Bologna Pride: il delirio del vescovo di Imola
Editoriale. Un attacco alla società
di Tommaso Ghirelli, vescovo di ImolaPerché la lobby degli omosessuali attacca la Chiesa e in particolare alcuni vescovi? A prima vista, l'anticlericalismo volgare che nel gay pride svoltosi sabato a Bologna ha occupato tanto spazio non è altro che una reazione di difesa nei confronti dell'autorità ecclesiastica più intransigente e coraggiosa, impersonata dall'Arcivescovo di Bologna. In realtà, le cose stanno ben diversamente. Siamo infatti di fronte non ad un movimento per i diritti civili, ma ad un movimento che si propone di sovvertire l'ordine sociale nel suo insieme, per prendere il potere. La lobby degli omosessuali - che ha carattere transnazionale - non attacca le istituzioni degli stati, ma le radici della società civile, costituite dalle famiglie. Delle famiglie poi non critica più l'autoritarismo, ma la stessa fondamentale relazione di complementarietà tra i sessi. Mettere in discussione la differenza sessuale vuol dire infatti mettere in discussione la società, pretendendo che essa sia fondata sugli individui e non sulle relazioni interpersonali. Una volta indebolita la società, sarà più facile per la lobby estendere o riprendere l'occupazione delle sedi istituzionali. Siamo di fronte ad una tipica ma subdola scalata al potere, nella quale l'attacco alla Chiesa serve da copertura del vero obiettivo e del vero avversario, costituito non tanto dalle "gerarchie ecclesiastiche", quanto dalla società civile. L'autorità civile, invece di fare il verso alla rivendicazione dei diritti civili, dovrebbe preoccuparsi del potenziale distruttivo di una lobby che non si ispira ad un progetto sociale, ma alla destrutturazione della società. Dovrebbe inoltre essere grata alla Chiesa, che indirettamente difende la democrazia e le libertà civili. Dovrebbe dimostrare la propria solidarietà con il cardinal Carlo Caffarra, preso di mira in modo gratuito e squallido, non tanto perché è un uomo di Chiesa, ma perché è preso a pretesto, per un'azione eversiva che danneggia prima la società civile e poi - inevitabilmente - le istituzioni. L'opinione pubblica sia coraggiosa, nel mobilitarsi apertamente contro un'operazione che non può andare avanti con la neutralità o la comprensione della stampa.



Da persona con un cervello preferirei ribellarmi contro qualcuno che mi chiede di “sopprimere” la libertà di un pacifico gruppo di persone manifestanti piuttosto che contro quel fenomeno sul quale son state sparate parole e solo parole piene di rabbia.