La comunità omossesuale si ribella. Cecconi: “E’ ora di reagire a questa violenza”
Numerosi episodi di violenza sono stati commessi ai danni di esponenti della comunità omosessuale negli ultimi tempi in varie parti d’Italia e anche Bologna non è rimasta immune. Contro questa ondata omofobica è nato un movimento spontaneo di protesta, che ha organizzato il sit-in di Piazza Maggiore dello scorso 4 settembre e ora, in vista della manifestazione di Roma del 10 ottobre, sta mettendo in atto in questi giorni un’iniziativa di raccolta fondi per poter arrivare nella capitale muniti di bandiere arcobaleno, simbolo del movimento lgbt. Ne abbiamo parlato con uno degli organizzatori del movimento, Maurizio Cecconi.
Di cosa si tratta e cos’è più nel dettaglio questa iniziativa?
È nata da un gruppo informale creato su Facebook (Bologna contro omofobia, lesbofobia e transfobia) che ha organizzato il sit-in di Piazza del Nettuno del 4 settembre, che ha visto la partecipazione di 500 persone. In quell’occasione, ci siamo resi conto che molte persone non avevano con sé la bandiera arcobaleno, nonostante avessimo chiesto di portarla. Volendo mantenere questa modalità di manifestare esclusivamente sotto l’egida della bandiera arcobaleno, anziché di simboli di partito e associativi, abbiamo pensato di fare una colletta per raccogliere 400 euro, che sono la cifra minima per acquistare uno stock di bandiere, e, qualora riuscissimo a superare questa soglia, anche un megafono, che è mancato alla manifestazione del 4 settembre, al punto che molte persone non sono riuscite a sentire quanto si è detto. Si può andare da Melbookstore, in via Rizzoli 18, e lasciare una quota di 10 euro.
Queste manifestazioni sono sorte in risposta ai recenti episodi di omofobia. Pensi che il problema sia cresciuto in termini numerici o sono solo i media che gli danno maggiore visibilità?
Non si può sapere se i casi di omofobia siano in aumento in termini statistici; saranno gli studi a darci una risposta. Quello che si può dire è che una destra becera nei toni e nelle motivazioni ideali apre le porte a una violenza maschilista diffusa in tutta Italia e che in posti come Roma trova una concentrazione maggiore. C’è da dire anche che, come nel caso della violenza sulle donne, rispetto al passato è aumentata la protesta contro la violenza. Non c’è un allarme quindi omofobia in senso stretto. Ciò che sta succedendo è che le persone gay, lesbiche e trans stanno alzando la testa.
Cosa si può fare per sensibilizzare al problema le nuove generazioni ed evitare una deriva ancora più violenta in futuro?
Non credo che la sensibilizzazione sia la priorità; la questione va affrontata a più livelli. Il primo riguarda la vita quotidiana delle persone gay, lesbiche e trans, che devono scendere in piazza e dimostrare che a loro non va bene questa situazione. La seconda risposta dev’essere di tipo legislativo: la legge italiana non prevede nessuna aggravante in caso di violenze dovute all’identità di genere o all’orientamento sessuale. Per questo abbiamo chiesto di estendere in questo senso la legge Mancino in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa. Infine viene un’opera di sensibilizzazione da parte delle istituzioni: siamo scesi in piazza il 4 settembre anche per chiedere al Comune di fare una campagna contro l’omofobia e la transfobia. Il Comune di Bologna ha aderito alla rete nazionale degli enti locali contro le discriminazioni, si è impegnato a fare questa campagna e ha ribadito questa volontà approvando due volte degli ordini del giorno ad hoc. I tempi quindi sono maturi affinché anche Bologna faccia un’opera di informazione.
Quindi necessità di procedere sul piano legislativo. Da oltre un anno si aspetta di mettere in calendario in Parlamento una proposta di legge contro l’omofobia e quasi tutte le forze parlamentari si dichiarono d’accordo nel discutere questa proposta. Pensi che i limiti culturali e politici possano essere superati per giungere all’approvazione a larga maggioranza di questa legge?
A me sembra che la destra, attraverso i suoi apparati culturali e politici stia cercando di minimizzare il problema omofobia, il che è propedeutico a un insabbiamento dell’approvazione della legge. La proposta di legge di Paola Concia a noi piace, ma le preferiamo l’estensione della Legge Mancino, in quanto più forte dal punto di vista legislativo. Non bisogna però dimenticare che questa proposta faceva originariamente parte della legge contro lo stalking e la destra ha deciso di stralciarla. L’ostruzionismo da parte della destra quindi c’è già stato, vedremo se ora intendano continuare a percorrere questa strada oppure, in maniera ancora più pericolosa, “fare melina” su questo tema.
Quali sono le vostre iniziative future per continuare questa battaglia?
L’evento più vicino è la partecipazione alla manifestazione nazionale contro l’omofobia del 10 ottobre a Roma. Ci siamo poi posti l’obiettivo di essere una sorta di gruppo di “pronto intervento” nei casi di episodi di violenza che colpiscono le persone gay, lesbiche e trans. Stiamo anche pensando a altre iniziative, come un altro sit-in o altre azioni più performativa ma comunque forti dal punto di vista politico. In generale vorremmo aumentare la nostra presenza sui social network per creare gruppi informali di persone sensibili sul tema dei diritti civili, ad esempio invitando a iscriversi al nostro gruppo di Facebook, dove si possono proporre nuove iniziative da mettere in atto.
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