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Non esiste altra via. Rilanciare subito

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uguaglianza

La situazione è questa: un brutto disegno di legge, che istituisce un ghetto giuridico per le coppie omosessuali, pur riconoscendo loro una seria abbastanza vasta di diritti, verrà emendato al ribasso.

Si toglieranno le adozioni coparentali e ogni ulteriore riferimento al codice civile, per gli articoli riguardanti il matrimonio.

Abbiamo già visto negli anni passati che partire da una legge di mediazione ci espone ad ulteriori degradanti compromessi.

Pensavamo di aver imparato la lezione coi Pacs/Dico. Invece no.

Pensavamo di aver compreso che non possiamo assecondare chi ci vorrebbe giuridicamente inferiori e/o inesistenti. Invece no.

Vicinanze non esplicitate ma molto evidenti con alcune forze politiche (il Partito Democratico), aspirazioni di internità e di carriere insieme alle suddette forze, aspirazioni che abitano le dirigenze delle associazioni lgbti e in particolare di quella che ha un ruolo storico in Italia, ovvero Arcigay, sono la principale delle cause di questo nuovo, drammatico errore.

Chiamiamo questo errore col suo nome: aver rinunciato alla battaglia sull’uguaglianza in ragione di una confusa lotta per le unioni civili riservate ai gay e alle lesbiche, aver rinunciato a rivendicare il pieno diritto ad essere genitori omosessuali.

Se le adozioni coparentali verranno stralciate dal disegno di legge, ci troveremmo in un duplice e tragico vicolo cieco: avremmo una legge che ci separa dal resto della società italiana e il movimento lgbti sarebbe irrimediabilmente diviso per i prossimi anni, in ragione della totale assenza dell’omogenitorialità.

Molto probabilmente il movimento lgbti imploderebbe. Qualcuno che ragiona col “tanto peggio, tanto meglio” potrà pure goderne. Non io. So quanto questo costerà in termini di fatiche, di vite spese tra mille difficoltà, quanti anni saranno necessari per ricostruire un movimento da capo.

Non possiamo permettercelo.

Non possiamo permettercelo.

Non possiamo permettercelo.

E’ chiaro?

Dobbiamo rilanciare subito, con queste parole d’ordine: unioni civili sì, ma aperte a tutta la cittadinanza italiana. Adozioni sì, ma non solo coparentali: adozioni legittimanti per le coppie omosessuali.

Alzare la bandiera dell’uguaglianza, senza ambiguità. Mettere il Parlamento di fronte alle sue responsabilità, esporre le nostre facce, le nostre vite, la nostra non comprimibile dignità.

A mio avviso, non esiste altra via.

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Maurizio Cecconi
Maurizio Cecconi
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