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Come salvarsi dalla Dalemite purulenta cronica?

Il Baffino delle Puglie ha sentenziato che “i diritti per le persone LGBT non sono una priorità” del futuro Governo, che c’è necessità di un’ampia coalizione che contenga l’Udc e che “nessuna seria associazione LGBT chiede l’accesso al matrimonio civile per le coppie omosessuali”.
Siccome questa è la linea D’Alema, è – nonostante i prossimi prevedibili “distinguo” – anche la linea della segreteria Bersani e di tutto il Pd.
Come salvarsi, dunque, dalla Dalemite purulenta cronica?
Primo: non votare Pd, perché un voto a loro nuoce gravemente alla salute nostra e all’Italia tutta.
Secondo: iniettare dosi massicce di laicità nel corpo esangue del nostro Paese.
CSM, accordo nel segno dell’omofobia
Nonostante un appello della società civile indirizzato al Partito Democratico e sottoscritto da autorevoli parlamentari della stessa forza politica, affinché scegliesse candidati di qualità e non secondo logiche di spartizione, s’è consumato quanto previsto fin dall’inizio: sarà eletto un candidato dell’UDC, col sostegno determinante del PD e del PDL.
In cambio, al PDL l’UDC darà una mano a far passare la legge-bavaglio sulle intercettazioni. Il sostegno del PD al candidato centrista è invece una scelta della segreteria Bersani e di D’Alema: coltivare, in ogni modo, l’alleanza col partito del Vaticano.
Già così ce n’è abbastanza per schifarsi (un poco, ma non troppo, data la mole di vicende per le quali indignarsi).
Per noi lgbt c’è una ragione in più. Perché noi froci, lesbiche e trans, questo Michele Vietti sappiamo bene chi è.
Come ci ha ricordato Franco Grillini – che a nome dell’IDV ha espresso voto contrario alla sua elezione -
“Vietti, a nome dell’UDC, è stato l’autore dell’affossamento della legge sull’omofobia, attraverso una mozione di incostituzionalità dai contenuti fortemente offensivi verso la comunità omosessuale italiana. Si tratta, quindi, di un esponente niente affatto centrista e niente affatto moderato che esprime in materia di laicità e di diritti civili posizioni di estrema destra che non possono essere condivise da uno schieramento di centro sinistra”.
Queste le parole, di cui Vietti fu primo firmatario, contenute nelle pregiudiziali di incostituzionalità che uccisero sul nascere la proposta Concia di legge contro l’omofobia:
“La disposizione viola il principio di uguaglianza sancito dall’articolo 3 della Costituzione con riferimento al canone della ragionevolezza in quanto l’inserimento tra le circostanze aggravanti comuni previste dall’articolo 61 del codice penale della circostanza di aver commesso il fatto per finalità inerenti all’orientamento sessuale ricomprende qualunque orientamento ivi compreso incesto, pedofilia, zoofilia, sadismo, necrofilia, masochismo“.
Traduco in linguaggio non giuridico: secondo Vietti e l’UDC, prevedere un’aggravante per le violenze compiute in base all’orientamento sessuale leggittimerebbe altresì la pedofilia, l’incesto, la zoofilia, il sadismo, la necrofilia e il masochismo. Chiaro, no?
Ancora una volta: Grazie Partito Democratico per l’aiuto che ci dai. Siamo con te.
L’alta sintesi di Bersani

Quante sono le persone omosessuali in Italia?

- Secondo il Rapporto Kinsey, le persone omosessuali che ammettono la loro identità di orientamento sarebbero circa il 5% . Secondo altri studi, la cifra più attendibile è del 10% della popolazione. In italia ci sono 60 milioni di abitanti. Il 10% corrisponde a un “assurdo” totale di 6 milioni. Più o meno, naturalmente. ↩
Cosa mi metto?
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Cosa ne pensi delle ego smisurate?
Non ho una buona opinione delle persone ego-centrate, di chi è generoso solo se prima s’è saziato, di chi considera gli altri – vicini e lontani – una variabile nell’esaudimento dei propri interessi – materiali, spirituali, affettivi – . Di chi vive la propria felicità come antitetica alla premura, alla considerazione, all’ascolto, alla condivisione. Di chi si sente innocente. Di chi si sente minacciato. La paura di perdere la propria irrinunciabile e inviolata identità. No, non ho una buona opinione degli egoisti. Per fortuna, non esistono.
Cos’è il Cassero?
Un mio articolo per il numero straordinario del magazine dedicato al XXV compleanno del Cassero.
Il Cassero è un’associazione che ha la particolarità di essere molto grande. Ci sono giovani e anziani, donne e uomini, ricchi e poveri, checche e maschie, lesbo-chic e butch. La nostra è anche un’associazione orgogliosamente aperta agli amici e alle amiche del movimento di liberazione omosessuale: gli eterosessuali. A quali persone l’idea di Cassero fa venire voglia d’impegnarsi nell’associazionismo? Questa domanda ci fornisce un identikit, prima di tutto politico. Credo che l’idea di Cassero richiami alla mente un immaginario di battaglie per la libertà, per la lotta contro le discriminazioni che colpiscono le persone omosessuali, bisessuali e trans. Di questo immaginario fa parte la capacità del Cassero di contaminare il linguaggio della politica, rompendone lo schema del discorso, facendo deflagrare il bigottismo della sinistra dalla radici cattoliche e comuniste. La cifra del disegno culturale/politico – che non si può dire che sia un prodotto coerente e ragionato, quanto piuttosto la forza sotterranea che lo forma – del Cassero è stato ben riassunto nel manifesto di una nostra rassegna estiva di qualche anno fa. Recitava: Brindisi a Tirana. Un’incongruenza geopolitica, un sorellanza rinnegata, un mito di glitter da smontare come i lego. In modi carsici e nascosti, ma come una potente energia della fantasia, questo è l’immaginario che nel tempo ci ha fatto avvicinare da persone dotate di grande volontà politica e con numerose capacità artistiche. Sopra le diverse capacità e la ricchezza delle idee, nel tempo è stata costruita l’intelligenza collettiva del Cassero. Un fenomeno talmente forte che non si può non rimanere colpiti dall’importanza che gli uomini e le donne che abitano il Cassero danno alla necessità di trasmettere un sapere di generazione in generazione, di non disperdere le pratiche di liberazione raccolte nel tempo.
Appunti per un’intervista a Pride
1. Quante persone lavorano/hanno lavorato al sito del Cassero? Chi sono?
Il Cassero è un’Associazione, che ha la particolarità di essere molto grande. Ci lavorano molte persone, e altre, abbastanza, fanno qui del volontariato, oppure svolgono un tirocinio formativo. Ho scritto abbastanza perché un’associazione deve stimolare la partecipazione gratuita e disinteressata alla vita politica e sociale, e in questo senso, il numero dei volontari/e non è mai abbastanza. Il Cassero attraversa, unico caso in Italia, un delicato passaggio di crescita, che vede come tendenze dominanti la ricerca d’una maggiore forza nell’azione politica, una dimensione che travalica il piccolo associazionismo e che ci porta a cambiare anche l’orizzonte – più provinciale, regionale, nazionale, europeo -, il tentativo di una presenza queer anche nella provincia e nei piccoli comuni, per portare la cultura omosessuale e la difesa dei diritti civili dove non esistono organizzazioni glbt.
Dire chi ci ha lavorato e chi erano/sono le persone del Cassero è sinceramente impossibile. Seriamente: il movimento omosessuale è trasversale, quindi attraversato da tutte le classi sociali. Ci sono molti studenti, questo sì, forse dovuto al fatto che un terzo della popolazione cittadina è rappresentato dagli iscritti all’Università. Ma si tratta solo di un’indicazione generica. Ci sono giovani e anziani, donne e uomini, ricchi e poveri, checche e maschie, lesbo-chic e butch. La nostra è anche un’associazione orgogliosamente aperta agli amici e alle amiche del movimento di liberazione omosessuale: gli eterosessuali.
Forse è più interessante chiedersi a quali persone fa venire voglia di fare dell’associazionismo l’idea di Cassero? Credo che questa domanda ci porta anch’essa a darci un identikit, prima di tutto politico. Credo che l’idea di Cassero richiami alla mente un immaginario di battaglie per la libertà, per la lotta contro le discriminazioni che colpiscono le persone omosessuali, bisessuali e trans. Di questo immaginario, fa parte anche la capacità del Cassero di contaminare il linguaggio della politica, rompendone lo schema del discorso, facendo deflagrare il bigottismo della sinistra dalla radici cattoliche e comuniste, rompendo l’idea che bisogna essere tutti poveri per stare tutti meglio. La cifra del disegno culturale/politico – che non si può dire che sia un prodotto coerente e ragionato, quanto piuttosto la forza sotterranea che lo forma – del Cassero credo sia stato ben riassunto nel manifesto di una nostra rassegna estiva di qualche anno fa. Recitava: Brindisi a Tirana. Un’incongruenza geopolitica, un sorellanza rinnegata, un mito di glitter da smontare come i lego. In modi carsici e nascosti, ma come una potente energia della fantasia, questo è l’immaginario che nel tempo ci ha fatto avvicinare da persone dotate di grande volontà politica e con numerose capacità artistiche. Sopra le diverse capacità e la ricchezza delle idee, nel tempo è stata costruita l’intelligenza collettiva del Cassero. Questo è un fenomeno talmente forte che non si può non rimanere colpiti dall’importanza che le persone che abitano il Cassero danno alla necessità di trasmettere un sapere di generazione in generazione, di non disperdere le conoscenze raccolte nel tempo.
Dentro al sito del Cassero ci sono quindi i contributi di pensiero di tutte queste persone, una varietà multiforme e colorata, con moltissimi approfondimenti altrimenti introvabili. Chi ha da sempre svolto il ruolo di webmaster è Samuele Cavadini, e quattro o cinque persone, tra cui io, lo aiutano nel lavoro redazionale.
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Sto bene da solo o accompagnato? *
Caro amico mio,
quello che stai attraversando – è già passato? s’è spostato in un angolo recondito? – è un momento di riflessione. Siamo portati a pensare – a causa della disforia razionale/sentimentale di noi aristotelici europei – che i nostri bisogni emotivi siano confinati in un luogo ambiguo, che si fa vedere e sentire (eccome!), ma mai analizzare, risolvere e sorpassare.
[Il perché è cosa lunga e non a tema, direbbe la maestra, per cui lo rimandiamo a quando vorrai farti un filosofico cannone notturno in mia compagnia.]
Pensiamo ai nostri sentimenti come a delle entità forti, talora vaghe e imprecise, che esigono attenzioni concrete senza svelarci il motivo di tanta impellente necessità.
Nel mio piccolo piccolo super-stra-piccolo, m’oppongo. Dissento. La nostra vita emozionale e sentimentale può essere compresa con gli strumenti della ragione: può essere analizzata, scomposta e riassemblata, ribaltata fino ad ottenere una nuova prospettiva. Bisogna, diobono, sforzarsi di usare la testa. Dividere le frasi complesse in frasi semplici, trovarne gli impliciti nascosti, schivare le parole d’ordine che vendono apriori lesionisti.
Non affermo che sia facile; anzi. Ma questa mi sembra l’unica vera necessità in tema di: sto bene da solo o accompagnato?
Bisogna cominciare a farsi delle domande serie. Non dare nessuna risposta. Arrivarci piuttosto per esclusione, esaurendo ogni altra possibilità. Devi sottrarre, togliere finché non resta il nocciolo.
Iniziamo.
Non penso che una persona che non ha imparato ad abitare la propria persona in solitudine, possa star bene con qualcun altro. Prima di tutto c’è la nostra individualità, la nostra presa di parola come singoli, poi viene il noi della città, il noi politico per eccellenza; infine, può venire il noi della coppia, che assomiglia troppo – nel sapore e nelle dinamiche – a una schizofrenica rinuncia all’io originario.
Se un noi – un io e te assieme – esiste, non può essere la negazione del mio e del tuo io.
Non può essere nemmeno una somma, un io più io. Già.
Non sento tristezza né affanno nel vedere coppie contente. A dir la verità, non sento nulla. Provo a immaginarmi i loro silenzi, le volte in cui si sono sentiti offesi l’un l’altro perché hanno considerato la legittima individualità del compagno come una negazione del loro rapporto. E mi dico: così non se ne esce.
Provo a capire la parola: amore. E’ la parola più usata al mondo; non puoi chiamartene fuori. Guardo le cose che vengono definite amore: e quasi mai avrei usato la stessa definizione. Non mi dimentico che esiste un conflitto che tutti viviamo senza saperlo nominare: quello tra vita pubblica e vita privata. Quello che ci fa pensare che l’importante è essere innamorati, anche se il mondo fa veramente cagare. Come se esistesse un posto privato fuori e al di là delle ingiustizie.
Non voglio chiudermi con un lui che mi priverà dell’ossigeno della mia vita pubblica, ne voglio pensare che se non mi privo di questo ossigeno, lui starà male. Se è così, la nostra storia durerà poco.
Ti è mai capitato di voler bene a qualcuno e di percepire un senso nuovo nella vostro rapporto solo quando questo poteva svilupparsi anche in un contesto pubblico (una riunione, una manifestazione, un momento in una delle tante realtà dell’associazionismo umano)? A me sì. E’ bello. Anche l’altro lo percepiva, per poi negarlo e dire: ma perché non stiamo a casa? Stiamo così bene io e te soli, senza nessuno, senza problemi, senza sbattimenti e patemi.
Senza vita.
Questa parola amore a me sa tanto di una maschera, e lo scrivo senza disprezzo. Qualcosa che cela alla vista. E più di tutto, nasconde questa domanda: come potrà chiamarsi amore, qualcosa che porta con sé tutti i tratti della società? Il senso del possesso (leggi capitalismo), la pudicizia (leggi moralismo), la rinuncia a combattere le ingiustizie per un nulla privato (leggi qualunquismo).
Anche qui bisogna potare e sfrondare.
L’amore non esiste, perché non esiste amore alieno dalla società in cui nasce. Si lotta per un mondo migliore perché intimamente sappiamo che solo allora – in forme che ora è impossibile immaginare – esisterà qualcosa di vicino all’ideale romantico dell’amore e dell’uguaglianza.
Adesso, il massimo che possiamo fare è provare a essere solo un pò più liberi, un pò meno precipitosi nell’accettare le convinzioni comuni.
Tra le tue parole, ne compare una su cui rifletto spesso: assoluto. Il bisogno d’assoluto, di una cosa sola e solo una che ci riempa, ci svuota, ci prenda e ci tolga il dovere di rispondere alla domanda: ma che ci faccio qui?
Vedo e sento un legame profondo e perverso tra il bisogno d’amore e la necessità d’assoluto che ci portiamo dentro. Penso che sia un laico retaggio della nostro cultura monoteista, che ha preferito uccidere la diversità in nome dell’unico dio.
Ho sfrondato un bel pò e ti ho scritto per esteso tutti quelli che percepisco come nodi problematici. Non mi sottraggo però dallo scriverti cosa spero.
Spero nella crescita dell’intelligenza collettiva, quel buon senso che indirizza le scelte di tutti.
Spero d’incontrare i fantasmi del mio immaginario in luoghi meno affollati.
Spero che le domande che ora non riesco a farmi, un giorno diventino risorse.
Spero di non restare affascinato da uno bello e stupido.
Spero di non innamorarmi di uno colto e ipocrita.
Spero che mi tenga testa, perché sono uno stronzo testardo e mi nascondo dietro molte siepi della mente.
Spero di trovare un uomo brillante o modesto, buono e cattivo, bello ma non troppo, brutto ma con un sorriso che scioglie i ghiacciai, con una minchia tanta e con un culo che è talmente sodo da confonderlo col comodino, ed appoggiarci tutte le sere il libro della buonanotte.
Spero di saperlo riconoscere e conoscere anche se non avrà nessuna delle qualità descritte.
Spero di stare bene anche da solo, e in fin dei conti, sono quasi sicuro che sarà così.
* Lettera ad un amico in una uggiosa giornata.
Vai a Roma?
No. Non vado a Roma a salutare il Papa. E sono infastidito dall’SMS della Protezione Civile, che potrebbe spendere meglio i suoi soldi.
SE VAI A ROMA X OMAGGIO PAPA USA MEZZI TRASPORTO COLLETTIVO. PREPARATI A CODE ORGANIZZATE MA MOLTO LUNGHE. CALDO DI GIORNO FRESCO DI NOTTE. X INFO ISORADIO 103.3
Scritto da un sedicenne con poche conoscenze grammaticali, questo è spam ecclesiale!
Passerò nella mia città delle belle giornate e alcuni momenti li dedicherò alla lettura delle invettive anticlericali della mia amica Vincenzo Branà.
Aggiornamento delle 3 di notte: quella incauta nel vestirsi della mia amica Branà ha prodotto un pezzo sul Papa: molto bello. Lettura caldamente consigliata.
A quanto pare, non sono l’unico a lamentarsi dello spam ecclesiale.



