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Fuoco laico sulle norme anti-piercing

Le nuove norme su piercing e tatuaggi come i manganelli: tante polemiche e poi il rischio che tutti resti sulla carta. Tanto che le norme approvate nei mesi scorsi dalla giunta non convincono del tutto neanche l'ala laica del Pd. "Ancora una volta lanciate messaggi moralistici allucinanti e poi, dopo aver conquistato le pagine nazionali dei giornali, si fa il passo indietro: e poi magari neanche si va avanti, applicando così la stessa logica di spray e manganelli". L'affondo è di Valerio Monteventi (indipendente del Prc), che attacca a testa bassa Giuseppe Paruolo e Maria Cristina Santandrea, rispettivamente assessore alla Sanità e alle Attività commerciali. "Chi siete voi per decidere se uno può fare una cosa o l'altra - incalza Monteventi - che competenza avete?". In realtà Monteventi si risponde da solo: "Siete dei bacchettoni e per di più dalla mente compressa". Nel nuovo regolamento comunale per le attività di estetista, acconciatore, tatuaggio e piercing si vieta in questi laboratori di agire su "su parti anatomiche la cui funzionalità potrebbe essere compromessa da tali trattamenti o in parti la cui cicatrizzazione sia particolarmente difficoltosa" (a definirle meglio sarà l'Ausl). Da tempo l'assessore al Commercio Santandrea ha precisato che "le parti intime sono evocate in questa norma in modo molto chiaro", ma per Monteventi il testo è volutamente generico. Per questo chiede di approfondire e propone una raffica di udienze conoscitive, in cui invitare persone e coppie che un piercing cel'hanno: sul pene, sulla lingua, al capezzolo. Motivo? "Capire il piacere che provano e l'eroticità che se ne guadagna". Infatti, affonda Monteventi "Dove mettiamo la bellezza di un tatuaggio che parte dall'ombelico e va in giù? Avete perso la bellezza di queste cose perché avete una vita chiusa". Sulla stessa linea anche Roberto Panzacchi dei Verdi e, un po' a sorpresa, autorevoli esponenti del Pd come Sergio Lo Giudice ed Elisabetta Calari. Per il presidente onorario dell'ArciGay, infatti, a prevedere regolamenti troppo restrittivi c'è il serio rischio di fare un regalo al mercato nero, visto che chi vuole fare un piercing in una "zona vietata" si recherà a chi opera di sottobanco. A replicare al fuoco di sbarramento congiunto tra laici del Pd e sinistra radicale sono gli assessori Santandrea e Giuseppe Paruolo, responsabile della Sanità. Paruolo si dichiara "leso" dall'intervento di Monteventi: "Temo si sia fatto prendere la mano", replica: non si può parlare di divieto", sottolinea l'assessore, si tratta solo che "sulle parti del corpo più critiche dal punto di vista sanitario si possa agire solo in contesti sanitari più importanti". Il resto sono tutte polemiche che finiscono per gonfiarsi mediaticamente: "Il Comune di Bologna rischia di rimanere al centro dell'attenzione - spiega - solamente perché ha recepito per primo quella che è una normativa regionale". Sulla stessa linea anche Santandrea per la quale "Abbiamo sempre incontrato le associazioni di categoria, non ci siamo alzati una mattina per partorire questa cosa in un "delirio di bacchettonismo"".

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