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Bassezze elettorali – La “sinistra” a Bologna

Alle elezioni politiche del 2008, i partiti che componevano l’alleanza denominata Sinistra Arcobaleno (PRC, Verdi, SD, PDCI) hanno subito la più grande e sonora sconfitta della loro storia. Non hanno raggiunto il quorum né al Senato (8%), né alla Camera (4%). Una disfatta in tutti i sensi. In parte, per l’inconsistenza del programma elettorale; in parte per non aver affrontato la questione – spinosa a destra quanto a sinistra – del rinnovo generazionale e dell’innovazione, dando così l’impressione (confermata) di essere un alleanza di “ceto politico”, senza un’eleborazione rispondente alle urgenze dell’elettorato di riferimento. A queste pre-condizioni per il disastro, s’è aggiunta la spallata data dal PD di Walter Veltroni con la favola del “voto utile per vincere le elezioni”. Risultato: 33% al PD, elezioni perse amaramente, sinistra scomparsa dal Parlamento.

Cosa dovrebbe fare la sinistra ora, dopo questa Caporetto esistenziale, è la domanda che da mesi si pongono in tanti e tante. C’è chi invoca l’unità poi fa altre scissioni, c’è chi riparte dal basso, con fatica, per riallacciare i nodi di una rappresentanza dispersa ma non scomparsa.

C’è un intero ceto politico, logorato dagli anni, che cerca lavoro. Va bene qualunque cosa: un’occasione, un ritaglio di giornale, uno scranno da cui pontificare sulle sorti magnifiche e progressive dell’umanità. Li vedete? Vengono dalle fila del PRC, dei Verdi, della Sinistra Democratica, dei Comunisti Italiani (questi ultimi, bisogna riconoscerglielo, con una tale assenza di senso della vergogna che suscita rispetto per il molto pelo sullo stomaco).

Fino alla vicenda della pseudo-riforma della legge elettorale europea, sembrava possibile una mediazione tra la burocrazia della sinistra e la necessità di ritrovare l’ossigeno necessario a ripartire. La soluzione s’era trovata in una serie di accordi locali col PD, per andare uniti alle elezioni amministrative e vincere dove possibile.

Certo è un bel rospo da mandare giù, quello di cercare un accordo con chi ti ha dato una mano a farti sparire. Ma in politica bisogna saper digerire anche questo, si sa. Fino a che… visti i sondaggi elettorali, che danno il PD in caduta libera, al 23%, Veltroni ha deciso di puntellare la sua vuota leadership con un accordo bipartisan con Berlusconi. Si son detti: “Mettiamo uno sbarramento abbastanza alto da elimare la rappresentanza dei partiti minori a destra e a sinistra, ridiamo fiato alle trombe del voto utile e arginiamo la diaspora”.

Ora, che faranno i reduci della Sinistra Arcobaleno? A livello nazionale già gridano allo scandalo, minacciano ricorsi, preparano sit-in davanti alle sedi del PD. Ma non dicono l’unica cosa che un’organizzazione con un po’, ma giusto un pochetto di dignità, dovrebbe dire: “Nessun accordo elettorale con voi, né locale né nazionale, finché non abbondonate la chimera del bipartitismo”.

Grideranno come polli incattiviti dalla presenza di una faina nel pollaio, poi si risiederanno tranquilli in un angolo, in attesa che il felino divori le uova e la possibilità di un futuro. Perché l’importante è che gli accordi, almeno a livello locale, si facciano. Della cagnara per salvare la faccia e tanta sottomissione programmatica per salvare qualche poltrona.

Cari amici e care amiche, a Bologna andrà così, ci vogliamo scommettere?

Post Scriptum: un’alternativa al PD+rametti-confusi c’è. L’unica realtà che non è disposta a scendere a patti con l’uccisione della rappresentanza e delle possibilità di un’azione di sinistra si chiama Bologna Città Libera. Fine del dispaccio.

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2 Commenti a “Bassezze elettorali – La “sinistra” a Bologna”

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Maurizio Cecconi
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