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Se vi sembra poco

Mizz Pravda, live in Cairo, s’improvvisa dj per una festa “very queer”.

Lady Zagha - Mizz Pravda, Live in Cairo

Fanculo Sanremo e i suoi leccaculo

Ora che ho visto Sanremo 2010, gli inni alla patria, alla famiglia, alla religione, alle tradizioni, la banda dei carabinieri, gli operai come macchiette governative, capisco che in Italia c’è il franchismo senza Franco, senza i desaparecidos di massa e con la lobotomia collettiva dell’intrattenimento filo-clericale. E allora lo scrivo maiuscolo: FANCULO SANREMO E I SUOI LECCACULO.

Dal nostro giurato a Sanremo

Il marziano
DAL NOSTRO GIURATO A SANREMO
Di Serafino D’Onofrio
Il Resto del Carlino 19 febbraio 2010

“Ma quando arriva il commissario Coliandro?”, si chiedevano le impiegate del Comune. Aspettavano un giovane belloccio ed è arrivata una donna. Bologna è imbavagliata dalla burocrazia. La signora scelta da Maroni è prefetto, si chiama Cancellieri, è nominata commissario e farà il sindaco. Boh! Ma, in questi giorni cupi per la città, Bologna Città Libera dimostra di essere anche forza di governo. Uno dei nostri è stato nominato giurato del Festival di Sanremo. Si chiama Tomas. E’ istriano ma vive a Bologna, a casa del fidanzato Maurizio Cecconi, coordinatore della Rete Laica. Le coppie di fatto vivono le stesse crisi dei matrimoni. Le coppie gay sono “diverse” ma non sono tanto diverse da quelle etero. Una mattina, Tomas ha risposto al telefono. Gli hanno chiesto di fare il giurato a Sanremo e ha detto “sì”. Maurizio, che paga il telefono, si è incazzato ed è nata una discussione simil-coniugale finita in nulla. Ma la frittata era fatta. Tomas è partito in pullman con altri 29 bolognesi. Pensionati, studenti, casalinghe, due maestre di “Materna”, una maestra perdente posto, un agronomo e un filosofo (sic). A Genova, la RAI li ha ospitati in un hotel a 4 stelle ed ha offerto un pranzo (scadente). A Sanremo, detenuti dalle 17 in un sotterraneo dell’Ariston, hanno ricevuto un cestino (terribile) con due panini secchi, merendina e acqua (niente alcolici perché la Giuria Demoskopica deve essere sobria). La Clerici non è andata a salutarli e Tomas si è vendicato così. Ha dato 9 alla canzone di Cristicchi perché sfotteva Carla Bruni. Ha dato 10 ad Arisa perché era accompagnata da un coretto di tre travestiti. Ha dato 1 (il minimo) a Povia perché la canzone su Eluana è “indegna” e quella dell’anno scorso (Luca era gay) era “schifosa”. Insomma, un voto totalmente ideologico, che ha falsato i risultati del Festival della canzone italiana. I giurati sono tornati in albergo alle 3 e mezza di notte. La RAI aveva promesso un rimborso spese a forfait di 60 euro. Invece, prima di risalire sul pullman, hanno ricevuto una monetina d’oro (che vale 60 euro lordi). Delusione. Tomas aveva promesso a Maurizio una cenetta al lume di candela. Ma quale trattoria si farà pagare con una monetina d’oro? Mi auguro che la gentile commissaria Cancellieri informi il Ministero degli Interni che in Italia circolano (fuori corso legale) 600 monetine d’oro. E che a Bologna ci sono 30 disperati che cercano di spacciare le monetina RAI che nessuno vuole. E pensare che, fino a pochi giorni fa, il nostro problema erano i bancomat di Delbono!

Komos, note positive

Mercoledì sera sono stato alla Chiesa Metodista ad ascoltare il concerto del coro omofonico Komos. I miei complimenti! Era la prima volta che assistevo a una loro esibizione: bravi, simpatici, con un vasto colto e ironico repertorio. Insomma musica e gaiezza ben miscelate. Mi hanno fatto passare una piacevole serata.

I furbetti annullano il concerto bolognese di Sizzla e lo spostano a Modena

Gli organizzatori del concerto del cantante reggae e omofobo dichiarato Sizzla annullano il concerto previsto a Bologna al Sottotetto e lo spostano al Vox Club di Nonantola (Modena). Il lupo perde il pelo ma non il vizio.

Bologna, la comunità lgbt contro il concerto del cantante reggae Sizzla

La comunità lgbt bolognese si ribella all’idea che il cantante reggae Sizzla possa tranquillamente tenere il suo concerto al Sottotetto. Con una lettera aperta e un comunicato, le associazioni e i collettivi chiedono che il concerto sia annullato. Riccardo Malagoli , presidente del Quartiere San Donato, dove ha sede lo storico locale della scena underground cittadina, minaccia la sospensione della convenzione.

Nelle sue canzoni Sizzla inneggia all’omicidio di gay e lesbiche: “Salite in prima linea / Fuoco sugli uomini che fanno sesso con gli uomini dal di dietro / Sparate ai gay e alle lesbiche, la mia grossa pistola fa bang / Bang Bang! i gay e le lesbiche vanno ammazzati / Ai sodomiti e i batty boy, io dico: a morte! / Non mi fido di Babilonia nemmeno per un secondo / Io vado a sparare ai gay e alle lesbiche con le armi”.

Komos, il coro gay diventa protestante

ANSA, Bologna, 20 Ottobre 2009 – Dopo la parentesi cattolica, il coro omosessuale di Bologna Komos ci riprova con i protestanti. Da una settimana è la chiesa evangelica metodista di Via Venezian, a due passi da Piazza Maggiore, a ospitare le prove del coro maschile dopo la “cacciata”, a settembre, dalla chiesa di San Bartolomeo della Beverara sancita da un messaggio dell’arcivescovo Carlo Caffarra che ricordava l’esistenza di un documento della Congregazione per la dottrina della fede sugli omosessuali del 1986. E proprio per festeggiare la novità, il 18 novembre il coro si esibirà in concerto. Invitati anche il cardinale e il suo vicario, monsignor Ernesto Vecchi. Il tandem con la chiesa protestante (punto di riferimento per i fedeli di Bologna e Modena) è nato un mesetto fa per “una strana telepatia”, ha spiegato Guido Armellini, presidente del Consiglio della chiesa (organo elettivo che governa la chiesa locale e formato da 12 persone). I coristi “sfrattati” hanno bussato in Via Venezian proprio quando i metodisti stavano pensando di offrire la chiesa per le prove. “La richiesta è passata all’unanimità e senza nessuna obiezione”, ha spiegato Armellini. “Per noi l’omosessualità non è un peccato – ha aggiunto – e l’apertura al Komos ci è sembrato un modo per dare pieno diritto di cittadinanza a un coro, indipendentemente dalle propensioni sessuali delle persone”. Al concerto di novembre parteciperanno anche il tenore americano Jason Ferrante, in Italia per la produzione del Teatro Comunale di Bologna “Sweeney Todd”, e il musicologo Michael Aspinali. L’auspicio del coro è che Caffarra e Vecchi “riescano a trovare il tempo per raccogliere l’invito a partecipare”. Speranza condivisa da Armellini: “Noi accogliamo chiunque e con i cattolici abbiamo rapporti fraterni. Non è molto reciproca la cosa, però…”, ha ironizzato. | Fonte TeleSanterno

L’ideologia di Nek piace alla Curia

Il 15 agosto in Piazza Maggiore, per il tradizionale concerto organizzato dal Comune, canterà Nek che, in un’intervista a Bologna Sette, il settimanale della Curia, s’è detto anti-abortista e contro la pillola RU486. Il PD cittadino ha risposto imbarazzato che “bisogna distinguere arte da politica”; chissà cosa avrebbe detto se avesse cantato Guccini.

Nek

“La cura” di Franco Battiato – Colonna sonora di MONTEVENTI UNISCE

“Supererò le correnti gravitazionali,
lo spazio e la luce
per non farti invecchiare.
E guarirai da tutte le malattie,
perché sei un essere speciale,
ed io, avrò cura di te.”

[L'articolo di oggi su "Il Bologna"]

Cassero Magazine Maggio / Giugno 2009

L’editoriale del nuovo numero di Cassero Magazine, a cura del Consiglio Direttivo, dedicato al bilancio della Giunta Cofferati e alle elezioni amministrative di Bologna.

A Bologna ci vorrebbe un sindaco gay. Come Wowereit a Berlino e Delanoë a Parigi. Omosessuale dichiarato e laico convinto, proprio come loro due. Bologna se lo meriterebbe proprio a questo punto, quanto meno per invertire il flusso di cervelli (creativi in testa) che da questa città si è mosso – in fuga – verso la Mittel Europa. E seppure non siamo tra quelli che sostengono l’esistenza di un fattore “gay” portatore automatico di successo (o forse ne siamo intimamente convinti, ma non ne facciamo una dottrina), dobbiamo arrenderci davanti all’evidenza che dinanzi alla deriva in cui è finita la nostra città, neanche Cristiano Malgioglio – la chìra meno vocata alla fascia tricolore – potrebbe essere in fondo una catastrofe. Quindi, perché non provare…

Invece anche per questa volta niente banana ossigenata, nessun colpo di scena. Per la chiamata alle urne che ci apprestiamo ad onorare ci dobbiamo accontentare dell’ordinario, seppure in dose decisamente abbondante. Sì perché a Bologna, a questo giro, tutti vogliono fare il sindaco, perfino un prete negazionista mandato a spendere perfino da Caffarra e Beppe Maniglia, che nel caso si sposterebbe solo di qualche metro. E si litiga questo giro, e alla grande, quasi si arriva alle mani. Poi si fa a gara a chi ha i trigliceridi più bassi, a chi infila più lettere anonime sotto le porte, a chi si cala di più l’onorario per sostenere le foche orfane dell’isola di Pantelleria. Povere. Noi da questo baillame vorremmo un po’ prendere le distanze, senza voltare le spalle però, perché a votare bisogna andarci: è un diritto e un dovere. Nelle pagine che seguono quindi tenteremo di offrirvi una mappa rainbow per orientarvi nella giungla di questa campagna elettorale. Una mappa non neutrale, anzi disegnata con un preciso orientamento, frutto di una discussione che si è articolata nei diversi momenti partecipativi del nostro circolo. Solo per le europee indichiamo nettamente una preferenza, quella per Alessandro Zan in corsa nelle fila di Sinistra e Libertà. Per le comunali invece il Cassero a Bologna non esprime indicazioni di voto legate a una particolare forza politica bensì sostiene tutti e cinque i candidati glbt al Consiglio comunale, quale che sia il simbolo che colora la loro scesa in campo. Tre di loro in particolare – Bruno Pompa, Maurizio Cecconi e Sergio Lo Giudice – sono espressioni dirette della nostra storia associativa che ancora oggi si intreccia con la loro militanza. Stesso ragionamento per il Quartiere Porto, quello all’interno del quale il Cassero si trova: due candidati glbt corrono per la carica di consigliere, entrambi godono della nostra totale fiducia. Per i candidati sindaci, invece, questo Consiglio Direttivo ha scelto di non dare indicazioni bensì di aprire un confronto diretto con tre dei tanti aspiranti alla fascia tricolore, cioè Flavio Delbono, Giorgio Guazzaloca e Valerio Monteventi. Anche di questa scelta, e delle conseguenti esclusioni, troverete più avanti le motivazioni. Con la speranza che le risposte all’intervista che gentilmente ci hanno concesso siano per voi di qualche utilità per sciogliere le ultime incertezze sul voto. Infine un’incursione nelle comunali di Ferrara dove è candidato Flavio Romani. Flavio è un nostro caro amico, un attivista di prima linea, una delle persone che ha contribuito a rendere grande il Pride di Bologna. Non abbiamo perciò alcun dubbio nell’indicare agli amici di Ferrara il nome di Flavio per la carica di consigliere comunale.

Le ultime parole le spendiamo per Cofferati, il sindaco di Bologna, quello che se ne va. Il peggiore mai passato da queste parti, questa è l’unica cosa su cui attualmente sembrano convergere sia la destra sia la sinistra. E noi, innanzitutto. La nostra liason col sindaco sindacalista è una favola breve che intitoleremmo “la piazza”: inizia a Roma, coi milioni di manifestanti ai piedi dell’allora leader della Cgil. Quella piazza allora ci fece sognare. Poi però arrivò piazza Maggiore, negata a Miss Alternative, il nostro defilée che ogni anno ricorda alla città che bisogna lottare contro l’Aids, e concessa poi a ogni corsa, volata, tiro a canestro. Perfino all’expò dei cazzi di cioccolata, tutti regolarmente senza preservativo. E con l’ultimo capitolo, poi, chiuderemmo parlando di un giardino. Quello che la Giunta ha scelto proprio poche settimane fa di intitolare a Stefano Casagrande, dando risposta alla richiesta che facemmo in occasione del Gay Pride. Chiaramente quel fazzoletto di verde, per quanto piccolo e nascosto, per noi è già un cortile di Versailles. E il “grazie” dinanzi a un dono, a una concessione, è un costume dal quale non ci sottraiamo. Ma se a qualcuno, ai tempi del Bologna Pride, era parso di aver sentito Cofferati parlare di una “via” sappia che non si era sbagliato. Magari poi già allora intendeva giardino, vai a sapere. Oppure più semplicemente si è confuso. Fortuna che a Genova – dove appena trasferito ci vedrà arrivare per il Gay Pride – sono quasi tutti vicoli e stradine: una mappa più semplice che gli eviterà in futuro qualunque incomprensione.

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Cassero Magazine Maggio / Giugno 2009 - Copertina

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Maurizio Cecconi
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