Bologna, gravidanze minorenni. “Serve educazione sessuale senza moralismi”
DIRE, Bologna, 18 apr. – “Senza allarmismi” e “moralismi di parte” per abbattere le statistiche di minorenni alle prese con gravidanze indesiderate e con probabili aborti, servono “l’educazione sessuale” e, perché no, “distributori di preservativi gratuiti nelle scuole”. Lo sostiene Maurizio Cecconi, candidato consigliere in Comune per Bologna Citta libera (che lancia Valerio Monteventi per la carica di primo cittadino). Alla luce dei dati forniti dal ministero della Giustizia sull’applicazione della Legge 194 del 1978 sull’interruzione volontaria della gravidanza, a Bologna nel 2008 si sono registrati 84 casi (622 in 11 anni) di minorenni che hanno richiesto al Giudice tutelare l’autorizzazione all’aborto. I dati “vanno letti senza allarmismi e con serietà – afferma in una nota Cecconi – Sono il frutto di un’assenza di iniziativa da parte delle istituzioni: non vengono effettuati gli indispensabili corsi di educazione sessuale”. Invece, “sull’esempio dei paesi dell’Europa – prosegue – che da anni hanno introdotto nelle scuole elementari e medie inferiori corsi di educazione sessuale, il Comune di Bologna deve farsi promotore di corsi para-scolastici, rivolti all’infanzia e all’adolescenza”. Quanto ai casi di “rapporti sessuali tra adolescenti che causano gravidanze indesiderate, vanno affrontati – riflette Cecconi – prima di tutto abbattendo il muro della sessuofobia e dell’ignoranza, promuovendo la consapevolezza del proprio corpo, grazie a un’educazione scientifica, senza moralismi e senza sessismo”. Soprattutto, “all’educazione – conclude l’aspirante consigliere BCL – va affiancata la prevenzione. E’ tempo di trovare nelle scuole superiori e nei luoghi della socialità dei distributori di preservativi gratuiti”.

ABORTO. MINORENNI, 622 INTERRUZIONI A BOLOGNA IN 11 ANNI
REPORT MINISTERO GIUSTIZIA: NEL 2008 84 CASI, PER LO PIU’ ITALIANE
DIRE, Bologna, 18 apr. – Diciassette anni, italiana, braccata dalla paura di diventare madre. E dal timore di essere coperta di vergogna. Al punto da non confidare a nessuno di essere rimasta incinta. Fino a quando sceglie di chiedere di poter abortire al Giudice tutelare. Questo il profilo medio delle 84 minorenni che nel 2008 hanno chiesto, ai sensi della legge 194 del 1978, l’autorizzazione giudiziaria all’interruzione volontaria della gravidanza. Messe in fila fanno 622 richieste di ragazzine in undici anni. Numeri che collocano Bologna nella 4° casella del ranking nazionale. E’ quanto emerge dalla relazione “Sull’attuazione della Legge 194″, presentata lo scorso 26 marzo alla presidenza del Senato dal Guardasigilli Angelino Alfano, pubblicata sul sito internet di Palazzo Madama. Un fenomeno, sottolinea il ministro della Giustizia, di “preoccupanti dimensioni”. Perché, in tutta Italia, l’anno scorso ha registrato 1.258 richieste d’aborto da parte di minori. Quasi “inesistente” è invece il peso delle sole 3 richieste di donne interdette. In gran parte (il 50,2%) si tratta di 17enni, mentre soltanto il 5,4% delle minori che vogliono abortire ha 14 anni o meno. Per il 69% sono ragazze nate in Italia. Per motivare la volontà di interrompere la gravidanza (secondo le prescrizioni della legge 194) nel 65% dei casi le minori dichiarano di non sentirsi pronte per affrontare la maternità. Nel 33,7% della casistica, invece, l’ostacolo sono la necessità di proseguire gli studi oppure la mancanza di un sostegno finanziario. In ogni caso si rivolgono al giudice perché, in un modo o nell’altro, non hanno guadagnato il via libera della famiglia. Ma nella stragrande maggioranza dei casi (il 60,9%) le ragazze non parlano con nessuno della gravidanza; solo il 36,9% si sfoga con la madre. A frenare le giovani è il timore (nel 42% dei casi) di essere cacciate di casa, di perdere la stima o di urtare le convinzioni religiose dei genitori. E alla fine scelgono di bussare alla porta di un giudice. E’ il Nord a primeggiare, con il 43% dei casi complessivi segnalati in Italia. Tra i 29 distretti nazionali, quello di Bologna è addirittura quarto, con 84 richieste d’autorizzazione all’aborto avanzate da minori al Giudice tutelare. Cifre più alte si segnalano soltanto a Milano (186 domande), Napoli (97) e Torino (95). Oltre tutto la temperatura del fenomeno continua a salire in città: le 84 richieste dell’anno passato rappresentano infatti il record dal lontano 1989 (punto di partenza del monitoraggio biennale del Ministero: in tutto fanno 11 anni di accertamenti), mentre nel 2007 la casistica si era fermata a quota 75 domande. Ad aggravare il fenomeno contribuisce poi il fatto che le “autorizzazioni sono in genere concesse – si legge nella relazione – nella quasi totalità dei casi”. Ma i giudici consegnano al dossier Alfano anche una serie di lamentele sui meccanismi della 194. Alcuni magistrati puntano il dito contro i “tempi molto ristretti prescritti dalla legge per decidere sulla richiesta”, limitati a soli cinque giorni. Altri uomini in toga accusano i consultori, che non devono “limitarsi a registrare quanto affermato dalla minorenne, ma anche farsi carico di verificarlo”. Senza dimenticare che in alcuni casi le strutture dei consultori “sono solite inviare relazioni carenti ed incomplete”. Poi, la barriera di una legge che dopo oltre trent’anni consente ancora “orientamenti interpretativi anche del tutto opposti tra un giudice e l’altro”.



Bologna, gravidanze minorenni. Cecconi: “Serve educazione sessuale senza moralismi”…
“Senza allarmismi” e “moralismi di parte” per abbattere le statistiche di minorenni alle prese con gravidanze indesiderate e con probabili aborti, servono “l’educazione sessuale” e, perché no, “distributori di preservativi gratuiti nel…
[...] Approfondimento fonte: Bologna, gravidanze minorenni. “Serve educazione sessuale senza … [...]
[...] offerta dall’ora di “educazione civica” per avviare campagne pedagogiche sull’educazione sessuale, priva di moralismi di [...]