Articoli marcati con tag ‘Bisessuale’
PD, un doppio paso doble contro i diritti civili
1. A Marzo, Bersani si dichiara contrario ai matrimoni gay;
2. A Maggio, il gruppo consigliare del PD a Udine boccia la campagna di Arcigay contro l’omofobia, definendo “provocatori” dei manifesti in cui due uomini e due donne si baciano;
3. A Luglio, il sindaco di Spresiano, in provincia di Treviso, eletto dal PD, definisce “malate” le persone omosessuali;
4. A Luglio, il consiglio comunale di Pesaro, guidato dal PD, boccia una mozione per istituire il registro delle unioni civili. Ai voti del Partito Democratico si uniscono quelli della Lega Nord e del PDL.
Considerazioni
Non sono così sciocco da credere che i partiti piccoli, duri e puri siano più utili alla causa dei diritti civili del sostegno, talvolta altalenante, di una grande forza politica quale è, per numeri e potere, il Partito Democratico. Per fare un viaggio lungo e difficile, è necessaria infatti una barca grande e resistente.
Il punto – mi viene da scrivere: il nodo già risolto -, a mio avviso, è che il PD non ci sostiene affatto.
Se guardiamo i fatti (e non le pezze messe a posteriori), non possiamo che trarre questa conclusione. E il suo inevitabile corollario: appoggiarsi a questa forza politica ci condannerà ad altri 30 (trenta) anni senza diritti.
Conclusioni
Andiamo da un’altra parte.
28 Giugno 1982. Amarcord
Lunedì 28 Giugno scorso era il 28° compleanno del Cassero.
Il 28 Giugno 1982 infatti il Comune di Bologna assegnò al “Circolo XVIII Giugno” (poi divenuto “Il Cassero”) i locali di Porta Saragozza. Era la prima volta in Italia che un’amministrazione pubblica riconosceva e sosteneva un’associazione omosessuale. I gay e le lesbiche, i/le trans e i/le bisessuali ne entrarono in possesso dopo un pacifico corteo per le vie della città.
Una televisione olandese realizzò un bel servizio, intervistando l’allora sindaco Renzo Imbeni e Beppe Ramina, attivista del “Circolo XVIII Giugno”. Il servizio proseguiva con un’intervista a un’attivista, che spiegava “l’essere trans”.
Visto che sono in vena di ricordi, pubblico anche il servizio del TG3 Emilia-Romagna del 20 Dicembre 1999, quando l’ingresso Cassero a Porta Saragozza fu murato nella notte e trovammo la simpatica scritta: “Si entra da dietro”. Il commento politico dell’evento fu affidato a Sergio Lo Giudice e a Franco Grillini.
Afferma un amico che i primi due video testimoniano “l’arte di sapersi raccontare. L’unica vera pratica efficace in politica, quella che forse abbiamo perso, precludendoci tante conquiste”.
Guardiamoli e riprendiamo a raccontarci.
(Grazie al Centro di Documentazione dell’Arcigay “Il Cassero”)
Napoli Pride 2010 – Il mio videodiario
Ospite del mio amico Jusie Love, ho partecipato alla festa dei collettivi, (S)Queer Think. Suonavano Vozla, Lady Maru & Cascao e Le tette biscottate. Mi sono svegliato all’alba e passeggiato per la città, lungo un isolato di notevole architettura fascista. Ho partecipato al seminario sul matrimonio gay organizzato dal Comitato “Sì, lo voglio!”. Pranzato con una pizzetta e manifestato “alla luce del sole”. Durante il concentramento in Piazza Cavour, ho assistito alla contestazione antifascista a Paola Concia, onorevole del Partito Democratico. Ne ho scritto qui, pubblicando anche il video. E’ stata una splendida manifestazione. La città ha risposto sorridendo e, curiosa di questa marea assortita di persone, ha partecipato, mai con scherno o rifiuto. A causa del mio piede in via di guarigione, ho passato la maggior parte del tempo sul carro del Cassero/Arteria. 6 Km 6 di percorso per il centro: neanche alla Love Parade lo disegnano così impegnativo! L’arrivo in Piazza del Plebiscito ha coinciso col momento di smontare armi e bagagli e prendere il pullman, per tornare a Bologna. Se non s’è ancora capito: GRAZIE NAPOLI!
Il videodiario su Vimeo e su Facebook.
Tra Stato ed Europa. LGBT e Queer nei Balcani
Leggete l’approfondimento pubblicato da “Osservatorio sui Balcani”.
Da Pisa a Pisa. Trent’anni di orgoglio omosessuale – Il ricordo di Ezio Menzione
Di Ezio Menzione
Il giorno 28 si celebrerà il trentennale della prima manifestazione pubblica di omosessuali che si sia mai tenuta in Italia: proprio a Pisa, il 24 novembre 1979. E’ prevista una mostra fotografica su quell’evento ed un convegno di approfondimento, cui parteciperà, fra gli altri, Stefano Rodotà. Le iniziative si terranno alla Biblioteca Comunale.
Il 24 novembre del 1979 – ricordo che era un sabato – a Pisa si svolse una manifestazione di omosessuali. Alcune centinaia di gay e lesbiche sfilarono in pieno centro, in maniera abbastanza colorita, rivendicando con fierezza il loro diritto ad esistere ed essere visibili. La protesta nasceva da alcuni episodi di violenza contro gli omosessuali accaduti nei mesi precedenti.
Poca cosa, si potrebbe dire oggi, abituati come siamo alle sfilate del Pride di centinaia di migliaia di omosessuali, lesbiche, trans, bisex e chi più ne ha più ne metta (anche parecchi etero di buona volontà, in genere), con carri, maschere, costumi, musica e ogni tipo di paraphernalia. Allora si era abbastanza pochi, ma molto agguerriti, con un po’ di cartelli e uno striscione. Tutto lì. Del resto, se riguardo le foto di una manifestazione gay del 28 giugno 1977 a New York, la partecipazione era anche lì più di buona volontà che di massa.
La novità era che mai prima si erano visti i gay in piazza. In una città così piccola, poi. E’ vero che Pisa in quegli anni era una città culturalmente vivace e politicamente vivacissima (immune dagli atti terroristici, per fortuna), ma pur sempre non era S.Francisco. La manifestazione era stata organizzata, in buona sostanza, dai Radicali – più o meno facenti capo al Fuori!, la prima organizzazione omosessuale nata in Italia – ma vi parteciparono anche persone che si riferivano a quella che allora si chiamava la “estrema sinistra” o “sinistra rivoluzionaria”, i cui gruppi, peraltro, benché molto fitti e variegati in città, non vi avevano aderito. Tutto si svolse con un po’ di trepidazione, ma pacificamente. La “provocazione” fu accettata dai pisani che passeggiavano e molti di loro, penso, non si accorsero di alcuna differenza rispetto alle molte manifestazioni che quasi quotidianamente ingolfavano il centro storico. La solita protesta, i soliti contestatori, avranno pensato vedendo quel gruppo che sfilava e che si trattenne in Piazza Garibaldi.
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Gay bolognesi e emiliani, brevi istruzioni per il suicidio
1. Quando il partito di centro-sinistra e di maggioranza vi concede qualcosa purché rinunciate alla pubblica rivendicazione delle vostre richieste, fatelo.
2. Quando il partito di centro-sinistra e di maggioranza vi finanzia il Pride con 1.500 euro e poi sgancia 2 milioni di euro all’anno alla Curia, ringraziatelo: siete pur sempre nei suoi pensieri.
3. Quando il partito di centro-sinistra e di maggioranza vi promette una legge regionale contro le discriminazioni e poi in cinque anni non riesce ad approvarla a causa dei veti dei cattolici, plaudite l’escamotage d’inserire un articolo nella finanziaria emiliano-romagnola: ottenere qualcosa è sempre meglio che lottare con dignità.
4. Quando il sindaco del partito di centro-sinistra e di maggioranza difende il crocefisso dalla assurde richieste di laicità che provengono dall’Europa, complimentatevi con voi stessi per aver votato democristiano.
5. Quando il sindaco del partito di centro-sinistra e di maggioranza prende le distanze dai festival culturali che organizzate e afferma di non aver approvato i finanziamenti, riunitevi in preghiera: è solo un brutto momento, passerà.
6. Quando il sindaco del partito di centro-sinistra e di maggioranza sostiene che offendete la Santa Romana Chiesa, per buona educazione distogliete lo sguardo dalla sua lunga sottana nera.
7. Quando chiedete una campagna informativa contro le malattie a trasmissione sessuale e l’assessore del partito di centro-sinistra e di maggioranza vi risponde che non si può mostrare un preservativo, esclamate “Mea culpa”. Lo sanno tutti che i bambini li porta la cicogna.
8. Quando il partito di centro-sinistra e di maggioranza elegge contemporaneamente un discepolo dell’Opus Dei e una persona omosessuale, fingete che quest’ultima conti qualcosa.
9. Quando il partito di centro-sinistra e di maggioranza vi regala una briciola, sentitevi sazi come Lucio Licinio Locullo dopo una cena in compagnia di Cicerone e Pompeo.
10. Quando il masochismo non sarà più una piacevolissima pratica sessuale ma politica, avrete raggiunto il vostro obiettivo. Amen.
Arcigay 2010, appunti pre-congressuali
DELL’UNANIMISMO E DELL’ASSENZA DI BUONI STRUMENTI DI LOTTA
“La democrazia comincia a due”, sosteneva Luce Irigaray; intendeva: ci vuole almeno un uomo e almeno una donna perché si possa parlare di “sintesi fra i generi”. Partendo da una dialettica di genere, auspicabile anche dentro Arcigay, possiamo comprendere che la democrazia all’interno della nostra associazione comincia quando, usando le regole interne e condivise, più posizioni politiche e strategiche trovano terreno fertile e buona accoglienza per esprimersi e per partecipare al gioco congressuale, dove si deciderà quale linea raccoglierà il maggior numero di consensi.
Se si cerca con sforzi diplomatici e con tentativi inibitori (come le decisioni calate dall’alto) d’appiattire il dibattito su una sola posizione, per spezzare nella culla la nascita d’altre idee diverse da quelle finora espresse, dobbiamo prima di tutto registrare che siamo in presenza di un terreno ostile e di una cattiva accoglienza. Mi sembra questo il caso della nostra associazione. Va detto senza pelosi buonismi.
Rompere l’unanimismo, obbligare l’associazione a un salto di qualità nella democrazia interna, farla discutere di quali posizioni e di quali soluzioni fossero più utili al lavoro politico è stato il senso vero della mozione “Diritti in movimento” allo scorso congresso. Personalmente sono fiero del lavoro che facemmo e che s’è dimostrato precorritore dei molti problemi che abbiamo successivamente incontrato e che non siamo stati in grado di ben affrontare in questi tre anni, proprio perché la maggioranza compì allora scelte di comodo invece che scelte di merito. Sarebbe bello non compiere ancora gli stessi errori: la storia insegna e per fortuna le maggioranze sono per loro natura variabili come le opinioni.
L’acqua è passata sotto i ponti e se cito quell’esperienza oggi non è per nostalgia ma perché credo che se arriveremo al congresso del 2010 nelle condizioni d’aver ucciso il dibattito e prodotto una sola mozione (al di là del giudizio che ognuno ne può avere) avremo compiuto un gigantesco passo indietro e fatto del male ad Arcigay e al movimento tutto, di cui Arcigay è parte consistente.
Non solo per la salute della nostra democrazia dovremmo avere a cuore la qualità del dibattito. Esiste una stretta correlazione – questa è la mia convinzione – tra dibattito e qualità degli strumenti di lotta. Più posizioni diverse discutono e si confrontano, più idee hanno la possibilità di nascere/evolvere/arricchirsi, migliore è la sintesi e la capacità dell’associazione di rispondere alle enormi difficoltà della situazione italiana, in riferimento alla conquista dei diritti civili e dei diritti individuali. Viceversa, un dibattito costretto a contorcersi perché assente un sano conflitto tra posizioni differenti, è destinato inevitabilmente a produrre una pappa che ci lascia inermi, inoffensivi, incapaci di essere all’altezza dello scontro in atto tra sostenitori delle libertà e clericali di tutti gli schieramenti. Questa è la reale posta in gioco.
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Quisquilia

L’omofobia di Buttiglione e la futura alleanza PD-UDC
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La proposta del Baffino Nazionale è di rivedere in senso “tedesco” la legge elettorale: un ritorno al proporzionale con un’alta soglia di sbarramento. Una legge elettorale siffatta aprirebbe la strada a una ridefinizione del peso politico dei partiti presenti in Parlamento e di quelli che si (ri)candideranno ad entrarci.
Il cambiamento della legge elettorale permetterà ai centro cattolico rappresentato dall’UDC di trovare una sua collocazione al centro degli schieramenti (oggi è schiacciata dal maggioritario e senza l’aiuto concreto del Vaticano alle ultime elezioni non avrebbe superato la soglia di sbarramento, restando priva di una rappresentanza).
D’Alema/Bersani intendono quindi garantire una sopravvivenza-senza-patemi al cattolicesimo conservatore e ipotizzare il rientro in Parlamento di una sinistra, nel frattempo divenuta marginale, anche grazie al contributo determinante delle leggi elettorali e dei correttivi approvati in Parlamento col voto favorevole del Partito Democratico.
La loro visione è: un PD che si fa centro di un’alleanza per il governo che va dall’UDC a una sinistra debolissima. Sono convinti che il peso elettorale del PD sarà in grado di garantire un equilibrio tra le diverse anime che si propongono di unire in un nuovo centro-centro-sinistra (un’ulteriore involuzione del precedente e già debolissimo centro-sinistra). In questo quadro, la voce della sinistra, se ci sarà, sarà paragonabile al cinguettio di un passerotto.
Torniamo a noi. Cosa c’azzeccano quindi i froci, le lesbiche, i/le bisessuali e i/le trans con la futura alleanza PD-UDC?
A una domanda (anche se retorica) è maleducazione rispondere con un’altra domanda. Faccio il maleducato a fin di bene, perché chi legge è importante che arrivi a comprendere questi sviluppi da solo/a.
Secondo voi, quale sarà il punto di mediazione su cui si stringerà l’accordo PD-UDC? [Siete pregati di rispondere lasciando un commento/opinione]
Vi scrivo come la vedo io. Così: si scambieranno qualche poltrona e qualche centro di potere (naturalmente) e sul piano politico l’accordo si farà sull’insabbiamento sine die della riforma del diritto di famiglia, sui veti nei confronti dell’estensione dei diritti individuali – gli unici argomenti elettorali a cui è interessata l’Unione di Centro – . I diritti civili (coppie gay, adozioni, divorzio breve, testamento biologico, riforma della legge sulla fecondazione assistita), i diritti della persona e quelli collettivi, saranno il terreno della rinuncia del Partito Democratico per i prossimi vent’anni.
E’ il prezzo che hanno deciso di pagare per tornare al governo del paese. E’ un prezzo che in realtà paghiamo e pagheremo noi, uomini e donne, di qualunque orientamento sessuale e in particolare le persone omosessuali a cui oggi non è riconosciuto nessun diritto.
Risponderà qualcuno: “Fantapolitica!” oppure “Pessimista!” oppure “Bugiardo!” o più pericolosamente “Vedrete che andrà diversamente, ce la faremo a convincere l’UDC a votare a favore delle coppie gay e di una legge sull’omofobia!”.
Ribatto: cari amici/amiche del PD, non siete riusciti a far votare nemmeno i vostri di deputati e senatori a favore dei diritti civili e pensate di convincerci/prendere-in-giro facendo credere che gestirete “progressivamente” l’alleanza con cattolicesimo conservatore? Suvvia! I loro sono “valori non negoziabili”: ve l’hanno detto in tutti i modi possibili.
Così andrà la storia se non interverranno fattori diversi a farle cambiar percorso. Uno di questi potrebbe essere il movimento gay/lesbico/bisessuale/trans e la sua capacità di rapportarsi trasversalmente con la società civile italiana.
Fin da oggi è prioritario che le associazioni e i soggetti della galassia arcobaleno prendano pubblicamente le distanze da questo compromesso. Ognuno col suo tono e ognuno con la sua voce, ma col comune obiettivo di smetterla di essere merce di scambio per il gioco delle alleanze tra i partiti e con l’inemendabile richiesta di uguaglianza.
Non ci risponderanno “Sì”, anzi ci attaccheranno pesantemente, emarginandoci dalla comunicazione politica ancor più di adesso (avete notato che i Pride sono diventati notizie da quinta pagina, vero? E che i più attenti a considerarci “poco significatici” sono i quotidiani di centro-sinistra?).
Per questo dobbiamo aprire una stagione (vera e non solo a parole) di mobilitazione, in ogni città. Dobbiamo reagire prontamente ogni qual volta succederà un fatto che ci riguarda. Dobbiamo programmare per tempo almeno un paio di grandi manifestazioni sul tema della “parità di diritti”. Questo sarà un anno importante che aprirà o chiuderà i giochi per tanti anni a venire. E l’oggetto del contendere siamo noi e le nostre vite. Non restiamo inermi.
Ce la faremo? Chissà.

I diritti e l’ombra del potere



