Per gli ex della Margherita: “Inutile l’assessore ai gay”
Pd a brandelli sugli omosessuali
Sabato 23 febbraio 2008, di Silvia Bignami, La Repubblica
L’odg, presentato dal consigliere del Pd Sergio lo Giudice impegna la giunta a creare uno specifico sportello per i diritti Lgbt (lesbiche, gay, transessuali e transgender) all’interno del nuovo ufficio per le Politiche delle Differenze. Uno “sportello-gay” che non è piaciuto ai cattolici ex Dl: “Non si capisce a cosa serva – spiega Paolo Natali, ex Margherita – . Non è una priorità e non condividiamo questa scelta”.
Lo strappo è arrivato durante la seduta di votazione finale del Bilancio 2008. Un “sì” in teoria scontato, dopo il rientro in maggioranza di Sinistra Democratica, ma solo sulla carta. A causa dell’assenza del consigliere Pd Marco Lombardelli infatti, la manovra 2008 è passata con i 24 voti a favore di Pd e Sd su un totale di 25 a disposizione. Nove i voti contrari della Cdl e 3 le astensioni dei consiglieri di Prc, e Cantiere (il Verde Roberto Panzacchi era assente). Dunque il Bilancio passa con la soglia minima per evitare le urne nel 2008: il quorum indispensabile è appunto quello dei 24 sì. Soddisfatto il sindaco Cofferati, che uscendo da Palazzo D’Accursio ha sorriso – “tutto come previsto, no?” – , ma i problemi della maggioranza non sono solo quelli dei numeri.
Il non voto dei Dl sullo “sportello-gay” apre una nuova falla nel Pd sul tema sensibile della laicità. Ed evidenzia la frattura tra le due anime Democratiche, quella cattolica della ex Margherita e quella laica della Quercia. Lo sportello dovrebbe nascere all’interno del mini-assessorato alle politiche delle differenze, che aprirà a marzo, con una dote di 20mila euro e sotto il coordinamento di una collaboratrice dell’assessore Milly Virgilio: Paola Bosi. L’idea era piaciuta poco sin dall’inizio ai cattolici ex Dl, da sempre in attesa di un assessorato alla famiglia.
Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato un ordine del giorno allegato al bilancio e presentato dal consigliere del Pd Sergio Lo Giudice, ex presidente di Arcigay, che impegna la giunta a creare, all’interno del mini-assessorato, uno sportello specifico per gay e lesbiche. “Quello di Lo Giudice è stato un blitz – spiega infatti Natali, padre della “Family Card”, motivando in aula il suo dissenso -. L’istituzione di questo sportello è piovuta dal cielo, senza nemmeno un confronto preliminare. Le tematiche di genere sono già ampiamente affrontate all’interno dello sportello per le differenze”.
Da qui la protesta politica del “non voto”. Non un’astensione, né un voto contrario, ma una assenza pesante di tutti e tre i consiglieri ex Dl: la vice capogruppo del Pd Lina Delli Quadri e il consigliere bindiano Giovanni Mazzanti. La defezione non ha impedito che l’ordine del giorno passasse (con 24 voti favorevoli e 8 contrari), ma ha riaperto la frattura interna al Pd sui temi etici. “Questo episodio segnala chiaramente una sensibilità differente” ammette anche il capogruppo del Pd Claudio Merighi. Ma il leader dei Democratici a Palazzo D’Accursio difende lo sportello per gay e lesbiche e sdrammatizza: “Non credo che qualcuno del gruppo sia contrario a difendere i diritti di gay e lesbiche. Non si deve avere paura delle parole”.
Alza le spalle anche il padre dell’ordine del giorno Sergio Lo Giudice. “La comunità gay di Bologna attendeva da tempo un ufficio comunale con mezzi e personale per sostenere le politiche Lgbt”. E a Natali risponde piccato: “Le differenze sono “differenti”, e ci sono categorie che subiscono discriminazioni che vanno tutelate in modo diverso da altre. Per questo lo sportello gay serve, e si farà”.







