Archivi per la categoria ‘Pride’
Napoli Pride 2010 – Il mio videodiario
Ospite del mio amico Jusie Love, ho partecipato alla festa dei collettivi, (S)Queer Think. Suonavano Vozla, Lady Maru & Cascao e Le tette biscottate. Mi sono svegliato all’alba e passeggiato per la città, lungo un isolato di notevole architettura fascista. Ho partecipato al seminario sul matrimonio gay organizzato dal Comitato “Sì, lo voglio!”. Pranzato con una pizzetta e manifestato “alla luce del sole”. Durante il concentramento in Piazza Cavour, ho assistito alla contestazione antifascista a Paola Concia, onorevole del Partito Democratico. Ne ho scritto qui, pubblicando anche il video. E’ stata una splendida manifestazione. La città ha risposto sorridendo e, curiosa di questa marea assortita di persone, ha partecipato, mai con scherno o rifiuto. A causa del mio piede in via di guarigione, ho passato la maggior parte del tempo sul carro del Cassero/Arteria. 6 Km 6 di percorso per il centro: neanche alla Love Parade lo disegnano così impegnativo! L’arrivo in Piazza del Plebiscito ha coinciso col momento di smontare armi e bagagli e prendere il pullman, per tornare a Bologna. Se non s’è ancora capito: GRAZIE NAPOLI!
Il videodiario su Vimeo e su Facebook.
Napoli Pride 2010, contestazione a Paola Concia – Il video
Passeggiavo dalle parti della testa del corteo, prima che questo partisse da Piazza Cavour. Ho assistito (e ripreso) alla contestazione “popolare” di Paola Concia, onorevole del Partito Democratico. I manifestanti non hanno dimenticato le sue aperture di credito a Casa Pound Italia e l’incontro a cui la deputata ha partecipato nella sede romana dell’associazione. Le hanno gridato, più volte, “Via! Via! Via! Via! Non ti vogliamo qui!”.
Casa Pound Italia è considerata, dalla maggior parte dei democratici (nel senso di attenti alla democrazia, non di iscritti al PD), un’associazione fascista. I riferimenti politici dei “casapoundisti” sono infatti direttamente legati all’ideologia fascista, con particolare attenzione al “Manifesto di Verona”, alla “Carta del Lavoro” e alla legislazione sociale del Fascismo. Per approfondimenti, si veda la scheda di Wikipedia.
Napoli Pride 2010. La mia diretta su Twitter
Se avrò voglia, se sarò sobrio, se non sarò distratto, potrete seguire la diretta del Napoli Pride 2010 dal mio account su Twitter. Qui.
Matrimonio gay. Un seminario del Comitato “Sì, lo voglio!” al Napoli Pride 2010
In occasione del Napoli Pride 2010, sabato 26 Giugno, dalle ore 10.00, presso la Fondazione SUD (Corso Umberto I, 35 – 3° piano) (vedi mappa) si riunirà il Comitato “Sì, lo voglio!”, nato in seguito alla campagna di “Affermazione Civile” per raggiungere l’obiettivo del matrimonio civile per le coppie gay.
Il seminario è aperto a tutti e tutte e sono stati invitati a relazionare importanti giuristi.
Partecipate e passate parola.
Milano Pride 2010 – I video
In una Lombardia occupata dalle truppe clericali di Formigoni e di Comunione e Liberazione, il segretario nazionale di Arcigay, Luca Trentini, ha ricordato che “senza laicità non ci sono diritti”.
Molto partecipato il Pride, anche in seguito ai recenti episodi di violenza omofobica, che sono avvenuti nel capoluogo lombardo e a Padova.
Tra Stato ed Europa. LGBT e Queer nei Balcani
Leggete l’approfondimento pubblicato da “Osservatorio sui Balcani”.
Da Pisa a Pisa. Trent’anni di orgoglio omosessuale – Il ricordo di Ezio Menzione
Di Ezio Menzione
Il giorno 28 si celebrerà il trentennale della prima manifestazione pubblica di omosessuali che si sia mai tenuta in Italia: proprio a Pisa, il 24 novembre 1979. E’ prevista una mostra fotografica su quell’evento ed un convegno di approfondimento, cui parteciperà, fra gli altri, Stefano Rodotà. Le iniziative si terranno alla Biblioteca Comunale.
Il 24 novembre del 1979 – ricordo che era un sabato – a Pisa si svolse una manifestazione di omosessuali. Alcune centinaia di gay e lesbiche sfilarono in pieno centro, in maniera abbastanza colorita, rivendicando con fierezza il loro diritto ad esistere ed essere visibili. La protesta nasceva da alcuni episodi di violenza contro gli omosessuali accaduti nei mesi precedenti.
Poca cosa, si potrebbe dire oggi, abituati come siamo alle sfilate del Pride di centinaia di migliaia di omosessuali, lesbiche, trans, bisex e chi più ne ha più ne metta (anche parecchi etero di buona volontà, in genere), con carri, maschere, costumi, musica e ogni tipo di paraphernalia. Allora si era abbastanza pochi, ma molto agguerriti, con un po’ di cartelli e uno striscione. Tutto lì. Del resto, se riguardo le foto di una manifestazione gay del 28 giugno 1977 a New York, la partecipazione era anche lì più di buona volontà che di massa.
La novità era che mai prima si erano visti i gay in piazza. In una città così piccola, poi. E’ vero che Pisa in quegli anni era una città culturalmente vivace e politicamente vivacissima (immune dagli atti terroristici, per fortuna), ma pur sempre non era S.Francisco. La manifestazione era stata organizzata, in buona sostanza, dai Radicali – più o meno facenti capo al Fuori!, la prima organizzazione omosessuale nata in Italia – ma vi parteciparono anche persone che si riferivano a quella che allora si chiamava la “estrema sinistra” o “sinistra rivoluzionaria”, i cui gruppi, peraltro, benché molto fitti e variegati in città, non vi avevano aderito. Tutto si svolse con un po’ di trepidazione, ma pacificamente. La “provocazione” fu accettata dai pisani che passeggiavano e molti di loro, penso, non si accorsero di alcuna differenza rispetto alle molte manifestazioni che quasi quotidianamente ingolfavano il centro storico. La solita protesta, i soliti contestatori, avranno pensato vedendo quel gruppo che sfilava e che si trattenne in Piazza Garibaldi.
Leggi il resto di questo articolo »
Arcigay 2010, appunti pre-congressuali
DELL’UNANIMISMO E DELL’ASSENZA DI BUONI STRUMENTI DI LOTTA
“La democrazia comincia a due”, sosteneva Luce Irigaray; intendeva: ci vuole almeno un uomo e almeno una donna perché si possa parlare di “sintesi fra i generi”. Partendo da una dialettica di genere, auspicabile anche dentro Arcigay, possiamo comprendere che la democrazia all’interno della nostra associazione comincia quando, usando le regole interne e condivise, più posizioni politiche e strategiche trovano terreno fertile e buona accoglienza per esprimersi e per partecipare al gioco congressuale, dove si deciderà quale linea raccoglierà il maggior numero di consensi.
Se si cerca con sforzi diplomatici e con tentativi inibitori (come le decisioni calate dall’alto) d’appiattire il dibattito su una sola posizione, per spezzare nella culla la nascita d’altre idee diverse da quelle finora espresse, dobbiamo prima di tutto registrare che siamo in presenza di un terreno ostile e di una cattiva accoglienza. Mi sembra questo il caso della nostra associazione. Va detto senza pelosi buonismi.
Rompere l’unanimismo, obbligare l’associazione a un salto di qualità nella democrazia interna, farla discutere di quali posizioni e di quali soluzioni fossero più utili al lavoro politico è stato il senso vero della mozione “Diritti in movimento” allo scorso congresso. Personalmente sono fiero del lavoro che facemmo e che s’è dimostrato precorritore dei molti problemi che abbiamo successivamente incontrato e che non siamo stati in grado di ben affrontare in questi tre anni, proprio perché la maggioranza compì allora scelte di comodo invece che scelte di merito. Sarebbe bello non compiere ancora gli stessi errori: la storia insegna e per fortuna le maggioranze sono per loro natura variabili come le opinioni.
L’acqua è passata sotto i ponti e se cito quell’esperienza oggi non è per nostalgia ma perché credo che se arriveremo al congresso del 2010 nelle condizioni d’aver ucciso il dibattito e prodotto una sola mozione (al di là del giudizio che ognuno ne può avere) avremo compiuto un gigantesco passo indietro e fatto del male ad Arcigay e al movimento tutto, di cui Arcigay è parte consistente.
Non solo per la salute della nostra democrazia dovremmo avere a cuore la qualità del dibattito. Esiste una stretta correlazione – questa è la mia convinzione – tra dibattito e qualità degli strumenti di lotta. Più posizioni diverse discutono e si confrontano, più idee hanno la possibilità di nascere/evolvere/arricchirsi, migliore è la sintesi e la capacità dell’associazione di rispondere alle enormi difficoltà della situazione italiana, in riferimento alla conquista dei diritti civili e dei diritti individuali. Viceversa, un dibattito costretto a contorcersi perché assente un sano conflitto tra posizioni differenti, è destinato inevitabilmente a produrre una pappa che ci lascia inermi, inoffensivi, incapaci di essere all’altezza dello scontro in atto tra sostenitori delle libertà e clericali di tutti gli schieramenti. Questa è la reale posta in gioco.
Leggi il resto di questo articolo »


