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Trans negli spot sulla Costituzione. Per la Curia di Bologna la Regione Emilia-Romagna sbaglia

Spot sulla Costituzione: la Curia bacchetta la Regione
Su Bologna Sette: “La campagna per l’anniversario
si dimentica delle famiglie e dei cattolici”

di Giovanni Panettiere, 22 Giugno 2009, Il Resto del Carlino

Sessant’anni dall’entrata in vigore della Costituzione. Ed è braccio di ferro tra Regione e Curia sulle radici cristiane e la famiglia fondata sul matrimonio. Per celebrare anniversario, Via Aldo Moro ha realizzato cinque spot su altrettanti articoli della Carta, trasmessi in queste settimane su MTV, il network televisivo più seguito dai giovani. Al centro la pari dignità e uguaglianza dei cittadini davanti alla legge (art. 3), la libertà delle comunicazioni (art. 15), quella religiosa (art. 19), il diritto all’istruzione (art. 34) e la disciplina del lavoro (art. 35). Di per sé l’iniziativa non dispiace a Bologna Sette, il settimanale dell’arcidiocesi, che, però, ieri non ha risparmiato critiche ai contenuti degli spot con due articoli in prima pagina: l’apertura, dal titolo eloquente “La Carta in dissolvenza”, e il commento di Stefano Andrini, ‘Famiglie e cattolici oscurati dagli zerovirgola”. “La campagna si dimentica – attacca il caporedattore – della maggioranza sociale e religiosa del Paese suggerendo ai giovani un modello di Costituzione a una dimensione”. A non piacere è soprattutto la pubblicità che invoca il rispetto della dignità delle persone transessuali (“nessuno la mette in discussione ma rappresentano pur sempre uno zerovirgola“), tacendo, invece, sui diritti della famiglia tradizionale (che nel nostro Paese è “ancora un modello largamente maggioritario”, nonostante venga ignorata “dal legislatore, anche quello regionale”). Ma la polemica non dimentica il capitolo sulla libertà religiosa, perché – dice la Curia – lo spot promuove l’idea che “tutte le religioni sono uguali (quella cattolica un po’ meno)” e riduce la fede a “fatto individuale”. Mentre via Altabella promuove il progetto culturale del già presidente della CEI, cardinale Camillo Ruini, sulla presenza della Chiesa nello spazio pubblico e rilancia l’identità cristiana dell’Italia. Bologna compresa. Ancora più duro l’articolo di Teresa Mazzoni che non nasconde di avere provato “un moto di rabbia” davanti alla campagna della Regione. “Basta con questo relativismo – scrive – in cui essere maschio e femmina non è iscritto nel nostro DNA ma appannaggio del libero arbitrio” e con “l’omologazione di chi vuoi far credere che ogni religione è uguale all’altra”.

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Maurizio Cecconi
Maurizio Cecconi
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