uccelli

Divise gay? No, grazie

Manifestazione del movimento gay statunitense contro l'esclusione delle persone lgbt dall'esercitoLe stellette militari, la paccottiglia nazionalista e patriottica, la retorica della forza e del dominio dell’uomo sull’uomo, i guerrafondai della realpolitik, mi disgustano assai. L’unica divisa che apprezzo è quella da hostess (o da stewart).

Non sono uno di quelli che pensa che siccome l’esercito vieta ai gay dichiarati di far parte delle forze armate, allora, per lottare contro le discriminazioni, dobbiamo rivendicare un equo accesso all’esercito anche per le persone omosessuali e trans.

La questione, così posta, parrebbe simile alla nostra richiesta di accesso al matrimonio civile per le coppie dello stesso sesso: se lo Stato prevede un istituto, non può riservarlo ad alcuni (gli eterosessuali) ed escluderlo per altri (le persone omosessuali). Se lo Stato istituisce il matrimonio, questo deve poter essere utilizzato da chiunque ne faccia richiesta, pena il venir meno del principio di uguaglianza di fronte alle legge. In questo senso, anche le persone che non credono all’istituzione del matrimonio possono e debbono sostenerne l’estensione alle coppie gay: è in gioco la parità dei diritti.

Lo stesso, volendo, si potrebbe affermare (e molti lo affermano) per quanto concerne l’esclusione delle persone lgbt dall’esercito: laddove c’è un’esplicita discriminazione, questa va combattuta chiedendone la rimozione, a prescindere da considerazioni di merito, ovvero se siamo o non siamo favorevoli all’esercizio della forza armata.

Credo che il problema, così posto, sia fuorviante e mistificatorio. L’esercito non è “una Istituzione qualsiasi”. L’esercito è il frutto del dominio maschile sulla società, l’esito logico della teorizzazione della forza bruta quale migliore strumento per la risoluzione dei conflitti fra le società e nelle società. L’esercito è Maschio, e tale resterà, nonostante la spruzzatina di modernismo data dall’introduzione delle donne fra i suoi ranghi. L’esercito è Maschio perché è il prodotto dall’ideologia del Maschio dominatore, violento, misogino, omofobo.

Non saluto come una vittoria del movimento lgbt internazionale la decisione della Casa Bianca, guidata da Barack Obama, e del Pentagono di rimuovere il divieto alla presenza di gay dichiarati nell’esercito degli USA. L’esercito, nella sua natura, non cambierà grazie alla presenza di qualche donna e di qualche gay: non è riformabile. E noi avremo contribuito al suo mantenimento invece che alla sua dissoluzione.

Altrettanto dicasi per la notizia, anch’essa di questi giorni, che l’FBI accetterà al proprio interno agenti trans.

Mi sfugge completamente il portato di liberazione di queste battaglie. Non mi sfugge invece che mentre si discute di come chiedere all’esercito di accoglierci tra le sue braccia, quest’ultimo (nella sua versione internazionale, i servizi segreti della CIA) preparava dei falsi video, in cui Saddam Hussein faceva sesso con un ragazzo adolescente, per screditarlo agli occhi del popolo iracheno. L’omosessualità come arma di distruzione di massa.

Come recita “Il disertore” della splendida poesia di Boris Vian, rivolgo queste parole agli entusiasti delle divise gay:

Per cui se servirà
del sangue ad ogni costo,
andate a dare il vostro,
se vi divertirà.
E dica pure ai suoi,
se vengono a cercarmi,
che possono spararmi,
io armi non ne ho.

3 Commenti a “Divise gay? No, grazie”

  • Divise gay? No, grazie | PUTA. A QUEER INVADER…

    Le stellette militari, la paccottiglia nazionalista e patriottica, la retorica della forza e del dominio dell’uomo sull’uomo, i guerrafondai della realpolitik, mi disgustano assai. L’unica divisa che apprezzo è quella da hostess (o da stewart)….

  • Gian Mario Felicetti:

    A me sembra che mischi due battaglie: una dell’uguaglianza dei cittadini davanti alle istituzioni. L’altra è una battaglia di miglioramento della società, a 360 gradi.

    Vedi, se vogliamo l’uguaglianza la dobbiamo prendere nel bene e nel male… Il tuo discorso sui militari gay è lo stesso che fanno tanti per negare il matrimonio gay: il matrimonio è una istituzione violenta, misogina, maschilista, di predominio e potere… e noi invece di tenerla ben lontano, lo rivendichiamo con forza!

    Resta un punto. Può non essere una buona cosa (per te) che esista il sistema militare. Però è lecito che una persona (gay o no) desideri essere un militare, e non si può scendere sul giudizio personale, secondo me, e si dovrebbero evitare dei moralismi. Inoltre, lo stato non ha il diritti di discriminare l’accesso alle sue istituzioni, buone o cattive che siano.

    Di certo, se ci fosse un modo per rendere il mondo militare più “umano” e rispettoso della vita e del progresso civile e sociale, sarebbe grandioso. Ma il modo non mi sembra quello di sminuire l’importanza (per i gay) di poter fare il servizio militare senza problemi e pregiudizi.

    ReplicaReplica
  • [...] rivendicare un equo accesso all’esercito anche per le persone omosessuali e trans. Ne ho parlato qui e confermo quanto [...]

Lascia un Commento

La campagna
Maurizio Cecconi
Maurizio Cecconi
Coordinamento Laico Nazionale
Rete Laica Bologna
Comitato Articolo 33
Archivi
I miei cinguettii