizio dibattito H 21.00

Ingresso gratuito e senza obbligo di tessera

[Scarica l'invito in alta risoluzione]

Gay e lesbiche al voto

Cecconi, Bologna Città Libera: “Assenti le coppie di fatto dal programma di Delbono”

Bologna Città Libera
COMUNICATO STAMPA
28 Aprile 2009

BOLOGNA, PROGRAMMA UNIONE DELBONO.
CECCONI: “ASSENTI LE COPPIE DI FATTO E I DIRITTI CIVILI.
IL 31 MAGGIO IN PIAZZA PER CELEBRARE IL LIBERO AMORE.”

Maurizio Cecconi, attivista del movimento omosessuale, insieme ai consiglieri comunali di BCL, sull’eliminazione dei diritti delle persone gay e lesbiche dal programma dell’Unione di Delbono.

21 pagine, 60.000 caratteri e mai che siano pronunciate le parole: omosessuale, gay, lesbica, bisessuale, trans. Scompare del tutto il tema del riconoscimento delle coppie di fatto, etero e gay, e viene sostituito da un generico quanto irrilevante ‘contrasto ad ogni forma di discriminazione’”, così Maurizio Cecconi, candidato consigliere di Bologna Città Libera e da oltre dieci anni attivista del movimento gay in città. E’ amareggiato e offeso Cecconi, da quella che definisce “una farsa intollerabile. Siamo passati dalla tragedia del divieto di Rutelli ai PACS, alla buffonata del programma di Delbono che, pur di non offendere l’ala cattolica del partito e dell’Unione, non dice nulla di rilevante su come estendere i diritti di cittadinanza alle persone omosessuali, grazie ai possibili interventi dell’amministrazione comunale nel welfare, nelle scuole, nella prevenzione”. Conclude Cecconi: “Nulla, non c’è nulla. Com’è possibile? L’anno scorso abbiamo tenuto a Bologna il Pride nazionale e questo è il risultato? Questa è la capacità di ascolto del centro-sinistra?”.

Il candidato sindaco di BCL, Valerio Monteventi, non risparmia critiche, specialmente nei confronti dell’ala sinistra dell’Unione di Delbono: “Pensano di difendere i lavoratori alleandosi col partito del sindaco condannato per comportamento anti-sindacale, pensano di difendere la laicità delle istituzioni e di estendere i diritti delle persone omosessuali alleandosi coi cattolici più retrivi e accettando i veti che questi pongono al programma. La sinistra unionista si dimostra ancora una volta una sinistra da salotto, velleitaria e attenta solo alle briciole di potere che le vengono elargite“.

Bologna Città Libera è l’unica forza politica ad aver inserito nel proprio programma di mandato un capitolo relativo agli orientamenti sessuali. Siamo fieri del lavoro fatto, grazie all’impegno di Maurizio Cecconi. Ci sono proposte qualificanti, uniche nel panorama bolognese: la partecipazione del sindaco ai Pride; le misure anti-crisi estese ai single; le campagne contro l’omofobia e il bullismo; l’avviamento agevolato al lavoro per le persone trans; la distribuzione gratuita dei preservativi; la consulta per la laicità“, così Serafino D’Onofrio, consigliere e candidato per BCL.

Roberto Panzacchi, presidente della Commissione Consiliare ‘Istruzione, Cultura, Turismo e Sport’, incalza: “E’ necessario invertire la tendenza che vede progressivamente diminuire i finanziamenti alle associazioni che promuovono la cultura della diversità. Bologna era famosa per essere tollerante; vogliamo che torni ad essere un modello di riferimento per tutta l’Italia”.

Conclude Cecconi e rilancia combattivo: “L’ultima domenica di campagna elettorale, il 31 maggio, per combattere il tentativo di marginalizzare il tema dei diritti civili, saremo in piazza per celebrare il libero amore. Il candidato sindaco di Bologna Città Libera unirà simbolicamente le coppie gay, lesbiche ed eterosessuali che vorranno partecipare a questo momento festoso di rivendicazione di pari diritti e di pari dignità per tutti, a prescindere dall’orientamento sessuale, e impegnarsi verso il proprio compagno o la propria compagna davanti alla città di Bologna”.

Bologna, “Il Cassero”: lo stop alle manifestazioni è proibizionismo

In una città che quotidianamente consolida il suo ruolo di teatro di violenza lo “stop” alle manifestazioni durante il week-end imposto dalla prefettura con l’accordo di Comune e Provincia – e argomentato con l’obiettivo assolutamente discutibile di “migliorare la vivibilità del centro storico nelle giornate di sabato e domenica” – ha i connotati di un provvedimento irresponsabile e unilaterale, che in nome di una non meglio specificata vivibilità, chiude le porte del centro cittadino alle libere espressioni dei suoi abitanti. “Il Cassero” di Bologna esprime un dissenso forte rispetto a questa scelta e chiama gli amministratori locali – Cofferati e Draghetti, entrambi presenti all’incontro in prefettura – ad assumersi responsabilità rispetto alla deriva del cuore cittadino, senza ulteriormente caricare di questi problemi la cittadinanza, i suoi fermenti, le sue espressioni. In cinque anni di mandato Provincia e Comune di Bologna hanno messo in campo un’imbarazzante sequenza di divieti che hanno profondamente interrotto la vivacità di fruizione degli spazi cittadini. Ne soffrono gli albergatori, i commercianti, e i cittadini tutti, costretti a muoversi in una città divenuta a tutti gli effetti vuota e pericolosa. Cortei, happening, flash mob sono la linfa e l’anima di un tessuto urbano, canali di scambio e confronto di opinioni. Censurarli vuol dire sottoscrivere la deriva di questa città, percorso di sofferenza rispetto al quale gli amministratori del centrosinistra bolognese non si sono mostrati per niente all’altezza, latitando sulle proposte e inflazionando la cultura e del divieto e del proibizionismo, che non è legalità bensì soltanto uno stile anacronistico e povero (di risorse e di idee) per affrontare problemi. Il Bologna Pride dello scorso anno, così come il Crossing Kisses che abbiamo messo in atto per il giorno di San Valentino, sono dimostrazioni di come il pensiero, l’opinione, il movimento possano essere ingredienti pacifici e sereni di confronto e pluralismo. Draghetti, Cofferati per convincerci dell’opportunità di questo loro ulteriore atto di forza, dovranno prima smentire questa considerazione e dichiarare chiusa, dall’alto del loro colore politico e delle proprie storie – l’era dell’espressione del pensiero per lasciar spazio a quella dello shopping.

Protest!

I bus atei a Bologna? Forse sì

Vorrebbero, ma per ora non possono. Mentre infuriano le polemiche a sfondo religioso scatenate dalla preghiera musulmana sul crescentone di Piazza Maggiore, potrebbero fare la loro apparizione anche a Bologna gli autobus targati Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (UAAR). Dal 4 febbraio circoleranno a Genova, portando per le strade del capoluogo ligure il messaggio: La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno. La campagna però è nazionale e Roberto Grendene, coordinatore del circolo UAAR di Bologna, non esclude che bossa approdare anche sotto le Due Torri. E nel frattempo, petizione atea in vista per Palazzo d’Accursio: stop ai finanziamenti per l’edilizia di culto, chiederà a breve l’UAAR. “Quella degli autobus è un’iniziativa di carattere nazionale – spiega Grendene, che è anche membro del comitato di coordinamento italiano di UAAR – siamo partiti da Genova e l’intenzione, se arrivano molte donazioni, è di farlo anche in altre città, a Bologna ma anche a Roma”. Insomma, l’unico limite è economico: “dipende dal sostegno di soci e simpatizzanti”.

Il Bologna, 15.01.2009

Un bus "ateo", a Genova

La campagna
Maurizio Cecconi
Maurizio Cecconi
Coordinamento Laico Nazionale
Rete Laica Bologna
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