Articoli marcati con tag ‘Associazione Radicale Certi Diritti’
Chiamparino, sindaco di Torino, sposa due donne. Delbono faccia altrettanto
Antonella e Debora avranno il loro “sì”. Sarà un “sì” – come si dice – senza valore legale. Ma per loro, e non solo per loro (la popolazione lesbica, gay, bisessuale e transessuale è stimata il 5-10% del totale), sarà prezioso comunque. Lo pronunceranno davanti al sindaco Sergio Chiamparino, che ha accettato di “celebrare” quello che lui definisce “un atto privato”. Privato ma anche politico. “Posso fare un atto che richiami – spiega il sindaco – alla scelta che dovrebbe essere dei parlamentari: una proposta di legge che introduca uno strumento giuridico, che non è il matrimonio, che consenta alle persone dello stesso sesso di riconoscersi diritti e doveri per il presente e per il futuro. Uno strumento che si affianchi al matrimonio civile”. | Fonte La Stampa
L’iniziativa è promossa dalla Rete Lenford e da Certi Diritti. Un applauso.
E a Bologna?
A Bologna il 30 Maggio scorso si sono unite 17 emozionatissime coppie gay, lesbiche ed eterosessuali. In Piazza dell’Unità è stato celebrato un rito civile per chiedere uguaglianza e pari diritti, il riconoscimento di tutte le unioni e l’accesso al matrimonio. Tutte le coppie hanno firmato un registro, che è stato consegnato alla sede elettorale di Flavio Delbono.
Sarebbe importante che Bologna s’unisse a Torino nel sostenere le richiesta di uguaglianza. Per questo dico a Delbono: se il sindaco di Bologna è disposto a compiere il gesto di civiltà di Chiamparino, io e il mio fidanzato siamo disponibili. E insieme a noi molte altre coppie. [Video: 1 | 2]
Arcigay 2010, appunti pre-congressuali
DELL’UNANIMISMO E DELL’ASSENZA DI BUONI STRUMENTI DI LOTTA
“La democrazia comincia a due”, sosteneva Luce Irigaray; intendeva: ci vuole almeno un uomo e almeno una donna perché si possa parlare di “sintesi fra i generi”. Partendo da una dialettica di genere, auspicabile anche dentro Arcigay, possiamo comprendere che la democrazia all’interno della nostra associazione comincia quando, usando le regole interne e condivise, più posizioni politiche e strategiche trovano terreno fertile e buona accoglienza per esprimersi e per partecipare al gioco congressuale, dove si deciderà quale linea raccoglierà il maggior numero di consensi.
Se si cerca con sforzi diplomatici e con tentativi inibitori (come le decisioni calate dall’alto) d’appiattire il dibattito su una sola posizione, per spezzare nella culla la nascita d’altre idee diverse da quelle finora espresse, dobbiamo prima di tutto registrare che siamo in presenza di un terreno ostile e di una cattiva accoglienza. Mi sembra questo il caso della nostra associazione. Va detto senza pelosi buonismi.
Rompere l’unanimismo, obbligare l’associazione a un salto di qualità nella democrazia interna, farla discutere di quali posizioni e di quali soluzioni fossero più utili al lavoro politico è stato il senso vero della mozione “Diritti in movimento” allo scorso congresso. Personalmente sono fiero del lavoro che facemmo e che s’è dimostrato precorritore dei molti problemi che abbiamo successivamente incontrato e che non siamo stati in grado di ben affrontare in questi tre anni, proprio perché la maggioranza compì allora scelte di comodo invece che scelte di merito. Sarebbe bello non compiere ancora gli stessi errori: la storia insegna e per fortuna le maggioranze sono per loro natura variabili come le opinioni.
L’acqua è passata sotto i ponti e se cito quell’esperienza oggi non è per nostalgia ma perché credo che se arriveremo al congresso del 2010 nelle condizioni d’aver ucciso il dibattito e prodotto una sola mozione (al di là del giudizio che ognuno ne può avere) avremo compiuto un gigantesco passo indietro e fatto del male ad Arcigay e al movimento tutto, di cui Arcigay è parte consistente.
Non solo per la salute della nostra democrazia dovremmo avere a cuore la qualità del dibattito. Esiste una stretta correlazione – questa è la mia convinzione – tra dibattito e qualità degli strumenti di lotta. Più posizioni diverse discutono e si confrontano, più idee hanno la possibilità di nascere/evolvere/arricchirsi, migliore è la sintesi e la capacità dell’associazione di rispondere alle enormi difficoltà della situazione italiana, in riferimento alla conquista dei diritti civili e dei diritti individuali. Viceversa, un dibattito costretto a contorcersi perché assente un sano conflitto tra posizioni differenti, è destinato inevitabilmente a produrre una pappa che ci lascia inermi, inoffensivi, incapaci di essere all’altezza dello scontro in atto tra sostenitori delle libertà e clericali di tutti gli schieramenti. Questa è la reale posta in gioco.
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“Amore civile”, convegno sul matrimonio gay – Audio e video
Legge contro l’omofobia. E’ tempo della piazza
Oggi alla commissione giustizia della Camera sono stati bocciati tutti gli emendamenti migliorativi presentati. All’elaborazione degli emendamenti avevano contribuito sia Arcigay sia Certi Diritti sia Rete Lenford.
Subito è scoppiata una feroce polemica tra i deputati radicali eletti nel PD e i deputati del PD stesso, coi primi ad accusare i secondi di aver votato contro. Pronta la risposta della Concia che li ha definiti “bugiardi”, per poi presentare le proprie scuse in tarda serata, dopo un chiarimento coi Radicali.
Polemica chiusa a parte, di sicuro per adesso si sa – quando sarà disponibile il verbale della Commissione Giustizia poi vedremo esattamente come si sono svolti i fatti – che alcuni deputati del PD si sono astenuti sugli emendamenti migliorativi alla legge contro l’omofobia e che la stessa Concia ha chiesto alla deputata radicale Bernardini di ritirare l’emendamento che chiedeva l’approvazione del piano nazionale contro le discriminazioni. Dopo il rifiuto della Bernardini di ritirarlo, Concia ha votato a favore ma l’emendamento è stato ugualmente bocciato.
Il testo base approvato venerdì, che esclude i/le trans e che non permette di citare in giudizio chi insulta e diffama le persone lgbt, andrà alla votazione di tutta la Camera così come è stato approvato la settimana scorsa.
I radicali hanno promesso di ripresentare i propri emendamenti migliorativi. Le possibilità che siano approvati sono pressoché nulle.
Così come è del tutto improbabile che la legge possa essere migliorata. Anzi c’è da temere che il passaggio al Senato la peggiori ulteriormente.
Per questi motivi, è importante che la manifestazione di sabato 10 ottobre “Uguali” sia partecipata e rivendicativa, mettendo in primo piano quali sono le reali richieste del movimento lgbt. Stanno scritte nero su bianco nella piattaforma della manifestazione: estensione della legge Mancino e parità di diritti di fronte alle legge. Le nostre richieste sono quanto di più lontano ci sia dalle pessime mediazioni al ribasso. Dobbiamo essere noi i primi e le prime a non avere timori nel sostenerle.
Da Bologna, potete ancora prenotare i pullman rivolgendovi al Cassero; per chi arriva da altre parti d’Italia, potete consultare il sito web della manifestazione.
Infine, almeno una buona notizia c’è. Il Comune di Bologna invierà il gonfalone e l’assessora alle Pari Opportunità Simona Lembi in rappresentanza della città alla manifestazione nazionale contro l’omofobia. Lo stesso faranno altri comuni: Torino, Firenze, Pisa e Livorno. Bene.
PD e maggioranza bocciano gli emendamenti migliorativi alla legge contro l’omofobia
“Rita Bernardini, deputata radicale nel PD, grazie all’aiuto di Certi Diritti e Rete Lenford ha depositato in Commissione Giustizia 8 emendamenti migliorativi del testo unificato contro l’omofobia votato venerdì scorso dalla Commissione. Il PD ha votato contro tutti gli emendamenti, chiedendo solo di ritirare quello che prevedeva il piano nazionale contro le discriminazioni”. | Fonte GayNews24
Certi Diritti promette di ripresentare gli emendamenti quando la discussione sul testo base arriverà in aula alla Camera il 12 ottobre.
Vergogna Concia e vergogna PD.
Englaro: il Governo contro la Costituzione – Martedì 10 Febbraio, fiaccolata in Piazza del Nettuno a Bologna
Fiaccolata in Piazza del Nettuno, Bologna
Martedì 10 Febbraio 2009, H 17.30
Promossa dalla Consulta di Bioetica in tutta Italia
[Scarica e stampa i manifesti: File 1 | File 2]
Eugenio Scalfari invita a partecipare alle manifestazioni di Roma e di Bologna
“E’ una cosa buona che i cittadini vadano in piazza a difendere la Costituzione”
RepubblicaTV
L’appello di Margherita Hack
madrina del Bologna Pride
“Bisogna reagire”
Ascolta l’invito ad aderire di Antonio Bagnoli
che a nome della Consulta di Bioetica
invita alla partecipazione al sit-in [fonte Radio Città del Capo]
Aderiscono
Bologna Città Libera, Circolo UAAR di Bologna,
Associazione LiberaUscita, Associazione Politica e Classe,
Arcigay, Arcilesbica, Rivista “Lucidamente”, Fuoricampo Lesbian Group,
Scuola e Costituzione – Comitato di Bologna, Associazione Politeia,
Associazione Coscioni, Radicali Italiani, Radicali Adelaide Aglietta,
Verdi Toscana, Fondazione Critica Liberale, Associazione Radicale Certi Diritti,
Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo, Presente è Futuro, Let’s Queer,
Associazione Nazionale del Libero Pensiero “Giordano Bruno”, Agedo Bologna,
Arcilesbica Bologna, A.N.P.I. – Sezione Pianoro, Associazione Vita di Donna
Per le adesioni lasciate un commento
Il Consiglio dei Ministri ha approvato, all’unanimità, un disegno di legge che interviene sul caso di Eluana Englaro. Un solo articolo che recita: “In attesa dell’approvazione di una completa e organica disciplina legislativa in materia di fine vita, l’alimentazione e l’idratazione, in quanto forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze, non possono in alcun caso essere sospese da chi assiste soggetti non in grado di provvedere a se stessi”.
Ora che con l’approvazione del disegno di legge lo stato di diritto è stato sottoposto a duri attacchi dai fanatici della sacralità della vita, vogliamo far sentire la voce di chi ritiene che l’autonomia delle persone è inviolabile, così come lo è la laicità dello Stato. Vogliamo essere vicini a Beppino Englaro che, per il suo impegno, consideriamo meritevole dei più alti riconoscimenti civili, rappresentando un modello da additare al Paese.
Eluana, a causa di un incidente, è in stato vegetativo permanente da 17 anni. Eluana aveva esplicitamente detto al padre che mai avrebbe voluto sopravvivere in simili condizioni. Come ha detto, giustamente, Beppino Englaro: “Qui non si tratta di una consumazione di una vita, ma di fare in modo che la natura riprenda il suo corso che è stato interrotto. La cosa più naturale è quella di lasciarla morire, e quindi di sospendere i sostegni vitali perché lei si era espressa in questo senso”. L’alimentazione artificiale ha interrotto il percorso della natura.
Fiduciosi che la vicenda di Eluana si potesse finalmente concludere come Lei stessa avrebbe voluto, non siamo intervenuti prima per ottemperare alle richieste di silenzio della famiglia Englaro. Ora che lo Stato di diritto è sottoposto a duri attacchi dai fanatici della sacralità della vita, vogliamo far sentire la voce di chi ritiene che l’autonomia delle persone è inviolabile, così come lo è la laicità dello Stato. E vogliamo essere vicini a Beppino Englaro che, per il suo impegno, consideriamo meritevole dei più alti riconoscimenti civili, rappresentando un modello da additare al Paese.
C’è una sentenza della magistratura, c’è la volontà di Eluana, c’è la battaglia di libertà di un padre. C’è la battaglia di laicità per questo paese.


