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Fratelli nel nome dell’esenzione e del privilegio

Rosy Bindi e Pierferdinando Casini

Rosy Bindi è la presidente del Pd; Pierferdinando Casini è il leader dell’Udc.

Bindi era iscritta alla Democrazia Cristiana; anche Casini era iscritto alla Dc.

Bindi è vergine, non è sposata ma una volta, tanto tempo fa, ha avuto un fidanzato. Casini non s’è negato le gioie d’un paio di matrimoni, grazie al favore concessogli dal Tribunale della Sacra Rota, che ha annullato il primo e salvaguardato la sua ortodossia religiosa.

Bindi vuole Bersani premier, Bersani vuole se stesso Primo Ministro ma il suo gran elettore D’Alema pensa che sia meglio che Casini diventi Presidente del Consiglio, per salvarlo dal matrimonio con la destra. Casini sa che qualunque alleanza stipuli, con la destra e la sinistra, comunque vincerà. E insieme a lui trionferà la Chiesa Cattolica; non tutta per la precisione, ma l’ala più guerrigliera, legata a doppio filo a Ruini, a Bagnasco, alla Cei e alle immense ricchezze di quest’ultima – Casini infatti non gode delle simpatie di Bertone, segretario di stato del Vaticano.

In questi tempi di crisi economica e finanziaria, verrebbe naturale rimettere in discussione i privilegi fiscali di cui gode la Chiesa, ma né Bindi né Casini intendono mettere mano a questo capitolo. Entrambi intendono proteggere l’intoccabilità dei tesori cattolici, costruiti coi soldi dei contribuenti. Entrambi sostengono che i contributi pubblici finanziano attività sociali, ma è una menzogna: più dell’80% dell’8×1000 viene speso per il mantenimento del clero e delle gerarchie.

Per questo tipo di bugie la Chiesa dispensa ringraziamenti e non richiede confessioni.

Fratelli nel nome dell’esenzione e del privilegio.

Un governo di dementi

Grazie

Siccome in Italia c’è troppo lavoro, s’è deciso d’aumentare l’età a cui le donne andranno in pensione.

Siccome c’è poco lavoro, s’è deciso di rendere determinato il contratto indeterminato e di derogare al contratto nazionale.

Siccome c’è troppo lavoro, s’è deciso di disincentivare le pensioni d’anzianità.

Siccome c’è troppo lavoro, s’è deciso di accorpare alla domenica le festività civili.

Siccome c’è scarso potere d’acquisto e crisi dei consumi, s’è deciso di congelare per due anni il TRF (trattamento di fine lavoro) degli impiegati statali e di toglier loro persino la tredicesima se non rispetteranno a testa china gli obiettivi di produzione.

Siccome c’è scarso potere d’acquisto e crisi dei consumi, s’è deciso di ridurre ulteriormente i finanziamenti a Regioni e Comuni, che a loro volta taglieranno nuovamente i servizi ai cittadini e questi ultimi pagheranno ancora più per avere sempre meno.

Non una misura utile a favorire la redistribuzione della ricchezza dall’alto verso il basso.

Solo attacchi ai diritti di chi è meno potente: i lavoratori dipendenti, i precari, i pensionati.

Non una misura per favorire lo sviluppo (e dunque l’aumento delle entrate fiscali).

Il fallimento dell’Italia è dunque più vicino.

Grazie.

The italian debt problem explained to the rest of the world

Italian big debt

We don’t have enough money to pay: a) the interest on the money Italy has to pay the other countries and private investors who lent us; b) the cost of public welfare (pensions, health services, doles, etc).

Other countries and private investors are beginning to think that soon we can no longer pay their interest on our debt, so the interest rate at which we lent money increases.

With the interest rate increases our problems will creep up as well.

Our first decision would be: do we increase and introduce new taxes for the richest citizens or we cut social services for all people, which includes the weakest.

The second decision would lead to an important consequence: To start with, we will have an impoverished population and then a decrease in revenue from taxes. In these circumstances, our problems will probably double up.

The solution is easy but very hard: we need to increase and to introduce new taxes for the richest citizens.

But… our country is led by the upper class. The upper classes don’t want pay more taxes. The upper class always wish to pay minimum taxes.

So, our problem will (not) be solved by external agents.

The name is not really important – IMF, EU, ECB.

One external agent will tell the Italian government “cut off the pensions!” and the Italian government will respond with the message saying “citizens, we’re sorry, but we have to cut your pensions”.

After one month, another external agent will instruct Italian government to “cut off the health services!” and the Italian government will respond saying “citizens, we’re sorry, but we had to cut the health services”.

After two months, another external agent will order the Italian government to “cut off the doles!” and the Italian government will respond saying “citizens, we’re sorry, but we had no option but have to the doles”.

After these actions, we will have an impoverished population and then a decrease in revenue from taxes.

Conclusion, our problems will be solved with the death of population.

Amen.

Bettole a sinistra

Una sede del "Partit Laburista" maltese

Alla sinistra non piace vincere ed escogita ogni autolesionismo utile a restare per sempre all’opposizione (oppure – ma questa è un’altra storia – si trasforma in un partito di centrodestra come il New Labour di Tony Blair e va “all’assalto del cielo”). A Malta la sinistra ha inventato un sistema efficace per non andare al governo. Siccome è poco considerato e contiene dei sorprendenti elementi di ingegnosità, mi accingo a descriverlo.

Premessa: la Repubblica di Malta, dopo l’indipendenza del 1964, ha ereditato sostanzialmente un quadro politico simile a quello inglese, ovvero bipolare, a cui qui s’aggiunge il carattere bipartitico. Il Partito Nazionalista (destra) e il Partito Laburista si spartiscono il 98% degli elettori.

In questa situazione è molto facile che prima o poi tu debba governare, se non per meriti tuoi, per lo meno a causa degli errori degli avversari. Così i Laburisti devono essersi detti: “Oh ragazzi, rischiamo grosso! Se vinciamo cosa facciamo? Bisogna trovare una soluzione definitiva!”.

Così hanno trasformato le molte sezioni di partito in altrettanti bar di infimo ordine, dove sì alle pareti galleggiano foto ingiallite degli “amati leaders”, ma il tono dei locali è dato dagli alcolizzati, dalla solitudine senile, da tipi e tipe che non sfigurerebbero in una canzone di De Andrè ambientata nel malfamato porto di Genova, dal volume della televisione sparato così alto che è impossibile discutere di alcunché. Per non parlare delle icone di santi contornate di lucine e appese sopra il bancone: più blasfemi e più lontani dall’ideale di laicità che dovrebbe avere un partito socialdemocratico non si potrebbe essere…

Un metodo sicuro, insomma, per attrarre elettori, stimolare i simpatizzanti, impegnare i volontari, liberare di un peso le spalle fragili dei servizi sociali e investire sul proprio futuro: all’opposizione.

Mi permetto di suggerire questo sistema ai dirigenti del Partito Democratico: eviterebbero in colpo solo la necessità di mantenere D’Alema in vita per altri sessant’anni.

Ciò detto, per un turista queste bettole si rivelano invece un porto di salvezza. Per pochi euro si può mangiare un semplice piatto – per esempio un “fish and chips” – e scolare una birra Cisk. Non a caso, nella sede più in vista del Partito Laburista, quella nella via centrale della Valletta, campeggia la scritta “Tourists are welcome”.

Contenti loro… Io ci vado.

Tanti saluti dal vostro alieno laburista a Malta.

Sede centrale del "Partit Laburista"

Sinistra e gay contro la cognata di Casini

Commissione Pari OpportunitaCorriere della Sera, lunedì 25 luglio 2011

Loro ne fanno una battaglia in difesa delle libertà civili. Lei, l’”avversaria”, si appella alle regole della democrazia. In mezzo ci sono le pari opportunità nella regione Emilia Romagna. E una presidenza, ancora da assegnare, che fa già discutere.

Sinistra e libertà, Italia dei valori, Federazione della Sinistra, movimenti in difesa dei diritti degli omosessuali: tutti contro il consigliere udc Silvia Noè, candidata a ricoprire il ruolo di presidente della commissione Pari opportunità della Regione. Creando più di un grattacapo al governatore Vasco Errani, uno dei maggiori sponsor della Noè.

I primi malumori nella giunta sono arrivati già venerdì. Secondo dipietristi e vendoliani con la nomina della Noè verrebbe meno il carattere “laico” della commissione. E non nascondono il fastidio su un presunto accordo tra Pd e Udc che avrebbe portato alla candidatura centrista. La Noè è una democristiana di ferro e moglie di Federico Casini, il fratello del più famoso Pier Ferdinando. Sinistra e associazioni Lgbt la ritengono inadatta a ricoprire quel ruolo proprio per il suo retaggio.

Oggi, davanti al Palazzo della Regione, ci sarà pure un presidio dei movimenti gay con tanto di padelle e mestoli da far sbattere “per protestare contro l’avvento di un moderno Medioevo”. “Chiediamo una presidenza rispettosa del diritto di autodeterminazione di ogni donna o uomo”, dicono. “Non vogliamo una persona contraria all’aborto e all’esercizio delle libertà individuali”.

“Obiezioni infondate”, taglia corto la Noè. “Il ruolo del presidente di commissione è quello di garantire il rispetto delle regole di lavoro, non di decidere i temi”. Secondo la centrista l’obiettivo dei contestatori sarebbe un altro. “Mi attaccano per la mia formazione cristiana e per questo vogliono zittirmi. Ma io non mi farò chiudere la bocca: siamo in una democrazia”. “Il presidente è una persona seria e sarà garante delle regole della Regione”, dice la Noè. “Le sinistre non possono stravolgere questo principio”. Anche perché, se Errani dovesse cedere, “potrebbero esserci ripercussioni anche a livello nazionale”.

Pari opportunità, Noè: “Se non mi eleggono, conseguenze a livello nazionale”

Silvia Noè, oggi sul Corriere, dichiara che se non sarà eletta alla Presidenza della Commissione Pari Opportunità “potrebbero esserci ripercussioni anche a livello nazionale”.

Con questa frase certifica ciò che era evidente a tutt*: la sua elezione sarebbe il frutto di un accordo tra il Pd e l’Udc.

Regione, la sinistra contro l’asse Pd-Udc

Sel e Idv bocciano la nomina della casiniana Noè alle Pari opportunità. L’irritazione di Errani
Silvia Bignami, Repubblica Bologna, domenica 24 luglio 2011

Vendoliani e dipietristi sbarrano la strada alla cattolica Silvia Noè verso la presidenza della commissione Pari opportunità in Regione. Sulla capogruppo Udc è arrivato il veto pesante di Italia dei Valori, Federazione della Sinistra e Sel-Verdi. Nettissimo anche il no delle associazioni Lgbt, pronte domani a fare un presidio con mestoli e padelle davanti all’assemblea legislativa in viale Aldo Moro: “Quella non è una presidenza di garanzia. Vogliamo una presidenza rispettosa del diritto di autodeterminazione di ogni donna o uomo”.

Lo scontro in maggioranza è scoppiato durante la riunione dei capigruppo convocata venerdì dal presidente Vasco Errani, a cui non erano sfuggiti i malumori di una parte consistente della sua coalizione sul nome della Noè, che sarebbe frutto di un accordo diretto dei Democratici con l’Udc di Pierferdinando Casini. Al vertice la dipietrista Liana Barbati, il vendoliano Gian Guido Naldi e il capogruppo Prc Roberto Sconciaforni hanno mostrato pollice verso: la prossima settimana, quando in consiglio regionale dovrà eleggere il presidente della neonata commissione Pari Opportunità, non voteranno Noè. Un irrigidimento che certo non è piaciuto a Errani, impegnato in queste ore nella mediazione. La sinistra punta il dito contro il carattere laico della commissione: incompatibile con la Noè, esponente centrista e cattolica. “La candidatura della Noè è stata presentata dal Pd – spiega Gian Guido Naldi, Sel – con la giustificazione che si tratta di una commissione che può essere affidata alla minoranza. In realtà però quello delle Pari opportunità è un tema politico, e noi riteniamo che quella presidenza debba essere assegnata alla maggioranza”. Non solo. Le argomentazione del fronte del “no” alla Noè si sono concentrate anche sul fatto che la casiniana è capogruppo di se stessa a viale Aldo Moro. “È inusuale che a chi è già capogruppo di se stesso venga assegnata una commissione” spiega Naldi.

L’opposizione alla Noè è stata netta: c’è addirittura chi minaccia di disertare le sedute della commissione se alla fine dovesse farcela. Il no di sinistra e Idv farà sicuramente la differenza in aula: in tutto si tratta infatti di otto voti, mentre il pd ne ha 24 a disposizione. Per eleggere il presidente di una commissione ne occorrono 40 nelle prime due votazioni e 26 nella terza. Il Pd, insomma, da solo non ce la farebbe neanche all’ultima votazione col quorum più basso. Sempre che il centrodestra non venga in soccorso, ma è da vedere se i Democratici vorranno giocarsi questa carta. Dunque, da qui alla prossima settimana si cercherà di ricompattare la maggioranza. Per ora sembra non sia previsto un piano b. Al voto si potrebbe arrivare già domani, quando davanti alla sede della regione protesteranno le associazioni Lgbt.

L’unica famiglia che difende Casini

Padelle e mestoloLa sua e quella di sua cognata.

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COMMISSIONE PARITA’: MESTOLO E PADELLA, PROTESTA CONTRO NOE’ NOVE ASSOCIAZIONI ANCHE LGBT CHIEDONO PRESIDENZA LAICA.

BOLOGNA, 23 LUGLIO, ANSA – Nove associazioni laiche e Lgbt annunciano per lunedì pomeriggio un presidio davanti all’Assemblea legislativa, per protestare rumorosamente (“con una padella e un mestolo”) contro l’ipotesi di Silvia Noé (Udc) alla presidenza della neonata commissione regionale “per la piena parità tra donne e uomini”. Per chiedere invece “una Presidenza laica” e per dire “no agli scambi sui diritti delle donne e degli uomini”, chiamano all’appuntamento per le ore 17.30 le associazioni 3D (Democratici per pari Diritti e Dignità di lesbiche, gay, bisessuali e trans), Agedo Bologna, Arcigay Il Cassero, Arcilesbica Bologna, Collettivo Antagonismogay, Famiglie Arcobaleno, Laboratorio Smaschieramenti, Movimento Identità Transessuale (Mit), Rete Laica Bologna e la Tavola delle donne sulla violenza e sulla sicurezza in città.

[Il comunicato stampa delle associazioni]

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Biotestamento, l’unico vincitore è il Vaticano

Questa mattina sono stato intervistato a proposito del ddl Calabrò approvato ieri dalla Camera dei Deputati.

A questo link è possibile scaricare il comunicato stampa del Coordinamento Laico Nazionale.

Qui è invece possibile ascoltare l’audio trasmesso da Radio Città Fujiko.

Più che la TAV fatevi un Tavor

No TavSono d’accordo con Furio Colombo e con ciò che scrive oggi su Il Fatto Quotidiano. Riassumo schematicamente: ciò che sta succedendo in Val di Susa rischia di diventare la ripetizione in sedicesimo di Genova 2001, ovvero un’illegale sospensione della democrazia, accompagnata dall’uso della violenza da parte delle Istituzioni.

Per faraonicità e per inutilità, la TAV Torino-Lione non ha nulla da invidiare al ponte sullo stretto di Messina. Con la differenza che mentre il secondo lo critichiamo (giustamente) quando la destra lo sostiene, la prima, che è sostenuta da pezzi importanti del centrosinistra, deve esser costruita a forza di operai blindati, lacrimogeni e cariche di polizia (e poi ci stupiamo se la destra governa per 20 anni).

La TAV Torino-Lione è stata pensata e progettata tra la metà degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, quando si pensava che il traffico su rotaia (e più in generale tutto il traffico, tanto su gomma quanto su rotaia) sarebbe aumentato esponenzialmente e, dunque, ci fosse necessità di raddoppiare la capacità di trasporto delle ferrovie sulla linea Torino-Lione [si veda l'articolo di Marco Revelli su Il Manifesto]. Invece dal 1997 in poi il traffico su rotaia ha conosciuto una grande diminuzione. Da 10 milioni di tonnellate del 1997 s’è passati agli 8,6 del 2000, dagli 6,4 del 2004 ai 4,6 del 2008, per finire ai 2,4 nel 2009 (nello stesso anno, il 2009, secondo le previsioni che avevano portato alla progettazione della suddetta TAV davano il trasporto su rotaia a 15 milioni di tonnellate all’anno).

Oggi invece si vuole costruire una linea con una capacità di 40 milioni di tonnellate senza nessuna reale prospettiva crescita (già l’attuale, la linea storica è sottoutilizzata).

Per costruirla vogliono deturpare centinaia di km di territorio.

Le ragioni di chi s’oppone sono più che valide: sono giuste.

Più che la TAV, fatevi un Tavor.

La campagna
Maurizio Cecconi
Maurizio Cecconi
Coordinamento Laico Nazionale
Rete Laica Bologna
Comitato Articolo 33
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