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Articoli marcati con tag ‘Bifo’

Bologna Città Libera – Appello alla cittadinanza

Cara amica, collega, compagno, fratella e sorello, simile e diversa,

ti scriviamo per farti una proposta.

Come forse sai alle elezioni amministrative che si terranno a Bologna nella prossima primavera presenteremo una lista che si chiama Bologna Città Libera. La parola “libera” significa qui molte cose: naturalmente libera dall’arroganza autoritaria del sindaco che l’ha amministrata nel triste quinquennio passato. Ma non solo: libera dal dogmatismo liberista che ha guidato le scelte delle amministrazioni negli ultimi due decenni, da quando Walter Vitali e Flavio Delbono iniziarono ad avviare le privatizzazioni e a predicare il verbo thatcheriano anche in questa città che non ne aveva bisogno. Libera dall’inquinamento da petrolio da carbonio e da particolato, cioè libera dall’ossessione automobilistica. Libera dall’ingerenza vaticana e dal fondamentalismo di qualsiasi credo religioso.

Noi ci proponiamo di modificare la geografia politica orientando questa campagna elettorale verso la creazione di zone di resistenza umana nella tempesta che si prepara, anzi è già qui. La nostra sarà una campagna culturale sui temi dell’ambiente, del lavoro e della convivenza civile.

Ci scandalizza la povertà dei discorsi e l’aridità delle emozioni comunicate dai due poli che pretendono di occupare la scena, e sono sempre più simili sia dal punto di vista delle enunciazioni che dal punto di vista del comportamento etico. Ma ci scandalizza anche la povertà mentale di chi crede che il compito sia solo quello di moralizzare la vita pubblica, come se il problema fosse quello di rispettare le regole. Le regole stesse sono la causa della corruzione, dell’impoverimento e della barbarie che cresce all’orizzonte. Le regole che hanno dominato la vita sociale negli ultimi decenni, le regole della competizione, dell’accelerazione produttiva, della crescita illimitata, e della privatizzazione generalizzata. L’imposizione di queste regole ha esaltato la disparità economica, ha distrutto il tessuto della solidarietà sociale, ha premiato la corruzione e il cinismo, e alla fine ha portato l’economia globale (e quella cittadina) a un collasso che nessuna buona amministrazione potrà sanare.

Soltanto l’abbandono della via liberista e privatista e un’inversione completa della rotta, permetterà la ricostruzione del tessuto dell’empatia tra esseri sensibili che il fanatismo della competizione ha lacerato dolorosamente. La via della privatizzazione è portatrice di miseria, di violenza e di solitudine. Dopo aver privatizzato i trasporti e i finanziamenti per la scuola, il gas e l’elettricità, la prossima giunta si troverà a dover privatizzare l’acqua. Bologna Città Libera chiederà il voto ai cittadini bolognesi per fermare la follia della privatizzazione, i cui effetti sono evidenti nella catastrofe economica e sociale che il dogma privatista ha già prodotto nella vita dei popoli del mondo. Bologna Città Libera chiederà il voto ai cittadini per avviare un processo di deprivatizzazione di tutto ciò che è essenziale per la comunità. Bologna Città Libera intende avviare una riconversione delle tecnologie per la mobilità e per il riscaldamento, così da garantire l’autosufficienza energetica.

Bologna Città Libera intende offrire residenza e diritto di asilo a tutte le donne che fuggono da paesi in cui la violenza di genere è la norma.

Bologna Città Libera intende cambiare la natura del fenomeno migratorio: non più invasione di maschi giovani e soli, ma afflusso di donne che cercano convivenza tollerante e libera.

Bologna Città Libera intende garantire una risposta al bisogno di alloggio seguendo il principio secondo cui nessuno spazio abitabile deve rimanere inabitato.

Bologna Città Libera intende cancellare le scelte proibizioniste che sono state alla base del governo di questi cinque anni e intende contemperare le esigenze dei cittadini che vogliono dormire con gli stili di vita diversi, attraverso la moltiplicazione degli spazi di espressione differente.

Bologna Città Libera darà spazio e visibilità alle produzioni culturali indipendenti perché cultura non è solo quella delle Istituzioni.

Consapevole della conclusione del ciclo della crescita, Bologna Città Libera intende promuovere un nuovo modo di concepire la ricchezza come godimento, non come acquisizione, intende creare le condizioni per superare il consumo privato favorendo il consumo collettivo.

Per tutte queste ragioni ti chiediamo di partecipare alla nostra campagna elettorale e di contribuire, nelle forme che tu riterrai più utili e più intelligenti, con la parola e con gli atti, a una campagna elettorale che ridisegni il panorama e l’orizzonte, prima di tutto nelle immaginazioni e nelle attese, poi nei progetti e nelle realizzazioni.

Franco Berardi “Bifo”

Primi firmatari
Nanni Balestrini, Piero Sansonetti, Massimo Serafini, Claudio Lolli,
Stefano Bonaga, Sandro Mezzadra, Valerio Evangelisti, Giancarlo Ambrogio Vitali,
Maria Laura Valente, Luisa Vitali, Mario Bovina, Giorgio Tinelli,
Lucia Berardi, Claudia Brighetti, Cinzia Monari, Barbara Gualandi, Elisa Mereghetti,
Antonello Martelli, Marco Trotta, Davide Turrini, Marco Magagnoli,
Oscar Marchisio, Giampiero Moruzzi, Franco Motta, Vincenzo Bazzocchi,
Anna Navetta, Carlo Loiodice, Tiziana Milito, Gianni de Giuli,
Gabriele Bollini, Antonio Faggioli, Alberto Masala, Maria Grazia Negrini,
Gianalberto Cavazza, Giovanni Dursi, Roberto Serra, Maurizio Cecconi, Bruno Giorgini.

Per chi volesse sottoscrivere l’appello inviare le adesioni a
gruppomistobolognacittalibera@comune.bologna.it
bolognacittalibera@gmail.com
www.bolognacittalibera.org

Bologna Città Libera

La Legacoop ordina la chiusura de “Il Domani di Bologna”

Con quattro giorni di preavviso, la Legacoop, proprietaria de Il Domani di Bologna, ordina la chiusura della testata. Dal 1° novembre cesseranno le pubblicazioni. Quattro giorni di preavviso ai giornalisti e ai poligrafici. Alla faccia della natura solidaristica del movimento delle cooperative. Per mandare la vostra solidarietà ai lavoratori e alle lavoratrici de “Il Domani”, scrivete a info@ildomanidibologna.it . Di seguito alcune voci di solidarietà raccolte su Facebook e girate alla redazione del quotidiano.

Virginio Merola

E’ una brutta notizia per il pluralismo della informazione nella nostra città.
Esprimo tutta la mia solidarietà ai giornalisti e ai poligrafici. Mi auguro che si possa trovare il modo di non cessare le pubblicazioni.

Franco Berardi

La Legacoop ha usato questo giornale per promuovere l’azione più sporca della storia di questa città – l’operazione Cofferati – e adesso che è fallita tanti saluti. Quello che dovremmo avere imparato da questa storia – come dalla storia della UNIPOL e dei furbetti del quartierino, come dalla vicenda Alitalia con i suoi capitani coraggiosi che arraffano un’azienda facendo pagare i debiti a noi e licenziando i lavoratori – è una cosa sola: che il Partito di Merola e Cofferati è del tutto organico al potere economico criminale e incompetente che domina in questo paese. Abbandoniamo le illusioni prepariamoci alla lotta.

Franco Grillini

Sono molto dispiaciuto per questa pessima notizia,viene meno a Bologna un pezzo importante del pluralismo dell’informazione a Bologna esprimo agli amici del Domani tutta la mia solidarietà e vicinanza ed anche la disponibilità alle azioni concrete di sostegno alla redazione.

Sergio Lo Giudice

Il Domani di Bologna ha dato un contributo importante alla conoscenza delle dinamiche della città da parte dell’opinione publica bolognese: la sua chiusura sarebbe una grossa perdita per la pluralità dell’informazione a Bologna. Mi auguro che la proprietà voglia tornare su questa decisione per non privare la città di una voce utile ed autorevole. Esprimo la mia vicinanza e solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori del quotidiano, professionisti seri e preparati di cui l’informazione cittadina non deve essere privata.

Alberto Romagnoli

Quattro giorni di preavviso… che umanità!
Già che c’erano potevano chiudere il 2 novembre, il giorno dei morti…

Andrea Forlani

Il Domani, in questi anni, è stato per noi una voce autorevole dell’informazione bolognese: di più è ormai divenuto un’abitudine consolidata che ci mancherà molto. Spero ancora che la notizia della sua prossima chiusura possa essere smentita e mi associo nella piena solidarietà nei confronti dei poligrafici e degli amici della redazione.

Emiliano Mereu

Un’altra fettina che ci viene sottratta.

Marcella Loconte

VERGOGNA! VERGOGNA! VERGOGNA!
Un abbraccio a tutti coloro che da sabato 1 novembre saranno privati del loro lavoro!

Bologna città libera – In bici al Motor Show

Con la spiritosa headline: Donne e motori? Motori, viene pubblicizzato un evento che non possiamo definire altrimenti che lugubre: il Motor Show che si terrà a Bologna a partire dal 5 dicembre.

Lugubre è la lista di incidenti mortali che ogni anno sono provocati dall’automobile, mezzo di trasporto antidiluviano, irrazionale, pericoloso, criminogeno, antieconomico. Lugubre è il numero crescente di tumori polmonari causati dalle emissioni di sostanze velenose rilasciate nell’atmosfera delle città invase da ingombranti oggetti metallici scagliati a velocità assurde contro la vita umana. Lugubre è l’aspetto delle città senza più bambini che giocano per strada, senza più giovani che si bacino e si abbraccino in periferie desertificate e cementificate dal Moloch Automobile. Lugubre è il sistema economico che si regge sull’automobile, e ora sta sgretolandosi, e diffonde con il suo collasso ansia miseria e barbarie perché gli umani motorizzati non sono in grado di concepire una vita più rilassata e meno consumista e reagiscono alla crisi con crisi di panico e violenza aggressiva.

L’automobile è una delle catene essenziali della schiavitù contemporanea. Abbiamo bisogno dell’automobile per andare a farci sfruttare otto dieci ore al giorno. E siamo disposti a farci sfruttare otto dieci ore al giorno per poterci permettere l’automobile. Quanto più si moltiplicano le automobili tanto più diminuisce l’utilità di quel mezzo, perché le strade diventano blocchi di metallo che si muovono sempre più lentamente.

I padroni dell’economia non hanno né intelligenza né creatività né soprattutto senso etico. Altrimenti si renderebbero conto del fatto che l’automobile deve scomparire dal futuro umano, e che occorre sviluppare altre tecnologie di trasporto. Invece eccoli indignati perché il protocollo di Kyoto prevede una riduzione delle emissioni velenose, eccoli strepitare e implorare una proroga. Vogliono continuare a distruggere i nostri polmoni, vogliono continuare ad uccidere perché i loro profitti non scendano di qualche punto. Quanto ai politici e agli amministratori si guardano bene dal cercare nuove soluzioni, perché i padroni del petrolio e dell’auto sono anche i loro padroni. Ecco allora il governo italiano che rifiuta di applicare le decisioni europee pur di non ridurre il veleno e il profitto.

La politica e l’amministrazione delle città non ha il coraggio di fermare questa follia perché teme l’ira dei cittadini autodipendenti. E ogni anno un numero sempre più alto di persone finisce in ospedale con problemi polmonari gravi come l’asma e la bronchite. Il cancro polmonare uccide ogni anno un numero più alto di persone. Ma l’autodipendente non vuole sentire ragioni. Non sopporta l’idea di usare le gambe, la bicicletta o il mezzo pubblico. Se deve portare i bambini a scuola non può rinunciare a tirare fuori il ferro, anche se crescono le probabilità che i suoi bambini si becchino un’asma bronchiale, o magari un cancro ai polmoni prima di raggiungere i quarant’anni.

Un numero sempre più vasto di persone ha capito che l’automobile è un ferro vecchio, simbolo di un’era ormai declinata, diffusore di psicopatie aggressive e suicidarie. E si comincia ad usare la bicicletta. Ma le amministrazioni e i poteri economici considerano la bicicletta un vezzo strano, un hobby per perdigiorno, anche se è provato che in città qualsiasi percorso si copre più rapidamente in bici che in automobile. Ecco allora che l’Amministrazione di una città come Bologna penalizza l’uso della bicicletta. Il sindaco Cofferati e il suo partito sostengono di avere realizzato nuove piste ciclabili, ma chi va in bici a Bologna sa benissimo che si tratta di una burla criminale. Le cosiddette piste ciclabili sono in realtà gimkane pericolose in mezzo a strade intasate da veicoli spernacchianti. Piuttosto che violare il manto stradale, tempio intoccabile della divinità automobile, gli amministratori disegnano piste ciclabili assolutamente improbabili su marciapiedi in cui i poveri pedoni sono costretti a contendersi lo spazio con i ciclisti.

La commissione progettuale Inquinamento Zero, componente della lista Bologna città libera, ha deciso di lanciare un appello ai ciclisti della Provincia di Bologna e della Regione, e a tutti i ciclisti italiani: partecipate al convegno che si terrà il 5 e il 6 dicembre a Bologna. Partecipate in bicicletta. [Aggiungi l'appuntamento al tuo calendario e invita i tuoi amici e le tue amiche].

In un locale che comunicheremo in quei giorni si terrà un convegno che sarà dedicato a diversi argomenti: prima di tutto alla bicicletta, alla sua storia e alle sue evoluzioni possibili, alla sua funzione come mezzo di trasporto e come metafora di un modo di vivere più umano. Inoltre ci sarà un incontro dedicato alla fine dell’auto, al suo smontaggio e alla mobilità del futuro.

Bologna non merita un sindaco fascista

Con un duro intervento, Franco Berardi “Bifo” commenta l’ennesimo giro di vite della Giunta Cofferati sul consumo di alcolici in città. Dopo la guerra agli esercizi aperti di notte e obbligati a terminare la distribuzione degli alcolici alle 2, dopo l’estensione del precedente divieto anche alle associazioni e ai circoli privati (Il Cassero prese una posizione politica molto severa su questa ordinanza), ecco scattare una nuova proibizione. Ad esserne vittima, un paio di baretti che offrivano spritz a prezzi modici e quindi frequentati da studenti e anziani. La Giunta Cofferati e il Partito Democratico stanno dimostrando di essere estranei alla complessità della composizione sociale di Bologna. Di fatto, sono il partito dei palazzinari e della piccola e media borghesia immobiliare, di cui difendono spietatamente le derive anti-degrado. Mentre gli studenti e i migranti sono trattati come il necessario fastidio che serve a procurare denaro e manodopera e a cui proibire la soddisfazione dei bisogni e impedire l’esercizio della cittadinanza. Il post di Bifo recita così:

Un’onda di allegria si è diffusa quando, una decina di giorni fa, il ragionier Cofferati ha deciso di non ricandidarsi. Incontrandosi per strada l’amico abbracciava l’amico come se fossimo finalmente liberi. Non è così. Non solo perché i candidati che il partito democratico presenterà alle prossime elezioni saranno fatti della stessa pasta di Cofferati. Ma soprattutto perché quell’individuo è ancora seduto sulla poltrona, e nei mesi che ci separano dalla sua dipartita possiamo stare certi che farà del suo meglio per vendicarsi di una città che gli ha mostrato di non amarlo quanto egli avrebbe desiderato. Cofferati è un pericolo per questa città, è un pericolo per ciascuno di noi, un pericolo per la libertà per la convivenza, per la democrazia. Le ultime azioni compiute dalla sua Junta sono azioni dichiaratamente fasciste. La decisione di chiudere un bar per la semplice ragione che davanti ad esso si radunavano persone dall’aspetto non conformato non può essere definita in altro modo che questo: un gesto di fascismo. E’ un gesto di arroganza, di violenza e – tecnicamente parlando – di fascismo. Quella decisione equivale a un ordine di scioglimento degli assembramenti sotto la minaccia della Milizia armata. Le normative a cui questa chiusura si riferisce sono quelle con cui il regime fascista colpì a morte la democrazia. Le multe che da qualche tempo vengono comminate a chi siede per terra sono dichiarazioni arroganti di intolleranza contro qualsiasi gesto libero che una persona possa azzardarsi a compiere nella città. La punizione esemplare per un cittadino senzatetto che occupava un metro quadrato del territorio pubblico in maniera non conformata è violenza che colpisce ciascuno di noi. Attenzione. Il 15 maggio del 1921 nella città di Bologna 175.000 persone votarono come deputato un criminale di nome Mussolini. E’ bene ricordarlo, è bene sapere che, a dispetto delle leggende, una parte di questa città ha sempre avuto una vocazione autoritaria. Perciò in questa città ci può essere ancora qualcuno che voterebbe di nuovo per Cofferati e per il suo partito. Ma Bologna è anche la città di Anteo Zamboni, è anche la città medaglia d’oro della resistenza. Chi si è impadronito del potere cittadino lo esercita con uno stile che è quello del ventennio mussoliniano. Questa città non può accettarlo. Finora abbiamo pensato che il giorno della cacciata di Cofferati sarebbe venuto alla fine della primavera del 2009. Ora dobbiamo ricrederci. Non possiamo aspettare quella data.

Caduto il tiranno, cadrà la tirannia? – Sergio Cofferati ritira la candidatura

Con una conferenza stampa, Sergio Cofferati annuncia di ritirare la sua candidatura per il secondo mandato come sindaco di Bologna. In realtà, chiede un’altra poltrona, meno esposta e più renumerativa economicamente.

“Non cedo le armi e non mi ritiro a vita privata. La mia disponibilità a Veltroni e al Pd”.

Nel PD si apre la corsa alle primarie, con Andrea Forlani, presidente del Quartiere Santo Stefano già candidato alla carica di primo cittadino. Lo stesso che due anni fa annullò la mostra di Arcilesbica che conteneva una rilettura dei dieci comandamenti.

Altri candidati/e del PD arriveranno a breve. E altri arriveranno dall’ ex-Unione.

Appresa la notiza, Franco Berardi “Bifo” afferma: “ora deve cadere la tirannia”. Di seguito il suo post, pubblicato sul sito di Bologna città libera.

Giovedì mattina alle 10 arriva la notizia: tornato a Bologna dopo l’incontro con Veltroni, Sergio Cofferati annuncia il suo ritiro. Il tiranno è caduto. Ora nulla sarebbe più stupido che maramaldeggiare o cantare vittoria. Bologna città libera non è nata per battere il tiranno, ma per affrontare in campo aperto la tirannia: il potere stalino-liberista cittadino, i furbetti del quartierino Unipol, e il partito democratico che dopo avere tradito i lavoratori ora si offre come complemento alla mafia berlusconiana, come dimostra l’indegna vicenda Alitalia. Vogliamo fare di Bologna una zona di resistenza umana, nei tempi cupi che si preparano, ora che il capital-liberismo crolla aprendo la strada a una forma di statal-capitalismo aggressivo che scarica sulla società le sue perdite e i suoi disastri per tentare di sopravvivere. Non sopravviverà, ma dipende da noi quali conseguenze avrà la sua agonia. Potranno essere conseguenze dolorose di miseria barbarie e fascismo. Oppure potrà essere l’inizio di un’epoca nuova di ricchezza frugale e di amicizia. Dipende da noi. La battaglia che abbiamo inziato a Bologna non è bolognese, e ora che il tiranno è caduto ciò appare evidente. Dobbiamo vincere le elezioni bolognesi e governare questa città perché non si tratta di una questione bolognese. La settimana prossima uscirà il primo numero del foglio urgentissimo che esce quando gli pare. Si chiama BBC (Bologna dei Beni Comuni). Martedì prossimo 16 ottobre alle 16.30 in via Zampieri 12 si riunisce la commissione Inquinamento zero per lanciare la campagna progettuale che ha come finalità la realizzazione di una zona No Oil Zone cittadina. Il tiranno è caduto ma nulla cambia del nostro percorso.

Bologna città libera – Seminario d’idee, sabato 4 ottobre 2008 – I video

Sono disponibili in rete, grazie a DgTvOnline, i video del primo seminario programmatico di Bologna città libera.

Bologna città libera – Report della prima assemblea

E’ disponibile il report della prima assemblea del progetto Bologna città libera. Potete scaricarlo in formato .odt [ Open Document Format, modalità open-source, con cui dovrebbero essere scritti tutti i documenti di un progetto di sinistra ;-) ] e in formato .pdf [ per chi s'ostina a supportare le corporation :-( ].

Bologna città libera – Il documento di presentazione

Dopo l’assemblea cittadina che s’è tenuta martedì 23 settembre alla sala del Baraccano è stata pubblicata una rassegna stampa in .pdf degli articoli apparsi il giorno seguente. La trovate qui. Di seguito trovate il documento presentato da Franco Berardi “Bifo” e Valerio Monteventi per Bologna città libera.

Bologna città libera

Forse avrete sentito parlare del progetto in cui abbiamo deciso di impegnarci nei prossimi mesi. Chiamiamolo progetto Bologna città libera, tanto per intenderci. Forse avrete visto i documenti che abbiamo fatto circolare in rete prima dell’estate:

INQUINAMENTO ZERO – IGNORANZA ZERO
IZ 2: Mission Impossible?
http://www.zic.it/zic/articles/art_2738.html

IZ 2 INQUINAMENTO ZERO – IGNORANZA ZERO
Primi segnali per il bye bye a Cofferati
http://www.zic.it/zic/articles/art_2713.html

Forse avete sentito parlare delle due assemblee che si sono tenute in giugno, affollate, con un numero considerevole di interventi (14 nella prima assemblea, 13 nella seconda) tutti documentati, precisi, concreti, progettualmente motivati, e soprattutto lontani dalla depressione dominante negli ultimi mesi.

Quella che era stata una proposta di due persone (Franco Berardi Bifo e Valerio Monteventi), vorremmo diventasse un progetto collettivo e condiviso per ingegnarsi verso una “Bologna città libera”. Lanceremo la proposta di una lista cittadina alle elezioni amministrative del 2009.

Sarà la “lista dei cento sindaci”, delle cento e più persone che si impegneranno a sostenere un progetto di resistenza umana e a elaborarne le sue articolazioni in città. Sono mesi che a Bologna sentiamo solo parlare di candidati sindaci, di primarie, di schieramenti, ma di uno straccio di progetto, di un’idea di città nemmeno l’ombra.

Noi, invece, vogliamo parlare del governo della città, su quali progetti fondarlo, con quali intelligenze sostenerlo. La nostra campagna elettorale sarà centrata sui progetti e sui piani di lavoro per renderli tangibili. Non faremo una campagna “politica” ma una campagna progettuale. Attraverso progetti concreti o metaforici cercheremo di delineare un’ipotesi di città vivibile, umana, solidale, e, soprattutto, possibile. Durante tutto il tempo della campagna elettorale le nostre candidate e i nostri candidati andranno nelle piazze, nei quartieri, nei centri civici, nei luoghi di lavoro o di studio, negli spazi di aggregazione sociale o in qualsiasi altro luogo dove sia utile presentare il loro progetto.

Se abbiamo deciso di lanciare questa sfida, è perché crediamo ci siano delle ragioni forti.

Una è quasi banale, e si chiama Sergio gaetano Cofferati. Il modo in cui l’ex sindacalista di Cremona ha svolto la sua funzione di sindaco di Bologna e come il suo partito (il PD) ha fatto quadrato attorno alle sue scelte è talmente offensivo per l’intelligenza e per il vivere civile che ci sentiremmo moralmente macchiati se non facessimo tutto quello che umanamente è possibile per liberare la città dallo “sceriffo padano” e dai suoi pard.

Ma il malumore, il fastidio e il disgusto da soli non sarebbero bastati a spingerci ad intraprendere un’azione che occuperà buona parte del nostro tempo nei prossimi nove mesi.

C’è un’altra ragione, più grande, che mi motiva, e soprattutto di questa vogliamo parlare. Quest’altra ragione sta nello spegnimento della civiltà sociale, della solidarietà umana e della vita intelligente. Non c’è bisogno di disegnare qui il quadro della devastazione cui il neoliberismo ha sottoposto la società e la nostra stessa vita, non c’è bisogno che vi raccontiamo quale miseria materiale, psichica ed esistenziale si stia diffondendo nella vita quotidiana di tutti e soprattutto dell’ultima generazione.

Lavoriamo nelle fabbriche, lavoriamo nelle aule scolastiche, lavoriamo negli uffici delle Poste dove il lavoro è raddoppiato da quando le Poste sono state privatizzate. Lavoriamo nelle ferrovie, dove i treni arrivano in ritardo e cascano a pezzi perché un governo dopo l’altro hanno favorito la motorizzazione privata e l’alta velocità e distrutto il sistema ferroviario che serve pendolari e gente comune.

Lavoriamo in condizioni precarie, siamo i più malpagati d’Europa, il salario non basta neppure per arrivare alla seconda settimana, e Berlusconi, Brunetta, Tremonti, La Russa, Montezemolo e Marcegaglia ci chiamano fannulloni.

Sappiamo quanto sia diffusa l’idea (o forse solo la sensazione) che non ci sia nulla da fare di fronte all’incedere di un’aggressione immane che ha le forme della guerra, della militarizzazione, del razzismo di massa. Conosciamo la delusione e l’avvillimento prodotto dal governo Prodi e come questi sentimenti abbiano aperto la strada al razzismo della Lega, al neo(post)fascismo di Alemanno e al populismo di Berlusconi.

Anche noi proviamo quella sensazione: a volte siamo molto vicini a credere che le forze della devastazione ambientale, psichica e militare siano ormai enormemente più grandi delle forze della ragionevolezza.

Ora voi direte: ma che c’entra una campagna per elezioni amministrative in una città di medie dimensioni che si chiama Bologna con la guerra e la miseria e la devastazione ambientale? Ecco, questo è il punto. La nostra avventura di “liberare Bologna” mira a farla diventare un luogo di sperimentazione di progetti per il “bene comune”.

La città in cui operiamo, d’altronde, ha una storia particolare da almeno nove secoli, e nel Novecento ha avuto a più riprese un ruolo di laboratorio culturale e politico. Vogliamo fare di questa iniziativa il punto d’inizio di una storia nuova.

Non ci proponiamo di entrare nelle beghe dell’agonia della sinistra, né ci proponiamo di partecipare ad eventuali trattative pre o post elettorali. Non puntiamo a ottenere un buon risultato di minoranza, né a creare una consistente forza di opposizione.

Noi vogliamo progettare soluzioni umane per le donne e gli uomini, giovani e anziani, che vivono nella nostra città, soprattutto quelli più deboli e meno tutelati.

Noi vogliamo produrre risultati materiali, politici, culturali, associativi e progettuali utili per la buona vita dei bolognesi. Puntiamo a fare del Comune di Bologna una zona di resistenza umana contro la barbarie, fuori dalla barbarie.

Per i nove mesi della campagna elettorale agiremo e parleremo come se dovessimo effettivamente governare. Nove mesi durante i quali gente come te, come me e come tanti nostri amici intelligenti, agisca parli e progetti come se dovesse poi davvero governare.

Sapete cosa può accadere alla fine? Può accadere che otteniamo veramente la maggioranza dei voti dei bolognesi. Perché saremo stati in grado di scompaginare l’attuale geografia politica e di produrre l’unico fatto nuovo nel deprimente panorama odierno.

Sappiamo che se dicessimo “noi vogliamo vincere le elezioni nella città di Bologna”, in molti sorriderebbero e, naturalmente, lo faremmo anche noi (non siamo così ingenui come fingiamo di essere).

Ma stateci ad ascoltare: noi intendiamo esprimere il sindaco e la giunta che governerà Bologna, perché non ci basta piantare una bandierina che certifichi la nostra triste esistenza, mentre gli “altri che fanno sul serio” decidono per noi.

Noi non ci rassegniamo alla robaccia che ci possono proponinare Cofferati o Guazzaloca… abbiamo già visto!… abbiamo già dato!

Qualcuno dice: che ci volete fare? Sono troppo forti, hanno tutto il potere politico, tutto il potere economico e tutto il potere mediatico. Vi schiacceranno come scarafaggi. Dovete rassegnarvi: dovete stare all’interno del Binomio (PD+L – PD-L) altrimenti sarete eliminati, sparirete.

Può darsi, però non è detto

Talvolta capita che una parola nuova risvegli coloro che vivono in stato di ipnosi. Talvolta capita che un gruppo di cittadini, in un posto qualunque, magari in una città che si chiama Bologna, compiano un gesto che dà inizio a un’altra storia. Talvolta capita che qualcuno dica, con sorriso tranquillo: adesso basta.

Adesso basta trattarci come coglioni, basta insultarci mentre ci sfruttate, basta con la quotidiana litania degli omicidi sul lavoro, basta con partiti che fingono di essere diversi e impongono gli stessi dogmi e producono la stessa miseria.

Ora prendiamo in mano il nostro futuro. Non crediamo più nei dogmi della crescita e del profitto, cerchiamo soluzioni nuove per rendere la vita degna di essere vissuta.

Ora agiremo come se fossimo padroni della nostra vita, perché l’esperimento che oggi cominciamo apra orizzonti nuovi non solo in questa città, ma anche per tutti coloro che sono alla ricerca di un orizzonte umano.

Bologna città libera

Franco Berardi “Bifo” [1, 2, 3] e Valerio Monteventi [1] lanciano la lista Bologna città libera [scarica e leggi l'articolo completo pubblicato su Il Domani di Bologna], in vista delle elezioni amministrative del 2009. Un’alternativa di sinistra all’arrogante autoreferenzialità dell’amministrazione Cofferati.

Contrariamente all’approccio lideristico che vorrebbe fosse prima indicato il candidato sindaco, il progetto targato Bifo-Monteventi vuol nascere come riflessione di idee e d’azioni necessarie alla città, partendo dall’inclusione delle fasce di abitanti ora escluse. Un’estensione dei diritti cittandinanza che coinvolgerà migranti e studenti, in primo luogo.

“In città – spiega Monteventi – ci sono 40mila studenti fuorisede e 60mila lavoratori provenienti da altre regioni. Basta che queste persone chiedano la residenza entro i 55esimo giorno precedente le elezioni e otterranno il diritto di votare. Per farlo basta compilare un modulo”. La stessa norma vale anche per gli stranieri comunitari. “E’ un modo per fare emergere tutte quelle persone – prosegue – che vivono la città e hanno diritto come gli altri di scegliere chi li governerà”.

Queste parole sottolineano lo stesso fondamentale aspetto che ho evidenziato la settimana scorsa nell’intervista pubblicata da Bruno Pompa.

Credo che Bologna, come città, farà un salto in avanti e regalerà più felicità ai suoi cittadini e ai “fuorisede” [...] quando aprirà ai migranti, di qualunque natura, studenti e lavoratori, le porte della partecipazione.

[...] Cosa suggerire ai “fuorisede”, ai migranti, ai neo-bolognesi? Suggerisco questo: se possibile, prendete la residenza e votate in città; se il tempo e la voglia vi spingono a farlo, date una mano, non importa se piccola o grande, nelle associazioni e nelle realtà organizzate che vi sono idealmente vicine. Mescolate la vostra cultura e i vostri saperi a quelli altrui. Fateli giocare in quel calderone multiforme e caotico che risponde al nome di Bologna.

“E i tuoi bolognesi se esistono” – come cantava Guccini – hanno il dovere di rompere il meccanismo perverso che vede una parte degli abitanti (la cittadinanza) vivere lucrando sulle fragili spalle degli studenti e degli immigrati, creando un’economia dopata, in cui gli affitti puntano alle stelle e le possibilità di crescita individuale diminuiscono drasticamente. E’ questo, credo, il primo e più disatteso compito della politica in città. A questo proposito, il recente intervento del Rettore dell’Università, Calzolari, mi è parso di una limpidezza unica per l’analisi della situazione in cui versa Bologna. E’ stato criticato duramente da chi è al governo in città, con argomenti pretestuosi e senza entrare nel merito delle analisi proposte. Un’altra occasione persa per ripensare nel loro insieme i rapporti di cittadinanza.

Il progetto politico muove ora i suoi primi passi ed è presto per giudicare. Certo è che queste prime analisi parlano di un’attenzione ai problemi reali della città e dei più deboli, abbandonando finalmente la politica di servizio alla media borghesia immobiliare bolognese.

Tra le altre proposte di rilievo si fanno notare la lotta all’inquinamento dell’aria e a quello visivo, la fine della militarizzazione (la famosa “sicurezza”) e il potenziamento delle politiche d’integrazione sociale, il lancio degli orti cittadini per i giovani e i correlati farmers-market. Infine una riqualificazione del modo di vivere la notte, con un’idea che farà discutere: “se c’è chi ha voglia di fare l’amore in piazza, è giusto che lo possa fare”.

Per ora niente candidato sindaco; sarà reso noto solo all’ultimo minuto, per rendere prioritario l’approccio programmatico alla svolta di sinistra che finalmente mostra qualche segno di vita.

I prossimi appuntamenti per il progetto Bologna città libera sono: martedì 23 settembre alle ore 21 alla sala del Baraccano per un’assemblea pubblica di lancio dell’iniziativa; il 4 ottobre sarà il momento di un seminario durante il quale saranno approfonditi i singoli temi portanti del progetto nascente.

Da parte mia, tanti sinceri auguri di riuscire in quest’impresa. E’ ora di voltare pagina a Bologna.

La campagna
Maurizio Cecconi
Maurizio Cecconi
Coordinamento Laico Nazionale
Rete Laica Bologna
Comitato Articolo 33
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