Archivi per la categoria ‘Bologna la rozza’
“Pomeriggio laicissimo”, intervista a Radio Città Fujiko
Venerdì 28 maggio 2010, dalle ore 17 alla Scuderia di Piazza Verdi, la Rete Laica Bologna organizza un Pomeriggio laicissimo, un triplo appuntamento culturale, durante il quale presenteremo libri, discuteremo tesi di laurea e brinderemo con ironia. Un’iniziativa densa e da attraversare.
L’ho presentata a Radio Città Fujiko: ecco l’intervista.
Alberto Ronchi lancia Bologna Città d’Europa
Durante una conferenza stampa tenutasi stamattina e a cui ho assistito, Alberto Rochi, ex assessore alla cultura in Regione, ha analizzato il declino culturale e sociale di Bologna, individuando nella politica-spettacolo la causa prima dell’assenza di un serio progetto di città. Di seguito, il video del suo intervento.
Tag Bologna intervista “Puta. A Queer Invader”
Segnalo l’intervista a me stesso, a cura di Tag Bologna, “progetto del laboratorio marketing territoriale nel web 2.0 riservato agli studenti del Corso di Laurea Magistrale in Scienze della comunicazione pubblica e sociale dell’Università di Bologna”. Il laboratorio prevede di mappare tutte le iniziative che promuovono il territorio e i citizen journalist bolognesi, per iniziare una ricognizione della reputazione della città su web, monitorando e alimentando il materiale taggato.
Bertone vergognati! – Bologna, manifestazione contro la pedofilia
MANIFESTAZIONE CONTRO LA PEDOFILIA
SABATO 24 APRILE 2010 – BOLOGNA
CONCENTRAMENTO H 11.00 PIAZZA DEL NETTUNO
H 11.30 PARTENZA PROCESSIONE QUEER
DESTINAZIONE PIAZZA SAN DOMENICO
[Invita amici e amiche
usando l'evento su Facebook]
Dopo le dichiarazioni del segretario di stato Tarcisio Bertone
sull’anti-scientifico legame tra pedofilia e omosessualità,
una processione per ricordare
i bambini e le bambine vittime della pedofilia clericale.
Destinazione Piazza San Domenico perchè lì si trovava,
nel medioevo, il tribunale dell’Inquisizione,
che torturava e bruciava eretici, streghe e sodomiti,
e perchè si trova nella zona del tribunale di Bologna,
espressione di quella giustizia civile che tanti sacerdoti
pedofili hanno evitato grazie alle coperture offerte
dalla chiesa e con cui la laicità vorrebbe che si confrontassero.
Promuovono
Arcigay Il Cassero – ArciLesbica Bologna
MIT – Rete Laica Bologna
LA CITTADINANZA E’ INVITATA

Nozze gay, stop alle bolognesi
Diritti. La Consulta rigetta i ricorsi. Uno era stato presentato anche da una coppia di Casalecchio
Nozze gay, stop alle bolognesi. “Ma la battaglia non si fermerà”
La sentenza non deprime l’Arcigay: “Esortazione e stimolo per il parlamento e i politici”
Di Gian Basilio Nieddu
Il Bologna, Giovedì 15 Aprile 2010
Forse non ci credevano neanche loro ma un briciola di speranza sotto sotto covava ancora per la sentenza della Corte Costituzionale che ieri, però, ha detto no alle nozze gay. Decisione che chiude le porte anche al ricorso della coppia omosessuale bolognese, (si tratta di due donne), che vive a Casalecchio. Almeno secondo l’avvocato Giovanni Genova, legale delle donne, che nutre poche speranze per il sogno della coppia di sposarsi o quantomeno di vedersi riconosciuta in un’unione civile. La sentenza però non delude completamente le associazioni LGTB bolognesi che apprezzano il rimando dei giudici al Parlamento. In parole povere la Corte avrebbe chiesto – si aspetta di leggere le motivazioni – alla politica di prendere una decisione. Il fenomeno sociale esiste, sono migliaia le coppie gay che convivono ma non esiste nessuna legge che regoli la materia.
Maurizio Cecconi, uno dei cinque coordinatori del Comitato “Sì, lo voglio”, vede il bicchiere mezzo pieno: “Noi rispettiamo la decisione della Corte Costituzionale, non l’attacchiamo perché organo di garanzia e non vogliamo sminuire la sua autorevolezza, a differenza di come fa la destra, e poi rimette la materia alla politica”. C’è prudenza, “aspettiamo di leggere le motivazioni”, ma si spera che i giudici chiedano alla politica di legiferare sul tema. “Per non fare come i politici quando escono gli exit poll, aspettiamo le motivazioni – spiega Elisa Manici, presidente di Arcilesbica Bologna – per vedere se c’è un rimando sterile o un esortazione al Parlamento”. In ogni caso la lotta continua: “Questa battaglia va avanti nonostante questo primo stop, si può ricorrere anche alla Corte di Strasburgo – annuncia Cecconi – . Poi continua il lavoro culturale e politico”. Emiliano Zaino, presidente Arcigay Il Cassero, è cauto: “Non possiamo esprimerci in tutto e per tutto ma risulta chiaro che c’è un rinvio al Parlamento. Che deve legiferare. Se non piace il termine matrimonio si può fare come in Germania che parlano di civil partnership“. Non conta il nome ma il riconoscimento dei diritti delle tante coppie gay senza legge.
Sayuris e i sogni che non chiudono
STORIE MIGRANTI
Di Maurizio Cecconi, Giusi Marcante
Il Manifesto, Domenica 28 Febbraio 20101
43 anni, colombiana, da ventitre anni in Italia. E’ una “creatrice di immagine”, ha lavorato per la Rai e rivendica di aver inventato il ciuffo bianco del cantautore Malgioglio. Ha dovuto chiudere il suo negozio quando si è separata dal marito italiano. Anche lei sciopera insieme agli stranieri.
Sogni in trasferta è un progetto che sta curando in questi giorni il Comitato promotore per lo sciopero del primo marzo di Bologna; una serie di interviste tra gli stranieri che vivono in città. Storie di lavoratori e lavoratrici immigrati che raccontano la loro esperienza nel tessuto bolognese. Sono esperienze complesse che spiegano in modo diretto cosa significhi, ad esempio, realizzare impresa quando si è migranti. Il rapporto annuale dell’ISTAT ha evidenziato che la crisi economica ha colpito in modo più duro i lavoratori immigrati. I sogni in trasferta sono quelli di Sayuris Del Carmen Muñoz Rodriguez, una donna di origine colombiana di 43 anni arrivata in Italia nel 1986. Sayuris aveva avviato un’impresa a Villanova di Castenaso, alle porte di Bologna, assumendo anche una lavoratrice italiana. La sua attività ha rappresentato nel territorio qualcosa di più di un negozio di parrucchiera e ha chiuso qualche tempo fa. In questa esperienza è stata determinante la separazione dal marito italiano, la banca non ha più voluto concedere a Sayuris la fideiussione e lei si è riempita di debiti. Se ce la farà, sarà in piazza lunedì prossimo.
Da quanto tempo stai a Bologna?
Da 23 anni. Dopo una settimana che ero a Roma, ho trovato subito un buon lavoro alla Rai. Acconciavo i capelli a Cristiano Malgioglio, Carmen Russo, Gigliola Cinquetti. Sono sempre stata un “mostro” nel mio lavoro, apprezzata e richiesta. Ho studiato e mi sono preparata per questo mestiere, ho studiato trucchi e acconciature di spettacolo. Lavoravo anche dietro le quinte delle discoteche, alla Capannina e al Matis qui a Bologna. Il mio percorso in Italia è partito da Roma ed è proseguito a Bologna perché, ahimè!, m’innamorai di un bolognese. Non mi ritengo una “parrucchiera”. Sono una “creadora de imagine”.
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- Pubblicata anche su “Il Bologna” del 01 Marzo 2010 e su Facebook ↩
Bologna, matrimonio gay. Omaggio a Caffarra: una copia della Costituzione
Omaggio gay a Caffarra: copia della Costituzione
Dopo il rifiuto di Flavio Delbono la coppia si rivolge ai prossimi candidati sindaci.
L’accusa di Franco Grillini: “Ennesima forte invasione dell’arcivescovo e della Chiesa”
Di Francesco Mura
Il Bologna, 16 Febbraio 2010
Quando il cardinale arcivescovo di Bologna, Carlo Caffarra, parla di Dico e coppie di fatto è inevitabile che il polverone che solleva sia di quelli per i quali servono giorni se non addirittura settimane per smaltirli e ritrovare la giusta calma e concentrazione. Difficile immaginare una diversa reazione soprattutto da parte di chi ha vissuto una vita improntata alle battaglie civili. “E’ l’ennesima, forte, invasione dell’arcivescovo bolognese e della Chiesa nelle vicende dello Stato – assicura Franco Grillini, presidente onorario di Arcigay e candidato alle regionali per l’IdV – ma vorrei ricordargli che quando il parlamento approva una legge vale per tutti. Arcivescovo Caffarra e Chiesa compresi”. Ieri la polemica è stata alimentata dalle due coppie gay – Maurizio Cecconi e Tomas Kutinjac, Giuseppe Lombardo e Angelo De Battisti – che avevano chiesto al sindaco Delbono di essere uniti in matrimonio. “Quando abbiamo chiesto a Delbono di unirci simbolicamente in matrimonio – scrivono i quattro – siamo rimasti amareggiati per il suo rifiuto di celebrarlo e di incontrarci. Certo si espresse a favore di una legge nazionale, ma noi gli avevamo chiesto un gesto concreto come quello di Chiamparino, sindaco di Torino, e non una dichiarazione di principio. La sua risposta – continuano – ci sembrò contraddittoria e spaventata: cosa significa “Non posso, manca la legge”. Insomma, niente legge niente matrimonio. Nemmeno simbolico. “Se ci fosse la legge – assicurano i quattro – noi coppie gay non avremmo necessità di chiedere ai sindaci di compiere un atto simbolico a sostegno dell’uguaglianza delle persone omosessuali”. Poi, ironicamente, scrivono sulle dimissioni del sindaco. “E’ proprio il caso di notare – ironizzano – che rifiutare di celebrare i matrimoni gay porta sfortuna”. Un intermezzo ironico prima di lanciare il loro monito ai futuri candidati sindaci. “Ora che si profilano all’orizzonte nuove elezioni – scrivono – ai candidati sindaco rivolgeremo la fatidica domanda che rivolgemmo a Delbono: ci sposate?. Li inviteremo a rispondere e a farlo pubblicamente affinché la cittadinanza sia informata della decisione assunta”. L’ultimo pensiero, invece, è per l’arcivescovo bolognese. “Al cardinale Caffarra, invece, inviamo oggi una copia della Costituzione italiana in regalo, con l’articolo 3 sottolineato in grassetto. Una buona lettura è un toccasana prima di dormire”. | Fonte Delbono Sposaci!
Bologna, per cosa m’impegno
Questo non significa – come alcuni traducono – mai accordi col PD. Significa avere un progetto politico autonomo e di senso compiuto per la città e spenderlo con propri candidati alle elezioni. Anche con un proprio/a candidato/a sindaco.
Un soggetto nuovo (come è la sinistra laddove è morta e dispersa) non può rinascere all’ombra dell’abbraccio mortale del Partito Democratico. Si veda la residualità politica di Sinistra Ecologia Libertà e di Rifondazione Comunista. Prima di fare degli accordi bisogna nascere, svilupparsi, essere pronti alla pugna. Perché la questione non è se sedersi a un tavolo di trattativa oppure no, bensì come sedercisi: se afoni o determinanti e determinati.
La sfida è alta, la posta in gioco è grossa ed è necessario osare. Rischiare.
- In risposta alla più che condivisa proposta di Mauro Zani ↩
Registro dei testamenti biologici, intervista a Radio Città Fujiko
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