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Dante e il Bologna Pride

La Repubblica di Bologna, Venerdì 27 Giugno - Sebbene ammantata di intrattenimento culturale alla moda con tanto di lettura della Divina Commedia di Dante, la riflessione sull’omosessualità che l'intellettuale cattolico Davide Rondoni si accinge ad offrirci sabato 28 giugno, si preannuncia come la solita ministra riscaldata, tanto cara alle gerarchie cattoliche, del "agli omosessuali bisogna volergli bene, anche se rimangano dei viziosi peccatori meritevoli delle pene dell’inferno". Pur con tutto il rispetto e l'affetto per il sommo poeta, forse non giova alla creatività del pensiero cattolico contemporaneo andare a scomodare a proposito di omosessualità le categorie morali e culturali di un uomo del 1300, un'epoca in cui si credeva ancora che la terra fosse immobile al centro dell'universo, che gli esseri umani fossero stati creati da Dio all'inizio dei tempi, e che la donna fosse naturalmente inferiore all'uomo. Che poi Dante collocasse i "sodomiti" tra i violenti contro Dio e la natura, mette in luce una concezione che marca tutt'oggi la principale differenza tra laici e fondamentalisti. Di fronte a quei comportamenti che non fanno male a nessuno e attengono alla sfera più intima e privata della persona, i primi ritengono infatti che ciascun individuo debba rimanere libero di seguire la propria coscienza, i secondi vorrebbero invece che le leggi dello Stato intervenissero a garantire il rispetto del loro dio o di una presunta natura.

Luigi Valeri, Consigliere nazionale Arcigay, Bologna.

Maurizio Cecconi
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