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Diario Internazionale. 2

Una spilletta di Internazionale

Una spilletta di Internazionale

Il treno Bologna – Ferrara delle 11.56 è pieno di giovani che vengono al festival. Conosco Ruth, Alessia. Le nuvole felsinee lasciano spazio al sole ariosteo. Prenoto il mio posto per la conferenza “Frontiere digitali” (con Oliver Reichenstein, fondatore di Information architects, Luca Sofri, direttore de Il Post e Giovanni De Mauro di Internazionale). La fila, in piazza Municipio, è chilometrica. Il sole scalda e vorrei una t-shirt. L’incontro è spostato dalla Sala Estense alla piazza, a causa dell’alta partecipazione; meglio, all’aperto si può fumare. Compilo il questionario somministrato da un blogger. Frasi sparse che mi hanno colpito: Reichenstein, “il giornalismo è un dialogo della democrazia con se stessa”; Sofri, “i commenti sono un corpo unico col testo dell’articolo online”; De Mauro, “l’80% del nostro stipendio è pagato dai nostri lettori”; Reichenstein, “una società ha la responsabilità di garantire che il livello d’informazione dei cittadini sia il più alto possibile”; Reichenstein, “per avere lettori intelligenti bisogna produrre giornali intelligenti”; Sofri, “la Rai alimenta l’attesa nel pubblico di prodotti di scarsa qualità”. Impressioni: a Sofri piace fare delle battute, non sempre riuscite; Reichenstein è un tecno-filosofo. Non riesco a intervistare Sofri. Faccio la conoscenza di altri blogger; ci diamo appuntamento per domenica, per una riunione collettiva. Non ho pranzato (molto male!), riparo con una mela offerta dalla Provincia. Mi sposto al Cinema Boldini, per la proiezione di “The Red Chapel” di Mads Brügger; il documentario è stato, a gran richiesta, messo in programma anche per l’ultimo giorno del festival. Personalmente l’ho trovato ben costruito, barricadero e con una vena di cinismo e di disattenzione verso i nordcoreani. “Pyongyang” di Guy Delisle, pur nella differenza dei mezzi espressivi, ha una marcia in più. Io, Tomas e Jürg, miei compagni di proiezione, vaghiamo per il centro di Ferrara in cerca di un ristorante: tutti pieni. Alla fine, il Mandolino, dov’ero stato anche ieri, ci nutre a dovere: ministra di fagioli, maialino arrosto, vino rosso. Un ruttino e via, in Piazza del Castello per “Accattone”, dalla sceneggiatura di Pier Paolo Pasolini, letto da Valerio Mastrandrea e musicato da Danilo Rea e da Roberto Gatto. La recitazione di Mastrandrea ha un coinvolgente tono monocorde. Dopo un amaro Jägermeister, guadagnamo casa e il letto. Anche oggi, al Festival di Internazionale non s’è parlato di Belpietro.

Agorà di Alejandro Amenábar

L’ultimo film di Alejandro Amenábar, Agorà, è un bellissimo e laico omaggio all’amore per il sapere e per la conoscenza razionale e, nello stesso tempo, un duro atto d’accusa alle religioni, al potere e alla misoginia del cristianesimo. Ora capisco perché non lo volevano distribuire in Italia. La ricostruzione di Alessandria d’Egitto in epoca tolemaica è, tra le altre cose, meravigliosa. Ipazia, la protagonista del film, entra a pieno titolo nella galleria di personaggi femminili idealmente costruita da Christa Wolf, coi romanzi storico/politici “Cassandra” e “Medea”.

1514. Le nuvole non si fermano

Venerdì 30 Aprile, alle ore 21.00, siete tutti/e invitati/e al Teatro Duse a Bologna per l’anteprima del documentario “1514. Le nuvole non si fermano”, diretto da Carlotta Piccinini e prodotto da Visual Lab. Un excursus sull’esilio del Popolo Sahrawi profugo da trentacinque anni nel deserto algerino e in attesa di un referendum istituzionale previsto dalla risoluzione Onu 1514 del 1960. Maggiori info sul sito Visioni Trasversali.

Il corso di scrittura creativa (a gratisse) di Fabio Bonifacci

Fabio è l’autore della sceneggiatura del film “Diverso da chi?”. E’ bolognese. Anzi, è di Monteacuto Ragazza, frazione di Grizzana Morandi, sul rugoso appenino bolognese. Insomma è del paesello della mia mamma e alla lontana (molto ma non troppo) forse siamo pure parenti. Ma si sa, in quel borgo medioevale c’erano solo tre cognomi e ci si sposava gli uni con gli altri e ci ritroviamo ogni tanto nelle nostre case di sasso. Se fosse per nepotismo, non ve lo raccomanderei. Invece è pure bravo, intelligente e modesto e questo sì che è troppo da accettare. Tiene un corso web di scrittura creativa. E’ anche masochista e lo fa a gratis. Seguitelo!

Bologna, “L’amore e basta” al Cinema Lumière

Presso il Cinema Lumière della Cineteca di Bologna potete andare a vedere l’ultimo film di Stefano Consiglio: L’amore e basta. FilmTV ne parla con entusiasmo:

Un viaggio alla scoperta dell’amore omosessuale attraverso le storie e le testimonianze di nove coppie gay e lesbiche che vivono tra Catania, Versailles, Parigi, Sutri, Berlino, un paese della Bassa Padana, Palermo e Barcellona. Il lavoro di Stefano Consiglio (75 minuti di interviste, con macchina da presa ferma e una nettezza di sguardo che sgombra il campo da qualsiasi strumentalizzazione), colpisce a cominciare da un meraviglioso titolo che ha voglia di sbarazzarsi subito di parecchie sovrastrutture. Perché prima di tutto, le 18 tra uomini e donne intervistate dalla Sicilia al Nord Europa, sono persone.

Cassero Magazine Maggio / Giugno 2009

L’editoriale del nuovo numero di Cassero Magazine, a cura del Consiglio Direttivo, dedicato al bilancio della Giunta Cofferati e alle elezioni amministrative di Bologna.

A Bologna ci vorrebbe un sindaco gay. Come Wowereit a Berlino e Delanoë a Parigi. Omosessuale dichiarato e laico convinto, proprio come loro due. Bologna se lo meriterebbe proprio a questo punto, quanto meno per invertire il flusso di cervelli (creativi in testa) che da questa città si è mosso – in fuga – verso la Mittel Europa. E seppure non siamo tra quelli che sostengono l’esistenza di un fattore “gay” portatore automatico di successo (o forse ne siamo intimamente convinti, ma non ne facciamo una dottrina), dobbiamo arrenderci davanti all’evidenza che dinanzi alla deriva in cui è finita la nostra città, neanche Cristiano Malgioglio – la chìra meno vocata alla fascia tricolore – potrebbe essere in fondo una catastrofe. Quindi, perché non provare…

Invece anche per questa volta niente banana ossigenata, nessun colpo di scena. Per la chiamata alle urne che ci apprestiamo ad onorare ci dobbiamo accontentare dell’ordinario, seppure in dose decisamente abbondante. Sì perché a Bologna, a questo giro, tutti vogliono fare il sindaco, perfino un prete negazionista mandato a spendere perfino da Caffarra e Beppe Maniglia, che nel caso si sposterebbe solo di qualche metro. E si litiga questo giro, e alla grande, quasi si arriva alle mani. Poi si fa a gara a chi ha i trigliceridi più bassi, a chi infila più lettere anonime sotto le porte, a chi si cala di più l’onorario per sostenere le foche orfane dell’isola di Pantelleria. Povere. Noi da questo baillame vorremmo un po’ prendere le distanze, senza voltare le spalle però, perché a votare bisogna andarci: è un diritto e un dovere. Nelle pagine che seguono quindi tenteremo di offrirvi una mappa rainbow per orientarvi nella giungla di questa campagna elettorale. Una mappa non neutrale, anzi disegnata con un preciso orientamento, frutto di una discussione che si è articolata nei diversi momenti partecipativi del nostro circolo. Solo per le europee indichiamo nettamente una preferenza, quella per Alessandro Zan in corsa nelle fila di Sinistra e Libertà. Per le comunali invece il Cassero a Bologna non esprime indicazioni di voto legate a una particolare forza politica bensì sostiene tutti e cinque i candidati glbt al Consiglio comunale, quale che sia il simbolo che colora la loro scesa in campo. Tre di loro in particolare – Bruno Pompa, Maurizio Cecconi e Sergio Lo Giudice – sono espressioni dirette della nostra storia associativa che ancora oggi si intreccia con la loro militanza. Stesso ragionamento per il Quartiere Porto, quello all’interno del quale il Cassero si trova: due candidati glbt corrono per la carica di consigliere, entrambi godono della nostra totale fiducia. Per i candidati sindaci, invece, questo Consiglio Direttivo ha scelto di non dare indicazioni bensì di aprire un confronto diretto con tre dei tanti aspiranti alla fascia tricolore, cioè Flavio Delbono, Giorgio Guazzaloca e Valerio Monteventi. Anche di questa scelta, e delle conseguenti esclusioni, troverete più avanti le motivazioni. Con la speranza che le risposte all’intervista che gentilmente ci hanno concesso siano per voi di qualche utilità per sciogliere le ultime incertezze sul voto. Infine un’incursione nelle comunali di Ferrara dove è candidato Flavio Romani. Flavio è un nostro caro amico, un attivista di prima linea, una delle persone che ha contribuito a rendere grande il Pride di Bologna. Non abbiamo perciò alcun dubbio nell’indicare agli amici di Ferrara il nome di Flavio per la carica di consigliere comunale.

Le ultime parole le spendiamo per Cofferati, il sindaco di Bologna, quello che se ne va. Il peggiore mai passato da queste parti, questa è l’unica cosa su cui attualmente sembrano convergere sia la destra sia la sinistra. E noi, innanzitutto. La nostra liason col sindaco sindacalista è una favola breve che intitoleremmo “la piazza”: inizia a Roma, coi milioni di manifestanti ai piedi dell’allora leader della Cgil. Quella piazza allora ci fece sognare. Poi però arrivò piazza Maggiore, negata a Miss Alternative, il nostro defilée che ogni anno ricorda alla città che bisogna lottare contro l’Aids, e concessa poi a ogni corsa, volata, tiro a canestro. Perfino all’expò dei cazzi di cioccolata, tutti regolarmente senza preservativo. E con l’ultimo capitolo, poi, chiuderemmo parlando di un giardino. Quello che la Giunta ha scelto proprio poche settimane fa di intitolare a Stefano Casagrande, dando risposta alla richiesta che facemmo in occasione del Gay Pride. Chiaramente quel fazzoletto di verde, per quanto piccolo e nascosto, per noi è già un cortile di Versailles. E il “grazie” dinanzi a un dono, a una concessione, è un costume dal quale non ci sottraiamo. Ma se a qualcuno, ai tempi del Bologna Pride, era parso di aver sentito Cofferati parlare di una “via” sappia che non si era sbagliato. Magari poi già allora intendeva giardino, vai a sapere. Oppure più semplicemente si è confuso. Fortuna che a Genova – dove appena trasferito ci vedrà arrivare per il Gay Pride – sono quasi tutti vicoli e stradine: una mappa più semplice che gli eviterà in futuro qualunque incomprensione.

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Cassero Magazine Maggio / Giugno 2009 - Copertina

Bologna, 14 – 17 Maggio: Divergenti, festival di cinema trans

BOLOGNA DIVERGENTI, FESTIVAL TRANS
Il Manifesto, 13.05.2009

Toma a Bologna Divergenti (14 – 17 Maggio), il festival intemazionale di cinema dedicato al mondo trans e transgender, negli spazi del Lumière. Una edizione, la seconda, incentrata in particolare sulla memoria, coincidendo infatti con le celebrazioni per i 30 anni dalla nascita del Mit e per i 40 anni dalla rivolta di Stonewall. A chiudere la kermesse, il 17 maggio, la Giornata internazionale contro l’omofobia. “Quest’anno la giornata è dedicata proprio alla transfobia” ha sottolineato il presidente del MIT (promotore dell’evento), denunciando che “in Italia l’odio, la violenza e le aggressioni verso i trans sono in aumento vertiginoso”. In programma al festival 16 proiezioni di film e mediometraggi, tra cui moltissime prime nazionali.

Genitori omosessuali. Ai Teatri di Vita un documentario racconta le Famiglie Arcobaleno

Genitori omosessuali: per alcuni un’eresia, per molti la realtà di una normale quotidianità. E’ questo l’argomento al centro del quarto appuntamento della rassegna “Documentari d’amore” ideata da Teatri di Vita, dedicata “all’oggi che non si vede” e incentrata sulle tematiche lgbt. Giovedi 7 maggio, alle ore 21.15, ai Teatri di Vita, Via Emilia Ponente 485, sarà proiettato il breve documentario Le famiglie arcobaleno di Lucia Stano e Nadia Dalle Vedove, alla presenza delle registe, di Ilaria Trivellato (responsabile dell’associazione Famiglie Arcobaleno) e di Giacomo Manzoli, docente di cinema all’Università di Bologna.

Il ritmo, gli impegni, le tensioni e le piccole esaltazioni quotidiane di alcune famiglie italiane sono protagonisti in questo documentario. Ma non si tratta dei nuclei famigliari a cui si è generalmente abituati. Parliamo infatti di omogenitorialità, ovvero di famiglie in cui ci sono solo due mamme o due papà. Famiglie di gay o lesbiche, che hanno deciso di avere figli (o si sono trovati ad averne in base a precedenti legami eterosessuali). Famiglie discriminate, a partire da una discriminazione ideologica che si rifiuta di prendere atto delle ricerche svolte in tutto il mondo, da cui risulta l’assoluta ininfluenza della sessualità dei genitori nello sviluppo del bambino. Per sostenere i propri diritti, quasi 200 famiglie omosessuali hanno creato pochi anni fa l’associazione Famiglie Arcobaleno, e in questo film alcune di loro raccontano le loro giornate e le forti motivazioni che le hanno spinte a organizzarsi. Un documentario che smonta l’idea che le famiglie omosessuali siano poche, isolate e radicalmente problematiche. | Fonte Modena 2000

Diverso da chi? – Anteprima nazionale a Bologna

Gender Bender International Festival,
in collaborazione con Cattleya e Universal Pictures,
presenta l’anteprima di

DIVERSO DA CHI?

Regia di Umberto Carteni
Con Luca Argentero, Claudia Gerini, Filippo Nigro

Giovedì 19 Marzo 2009, H 21.00
Cinema Medica, Via Montegrappa 9
Bologna [vedi mappa]

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Alla proiezione sarà presente il cast

Dopo la proiezione, grande Party di festeggiamento
Cassero Gay & Lesbian Center, Via Don Minzoni 18
Ingresso gratuito

Diverso da chi?

In ogni senso – Un mese di cultura queer a Napoli

Dal 10 marzo, per cinque martedì, il Penguin Cafè diventa la casa della cultura queer a Napoli: In Ogni Senso è un viaggio in varie direzioni e con linguaggi diversi all’interno delle tematiche dell’orientamento e dell’identità sessuale e delle affettività omosessuali. Il programma intero è disponibile qui. La direzione artistica è di Luca Mercogliano.

In ogni senso - Un mese di cultura queer a Napoli

La campagna
Maurizio Cecconi
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Coordinamento Laico Nazionale
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