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Live in Pankow -> Arm aber Sexy -> Un’epistola d’addio a Giovanni Lindo Ferretti

Caro Giovanni Lindo,

nel 2003 aprii il blog. Prima ospitato su una piattaforma gratuita, l’ho successivamente trasferito sul dominio puta.it, che acquistai l’anno successivo. Da allora è questa la mia memoria digitale, il caleidoscopico contenitore delle mie attività, dei molteplici interessi, delle mie passioni, prima fra tutte quella per la politica del movimento omosessuale. Sposo senza reticenze la “queer theory” e lo dichiaro nel nome che da cinque anni campeggia in alto a sinistra. Quando ho necessità di recuperare uno stato d’animo legato a un determinato periodo, quando cerco le parole precise che ho speso per organizzare e promuovere e sostenere un’iniziativa, è nel campo di ricerca del mio blog che inserisco le parole-chiave appropriate. Nemmeno sui miei inseparabili computer – tre splendidi mac – ho conservato tutto. La mia memoria è in remoto, su un server, in Toscana, bilanciata da sistemi di ridondanza dei dati affinché l’uptime del sito e l’accessibilità siano garantiti al 99,9 %. Una cifra e un’efficienza che non potrei sognare di raggiungere affidandomi alla memoria umana, anche se da molti me ne è riconosciuta una “da elefante”.

Al momento dell’installazione del software, tra i passaggi obbligatori ve n’erano due fondamentali: assegnare un nome al blog – Puta. A Queer Invader – e un sottotitolo chiarificatore dei contenuti che immaginavo d’inserire giorno dopo giorno. Avrei potuto scrivere qualunque cosa, una serie di parole descrittive e didascaliche, per esempio. In ogni momento il sottotitolo è modificabile – anche il titolo, ma per questioni di indicizzazione nei motori di ricerca è altamente sconsigliato cambiare nome ad ogni chiaro di luna, se si vuole che qualcuno legga e apprezzi i nostri sforzi – . La teoria queer l’avevo già sposata e dichiarata, come fa “il manifesto” quando aggiunge “quotidiano comunista”. La mia attitudine anche, posponendo il sostantivo “Invader”: che non significa invadente, bensì alieno che atterra e occupa uno spazio! Esitai. Cosa inserisco come sottotitolo?

Da tempo il mio nome d’arte – un’arte sui generis – è Mizz Pravda: Signorina Verità. Amo usare le forme profetiche del discorso, i toni apodittici, le sentenze e gli editti. Chi mi ascolta o legge senza questo filtro, mi giudica incline all’ideologia e alla perentorietà. Per me, è un gioco che serve a svelare i padroni delle parole, della cultura, della politica. Niente di più lontano, a ben vedere. Credere, affermare, sostenere, sono verbi “di fede”, argomentava Austin. Sono alcune delle forme del discorso con cui possiamo “fare cose con le parole”. Il senso è nel gioco; la forma uno strumento per ritorcere contro i padri la violenza che ci vorrebbero far digerire. Siamo noi (sono io) i profeti della nostra vita. L’epifania è la vita stessa: la gioia di sapere che un’idea che abbiamo comunicato, un suggerimento che abbiamo regalato, un’ipotesi che abbiamo avanzato, sono state raccolte e hanno germogliato altrove nel tempo e nello spazio. E’ una rivendicazione di paternità? Semmai: di maternità. Potrei fare esempi illustri di idee che ho avuto e che ora in tantissimi vedono in azione. Questa sorpresa, per fortuna, la riservo per le mie postume memorie.

Cinzia mi fece conoscere i CCCP. Nel suo negozio di libri e dischi comprai “1964-1985. Affinità-divergenze tra il compagno Togliatti e noi – Del conseguimento della maggiore età”. Fu sintonia. Ecco qualcuno che non ha timori a invocare, a disobbedire, a profetizzare, a ergersi a dio nel momento stesso in cui riconosce ad ognuno uguale divinità. Che canta di questa Emilia sublime strozzata dal sogno comunista in salsa benessere economico. Quello che dicevi, Giovanni, era: il rigore morale è il mio occhio sul mondo, senza il quale non c’è pensiero autonomo, non c’è creazione di un’alternativa, non c’è critica che non sia sterile e pretestuosa e funzionale alla conquista del potere. Giovanni, per me sei il Pasolini della canzona italiana. E io, tu e Pier Paolo siamo sorelle! Gemelle eterozigote.

I vostri pellegrinaggi, prima coi CCCP e poi coi CSI, sono stati i miei. Abbiamo girato quest’Europa che lì al centro, lungo la linea tedesca del confine che disuniva Occidente a Oriente e scendeva fino a toccare l’inverno di Praga, si spostava sempre più Est, fino agli Urali, fino a Vladivostok, fino al Caucaso innevato di ribellioni, fino all’orrore nazionalista della guerra nei Balcani. Per noi l’Oriente non è il luogo metafisico della fuga dalla realtà, la deriva di un malessere confuso e inesplicabile. E’, per noi, il luogo di un processo dialettico, dove l’Europa amorale dei commerci ritrova se stessa nella confutazione dei dogmi del socialismo reale. Un’apparente contraddizione. Una soglia di senso e di sensualità. Live in Mosca, Live in Budapest, Live in Varsavia, Live in Pankow.

Avevo il mio sottotitolo. Criptico, sì, ma non più di tanto. Almeno qualche migliaio di persone, in fin dei conti, conoscono le tue canzoni e agli altri era sufficiente immaginarsi e inventarsi un significato.

Ma… C’è un “ma” in ogni storia che si rispetti. Il tuo senso del sacro – ricordi quando cantavi quei bellissimi versi: “viaggiano i viandanti / viaggiano i perdenti / più adatti ai mutamenti / viaggia Sua Santità” ? – ti ha tradito. S’è involuto nella ricerca esistenziale di un approdo religioso. Hai riassociato ciò che tanto intelligentemente eri riuscito a disgiungere. Hai abbandonato il tuo ruolo di intellettuale e profeta laico per convertirti alla bidimensionalità del neo-integralismo cattolico. So cosa cercavi: una certezza. E’ sempre stato il tuo cruccio. Hai trovato Giuliano Ferrara e la lotta contro il diritto all’autodeterminazione delle donne, altrimenti detta “battaglia contro l’aborto”.

Ora le nostre strade si dividono. E’ inevitabile. E’ giusto così. Da oggi il sottotitolo sarà: “Arm aber Sexy”, povera ma sexy, le parole tedesche che Klaus Wowereit, sindaco frocio, ha usato per descrivere Berlino.

Grazie, Giovanni, per avermi insegnato molto. E’ venuto il tuo tempo d’imparare. Qui, su “Puta A Queer Invader. Arm aber Sexy” avrai parecchio da studiare.

Ecco, se vorrai ascoltarla, la prima lezione. L’identità è la prigione dell’umano.

Con affetto,
Maurizio Cecconi.

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