uccelli

Una proposta di disobbedienza civile attiva

Condividi ciò che ami su
COL CAVOLO CHE PAGHIAMO IL CANONE
Il 5×1000 al M.I.T. – Movimento Identità Transessuale

Ieri sera, durante il TG1 delle ore 20.00, è andato in onda un servizio “giornalistico” sulla caccia ai viados e alle trans al quartiere Prenestino a Roma. Si vedevano distintamente un gruppo di uomini – sì, solo di uomini – spalleggiati dalle forze dell’ordine, inseguire in una zona desolata ai margini di una strada le trans che lì si prostituivano. La motivazione “ufficiale” era che lottavano contro il “degrado del quartiere”; non c’era neanche una casa attorno. Distintamente si sentivano grida quali: “froci di merda”, “ve la faremo vedere”. Il tono generale del servizio “giornalistico” era compiaciuto; si può affermare che per l’autore e per la redazione della più importante testata informativa della televisione italiana finalmente si rimetteva ordine.

La RAI è un’azienda pubblica, sovvenzionata coi soldi dei contribuenti, che ogni anno versano ciascuno una tassa che supera i 100 euro. Non è accettabile che non si dia spazio alla voce delle trans stesse, alle associazioni che le aiutano nel loro percorso, che le rappresentano e che le difendono. Perché non è stato aperto uno spazio di contradditorio? Era sufficiente chiedere l’opinione sui fatti riportati, indubbiamenti degni di nota e di passaggio televisivo, al M.I.T. o al Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute.

Duole dirlo, perché non è che Beppe Grillo sia particolarmente simpatico: in Italia c’è un problema dell’informazione, che è riduttivo definire schiava dei partiti politici. Il problema è ben più serio: si chiama sudditanza ideologica ai poteri forti – partiti e chiesa e confindustria – ; si chiama mistificazione della realtà; si chiama rinuncia a informare partendo da un punto di vista morale sul mondo. Ci si adegua, senza spina dorsale, all’andazzo generale. E l’andazzo generale è pessimo.

Al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ieri ha assistito alla presentazione della nuova edizione on-line del TG1 promossa dal direttore Riotta, chiediamo se questa informazione è coerente a quel richiamo ai giornalisti ad essere liberi e indipendenti promosso dal suo predecessore Carlo Azeglio Ciampi.

Perché dovremmo, noi persone omosessuali, bisessuali e transessuali, senza diritti per quanto riguarda gli elementi fondamentali della nostra vita – il riconoscimento delle nostre relazioni, il rispetto del nostro habeas corpus – perché dovremmo pagare anche una tassa per vederci offendere e inseguiti come animali da caccia in un mostruoso e sanguinolento safari?

No. Noi non abbassiamo la testa, non ci facciamo offendere e cacciare impunemente. Apriamo una stagione di conflittualità, che sia efficace e diffusa. Usiamo, nel maggior rispetto possibile della legalità, anche forme di disobbedienza civile. Smettiamola, da oggi, di pagare il canone.

E apponiamo una croce sulla nostra dichiarazione dei redditi per devolvere il 5×1000 al M.I.T., codice fiscale 92030980376.

6 Commenti a “Una proposta di disobbedienza civile attiva”

  • Sì, ma pure noi persone eterosessuali che non pensiamo che i diritti civili e il rispetto per le persone debbano essere condizionati dall’orientamento sessuale. A me piacerebbe anche sentire le illuminanti parole del Ministro Carfagna, su questo episodio di tolleranza e non discriminazione. Mi piacerebbe davvero.

  • Anche a me piacerebbe, Giulia. Quelle parole, non arriveranno.

  • Maia:

    Ecco le illuminanti parole di oggi, da una nota stampa del Ministero per le Pari Opportunità – ufficio stampa TEL 06 677 92 222, FAX 06 677 92217
    alle volte le linee telefoniche si intasano anche 😉

    NOTA STAMPA
    “In riferimento alle polemiche sollevate dai movimenti che tutelano Gay, Lesbiche, Bisessuali e Transgender mi corre l’obbligo di precisare che è intenzione del ministero che guido combattere ogni forma di discriminazione nei confronti degli omosessuali. Sono cosciente delle tante discriminazioni nelle scuole, nelle università e nei luoghi di lavoro e credo che l’Italia abbia il dovere di contrastarle con fermezza. Detto questo, però, il movimento GLBT non può pretendere per le coppie omosessuali né riconoscimenti simili a quelli garantiti alla famiglia né il patrocinio del Governo a manifestazioni che rispondono più a logiche esibizionistiche che ad altro. Quanto alle sollecitazioni di chi rivendica alcuni diritti per i gay, sono pronta a discuterne se si tratta di negoziazioni privatistiche e non di riconoscimenti pubblicistici. Per permettere a un gay di andare a trovare il compagno o la compagna in ospedale può bastare una dichiarazione all’Asl, così come va assicurato il subentro nel contratto di affitto dell’abitazione o la visita in carcere attraverso un semplice atto amministrativo. Se c’è la volontà di discutere per combattere le discriminazioni ed evitare le disparità, il ministero per le Pari Opportunità è pronto a trovare soluzioni immediate, ma se qualcuno intende minare all’unicità della famiglia o dettare l’agenda politica del ministero non potrà che trovare porte chiuse”. E’ quanto afferma in una nota l’ufficio stampa del ministro per le Pari Opportunità.
    Roma, 20 maggio 2008

  • Il ministro è di vedute molto ristrette. Per certa politica la religione è un fatto pubblico (ahem… va bene che la religione ha un suo aspetto pubblico, ma non bisogna che detti le regole allo Stato, già è fin troppo tutelata dalle nostre norme, tanto che quando un’espressione è contraria alla religione – no anzi alla chiesa – è subito vista come offensiva e se ne invoca la censura. Vedesi operazione pretofilia) e la famiglia pure, ma l’omosessualità è qualcosa di privato, un po’ come la pornografia.

  • Sam:

    Non avevo visto il servizio. E’ veramente una roba fascista… Prima l’attacco al Mario Mieli, poi i rom, poi le affermazioni della Carfagna e queste immagini. Teniamo duro. Per intanto cerco da cassa di risonanza tramite l’associazione radicale nella quale milito.

  • Sam:

    Intanto questo è il testo della mail che ho inviato:

    Gentile direttore Riotta,
    devo segnalarle tutto il mio rammarico per il servizio andato in onda il giorno 19 maggio nell’edizione delle 20.00, in cui si è mostrata una vera e propria “caccia” rivolta ai danni di un gruppo di trans e di viados, nel quartiere Prenestina di Roma.
    Ritengo che con quel servizio sia stata offesa la dignità di quelle persone e che allo stesso tempo si stia soffiando sul fuoco.
    La riterrò corresponsabile, qualora in qualche città d’Italia, qualcuno si sentisse in dovere di compiere gesti altrettanto orrendi, sotto le mentite spoglie di tutelare un quartiere dal degrado urbano.

    Cordiali saluti.

Lascia un Commento

Maurizio Cecconi
Maurizio Cecconi
Archivi
I miei cinguettii