Articoli marcati con tag ‘Agedo’
Englaro: il Governo contro la Costituzione – Martedì 10 Febbraio, fiaccolata in Piazza del Nettuno a Bologna
Fiaccolata in Piazza del Nettuno, Bologna
Martedì 10 Febbraio 2009, H 17.30
Promossa dalla Consulta di Bioetica in tutta Italia
[Scarica e stampa i manifesti: File 1 | File 2]
Eugenio Scalfari invita a partecipare alle manifestazioni di Roma e di Bologna
“E’ una cosa buona che i cittadini vadano in piazza a difendere la Costituzione”
RepubblicaTV
L’appello di Margherita Hack
madrina del Bologna Pride
“Bisogna reagire”
Ascolta l’invito ad aderire di Antonio Bagnoli
che a nome della Consulta di Bioetica
invita alla partecipazione al sit-in [fonte Radio Città del Capo]
Aderiscono
Bologna Città Libera, Circolo UAAR di Bologna,
Associazione LiberaUscita, Associazione Politica e Classe,
Arcigay, Arcilesbica, Rivista “Lucidamente”, Fuoricampo Lesbian Group,
Scuola e Costituzione – Comitato di Bologna, Associazione Politeia,
Associazione Coscioni, Radicali Italiani, Radicali Adelaide Aglietta,
Verdi Toscana, Fondazione Critica Liberale, Associazione Radicale Certi Diritti,
Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo, Presente è Futuro, Let’s Queer,
Associazione Nazionale del Libero Pensiero “Giordano Bruno”, Agedo Bologna,
Arcilesbica Bologna, A.N.P.I. – Sezione Pianoro, Associazione Vita di Donna
Per le adesioni lasciate un commento
Il Consiglio dei Ministri ha approvato, all’unanimità, un disegno di legge che interviene sul caso di Eluana Englaro. Un solo articolo che recita: “In attesa dell’approvazione di una completa e organica disciplina legislativa in materia di fine vita, l’alimentazione e l’idratazione, in quanto forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze, non possono in alcun caso essere sospese da chi assiste soggetti non in grado di provvedere a se stessi”.
Ora che con l’approvazione del disegno di legge lo stato di diritto è stato sottoposto a duri attacchi dai fanatici della sacralità della vita, vogliamo far sentire la voce di chi ritiene che l’autonomia delle persone è inviolabile, così come lo è la laicità dello Stato. Vogliamo essere vicini a Beppino Englaro che, per il suo impegno, consideriamo meritevole dei più alti riconoscimenti civili, rappresentando un modello da additare al Paese.
Eluana, a causa di un incidente, è in stato vegetativo permanente da 17 anni. Eluana aveva esplicitamente detto al padre che mai avrebbe voluto sopravvivere in simili condizioni. Come ha detto, giustamente, Beppino Englaro: “Qui non si tratta di una consumazione di una vita, ma di fare in modo che la natura riprenda il suo corso che è stato interrotto. La cosa più naturale è quella di lasciarla morire, e quindi di sospendere i sostegni vitali perché lei si era espressa in questo senso”. L’alimentazione artificiale ha interrotto il percorso della natura.
Fiduciosi che la vicenda di Eluana si potesse finalmente concludere come Lei stessa avrebbe voluto, non siamo intervenuti prima per ottemperare alle richieste di silenzio della famiglia Englaro. Ora che lo Stato di diritto è sottoposto a duri attacchi dai fanatici della sacralità della vita, vogliamo far sentire la voce di chi ritiene che l’autonomia delle persone è inviolabile, così come lo è la laicità dello Stato. E vogliamo essere vicini a Beppino Englaro che, per il suo impegno, consideriamo meritevole dei più alti riconoscimenti civili, rappresentando un modello da additare al Paese.
C’è una sentenza della magistratura, c’è la volontà di Eluana, c’è la battaglia di libertà di un padre. C’è la battaglia di laicità per questo paese.
Due volte genitori – Proiezione a Bologna
Documentari d’amore | 6 film a tematica lgbt
siete tutt* invitat* alla proiezione integrale del documentario
DUE VOLTE GENITORI
di Claudio Cipelletti
Giovedì 5 Febbraio 2009, H 21.15
Teatri di Vita, Via Emilia Ponente 485, Bologna [vedi mappa]
Un film prodotto da Agedo (Associazione genitori di omosessuali)
col finanziamento della Commissione Europea.
Alla serata sarà presente il regista Claudio Cipelletti
e Giacomo Manzoli, preside del Dams di Bologna
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I genitori con figli e figlie omosessuali si raccontano
“Mio figlio è come io lo penso?” Prima o poi ogni genitore, a causa di piccoli o grandi motivi, si è trovato di fronte a questo interrogativo. “Due volte genitori” entra direttamente nel cuore delle famiglie nel momento critico della rivelazione dell’omosessualità di un figlio/a. Attraverso un delicato lavoro di ascolto, il film indaga questo percorso tra le aspettative disilluse dai figli e l’accettazione, al di là dell’omosessualità in quanto tale, della propria rinascita come genitori. Dopo lo smarrimento, il senso di perdita e di colpa, poco alla volta si apre un nuovo percorso che porta queste famiglie a compiere un viaggio imprevisto, dai figli ai genitori, dai genitori ai nonni e poi di nuovo ai figli. Mentre si richiude il cerchio tra le generazioni vince l’amore, ma non basta. Bisogna mettersi in gioco. E questi genitori hanno saputo farlo fino in fondo, regalandoci un’esperienza intensa e limpida, che diventa preziosa per tutti.
Bologna, 9 Dicembre, H 18.30, Fiaccolata – Stop Vatican Attack, Support Homosexuality Decriminalisation
Nel mondo ci sono 88 paesi che condannano con il carcere, la tortura, i lavori forzati persone in quanto omosessuali. In 7 di questi paesi è prevista la pena capitale. Il 10 dicembre la Francia presenterà all’ONU la richiesta di depenalizzazione del reato di omosessualità. Uno stato che si definisce civile, ha il dovere di sostenere questa proposta. La posizione espressa dal Vaticano, che si è detto contrario, scandalizza e deve far riflettere chiunque sia sensibile ai diritti umani. Nulla può giustificare l’opposizione alla cancellazione di una barbarie che produce incarcerazioni e sentenze di morte.
Martedì 9 dicembre
Concentramento ore 18:30 – Piazza del Nettuno
Fiaccola in mano e triangolo rosa in petto per
- Sostenere l’iniziativa dell’Italia di aderire alla proposta
di depenalizzazione universale dell’omosessualità presso l’Onu
- Contro la criminale opposizione vaticana alla fine delle barbarie
perpetrate ai danni di gay, lesbiche e trans in tutto il mondo
- Ricordare di tutte le vittime dell’odio ideologico
Vi aspettiamo numerosi/e
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Agedo, “Due volte genitori” – Proiezione a Bologna
Col patrocinio del Comune di Bologna
Presentazione del video documentario
Due volte genitori
di Claudio Cipelletti (Italia, 2008 – 90’ min.)
Martedì 9 Dicembre, H 20.30
Cappella Farnese, Palazzo d’Accursio – Bologna
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Programma della serata
Conduce Maurizio Betti
H 20.30 Introduce Flavia Madaschi [Profilo su Facebook] – AGEDO Bologna
H 21.00 Proiezione del video documentario “Due volte genitori”
H 22.00 Saluti delle istituzioni
H 22.15 Apertura del dibattito
A seguire conclusioni a cura di Rita De Santis [Profilo su Facebook]
Presidente nazionale AGEDO
Il video documentario dell’Agedo “Due volte genitori” si inserisce all’interno del progetto della commissione europea “Daphne”, in particola nella parte di progetto denominata “Family Maters”.
Il video raccoglie le testimonianze delle famiglie nel momento in cui sono venute a conoscenza dell’omosessualità dei propri figli, indaga sul percorso sul disagio nell’affrontare una realtà diversa da quella che si aspettavano e si rendono conto di dovere ricominciare ad essere genitori una seconda volta e a doversi rimettere in gioco.
Ragazzi che amano ragazzi – Prefazione alla decima edizione
Prefazione alla decima edizione di
Ragazzi che amano ragazzi
Vent’anni dopo
Come molti, ho capito abbastanza presto che ci sarebbero stati libri che mi avrebbero accompagnato tutta la vita. Meglio, cambiato la vita. Non avrei mai immaginato che uno di questi lo avrei scritto io. Avevo 34 anni quando ho cominciato a scrivere Ragazzi che amano ragazzi, oggi ne ho 54. Una vita, appunto. E questo libro vive, continua a vivere nelle librerie, nelle biblioteche, negli incontri, nelle lettere che ricevo. Come nuovo. Come venisse stampato oggi non per la decima, ma per la prima volta.
Negli ultimi anni, mi sono trovato a dover rispondere sempre più spesso a due domande: sei contento? E: ma allora, cosa è cambiato in questi vent’anni? Nei ragazzi omosessuali, nelle famiglie, nella società. Non è stato facile rispondere a nessuna delle due. Entrambe mi hanno costretto a pensare, interrogarmi, scavare più a fondo, capire. E così questo libro mi ha fatto crescere. Ne sono diventato anch’io in qualche modo sempre più lettore che autore, una sensazione strana, rara credo, bella. Sono molto grato a chi mi ha obbligato a questa meravigliosa fatica. E oggi posso rispondere idealmente a tutti i lettori, non solo a qualcuno, in una mail o in una presentazione o a un convegno.
Sono contento come scrittore. Quale autore non lo sarebbe? Che un libro viva più a lungo possibile è il sogno di chiunque scriva e pubblichi. Ma questo è un libro speciale, per molti versi. Siete stati voi, del resto, voi lettori ad avermelo fatto capire più di quanto avrei mai potuto da solo. E allora devo anche dire che non sono affatto contento. Come uomo, come cittadino. Perché se ancora tanti, troppi ragazzi si riconoscono in queste storie di vent’anni fa – quando non c’era internet, non c’erano, almeno capillarmente come oggi, né l’Arcigay né l’Agedo né le Famiglie Arcobaleno, non c’erano quasi libri, non c’erano i mille film e telefilm che oggi raccontano una “condizione” omosessuale serena e a volte felice – se troppi ragazzi ancora si riconoscono in queste storie significa che il poco o tanto che è cambiato non basta. Il dolore è ancora troppo, la fatica altrettanto. Io ero convinto, nel 1991, e mi auguravo – se non da scrittore, da cittadino, appunto – che questo libro invecchiasse nel giro di pochissimi anni. Venisse ricordato come documento storico di un’epoca superata. Non è stato e non è così, e la società (soprattutto quella italiana), e la chiesa (soprattutto quella italiana), ne portano la colpa, il peso, la responsabilità schiacciante. Prima o poi ne dovranno rendere conto.
D’altra parte, solo un cieco potrebbe non vedere il tanto che è cambiato, nell’esperienza personale e collettiva. Allora, com’è? Come stanno le cose?
A un certo punto, dopo lungo scervellarmi, mi ha colpito un’immagine, come una folgorazione. Mi sono reso conto che non incontravo mai ragazzi – o genitori, famiglie – che vivessero nel presente. A volte mi sembravano ragazzi già belli accovacciati nel futuro, diciamo in un ipotetico e fantascientifico 2028 (quando verrà data alle stampe la ventesima edizione di Ragazzi che amano ragazzi). Ragazzi omosessuali che a sedici anni avevano già il fidanzato, lo avevano presentato a genitori entusiasti (o magari indifferenti), e nessun bisogno di nascondersi, a scuola, in parrocchia, in vacanza, al cinema, ovunque. Altre volte, la solitudine e l’angoscia dei ragazzi di oggi mi precipitavano nelle cupe atmosfere degli anni Cinquanta. (Erano cupe, lo affermo senza sfumature e senza spiegare, ma devo riaffermarlo, visto che qualcuno continua pubblicamente a rimpiangere gli “antichi castighi”).
Allora? Com’è? Come stanno le cose? Penso stiano esattamente così. Nelle epoche di transizione – più o meno lunghe, più o meno dolorose, più o meno cariche di vittime innocenti – è così che le persone vivono. Mai, nessuno, nel presente. Qualcuno ancora nel passato, qualcuno nel futuro che – speriamo – si sta costruendo. Bisogna solo saperlo, e – mentre si dà aiuto e sostegno a coloro che si sono attardati, senza loro colpa ovviamente – bisogna guardare, e dare visibilità, anche a coloro che sono già là davanti, come segno di speranza e motore del cambiamento.
Ma non era solo questo. A un certo punto mi sono dato del cretino. Sì, del cretino. Perché mi sono detto: ma come ho potuto pensare, come ho potuto illudermi che un tabù così radicato nei secoli, un tabù che affonda le radici nei due grumi forse più tosti con i quali l’umanità deve fare i conti da sempre – il sesso e la religione – come ho potuto pensare che una faccenda così radicata nel nostro inconscio personale e collettivo (si dice così, pare) potesse essere realmente disintegrata, non solo scalfita, scheggiata, proprio disintegrata e sconfitta e digerita nel giro di pochi anni, uno o due decenni, grazie a qualche Gay pride e magari un po’ anche a un libro come il mio? Se c’è poco da fare sul primo punto, c’è forse ancora meno sul secondo. Forse solo il tempo, “il gran guaritore”… (ma molto tempo, quel tempo che non si può misurare in mesi o anni, ma in decenni). Però saperlo è importante. È importante per avere chiaro contro cosa combattiamo, ed è importante per le singole persone, per i singoli ragazzi. Non si meraviglino, e non si spaventino se, la prima volta che davanti allo specchio diranno a se stessi “sì, sono gay”, si sentiranno male. Magari saranno tra i fortunati cui la botta passerà alla svelta, ma il primo impatto sarà durissimo in ogni caso. Perché in quel momento si misureranno, senza saperlo, con l’orribile secolare tabù, davvero una gran brutta bestia, che non può non fare paura, non chiudere lo stomaco. Almeno per un paio d’ore.
E a questo punto c’è il “tema” dei diritti. Eh sì. Perché ciò che non è cambiato nemmeno di un millimetro, ma proprio niente, in vent’anni, sono proprio i diritti – inesistenti – delle persone omosessuali. Qui la scusa del tabù non vale, assolutamente. Anzi, questo nulla, questo immobilismo, questa inciviltà sono così odiosi scandalosi intollerabili che per la prima volta – presentando di nuovo questo libro che non è mai stato e non ha mai voluto essere un libro militante, e lo ripeto per onestà verso chi il militante lo fa, io faccio solo lo scrittore – per la prima volta, dunque, voglio dirlo, devo dirlo, quasi gridarlo: lo stato, i partiti, le istituzioni, gran parte delle chiese si vergognino. Punto. Non c’è altro da spiegare. Giocano con la vita, e con la morte, delle persone, degli adolescenti, di giovani uomini e di giovani donne. Di fronte a queste storie, dovrebbero chinare il capo, chiedere perdono e vergognarsi. Poi fare qualcosa. Anzi, non qualcosa. Tutto. Tutto e subito. Perché sarà sempre troppo poco e troppo tardi.
Reggio Emilia, 27 settembre 2008

L’ultima sfida degli omosessuali “Faremo noi il registro delle unioni”
L'iniziativa lanciata da Arcigay,
Arcilesbica, Famiglie Arcobaleno e Agedo
Di Marco Coppola, Giovedì 11 settembre 2008, La RepubblicaROMA - «Vogliamo un riconoscimento pubblico della nostra unione». «Lasciare una traccia della vita insieme ci tutela». Federico ha 35 anni, Matteo 31, da dieci anni stanno insieme, da due dividono anche una casa a Bologna. Sono una coppia per gli amici con cui escono la sera, per i colleghi, davanti a genitori e parenti. Lo sanno tutti. Sono invisibili soltanto per lo Stato. Federico e Matteo si iscriveranno al "registro nazionale delle coppie gay".
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L’ANPI aderisce al Bologna Pride
Il Manifesto, Mercoledì 25 giugno 2008 - Nei sei fogli del lungo elenco di adesioni spicca sicuramente quella dell'ANPI. Un gesto che i partigiani spiegano con il bisogno di "tutelare i diritti civili" in un momento in cui "in Italia si tenta di legalizzare la discriminazione". Leggi il resto di questo articolo »Arriva il registro nazionale fai-da-te dei matromoni gay
Bologna, 24 giugno - Stanche di aspettare "una legge che non arriva" e visti "i segnali in controtendenza" all'orizzonte, le principali associazioni italiane di gay, lesbiche e trans si auto-organizzano. L'appuntamento è il 18 e 19 ottobre in 53 città italiane, dove le coppie omosessuali pronunceranno il fatidico sì facendo una promessa pubblica di unione. I loro nomi finiranno così nel registro nazionale delle coppie lesbiche, gay e trans. Ad annunciare l'iniziativa è stata Francesca Polo, presidente nazionale di Arcilesbica, durante un incontro stampa a Bologna in vista del Gay Pride di sabato. La campagna, promossa dalla sua associazione insieme ad Arcigay, Agedo, Movimento Italiano Transessuali e Famiglie arcobaleno, conta di estendersi ad altre città e con altre unioni in date fisse nel corso dell'anno, legate a ricorrenze storiche. Ogni città avrà una sede in cui sarà depositato il registro provinciale, mentre un comitato di tre garanti certificherà quello nazionale in vista di un suo riconoscimento giuridico. "Per noi è importante che l'esistenza di coppie, che spesso hanno una relazione da tempo, sia scritta anche su carta" ha detto Polo. Come ha sottolineato anche Aurelio Mancuso, numero uno dell'Arcigay, il registro sarà un'occasione per far emergere le tante unioni [oggi non riconosciute, NdR]. | Fonte Emilianet.






