Pubblicato il 6 maggio 2005 - Di Maurizio Cecconi
Le notti di Cabiria
Le notti di Cabiria è il primo film di Federico Fellini che ho visto. Anche il primo con Giulietta Masina. Edito ora in DVD, in una splendida versione restaurata che mette in evidenza la purezza del bianco e nero utilizzato per descrivere la vita fatta di magagne e speranze di una prostituta ciociara alla periferia di Roma. Nell’analisi sociale della lotta tra condizione sociale e individuali aspirazioni alla felicità si sente forte la mano di Pier Paolo Pasolini, che ha collaborato alla sceneggiatura. Stupisce (non perché gli autori fossero bigotti, ma perché i nostri tempi invece lo sono) l’assenza di ogni moralismo sul mestiere della puttana. Giuletta Masina è di una espressività incantevole; Amedeo Nazzari colpisce per la sua bellezza. Straziante il finale, che personalmente mi ha lasciato insodisfatto per questo evidente desiderio di dare ad ogni costo un segno di speranza. La cruda sconfitta di Cabiria sarebbe stata a mio avviso un messaggio ancor più incisivo. Molto bello.

Dove non altrimenti indicato, l’autore degli articoli e delle opinioni contenute negli stessi è Maurizio Cecconi. (M.C. ha 35 anni e ama a tal punto i libri da fare il bibliotecario. Crede che una città viva grazie alla libertà e al rispetto reciproco. Bolognese, attivista gay e portavoce della Rete Laica, è innamorato del suo compagno. Ama leggere e scrivere. E' un bravo bibliotecario - così affermano le sue ex insegnanti - ; gli utenti, prevedibilmente, ne apprezzano la simpatia e ne evitano il rigore.)






Sito web
6 maggio 2005
Link permanente
Meraviglioso quel film, è tra i film di Fellini che preferisco dopo otto e mezzo e Roma,anche la dolce vita è bello ma ce ne sono molti piu’ belli di quello,penso sia un po’ sopravvalutato. La Masina è bravissima e la adoro con quel pellicciotto giallo cortissimo. E’ vero nei film di Fellini non c’è mai l’ombra di moralismi bigotti, cosa che invece troviamo in alcuni registi moderni.
Sito web
22 giugno 2005
Link permanente
Con la solita dose di cinismo il Registone nostrano anche stavolta affronta il tema con la consueta drammaticità ironica, cosa che lo ha sempre contraddistinto.
Inguardabili quasi tutti suoi film, noiosi, lunghi e fuori di testa, con una logica tutta sua e con attori spesso maltrattati e artisticamente presi a calci.
Nell’ambiente le comparse e i figuranti dicono quello che nessuno ha il coraggio di dire: che era un sadico con gli aspiranti attori e schiavista con le comparse.
L’unico oscar che ha preso è stato alla Carriera (Hollywood fa anche molta beneficenza).
Meglio di lui ha fatto Benigni (il che è tutto dire), che almeno ha sfruttato meglio le armi che aveva.
Sito web
22 giugno 2005
Link permanente
dissento. anche se apprezzo l’arguzia.