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Bologna, cattolici e gay nel fritto misto targato PD

Un commento politico di Massimo Gagliardi, oggi su Il Resto del Carlino. Assolutamente condivisibile. PS: il “gay di Monteventi” sono io.

Cattolici e gay nel fritto misto targato PD
di Massimo Gagliardi, 13 giugno 2009, Il Resto del Carlino

“Dalle parrocchie sono arrivati tantissimi voti. E, se guardiamo le preferenze, possiamo dire di essere il partito più cattolico di tutti”. Così Andrea De Maria, segretario PD, come riferito da Luca Orsi sul Carlino Bologna di giovedì. I cattolici quindi si sarebbero spostati in massa, anzi in maggioranza, sul candidato PD. Sarà vero? In base a quali calcoli? Delbono ha ottenuto al primo turno il 49% dei consensi. Cazzola e Guazzaloca, per i quali è difficile votino in massa atei o agnostici, assieme hanno fatto il 41. Cosa dovremmo pensare, che son spariti laici, riformisti e comunisti? Difficile crederlo. In realtà De Maria parla di preferenze ottenute dai futuri consiglieri comunali. E sarà pur vero ma ovvio, visto che si parla di un partito che da solo sfiora il 40 per cento. Ma perché il segretario PD ci tiene a farlo sapere e a sottolinearlo? Perché, come teorizzano il PCI dal ’78 e poi Ds e Pd, “senza voto cattolico in Italia nessuno governa”. A questo punto due domande: essere il più grande partito dei cattolici vuoi dire anche essere il partito che sostiene i valori cattolici? Che ne pensano i dirigenti del PD dell’aborto, del divorzio, dell’eutanasia, della legge 40, delle famiglie allargate e delle unioni omosessuali? Questa domanda è sempre rimasta senza risposta, ed è uno dei grandi buchi neri di questa campagna elettorale. Sui PACS, lo ricordiamo, ha fallito il governo Prodi. Seconda domanda: i compagni nati col PCI, o quelli della Cosa, della svolta della Bolognina, quelli che insomma credono a un vero riformismo (magari anche un po’ socialista) sono contenti di quell’affermazione? Come riesce il candidato Delbono a conciliare i diritti gay con i valori cattolici? Ci permettiamo di anticipare un risultato: non ci proverà nemmeno, proverà a tenerli distinti evitando “le buche più dure”. E quindi? Né i cattolici né i gay potranno dire di aver ottenuto reale rappresentanza. In questo senso è stato esemplare (e acceso) il dibattito di pochi giorni fa al Cassero dove Sergio Lo Giudice, rappresentante dei gay nella maggioranza di Cqfferati, è stato duramente attaccato da un omosessuale della lista Monteventi per essere, in sostanza, “un gay di potere”. Il problema, ammettiamolo, non è semplice. Ma è quello che si trovano a dover risolvere tutti coloro che vogliono tenere assieme tutto e il contrario di tutto, in una macedonia colorata ma senza sapore.

Bologna, Cofferati divide e la sinistra va in frantumi

Cofferati divide e la sinistra va in frantumi
di Giusi Marcante, 11 giugno 2009, Il Manifesto

Doveva essere la novità della campagna elettorale bolognese e si era candidata a rappresentare quella galassia di scontenti dell’amministrazione del sindaco “sceriffo” Sergio Cofferati e che allo stesso tempo non aveva nessuna intenzione di affidarsi al prodiano Flavio Delbono e ai raggruppamenti della sinistra che lo appoggiano, da Rifondazione più PDCI a Sinistra per Bologna (che raccoglie i vendoliani e Sinistra Democratica). La lista Bologna Città Libera, ideata e voluta dall’ormai ex consigliere comunale Valerio Monteventi e da Franco Berardi “Bifo”, ha ottenuto un risultato molto basso, solo l’1,6%. Allo stesso modo anche Terre Libere, la lista che ha corso in provincia candidando l’ex segretario del PRC Tiziano Loreti, ha raccolto lo 0,6%. Un risultato talmente modesto che per 900 voti ha superato il candidato di Forza Nuova. Eppure gli osservatori più attenti hanno sicuramente fatto questo calcolo: a Bologna al netto dell’astensione i voti dati al centro-sinistra aumentano. Da una parte il PD scende di dieci punti rispetto alle politiche del 2008 ma la coalizione che sostiene Delbono raccoglie il 50,52%. E se a questo dato si aggiungono i risultati di tutte le liste sicuramente di sinistra, da Bologna Città Libera a quella del politologo Gianfranco Pasquino, a quella delle donne di Giuseppina Tedde (ex PRC), al PCL e alla sorpresa della lista Beppe Grillo si raggiunge il 58,11%. Eè una somma che supera di poco quella che ha dato la vittoria a Cofferati nel 2004. Il mondo però è completamente cambiato, soprattutto sotto le due torri, e ora è il momento della riflessione. A partire proprio dall’esperienza di Bologna Città Libera (BCL) che non si vuole fermare e proseguire come progetto politico fuori dalle istituzioni suo malgrado. Monteventi non nasconde la sua amarezza e il fatto che più di una cosa non abbia funzionato. “Non siamo riusciti a non fare una lista Monteventi – spiega – forse abbiamo avuto poco tempo ma nei quartieri abbiamo ottenuto quasi il doppio dei voti, tutte persone che non se la sono sentita di votarci per il sindaco”. E poi guarda all’area movimentista cui è sempre stato vicino, dagli spazi sociali alle realtà più varie, che ha “espresso diffidenza verso il nostro progetto, ho avuto difficoltà a discutere con loro”. Il voto a BCL è stato essenzialmente espresso nei quartieri del centro storico mentre il risultato è inesistente nelle zone più popolari della periferia. Eppure c’è voglia di continuare e lo sottolinea anche Loreti: “Sarà un percorso lungo ma non lo considero neanche così negativo, il nostro è un progetto altro della sinistra”. L’ex segretario del PRC che ha rotto con il partito proprio sulla decisione di allearsi con Delbono proporrà nelle due assemblee di riflessione di BCL e Terre Libere di dotare il progetto di “uno spazio fisico dove far nascere il nostro municipio e il nostro insediamento in città”. Maurizio Cecconi, giovane candidato gay di BCL, la mette sui numeri e sottolinea che “con i nostri 3600 voti abbiamo preso 300 voti in meno del PRC più Comunisti Italiani”. Appunto, come sono andati gli altri della sinistra? I vendoliani con SD vanno al 2,1% e forse eleggono un consigliere, PRC e PDCI prendono 1’1,8% mentre scompaiono letteralmente i Verdi, alleati di Delbono ma annichiliti da uno 0,9% dei voti. Tra due settimane ci sarà il ballottaggio tra Delbono e Alfredo Cazzola. Le sinistre fuori dalla coalizione stanno decidendo cosa fare, per Monteventi “Cazzola non va votato”. E Delbono? “Noi siamo alternativi a entrambi”, ripete Loreti.

Bologna, elezioni comunali 2009 – I risultati: sindaco e liste

Dati a cura della Prefettura di Bologna

Risultati delle elezioni del 2009 per il Comune di Bologna - Sindaco e liste

Elezioni 2009. A Bologna scoppia il dibattito su “cos’è una famiglia”

Partito in sordina, il tema delle famiglie esplode nell’ultima parte della campagna elettorale per le amministrative, grazie al chiaro contributo dato da Bologna Città Libera con l’iniziativa sulle unioni civili. Da sabato, si parla soprattutto di questo. Ieri le coppie unite da Monteventi sono intervenute con una lettera aperta indirizzata alle donne del PD bolognese ed io con un comunicato stampa in cui sollecito Flavio Delbono ad esprimersi a favore dei matrimoni gay.

I titoli dei giornali di oggi:

  • Daremo vantaggi alle coppie sposate (Cazzola)
  • E’ scontro sulla famiglia (ACLI)
  • Appoggio ai candidati coerenti con la fede (ACLI)
  • Cattolici PD, l’affondo di Vecchi: “Rispettate il pensiero del Cardinale” (Curia)
  • Critiche a Caffarra, gli ex DC contestano l’assessore Paruolo (PD)
  • Adesso tutti si rifugiano nella famiglia

PD, il welfare per famiglie e gay fa insorgere le ACLI – L’Unità

PD, il welfare per famiglie e gay fa insorgere le ACLI
Le proposte illustrate dalle democratiche: sono rivolte a nuclei “al di là del matrimonio”
No a un assessorato ad hoc, meglio la fusione con quello che si occupa di sociale
di Adriana Comaschi, L’Unità Bologna, 31 Maggio 2008

Gli obiettivi: azzeramento delle liste dei nidi; più attenzione agli adolescenti con nuovi spazi, sostegno al volontariato sportivo e scuole aperte al pomeriggio; potenziamento della family card; album delle badanti.

II binomio famiglia/famiglie ancora al centro del dibattito politico. Il PD presenta le sue proposte di welfare con tre parlamentari (Rita Ghedini, Donata Lenzi, Sandra Zampa) e l’aspirante consigliera comunale Francesca Puglisi, responsabile consulta per l’infanzia di Bologna e mamma “pasionaria” delle Longhena. Donne che condividono il “no” del candidato Delbono a un assessorato alla famiglia. “Meglio – suggerisce Lenzi – una delega alle politiche sociali e familiari, per non duplicare competenze e costi”. Quanto al target, “la famiglia si misura dalla presenza di figli”, quindi le politiche “sono rivolte anche ai non sposati, questo è il mondo di oggi” ribadisce Ghedini. Più netta Puglisi che la fonda “sull’affettività”.

Il candidato di BCL Monteventi sposa in Piazza dell’Unità alcune coppie gay, Zampa lo liquida come “folklore che fa male anche a loro“. “A Bologna ci sono i registri delle unioni civili, ci dobbiamo basare su quello – aggiunge Puglisi – occorre partire dai bisogni” e in quest’ottica “i diritti degli omosessuali devono essere uguali”. Una replica all’assessore designato alla famiglia di Cazzola, Battistini, che vorrebbe riservare il sostegno del Comune alla famiglia fondata sul matrimonio. Immediate le reazioni delle ACLI: il presidente Francesco Murru avverte Delbono (“Così allontanano dal PD il voto cattolico e popolare”) e invita i cattolici a non votare “chi nega il valore della famiglia fondata sul matrimonio”. Apprezzamento invece per Cazzola. Che coglie la palla al balzo per contestare a Delbono che “la Carta non si ferma all’articolo 3″ (che nega ogni discriminazione, ndr)”.

Tra le priorità del PD quella di fronteggiare gli effeti del taglio di 57 sezioni a tempo pieno nel bolognese. Poi più attenzione agli adolescenti, con “scuole aperte anche al pomeriggio” e sostegno al volontariato sportivo; azzeramento delle liste d’attesa per i nidi; potenziamento della family card per le famiglie numerose; album delle badanti in ogni quartiere

Sandra Zampa e Romano Prodi

Spot Renault. L’identità non può essere cancellata – Le parole di Monsignor Vecchi

L’identità non può essere cancellata
di Rita Bartolomei, Il Resto del Carlino, 31 Maggio 2009

“Chiunque vince le elezioni deve mettersi in testa che per soddisfare alcuni diritti non si può cancellare l’identità della famiglia come la vuole la Costituzione. Nessuno vuole escludere nessuno. Ma la famiglia è l’unione tra un uomo e una donna riconosciuta dallo Stato o dalla Chiesa. Questo, ripeto, non significa escludere nessuno dai diritti”. Monsignor Ernesto Vecchi, vescovo ausiliare, s’appella all’articolo 29 della Costituzione. Lo stesso a cui fa riferimento Fabio Battistini, candidato assessore a Scuola e Famiglia di Alfredo Cazzola. “Le sensibilità ideologiche – mette in guardia Vecchi – non hanno mai salvato nessuno, sono sempre fallite. La verità non si misura con il consenso. Altrimenti sarebbe il caos”. Ragionamento che ricorda quel che la Curia aveva già sottolineato nei giorni scorsi, dopo le polemiche sullo spot della Renault, che pubblicizza un’auto ma soprattutto una famiglia molto allargata. I bambini di coppie non sposate, aveva fatto notare via Altabella, possono essere anche il 100 per cento dei nati. Ma resta intatto il problema posto dal cardinale Carlo Caffarra. La denuncia di una impostazione culturale che, “consapevolmente o molto più probabilmente inconsapevolmente”, porta ad accettare la poligamia.

Il Cardinale Caffarra

Cazzola e “il welfare della normalità” – La Repubblica Bologna

Cazzola e “il welfare della normalità”
Alfredo Cazzola lancia gli sconti sulle tariffe comunali,
ma solo a favore delle famiglie “costituzionali”: solo coppie sposate
Di Silvia Bignami, La Repubblica Bologna, 31 Maggio 2009

Tariffe comunali scontate, ma solo per le famiglie “costituzionali”. Vale a dire le coppie con figli e contratto di matrimonio in tasca. Escluse, invece, quelle di fatto. Alfredo Cazzola sfodera le sue proposte in tema di welfare, e scatena la bagarre. “Non si può fare. Le leggi regionali e il regolamento comunale danno uguali diritti alle coppie sposate e a quelle di fatto” attacca il guazzalochiano Carlo Monaco. Concorda il costituzionalista PD Augusto Barbera: “ Bisognerebbe cambiare la legislazione locale”. Insorgono le donne del PD: “La famiglia va al di là del matrimonio”.

Proprio nel giorno in cui il candidato di Bologna Città Libera Valerio Monteventi, sposa provocatoriamente alcune coppie gay, il tema delle politiche familiari torna alla ribalta. Ad accendere la miccia è Fabio Battistini, vicepresidente dell’associazione della Consulta delle Associazioni familiari e assessore “in pectore” alla famiglia e alla scuola con Cazzola. “Noi vogliamo guardare al welfare della normalità e abbiamo scelto la famiglia come paradigma” esordisce Battistini. Già, ma quale “famiglia”? Battistini, assistito dall’ex patron rossoblù, prima rifiuta una idea “confessionale” di famiglia (“il confessionalismo va tenuto fuori dagli ambiti amministrativi”). Poi però precisa: “Noi facciamo riferimento all’articolo 29 della Costituzione, dove si riconosce come famiglia quella fondata sul matrimonio”.

Ma come si concilia questo riferimento con i regolamenti comunali, che nell’erogazione dei servizi danno uguali diritti alle coppie sposate e a quelle di fatto? “Noi non vogliamo cambiare le leggi comunali. Figuriamoci – spiega Battistini – Ma pensiamo che per alcune nuove proposte dovremo circoscrivere l’ambito dei destinatari a quelli che possono mostrare un contratto di matrimonio”. In concreto, sarebbero “limitati alle coppie sposate gli sconti tariffari su Ici (seconda casa), Tarsu, Irpef e nidi”. Discorso diverso invece per altri provvedimenti, come quello che promette 1 euro al giorno per tutti i nuovi nati fino a 18 anni: “ In quel caso il progetto mira a incentivare le nuove coppie a restare a Bologna, quindi non faremo distinzioni sullo stato di famiglia”. Così come, assicura, “non verrà cambiato il regolamento sull’assegnazione delle case pubbliche”.

Le coppie in fila per essere unite da Monteventi

Bologna, elezioni 2009 – Domande sulla laicità. Il silenzio dei tre big

Domande sulla laicità. Il silenzio dei tre big
Dieci quesiti movimentano la politica.
Esempio: spendere per edilizia scolastica o di culto?
Non rispondono i tre candidati
Alfredo Cazzola, Flavio Delbono e Giorgio Guazzaloca

Pierpaolo Velonà, L’unità, 29 Maggio 2009

L’UAAR (Unione atei, agnostici e razionalisti) chiede ai candidati sindaco di bloccare i finanziamenti comunali all’edilizia di culto: oltre 4 milioni di euro stanziati da Palazzo d’Accursio per le confessioni religiose, nei sette anni che vanno dal 2000 al 2006 (e, in proporzione, fino al 2009). In cima alla lista dei beneficiari, la Curia bolognese: solo nel 2004 ha ottenuto dal Comune 698mila euro (in totale 3.939mila euro). Ebrei, testimoni di Geova e Avventisti del settimo giorno hanno ricevuto una media di 27mila euro all’anno. Tutto secondo la legge dello Stato che da carta libera ai Comuni, ricorda l’UAAR, prevedendo un’apposita voce nel bilancio: “Oneri di urbanizzazione secondaria per opere relative a chiese ed edifici per servizi religiosi”. I Comuni, però, non avrebbero alcun obbligo in tal senso: tanto che l’amministrazione di Civitella Val di Chiana che, nel 2001, decise di chiudere i rubinetti, vinse il ricorso al Tar presentato dalla diocesi locale. “E’ una regalia che si aggiunge all’otto per mille. Piuttosto si aiuti l’edilizia scolastica pubblica” dice Roberto Grendene, coordinatore dell’Uaar bolognese, che ha come presidenti onorari il ginecologo Carlo Flamigni, l’astrofisica Margherita Hack, il matematico Piergiorgio Odifreddi e il vignettista Sergio Staino. Per stoppare i finanziamenti a partire dal prossimo mandato, l’Unione degli atei ha lanciato una petizione al Comune di Bologna (1.360 le firme raccolte), rivolgendosi anche ai candidati sindaco.

Hanno firmato Gianfranco Pasquino (candidato della lista ulivista omonima), Valerio Monteventi (BCL), Michele Terra (Partito comunista dei lavoratori) e Giuseppina Tedde (in corsa con la lista di donne Altra città).

Non hanno invece aderito i tre big Flavio Delbono (PD), Alfredo Cazzola (PDL e Lega) e Giorgio Guazzaloca (UDC). I quali, sostiene l’UAAR, hanno anche evitato di rispondere alle “10 domande laiche”. Petizione a parte, Grandene ha interpellato gli aspiranti sindaco sui finanziamenti comunali alle scuole confessionali, sull’impegno a garantire un’alternativa valida all’ora di religione, sugli spazi per matrimoni e funerali civili, sulla raccolta dei testamenti biologici.

“Sono argomenti ritenuti a torto di nicchia”, dice Pasquino, che, dal canto suo, ha compilato il questionario. Le risposte di Pasquino e quelle di Tedde sono già disponibili sul sito internet www.uaar.it/bologna. Oggi saranno caricati gli interventi di Terra e Monteventi.

Spulciando il sito si apprende che il politologo Pasquino ritiene che la Chiesa cattolica abbia già “finanziamenti più che sufficienti”. E che “bisogna ridiscutere trasparentemente la convenzione con la Fism (la federazione che riunisce le scuole materne cattoliche, ndr)”. Il professore promette poi “uno sportello per lo sbattezzo in Comune”.

Anche Sergio Lo Giudice, consigliere comunale Pd e presidente onorario di Arcigay, ha riposto alle domande. Si augura che “gli oneri di urbanizzazione secondaria vengano usati per scopi civili” e “che l’ora di religione sia sostituita con un’ora di educazione alla cittadinanza”.

Temi caldi che scatenano, di riflesso, un botta e risposta tra Monteventi e il vice del cardinale Caffarra, monsignor Ernesto Vecchi. “Nella fase di approvazione del Rue, il regolamento urbanistico edilizio – dice Monteventi – Vecchi ha chiesto che la possibilità di intervenire sugli immobili religiosi fosse estesa a tutti gli spazi della Curia, non solo alle chiese, e il Comune gliel’ha concessa”. “Chiediamo solo di essere trattati secondo le leggi che riguardano le attrezzature religiose”, replica Vecchi.

Bologna. I gay, il PD e il tranello dell’UDC

Durante questa campagna elettorale per le elezioni amministrative, abbiamo sentito spesso, da parte del centro-sinistra di Delbono, rivendicare la loro diversità sia da Cazzola (e il PDL che lo sostiene) (anche con toni aspri da “nuova resistenza”), sia da Guazzaloca (e l’UDC che lo sostiene).

Abbiamo ascoltato da parte di autorevoli esponenti del Partito Democratico (i “laici”) invettive del tipo: “Non si può votare Guazzaloca né fare accordi con lui, perché sui diritti civili, Re Giorgio è sostenuto dall’UDC, che in Parlamento ha boicottato tutte le richieste di civiltà avanzate dai movimenti, dal testamento biologico, alle coppie di fatto fino alla fecondazione assistita”.

E’ un argomento calzante, senza dubbio. E qualche volenteroso ci aveva creduto. Finché un giorno di questa settimana Rizzo Nervo, Responsabile Enti Locali del PD (insomma quello che si occupa delle politiche dei comuni), ha aperto una porta grande come una futura casa in comune all’UDC: “Dopo il primo turno, se c’è condivisione non escludiamo nessuno”.

Ora resta da chiedersi: voteranno i gay, le lesbiche, i/le bisessuali, i/le trans, tutti i cittadini attenti ai diritti civili e alla laicità, chi da una parte si dichiara amico dell’uguaglianza e dall’altra parte (quella più importante, quella che conta) stringe accordi con chi ne è fiero avversario?

Quale sarà il prezzo, in termini di programma, da pagare all’ingresso dell’UDC nella coalizione di Delbono? E’ facile immaginarlo: qualche poltrona, più finanziamenti alle scuole private e cattoliche (più di quelli che già ora accorda il centro-sinistra), più familismo, blocco di qualunque avanzamento laico nelle politiche del Comune di Bologna.

Ha ragioni da vendere Valerio Monteventi, candidato sindaco, quando commenta beffardamente che “cosa non si fa per restare al potere, dopo cinque anni di amministrazione disastrosa e senza la necessaria auto-critica. Le proposte indecenti del PD spingeranno gli elettori del centro-sinistra a schierarsi per l’unica alternativa allo sfascio: Bologna Città Libera. Per questo diciamo grazie a Rizzo Nervo e al PD”.

Il 6 e il 7 giugno misureremo se saremo stati saggi o auto-lesionisti.

Più forti noi, più forte in te

Per la democrazia e contro la disinformazione – Bologna Città Libera rompe il divieto di manifestazione

“PER LA DEMOCRAZIA E CONTRO LA DISINFORMAZIONE
ROMPIAMO IL DIVIETO DI MANIFESTAZIONE
IMPOSTO DAL PREFETTO E DAL SINDACO”

Valerio Monteventi, candidato sindaco di Bologna Città Libera,
sul sit-in odierno in Piazza Maggiore contro il divieto di manifestazione

“Bologna Città Libera ha violato con un sit-in, oggi pomeriggio, la direttiva del Ministro dell’Interno Maroni (che lede l’articolo 17 della Costituzione sul diritto a manifestare) e l’ordinanza applicativa emanata dal prefetto Tranfaglia (che vieta le manifestazioni in centro a Bologna il sabato pomeriggio e la domenica). Questa ordinanza è stata varata d’intesa con le amministrazioni locali guidate dal Partito Democratico nell’ambito del Comitato provinciale per l’Ordine Pubblico. Si tratta di un’ordinanza “abnorme”, secondo giuristi e costituzionalisti, ma che è stata difesa dal PD con un odg approvato dal Consiglio Comunale in cui non si chiede il ritiro del provvedimento“, queste le parole di Valerio Monteventi, consigliere comunale e candidato sindaco di Bologna Città Libera.

Bologna Città Libera invita le cittadine e i cittadini a manifestare per la democrazia e contro la disinformazione e a partecipare ai prossimi sit-in che romperanno ancora il divieto di manifestazione.

In questi giorni la Doxa sta effettuando un sondaggio telefonico a Bologna sulle elezioni amministrative. Chiede a chi risponde se si conoscono i candidati a sindaco e per quale si voterebbe, ma ne “dimentica” due.

“La Doxa ha il dovere morale di rendere noto chi è il committente di questi sondaggi che creano confusione e che producono disinformazione”, chiede con forza Monteventi.

La diretta della manifestazione è stata diffusa dal sito www.bolognacittalibera.org e attraverso lo spazio Twitter www.twitter.com/bocittalibera che Bologna Città Libera, primo movimento politico a Bologna ad averlo fatto, apre oggi per l’occasione e che vuole essere un modo per permettere a chi non ha potuto esserci di aderire e partecipare idealmente a questa battaglia di democrazia.

La campagna
Maurizio Cecconi
Maurizio Cecconi
Coordinamento Laico Nazionale
Rete Laica Bologna
Comitato Articolo 33
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