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Bologna Pride: secondo le ACLI l’adesione del PD fa fuggire i cattolici dal partito

GAY PRIDE. ACLI BOLOGNA: PD ADERISCE E FA FUGGIRE CATTOLICI
AFFONDO DI MURRU SU AVVENIRE-BOLOGNA7: IL PARTITO SCONFESSA VELTRONI.

DIRE, Bologna, 16 giu. - Attacco frontale delle ACLI di Bologna all'adesione del PD al Gay Pride del 28 giugno. In un lungo intervento pubblicato ieri da Avvenire-Bologna7, Francesco Murru, presidente delle ACLI di Bologna, stronca il documento con cui l'esecutivo democratico ha aderito all'unanimità al Gay Pride: i significati di quel testo sono "mascherati da una pseudo laicità interventista, che afferma una visione individualista della concezione dei diritti tipica della sinistra radicale italiana e non di un partito che si presenta come riformatore e moderato". Ma è solo il primo di una serie di affondi.

Appoggiare l'evento dell'orgoglio omosessuale significa "appoggiare una manifestazione esibizionista, radicalmente anti-cattolica e rivendicatrice di presunti diritti individuali quali il matrimonio gay", scrive Murru senza dimenticare che dal corteo LGBTQ sono spesso partiti attacchi ai vertici vaticani. "Le ACLI non ci stanno", protesta dunque Murru e boccia ancora l'adesione del PD "soprattutto perché viene da un partito che dichiara le proprie radici anche nel cattolicesimo democratico e sociale. Un PD bolognese che, con una certa ambiguità formale, nei fatti sconfessa la centralità della persona, il proprio no all'individualismo, l'affermato sì alla famiglia". Inoltre appoggiando il Gay pride, secondo Murru il PD locale "sconfessa il suo leader Veltroni che appena qualche tempo fa, in campagna elettorale, aveva chiesto ai dirigenti del Pd di adoperarsi per una sintesi alta tra anima cattolica e laica del partito attraverso lo sviluppo di una laicità eticamente sensibile".

Invece, il PD cade in una "ambiguità che segna una chiara deriva ideologica e un passo indietro rispetto alla sintesi elaborata a livello nazionale", sferza ancora Murru. Secondo le ACLI poi, con la loro posizione, i democratici bolognesi rischiano "di accelerare quel processo di fuga dei cattolici" registrata alle ultime elezioni e, secondo il presidente delle ACLI, proseguita con il dibattito sulla collocazione europea nel PSE. Murru riconosce che "le discriminazioni vanno tutte combattute come certamente è da promuovere la cultura dei diritti. Ma la tutela dei diritti non ha niente a che fare con gli attacchi estremistici alla Chiesa cattolica e con le richieste ideologiche di diritti che contrastano con l'articolo 29 della Costituzione". Le ACLI sfidano piuttosto il PD a promuovere "i diritti delle famiglie che non arrivano alla fine del mese". Murru cita anche la mancata adesione del partito democratico e delle istituzioni al Family Day.

Sicurezza, emergenza educativa, promozione della famiglia, tutela del lavoro, nuovo modello di welfare sussidiario: sono questi i temi su cui le ACLI vorrebbero vedere il PD impegnato a costruire "un progetto di governo del territorio credibile e partecipato" senza "fare orecchie da mercante alle parole, forse troppo scomode e veritiere, pronunciate dal nostro cardinale". Infine un'ultima stoccata: a quei cattolici "adulti" che siedono nell'esecutivo del PD e che hanno votato il documento di adesione: la loro scelta genera rammarico.

Bologna Pride: dalle ACLI solo solidarietà ideologica
Emiliano Zaino in risposta a Murru: "per omosessuali e trans le difficoltà che vivono molti italiani a volte possono divenire insormontabili, non esistono problemi tradizionali e non-tradizionali".

Emiliano Zaino, portavoce Pride, non fa passare le argomentazioni mosse dalle ACLI bolognesi in critica all'adesione del PD alla manifestazione LGBTQ: "Pretestuoso contrapporre il Pride alla famiglia, perché noi siamo per l'allargamento dei diritti a tutte le famiglie. Con noi scenderanno in piazza i volti invisibili, le istanze inascoltate di padri e madri, compagni e compagne che vorrebbero costruire assieme un futuro. Scenderanno in piazza uomini e donne, credenti e non, il cui orientamento sessuale diventa un'ulteriore, a volte insormontabile problema, che si aggiunge a tutte le problematiche sociali che gli italiani normalmente vivono. Partire da noi significa proprio partire da chi è maggiormente esposto, da chi attualmente è privo di ogni tutela.

La solidarietà ideologicamente orientata delle ACLI usa la famiglia tradizionale e la solidarietà cristiana come argomento demagogico per protrarre l'emarginazione di migliaia di persone private di tutele minime, che non solo magari non arrivano a fine mese come tanti altri, ma che rischiano il posto di lavoro per fattori che nulla hanno a che vedere con il loro rendimento professionale oppure vengono brutalmente massacrati da una banda di balordi su un treno a Napoli fra l’indifferenza generale. Vita reale purtroppo non tradizionale.

Ci chiediamo perché, nonostante le famiglie italiane volgano nella stessa identica condizione dello scorso anno, quest'anno il Family Day non sia stato fatto. Noi anche quest'anno in piazza continueremo a scendere perché le motivazioni per manifestare non sono venute meno, perché la nostra non è una manifestazione contro qualcuno, ma che nasce da un’urgenza vissuta sulla pelle di 5 milioni di cittadini italiani e di molti altri che temono che i propri diritti civili possano essere demoliti."

Bologna Pride: anche moltissimi cattolici alla manifestazione

AGR, Roma, 16 giu - Al Gay Pride nazionale, il prossimo 28 giugno a Bologna, "così com'è accaduto negli altri Pride, sfileranno moltissimi cattolici, famiglie tradizionali, persone atee, agnostiche o che si riconoscono nei veri valori cristiani di condivisione e accoglienza". Così Aurelio Mancuso, presidente nazionale di Arcigay, replica alle ACLI bolognesi che sabato hanno criticato l'appoggio del PD alla manifestazione. "Il Pride - afferma Mancuso - è la manifestazione laicamente più cristiana che si tenga in Italia. Infatti, è l'unica iniziativa dove al centro c'è l'amore, il rispetto delle differenze e dei sentimenti, l'esposizione dei corpi come segnale di riconciliazione tra la persona interiore e quella esteriore, repressa per millenni dagli eunuchi per il regno dei cieli". "I nostri colori - continua - sono quelli dell'Arcobaleno, che cancella il buio profondo del pregiudizio, dell'egoismo, della violenza, delle discriminazioni. Per questo i cattolici integralisti e fedeli al Vaticano, e molto meno agli insegnamenti di Cristo, hanno paura del Pride, perché migliaia di giovani, ragazze, persone adulte, gli sbattono in faccia, da credenti o non credenti, una realtà non più occultabile: la libertà come unica possibilità per la felicità".

Noi cristiani non mancheremo al Pride nazionale di Bologna. Non possiamo mancare... Anche noi, nel pomeriggio di sabato 28 giugno 2008, sfileremo al Pride bolognese. Saremo lì perché il nostro essere persone di fede ci chiama a combattere ogni forma di discriminazione nei confronti di suo fratello, poiché, non ci stancheremo mai di ricordarlo, "non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù” (Gal 3, 28). E tu che fai?

I cattolici delle ACLI e della Officina delle Idee contro il Bologna Pride: è battaglia nelle fila del PD

ACLI BOLOGNA CONTRO IL PD SUL GAY PRIDE, NO ADESIONE CORTEO: “Con una certa ambiguità formale, nei fatti il PD sconfessa la centralità della persona, il proprio no all’individualismo, l’affermato sì alla centralità della famiglia, più volte richiamati”.

ANSA, Bologna, 14 giu. - Se "aderire ai valori del Gay Pride significa appoggiare una manifestazione esibizionista, radicalmente anti-cattolica e rivendicatrice di presunti diritti individuali quali il matrimonio gay, l'apertura all'adozione e alla fecondazione medicalmente assistita per gli omosessuali", le ACLI bolognesi non ci stanno. Così Francesco Murru, presidente provinciale ACLI ha preso le distanze dal documento approvato qualche giorno fa dal PD bolognese a sostegno del Gay Pride in programma il 28 giugno a Bologna.

In una nota Murru ha sottolineato come, aderendo alla manifestazione bolognese, "con una certa ambiguità formale, nei fatti il PD sconfessa la centralità della persona, il proprio no all'individualismo, l'affermato sì alla centralità della famiglia, più volte richiamati, nel dibattito interno, quali espressioni vive della dottrina sociale della Chiesa da affermare con politiche concrete". Per le ACLI "le discriminazioni vanno tutte combattute", ma "la tutela dei diritti non ha niente a che fare con gli attacchi estremistici alla Chiesa cattolica e con le richieste ideologiche di diritti individuali che contrastano con l'articolo 29 della Carta costituzionale". Al contrario, secondo Murru, il partito di Veltroni "dovrebbe promuovere piuttosto i diritti di quelle famiglie che non arrivano alla fine del mese, che non hanno ricevuto alcun patrocinio dalle istituzioni per partecipare al Family Day (manifestazione alla quale il PD non ha pensato di aderire con alcun documento), che chiedono da anni un riconoscimento giuridico e fiscale del proprio diritto di "generare" e di educare i propri figli".

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Maurizio Cecconi
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