La Regione nega il patrocinio al Bologna Pride
DIRE, Bologna, 25 giu. - Il Gay Pride di Bologna non avrà il patrocinio della Regione Emilia-Romagna, che comunque sosterrà singole iniziative. Meglio: "La Regione- sottolinea l'assessore regionale alla Cultura Alberto Ronchi a margine dell'Assemblea legislativa- ha deciso di sostenere alcune manifestazioni e non di dare il patrocinio" al Bologna Pride. Intanto, il consigliere regionale socialista Paolo Zanca, allarga l'invito di Marcella Di Folco, leader del Movimento Identità Transessuale all'arcivescovo di Bologna Carlo Caffarra: "Cosa sono tutte quelle urla sui giornali? Magari, chi urla, se si vuol divertire può sempre partecipare". E comunque, sottolinea Zanca, "non penso che la millenaria storia di Bologna potrà essere stravolta dal Gay Pride, da una festa di gente che reclama dei diritti".Ronchi (tra l'altro esponente dei Verdi proprio come Daniela Guerra che ieri aveva chiesto il patrocinio di viale Aldo Moro alla manifestazione) è però convinto "che sia importante dare un sostegno alle iniziative e sostenere dibattiti sull'argomento". Insomma, non c'è nessuna diversità di vedute all'interno del Sole che Ride, solo due diversi ruoli istituzionali. E l'assessore parla proprio di istituzioni per spiegare il mancato patrocinio. "Credo che il ragionamento sia stato quello di tenere una posizione comune tra le istituzioni bolognesi e", appunto, "un atteggiamento istituzionale". L'assessorato regionale alla Cultura, precisa Ronchi, "sostiene varie iniziative che fanno riferimento a quell'area". Iniziative "decise sulla base dei contenuti". Ad esempio il Gender Bender e alcune rassegne cinematografiche. "Faccio presente - dice l'assessore - che su alcuni argomenti che riguardano i comportamenti individuali, qualsiasi essi siano, l'Italia sta diventando il fanalino di coda d'Europa. Andrebbe fatto uno sforzo comune che parte da un presupposto: in uno stato laico i comportamenti individuali vanno regolati ma non proibiti".
La capogruppo del PDCI al parlamentino regionale Donatella Bortolazzi invece ha deciso di aderire al Bologna Pride. "L'importanza assunta da questa occasione si è resa da subito evidente per la ridda di polemiche e di prese di posizione, spesso oscurantiste e apertamente omofobe, che ne hanno accompagnato il percorso, dal mancato patrocinio ministeriale in poi: ancora oggi sui giornali di Bologna illustri esponenti del centro-destra parlano di 'lobby omosessuale', derubricano le rivendicazioni del movimento glbt a una carnevalata per ottenere 'presunti diritti' e giurano che gli omosessuali non sono discriminati". Oggi, sostiene Bortolazzi, "è quanto mai importante contribuire alla riuscita della manifestazione di sabato". Perché con l'assenza della sinistra dal Parlamento, "il corteo che attraverserà le strade di Bologna servirà anche a provare a rompere il muro di gomma che rende sorda l'opposizione parlamentare" alle richieste "di uguaglianza e dignità per tutte e tutti".

