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Non è outing, è immondizia

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Fa discutere l’annuncio d’un programmato outing di massa da parte d’un “gruppo di anonimi”.

Premetto che non ho nulla contro l’outing come pratica politica: se un’associazione LGBT può dimostrare pubblicamente che una persona omofoba è omosessuale e trans, per me fa bene a rivelarlo, per denunciarne l’ipocrisia.

Ciò che non digerisco è che un’azione di questo tipo – importante e con possibili serie conseguenze – avvenga anonimamente.

Fare politica significa metterci la faccia, essere consapevoli che talvolta si corrono dei rischi e affrontarli a testa alta.

Tirare il sasso e poi nascondersi dietro un gruppo di sedicenti omosessuali incazzati, pronti ad agire dietro la protezione di server dislocati all’estero, è tutto fuorché l’outing di qualche criptochecca fascista.

E’ immondizia, è vigliaccheria, è merda tirata a badilate.

I protagonisti di questa vicenda hanno dimostrato di che pasta sono fatti e quanto grande sia l’abisso scavato tra l’intelligenza del movimento e la loro smodata ambizione di potere.

Attorno a costoro è urgente stendere un cordone sanitario di sicurezza e impedirgli di nuocere ulteriormente.

PS: Arcigay poteva risparmiarsi la critica all’outing in sé, perché sostenere che la sessualità è un fatto privato significa far propria la posizione delle destre e della Chiesa Cattolica, sempre pronte a nascondere la testa sotto il tappeto. La iper-produzione di comunicati stampa ogni tanto fa perder la testa…

Perché i laici s’uniscono

Segnalo due interviste che mi hanno fatto in qualità di portavoce del Coordinamento Laico Nazionale.

La prima è pubblicata su Pegaso, il blog di Arcigay.

La seconda su Lucidamente, rivista di cultura e di etica civile.

Due utili occasioni per ragionare dello stato della laicità delle Istituzioni e della necessità, per il movimento laico, di unirsi e contare di più nel dibattito pubblico.

Pegaso, il blog di Arcigay

Due pensieri sui “Casini” di Arcigay

Scrivo da semplice socio, lontano dalle posizioni dei gruppi opposti di dirigenti dell’associazione…

Chi motiva un’espulsione chiedendo il rispetto delle regole statutarie ha poi il dovere, a maggior ragione, di rispettarle sempre.

Se questa prima frase fosse il riassunto della “limpida e trentennale” storia di Arcigay, non ci vedrei alcun problema. Se…

Invece la storia dell’associazione è, fin dalla sua nascita, “ad personam” e “ad partitum unicum”, il PCI/PDS/DS/PD.

Una storia fragile, coi piedi d’argilla, che oggi segna il passo, perché ciò che è stato più volte denunciato e che più volte s’è nascosto sotto il tappeto, ritorna inevitabilmente incancrenito.

Provo a chiamare questi mali col loro nome: carrierismo, collateralismo partitico, mediazione al ribasso.

L’intelligenza dell’associazione – intelligenza politica e morale – è sempre più affievolita e inerme di fronte al mondo e alle sfide della contemporaneità.

Certo i tempi sono duri e proprio per questo si vorrebbe un’associazione che tenesse dritta la barra della richiesta di pari diritti, senza cedimenti furbeschi quando s’avvicinano le elezioni.

Questo è, in ultima analisi, il fine delle mosse dei “dissidenti”, per la quasi totalità iscritti al Partito Democratico e che da quell’esperienza hanno mutuato le peggiori tattiche di lotta instestina e destabilizzante.

Infine, entrambi i gruppi d’interesse opposti condividono un uguale e fatale errore: parlano di sé.

Guardarsi l’ombelico risulta dunque l’ultimo rifugio di chi non si capacita più, nel contesto di quest’Italia, della proprio irrilevanza politica.

I “Casini” di Arcigay non riguardano un’associazione, per quanto grande e importante.

Riguardano tutti/e noi, perché dall’inerzia di Arcigay consegue l’inefficacia del movimento lgbt italiano tutto.

No, non siamo messi bene: il futuro non sarà migliore a breve.

Non giacerai con maschio come con la femmina

Una vignetta di Altan

Una vignetta di Altan

Questo post parla delle “terapie riparative” e delle organizzazioni contigue alla Chiesa Cattolica che le promuovono.

Chiariamo subiti quali sono i presupposti teorici (e anti-scientifici, argomento che tratterò più avanti) delle cosiddette “guarigioni”: questi “terapisti” predicano che esiste solo l’eterosessualità e che l’omosessualità è un problema medico e/o la devianza psicologica di un “eterosessuale latente”.

Il background culturale in cui si sono innestate queste organizzazioni è quello della condanna umana e sociale dell’omosessualità, che la Chiesa Cattolica diffonde ogni giorno. Questo terreno fertile affonda le sue radici nella Bibbia, in particolare in un libro dell’Antico Testamento, il Levitico, laddove leggiamo che “non avrai con maschio relazioni come si hanno con donna: è abominio” (18,22) e che “se uno ha rapporti con un uomo come con una donna, tutti e due hanno commesso un abominio; dovranno essere messi a morte; il loro sangue ricadrà su di loro” (20,13). Lo stesso Levitico condanna come abominio i tatuaggi, mangiare i crostacei e radersi; andrebbe infatti letto con spirito critico e capace di calarlo nel tempo in cui stato scritto, con un approccio storico.

Da quelle cinque frasi, la Chiesa Cattolica ha elaborato, nel corso dei secoli, un florilegio di prescrizioni sessuofobiche e dense di stigma sociale verso le persone omosessuali. Posizioni mai disconosciute.

Saverio Tommasi s’è infiltrato in un “gruppo di guarigione” ospitato in un convento e ne ha tratto un’illuminante inchiesta video, disponibile a questo indirizzo. L’inchiesta è stata presentata su Arcoiris TV.

L’Ordine Nazionale degli Psicologi ha condannato le “terapie riparative”, con queste chiare motivazioni scientifiche: “Lo psicologo è consapevole della responsabilità sociale derivante dal fatto che, nell’esercizio professionale, può intervenire significativamente nella vita degli altri, e quindi nell’esercizio della professione, lo psicologo rispetta la dignità, il diritto alla riservatezza, all’autodeterminazione ed all’autonomia di coloro che si avvalgono delle sue prestazioni; ne rispetta opinioni e credenze, astenendosi dall’imporre il suo sistema di valori; non opera discriminazioni in base a religione, etnia, nazionalità, estrazione sociale, stato socio/economico, sesso di appartenenza, orientamento sessuale, disabilità. E’ evidente quindi che lo psicologo non può prestarsi ad alcuna “terapia riparativa” dell’orientamento sessuale di una persona“. L’ultimo grassetto è mio.

La posizione dell’Ordine è particolarmente importante ed stata approfondita da un’altra inchiesta di Saverio Tommasi.

In Italia esistono due organizzazioni, appoggiate dal Vaticano, che s’incaricano di “guarire” l’omosessualità dei “pazienti” che si rivolgono loro. Sono Agapo e il Gruppo Lot. Se leggete qualche volontino o altro che ne reclamizza le attività, non esitate a denunciarli, rivolgendovi alle associazioni lgbt a voi più vicine, che potranno contattare, grazie alla vostra testimonianza, l’Ordine regionale degli psicologi.

Anche l’Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna ha infatti duramente condannato le “terapie riparative” e, in questa recente occasione, ha realizzato una video-intervista a Sergio Lo Giudice, presidente onorario di Arcigay.

Morale della favola: infinocchiatevi e non fatevi raggirare da chi vuol trasformare una condizione personale che, come tutte le condizioni, regala gioia se vissuta con consapevolezza, in un “peccato”, una “perversione”, una “malattia”.

Il 5×1000 di Dio

Segnalo un post scritto per il mio blog Esilio laico, sul sito del Cassero: Il 5×1000 di Dio. Tema: i tagli del Governo Berlusconi ai fondi per il volontariato, usati per finanziare l’editoria dei partiti politici e le scuole private paritarie.

Arcigay Ferrara per il Festival di Internazionale

Arcigay Ferrara per il Festival di Internazionale

Arcigay Ferrara per il Festival di Internazionale

Il comitato Arcigay/Arcilesbica CircoMassimo di Ferrara organizza, in concomitanza col Festival di Internazionale, una serie di tre eventi a tematica lgbt: due mostre fotografiche e un interessante dibattito sul rapporto fra media e mondo LGBT:

Dalla censura ai giri di parole confusi e insondabili uniti a pruderie e morbosità tipiche di stampa e tv fino a pochi anni fa, allo sdoganamento attuale, con una qualità della comunicazione non sempre all’altezza, e anzi a volte pesantemente fuorviante e offensiva.

Partecipano Franco Grillini, presidente di Gaynet, Tommaso Cerno, giornalista de L’Espresso e Stefano Bolognini, ufficio stampa di Arcigay nazionale.

L’appuntamento è per venerdì 1 ottobre, alle ore 17.00, ai Magazzini Generali in via Darsena [vedi mappa].

Gli organizzatori mettono a disposizione anche un evento su Facebook, per aggiornare amici e amiche e un flyer con tutte le informazioni.

Appello ai componenti del Consiglio Superiore della Magistratura

PD, un doppio paso doble contro i diritti civili

Sintetica cronologia

1. A Marzo, Bersani si dichiara contrario ai matrimoni gay;

2. A Maggio, il gruppo consigliare del PD a Udine boccia la campagna di Arcigay contro l’omofobia, definendo “provocatori” dei manifesti in cui due uomini e due donne si baciano;

3. A Luglio, il sindaco di Spresiano, in provincia di Treviso, eletto dal PD, definisce “malate” le persone omosessuali;

4. A Luglio, il consiglio comunale di Pesaro, guidato dal PD, boccia una mozione per istituire il registro delle unioni civili. Ai voti del Partito Democratico si uniscono quelli della Lega Nord e del PDL.

Considerazioni

Non sono così sciocco da credere che i partiti piccoli, duri e puri siano più utili alla causa dei diritti civili del sostegno, talvolta altalenante, di una grande forza politica quale è, per numeri e potere, il Partito Democratico. Per fare un viaggio lungo e difficile, è necessaria infatti una barca grande e resistente.

Il punto – mi viene da scrivere: il nodo già risolto -, a mio avviso, è che il PD non ci sostiene affatto.

Se guardiamo i fatti (e non le pezze messe a posteriori), non possiamo che trarre questa conclusione. E il suo inevitabile corollario: appoggiarsi a questa forza politica ci condannerà ad altri 30 (trenta) anni senza diritti.

Conclusioni

Andiamo da un’altra parte.

28 Giugno 1982. Amarcord

Lunedì 28 Giugno scorso era il 28° compleanno del Cassero.

Il 28 Giugno 1982 infatti il Comune di Bologna assegnò al “Circolo XVIII Giugno” (poi divenuto “Il Cassero”) i locali di Porta Saragozza. Era la prima volta in Italia che un’amministrazione pubblica riconosceva e sosteneva un’associazione omosessuale. I gay e le lesbiche, i/le trans e i/le bisessuali ne entrarono in possesso dopo un pacifico corteo per le vie della città.

Una televisione olandese realizzò un bel servizio, intervistando l’allora sindaco Renzo Imbeni e Beppe Ramina, attivista del “Circolo XVIII Giugno”. Il servizio proseguiva con un’intervista a un’attivista, che spiegava “l’essere trans”.

Visto che sono in vena di ricordi, pubblico anche il servizio del TG3 Emilia-Romagna del 20 Dicembre 1999, quando l’ingresso Cassero a Porta Saragozza fu murato nella notte e trovammo la simpatica scritta: “Si entra da dietro”. Il commento politico dell’evento fu affidato a Sergio Lo Giudice e a Franco Grillini.

Afferma un amico che i primi due video testimoniano “l’arte di sapersi raccontare. L’unica vera pratica efficace in politica, quella che forse abbiamo perso, precludendoci tante conquiste”.

Guardiamoli e riprendiamo a raccontarci.

(Grazie al Centro di Documentazione dell’Arcigay “Il Cassero”)

Napoli Pride 2010 – Il mio videodiario

Ospite del mio amico Jusie Love, ho partecipato alla festa dei collettivi, (S)Queer Think. Suonavano Vozla, Lady Maru & Cascao e Le tette biscottate. Mi sono svegliato all’alba e passeggiato per la città, lungo un isolato di notevole architettura fascista. Ho partecipato al seminario sul matrimonio gay organizzato dal Comitato “Sì, lo voglio!”. Pranzato con una pizzetta e manifestato “alla luce del sole”. Durante il concentramento in Piazza Cavour, ho assistito alla contestazione antifascista a Paola Concia, onorevole del Partito Democratico. Ne ho scritto qui, pubblicando anche il video. E’ stata una splendida manifestazione. La città ha risposto sorridendo e, curiosa di questa marea assortita di persone, ha partecipato, mai con scherno o rifiuto. A causa del mio piede in via di guarigione, ho passato la maggior parte del tempo sul carro del Cassero/Arteria. 6 Km 6 di percorso per il centro: neanche alla Love Parade lo disegnano così impegnativo! L’arrivo in Piazza del Plebiscito ha coinciso col momento di smontare armi e bagagli e prendere il pullman, per tornare a Bologna. Se non s’è ancora capito: GRAZIE NAPOLI!

Il videodiario su Vimeo e su Facebook.

La campagna
Maurizio Cecconi
Maurizio Cecconi
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