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Cassero Magazine Marzo – Aprile 2008

Inizia con un editoriale di Bruno Pompa, relativo alla ricorrente piaga dell’omofobia e alla latitanza (quando non arriva all’opposto dell’incitamento) di classe politica e gerarchie religiose sull’argomento, il nuovo numero del CasseroMagazine, che da oggi ha anche un suo myspace.

L’apertura è dedicata a Barbara Alberti, la ristampa del cui Vangelo secondo Maria del ’79 (racconto poetico di una ragazza, Maria di Nazareth, che si ribella al destino impostole decidendo di abortire), dà l’occasione per riflettere sull’attuale offensiva contro i diritti civili, dall’ “orco” Ferrara (“lui non vuole mangiare i bambini, vuole mangiare le donne, avrà dei problemi…”) a Ratzinger (paragonato al Grande Inquisitore dei Fratelli Karamazov), la volontà di dominio e l’ossessione sessuofobica della Chiesa, ma nell’incontro con Walter Rovere la scrittrice e giornalista parla anche del suo lavoro letterario e televisivo, dell’intervista-scandalo in cui Patty Pravo si dichiarò contraria alle adozioni gay, e dei tanti cantanti di musica leggera che ancora si ostinano a rimanere “velati”.

Nell’intervista di Matteo Giorgi Syria si confronta spiritosamente coi gossip che la riguardano, mentre Moira Orfei con le Cassero’s Angels, esprime tutta la sua simpatia per i gay e il suo supporto in materia di matrimonio e adozioni, parla dei suoi corteggiatori nel mondo del cinema (“in televisione no.. sono tutti gay!”) e spiega perché non ama Barbara D’Urso e soprattutto Ornella Vanoni.

Vincenzo Branà è invece andato a scovare un nome meno noto, ma la cui intervista rappresenta quasi uno scoop: David M. Gross, il direttivo creativo della Ducati, responsabile dello sviluppo di nuovi modelli quanto di campagne pubblicitarie, risulta essere l’unico “gay dichiarato” all’interno dell’azienda bolognese e ha raccontato le proprie esperienze di vita e lavoro in un libro, Fast Company, uscito da poco in America. “Siete molto indietro” – è il suo giudizio sulla realtà bolognese -: “il naturale tenersi per mano in una coppia di persone dello stesso sesso mentre si cammina per strada qui è un atto politico. E il perché è semplice: non lo fa nessuno.”

Nelle pagine HQH Mauro Copeta presenta con brevi interviste Alexia, I:Cube, Prosumer e Lupe, alcuni dei dj presenti nelle programmazione marzo-aprile del Cassero, mentre la pagina trash Absolutely Hilton contiene un ospite d’eccezione con una rubrica firmata dalla vulcanica Maurizia Paradiso, “Sono tutti sportivi con il culo degli altri”!

Delle ingerenze censorie dei politici che pretendono di imporre a tutti le proprie pruderie confessionali nel campo delle arti visive e ai diktat vaticani su cinema e televisione tratta Cronache medievali, articolo di Walter Rovere nella pagina World, mentre a un artista che si è recentemente ispirato anche all’arte sacra di Michelangelo come David LaChapelle sono dedicati copertina e portfolio interno, e un approfondito articolo sulla sua poco studiata produzione di spot, trailer e videoclip, a cura del critico d’arte Fabiola Naldi.

Completano il numero lo spazio delle recensioni librarie, musicali e cinematografiche, mentre la rubrica salute esamina in una seconda puntata “come si fa (e si riceve) un pompino”.

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Cassero: il Servizio LGBT è una grande vittoria del movimento bolognese

“La votazione [sull'odg presentato dal consigliere Sergio Lo Giudice, ndr] rappresenta una grande vittoria per il movimento lgbt bolognese”. Sono state queste le parole di Emiliano Zaino, dell’Arcigay “Il Cassero”, non appena ha appreso dell’approvazione del progetto da parte della giunta comunale, impegnatasi a creare un “Servizio per il superamento delle discriminazioni delle persone lgbt”. Il Comune di Bologna, già aderente alla “Rete Nazionale delle PA per il superamento delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere”, si è posto come obbiettivi, attraverso il Servizio Lgbt, di realizzare indagini conoscitive sulle condizioni di vita degli omosessuali, costituire una banca dati sulle esperienze volte a tutelarne i diritti, promuovere iniziative ed altri tipi di azioni. Questa decisione, continua Emiliano Zaino, “fornisce un reale strumento operativo contro la discriminazione delle persone omosessuali”.

Il Sex Appeal degli italiani — a Chioggia

Venerdì 08 Febbraio 2008, H 21.30
Auditorium S. Nicolò di Chioggia (Venezia)

Il Sex Appeal degli italiani e altre storie
Reading-mosaico per tempi inquieti

Testi e voce: Marco Mancassola
Suoni: Sergio Bertin

Marco Mancassola

Realcore

Sexyshock e Carniscelte hanno intervistato Sergio Messina. Ora le domande e le risposte le potete leggere: qui. E Sergio Messina sarà presente come autore e performer di RealCore, la rivoluzione del porno digitale questo venerdì al Locomotiv Club. Uno spettacolo di cabaret informativo, di infotainment dal basso, dove un pò si ride, un pò si pensa, un pò ci si arrapa anche. Qui un’altra interessante intervista rilasciata per il magazine digitale Digicult.
A seguire: Soft-porn-electro music
Dj set: dmee3, gostdog, cloud the pussycat
Vj by demonalater

Quando: Venerdì 8 Febbraio, H 22: puntuali!
Dove: Locomotiv Club – Via Serlio 25/2, Bologna
Costo del biglietto: 5 euro con tessera ARCI
Informazioni: tel. 051 271894 – bettyinfo@autistiche.org

Sempre il buon Messina sarà il master del workshop Ctrl alt légami BDSM virtuale in 3D, il 10 febbraio. Info: qui.

Cassero Magazine Gennaio – Febbraio 2008

E’ disponibile per il download [13 MB] il numero di Gennaio/Febbraio 2008 di CasseroMagazine. Notevole l’introduzione all’opera di Sylvano Bussotti scritta da Walter Rovere e l’intervista all’artista.
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Lettera d’amore sull’asfalto

Ma si potrà mai chiedere perdono usando una canzone di Antonello Venditti???
E’ da condannare a morte!
Ah! no, l’abbiamo messa in moratoria.
Che palle.

Ciro Cascina

Grazie a un post su napoligaypress, scopro che è stato messo online su YouTube un video/performance di Ciro Cascina: Salvatore detto Samanta (senza il th, ché siamo a Napoli, non a Los Angeles). Ciro l’ho conosciuto, per telefono, dopo molte ricerche, quest’anno, in occasione del 25° compleanno del Cassero. Volevo assolutamente rintracciarlo: nel 1982, baciò Zangheri, sindaco di Bologna, quando questi concesse al Circolo XXVIII Giugno la sede di Porta Saragozza, dopo tre anni di polemiche roventi in città. Fu uno scandalo e il sigillo d’una stagione. [A proposito, se volete saperne di più, leggete il decimo Quaderno di critica omosessuale, Ha più diritti Sodoma di Marx? scritto da Beppe Ramina. Lo potete scaricare gratuitamente clikkando qui.] Non so come raggiungerlo; Beppe dice: “Vive tra Roma e Napoli; non ho il suo numero. Chiedi a Porpora”. Porporino, anche lei c’era, ha partecipato alla “presa” del Cassero. Poi s’è impegnata nel movimento trans ed ora è la vice-presidente del M.I.T. (no, non quello in Massachusset) e tutti la conosciamo come Porpora Marcasciano. Bene, la chiamo. “Ohi, Porpora, vogliamo chiamare Ciro a Bologna per il 25° compleanno del Cassero. Hai il suo numero?”. “Ho il numero di casa di un suo amico dove alloggia quando sta a Roma. Chiamalo lì: non ha il cellulare”. Ok, già mi sta simpatico, niente telefono spaccamaroni. Compongo il numero. Risponde una segreteria telefonica. Immagino un salotto, mobili rococò, una consolle con un vecchio apparecchio anni ’80. La segreteria pronuncia il nome del padrone di casa e dopo il beep, lancio il messaggio nella bottiglia: “Ciao, mi chiamo Maurizio e chiamo dal Cassero di Bologna. Questo messaggio è per Ciro. Ciao Ciro! Tra un mese c’è il compleanno del Cassero, il 25°, vieni a Bologna? Ci saranno tutti, Beppe mi sta aiutando a ricordarli e a rintracciarli. Beh, fammi sapere. Ci teniamo moltissimo. Ti lascio il mio numero di telefono. Chiamami appena puoi”. Passano due giorni e non ci spero più. Mi dicono: è nomade, è volubile. Squilla il cellulare. Sul display appare un numero che comincia con 06. Roma. Dico: “Pronto?”. Dall’altro capo: “Mauriziooooooooo!”. E’ Ciro, mi parla come se ci fossimo conosciuti allora, come se ci conoscessimo da sempre. L’empatia è istintiva. Non gli racconto che nel 1982 avevo sette anni. “Ho sentito il tuo messaggio. Grazie per l’invito!”. “Prego Ciro, davvero ci farebbe piacere che venissi sù. Ti prenoto un treno… dimmi tu per che giorno…”. Pausa di sospensione. “Volete che faccio uno spettacolo?”, mi chiede. Adesso come rispondo? Sto chiamando tutti solo per partecipare a un rinfresco, un’occasione tra vecchi e giovani compagni e compagne. “Ciro, è solo per essere tutti di nuovo qui, dopo 25 anni… Non è previsto uno spettacolo”. E mentre lo dico mi piange il cuore: per la dolcezza, l’immediatezza con cui l’ha chiesto, come a dire: “Sono un artista, questo vi posso dare, amici”. Sono stato uno sciocco a non pensarci prima. Recupero, spero, in extremis: “Ciro, per questi tre giorni di festa non avevamo pensato a un tuo spettacolo. Perché non lo programmiamo più avanti, in autunno, in inverno. Intanto vieni sù a salutare tutti e ci mettiamo d’accordo”. La sua voce si fa velata – o così a me sembra – : “Sono impegnato a teatro nei giorni del compleanno, non credo di riuscire a liberarmi”. Non gli faccio notare la contraddizione tra la richiesta di uno spettacolo e il suo improvviso impegno teatrale. Ok. Dico: “Ciro, se cambi idea e ti liberi, fammi subito uno squillo, che ti prendo i biglietti del treno. Dai, mi farebbe piacere”. “Va bene”, risponde. Non l’ho più sentito. Due righe più sotto c’è il suo video. Vedendolo, m’è venuto il desiderio di chiamarlo al numero di casa del suo amico e dirgli: “Ohi Ciro, sono Maurizio, ricordi? E’ inverno, scaldaci con un tuo spettacolo”. Ma forse è impegnato a casa sua. Il teatro.

Buone feste e spassiamocela

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Come Shirley Temple, “ho smesso di credere a Babbo Natale quando avevo sei anni; mamma mi portò a vederlo ai grandi magazzini e lui mi chiese l’autografo”. Pur non credendo più alle renne, alla slitta volante, a Santa Klaus, ai Re Magi e a tutta la pastorizia della Palestina, a Natale resta intatta l’occasione di risvegliare l’innocenza e la crudeltà del nostro fanciullo. “Si può rischiare di apparire ingenui – ma ingenuus in latino significa libero – , naïf, a volte coglioni, ma l’importante è sentirsi bene con se stessi, rispettando ciò che si è”: le parole di una maestra a un suo ex allievo. E capaci di scovare il personale luogo dell’indignazione e della rivolta morale, aggiungo io. Usiamoli per porre domande inaudite. Ecco un elenco parziale di temi sui quali vale la pena concentrarsi: l’assenza di una legge che protegga le persone omosessuali e trans dai crimini d’odio; l’assenza di una legge sul conflitto d’interessi; l’assenza di una sinistra coraggiosa e in grado di disegnare un futuro diverso e migliore di questo presente alla deriva; il pervasivo spirito di competizione che infrange la solidarietà umana; l’impossibilità di sposarci con chi ci pare perché lo vieta il Vaticano; la scomparsa della parola – pace – dall’orizzonte politico; la violenza degli uomini che si presenta ad ogni appuntamento. Viviamo tempi di convulsioni e sommovimenti; ci son giorni che appaiono sì bui. Non ci è dato viverne altri. Cambiamoli a testa alta. E con gioia e gentilezza, ché ci sono persino piaceri importanti da coltivare: il cibo, le amicizie, le chiacchiere, il sesso, l’amore che va e viene e sometimes si ferma, il vino, la musica nera, i libri, il mare d’inverno e d’estate, i figli, le figlie, le figliocce e tutta la progenie di adorabili creature che ci attraversano la vita. ‘ste cose qui, insomma. Buone laiche feste, Maurizio.

La danza

io e la danza
La danza è attività che sgombra la mente. Il rombo del subwoofer scalda e culla; agganciato il ritmo, gambe e braccia, collo e testa e bacino seguono un movimento che ho studiato affinché l’armonia si scomponga in robotici segmenti, in ammiccamenti post-moderni. I suoni di secondo piano illuminano il senso; dal martello scaturisce la forma. Le sostanze psicotrope assecondano ed estendono le capacità di empatia epidermica. Io-non-più-Io-ancora-Io sono sesso. I minuti scorrono veloci; non m’accorgo che ci avviamo alla chiusura della pista da ballo. Con il largo sorriso che si disegna sul viso durante gli assoli da étoile, mi dirigo verso l’uscita, anticipando di un quarto d’ora la fine. Le notti musicate alla sede dei froci della città m’appagano. Una stella ha una costellazione d’appartenenza, un moto che l’allontana e avvicina in eterno a un punto preciso del firmamento. La via lattea la servono al bar. Il sabato brillo d’effimero e spazio nella mondanità tra gli uomini.

T. Bentley

Signore e Signori,

T. Bentley veste di nero. Pantaloni, camicia, giacca – completo da roccabilly degli anni ’50 del secolo scorso – . Stretti in vita e alti, sorretti da una fascia che svolge la funzione di cintura, i pantaloni cingono un culo che svetta impertinente, curva eterodossa della schiena malcelata dalla giacca-fianchi-attillati.
Il vestito fa l’uomo. T. Bentley indossa il completo elegante e si trasforma. Guardate la magia! Ammirate la metamorfosi dei gesti farsi sincopati, i piedi danzare un rock’n’roll immaginario, le mani accarezzare i risvolti della giacca. “Ehi, baby, vieni qui!”, afferma deciso il movimento ondulatorio del bacino. E scommetteci vostra moglie, i vostri figli, la vostra domestica sicurezza, il pizzo delle tende bianche della cucina, che io, Signori, tra quelle braccia cado e mi perdo.
T. Bentley ti bacia al mattino presto e lavora. T. Bentley si veste in vetrina perché sa che farlo in casa sua è pericoloso. T. Bentley non arriva in ritardo. Diverso e uguale allo stesso uomo nudo che dormiva un’ora fa, un secolo oramai, al tuo fianco, baby, lo stesso che ti ha rimproverato per la povertà della biancheria intima che indossi sovrappensiero. Baby, tu volevi sfilarla la biancheria, dicesti e in effetti non avevate più nulla addosso. Quando con la tua testa appoggiata sulla spalla lasciavi che fosse lui, uomo e spalle larghe, l’adulto che parla nei sogni in lingue straniere. Materne anche, per chi approda da est.
La campagna
Maurizio Cecconi
Maurizio Cecconi
Coordinamento Laico Nazionale
Rete Laica Bologna
Comitato Articolo 33
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