Lettera aperta al Ministro delle Pari Opportunità
Di Daniele Pacini
Gentile Ministro Carfagna,
in merito alla sua richiesta di una dimostrazione concreta della effettiva discriminazione dei cittadini omosessuali italiani, Le sottopongo con piacere la mia personale situazione. Dopo sei anni di convivenza, due anni fa a Vancouver (British Columbia) ho sposato un cittadino canadese. Come saprà il Canada è un bellissimo, ricco e civilissimo paese che però non fa parte della Comunità Europea. La presenza del mio sposo extra comunitario in Italia, in mancanza di un riconoscimento della nostra unione, è quindi legata alla durata del permesso di soggiorno che lui ha ottenuto grazie ad un contratto di lavoro a tempo determinato, trovato molto faticosamente. Penso che possa immaginare quanto una situazione del genere contribuisca alla serenità della nostra vita in comune. Inoltre grazie all’efficienza del sistema attuale, il rinnovo del permesso di soggiorno arriva praticamente allo scadere del contratto in essere, costringendoci a vivere per la maggior parte del tempo dovendo usare una ricevuta delle Poste Italiane come documento di identità. Tutto questo non succede ad esempio ad un qualsiasi altro cittadino italiano che volesse regolarizzare la sua novella sposa extracomunitaria conosciuta il mese prima grazie ad un annuncio online. Dal momento che è così sicura che gli omosessuali non subiscano discriminazioni, la prego di indicarmi in che modo i miei diritti sono uguali a quelli dell’ipotetico cittadino italiano che ho appena citato. La prego di indicarmi quale tipo di scrittura privata o atto notarile può concedere al mio sposo il basilare diritto di vivere con me indefinitamente del mio paese. Perché, cara Signora Carfagna, i casi sono due: o mi è sfuggito qualcosa, come spero, o l’ignoranza che dimostra della condizione umana di molti cittadini italiani, per non parlare della sua assoluta mancanza di sensibilità verso il loro concreto e quotidiano disagio, la rendono del tutto incompatibile con il ruolo di cui è stata investita.
Rispettosamente,
Daniele Pacini.
P.S.: Se la sua risposta dovesse essere “perché non emigra lei in Canada”, la informo che rimango in questo paese perché credo prima di tutto di averne diritto, e poi perché sono qui per i miei anziani genitori, dunque la mia famiglia, che verrebbe distrutta da un mio trasferimento in un paese così lontano.








Replica
Caro Daniele, ti consiglio di partire in Canada, e di portare con te i tuoi genitori. Questo paese è marcio per i giovani, ma ormai anche per gli anziani! Le tue preoccupazioni sono le stesse di moltissimi giovani, etero e omo, che condividono la preoccupazione per un paese che sembra rifiutare la modernità. Buona fortuna e sinceri auguri per il tuo matrimonio!
Caro Daniele, mi sa che le uniche risposte che avrai saranno le nostre in quanto la ministra senza arte né parte ma con tanta patonza non è nemmeno in grado di comprendere quello che hai scritto. Mi dispiace molto per la tua situazione che rispetto pur non condividendo la tua scelta: ma questi sono solo affaracci tuoi; ad ogni modo credo anch’io che tu non abbia alternative all’andare in Canada. Cosa mai ti puoi aspettare da un governo che mette ministro una sprovveduta che fino a ieri come uno impegno aveva quello di fare calendari “artistici”. Lassa perdere, non c’è trippa per gatti, purtroppo. In bocca al lupo a te e tutta la tua famiglia.
Caro Daniele, io invece in Canada ci sono emigrato due anni fa. A Toronto, non a Vancouver, che sono 8 ore e un quarto d’aereo da Roma, dove vivono i miei anziani genitori. Io la penso così: ho 34 anni e m’è rimasto da vivere poco più della metà della mia vita. Non ho tempo per stare appresso a Mara Carfagna e a Giovanardi. Ho il diritto, prima ancora che di vivere dove voglio, a vivere felice. E per me vivere felice significa poter crescere con la persona che amo, adottare dei figli e lavorare nel campo che mi si addice. Tutte cose impossibili in Italia ma possibili in Canada. Battersi per la situazione italiana va bene, è un gesto nobile. Ma pensare di vincere contro due imperi, quello berlusconiano e quello di Santa romana chiesa, mi pare un pochino utopico. In ogni caso, buona fortuna, qualunque sia la tua scelta futura.
Ciao Daniele,
hai tutta la mia (ahimé poco utile) solidarietà. Io convivo con il mio compagno (italiano, come me) da quasi cinque anni e la situazione è la stessa. L’anno scorso ha subìto un intervento abbastanza delicato e io ho potuto andarlo a trovare solo perché i suoi genitori sono persone per bene e, nonostante i molti anni di differenza, mi rispettano e mi vogliono bene. Avessi dovuto aspettare un’autorizzazione ufficiale l’avrei rivisto dopo molto tempo. Quanto ai diritti delle coppi non eterosessuali (gay, lesbiche, trans, bi, eccetera) temo (nel senso letterale di “aver paura, avere il terrore”) che in questa nostra italietta non arriveranno mai. Cionondimeno continuo nel mio piccolo a lottare. Non mollare. In bocca al lupo e facci sapere se la Sig.na Carfagna (che fa rima con il genere femminile del sostantivo “cane”, hai notato?) ti ha cortesemente indicato una via. Federico.
Daniele, vai in Canada e portami con te insieme a tutta la tua famiglia! adottami
qua mi sa che l’unica è fare le valigie, lasciarli qui a sbranarsi e uccidersi tra loro, e tornare quando saranno tutti morti… oppure sperare nell’arrivo degli extraterrestri che ci salvino… dovrebbero arrivare nel 2012, non è troppo tardi!
Continuate pura a commentare, Boys & Girrrls. Ho chiesto a Daniele di passare di qui a salutarvi.
lol
Bella la conclusione. “Lei è ignorante”. Che analisi politica lucidissima.
Purtroppo temo che la risposta dell’onorevole sarebbe “lei e il suo compagno siete costituzionalmente sterili, quindi non avete diritto di farvi una famiglia”. Ma anche che “il presupposto per volersi bene è poter fare dei figli”. Il vostro amore e il vostro legame, per la Carfagna e il suo partito, non esistono. Il presupposto alla base di questa lettera – civilissima, rispettosissima, sensatissima – è sbagliato: i diritti che pensate di avere, semplicemente, non li avete.
Vorrei ringraziare Maurizio per avere pubblicato qui la mia lettera e tutti voi per i vostri commenti e per la vostra solidarietà. Chi mi suggerisce di partire per il Canada però non ha capito appieno quello che io sto cercando di comunicare, anche se capisco lo spirito sincero con cui mi date questo consiglio. In breve, credo che l’unica motivazione che mi possa fare decidere di “sradicarmi” da quello che comunque è il mio paese, dopo anni di fatica per costruirmi un’esistenza qui, debba essere una motivazione positiva, e non un atto di sconfitta. In mancanza di questa motivazione positiva, andrò via di qui solo quando non ci sarà altra scelta, e se dovrò farlo sarà un atto per me gravissimo e luttuoso. Quindi finché reggo e mi è possibile, resterò qui a porre domande scomode non solo ai politici, ma anche a chi mi sta intorno. Credo che la Sinistra – e il movimento gay – dovrebbero rinascere e ritrovare compattezza da questo territorio comune ed indiscutibile, quello della richiesta di pari diritti.
Ci vediamo al Pride, io in vesti un pò più allegre e luccicanti,
Daniele Pacini.
Caro Daniele,
la tua lettera alla Carfagna non fa una piega.
E anche il tuo commento.
Facci sapere, se dovesse risponderti…
(E tanti, tanti auguri).