uccelli

Aosta #2: outside the window

Per essere un fine settimana di riposo, mi sento fin troppo stanco. Dormiamo fino alle due del pomeriggio, io e Francesca. Mi sveglio con due caffé forti, uso le radioline della moda per chiamare Viviana, che continua a dormire e ci snobba. Scarico la posta; Lysandra mi aggiorna sul suo maschio fine settimana. Medea, la gatta padrona di casa, miagola da dio.

Viviana ci raggiunge e decidiamo di passare il nostro pomeriggio nel centro commerciale di Aosta a fare la spesa al Carrefour. Ci dotiamo d’un carrello e appena entriamo, già mi rendo conto che non ce la farò a stare dietro a queste due. La spesa e le telefonate, sono due attività che cerco sempre di fare nel minor tempo possibile. Non mi danno alcun piacere e mi stressano. Il supermercato è popolato da un’umanità forse imprevista: immigrati, famiglie povere che scelgono qui i vestiti per i loro bambini. Uno spaccato sociologico lontano dall’opulenza delle Coop emiliane.

Cerco qualcosa da mangiare: compro tre tipi diversi di patatine e dei biscotti chiamati tegole. Avviso le mie amiche che le aspetto al bar e mi dirigo alle casse. Oh! adesso sì che va meglio. Sgranocchio, leggo il manifesto, sorseggio acqua gasata. Tutto assume una dimensione piacevole quando posso ritirarmi nella mia misantropia e dedicarmi alla politica. L’intima contraddizione di questo piacere è mio esclusivo appannaggio. Del manifesto leggo sempre gli editoriali, la seconda e la terza pagina, la quinta e la sesta. Chi lo conosce, sa già quali sono gli argomenti che salto; non sopporto il terzomondismo. Non è per nulla glamour e non svela nessun significato a noi occidentali. E’ una deriva culturale. Arrivo agli articoli di Franco Carlini, Chip & Salsa, e me li gusto. Ho imparato molto da questa pagina dedicata alla rivoluzione digitale.

Viviana e Francesca finiscono la spesa. Il carrello è colmo. Ci dirigiamo all’uscita. Carichiamo le vettovaglie sulla Fiat Uno. Ci fermiamo in un autolavaggio dove, con un euro e cinquanta, puoi lavare tu stesso la macchina con potenti getti d’acqua compressa. Non scendo e mi godo lo spettacolo dall’interno: Viviana che tenta di domare la pressione della pistola coi capelli al vento, Francesca che le grida dove dirigere lo spruzzo. Certo, l’interno resta sporco come prima, ma fuori è uno splendore!

Di nuovo a casa, disdiciamo un rendez-vous con le bambine e ci dedichiamo alla cena. La Franci fa uno spezzatino buonissimo, Calderoli afferma che ci vuole la pena di morte al TG, Matteoli ribatte che quella del suo collega ministro è solo una battuta, l’Italia fa schifo ma noi siamo al confine con la Francia e con la Svizzera. Ci resta sempre l’annessione.

La Pixar, che lentamente sta soppiantando la Disney come maestra dell’animazione, è riuscita a convincere Francesca a comprare una copia de Gli Incredibili. Svaccati sul suo letto, appoggio la testa alla spalla sinistra di Viviana e comincia il film. E’ bello, ironico, parla di nerds coi super-poteri e se fossi meno stanco, mi farebbe ridere. Quando il film finisce, faccio il solletico a Vivi che non lo sopporta proprio e mi riempe di sadico desiderio di tortura. Ci diamo il bacino della buonanotte e torniamo a letto.

Sogno che: sono un re, e sono sposato con la regina, una bella e giovane donna, ma il nostro è un matrimonio a tre, perché lei è sposata con un terzo uomo, anche lui re. Non ci sono conflitti, non si sta male sul lettone regale su cui scopiamo tutti assieme. Arriva un altro uomo, fratello dell’altro re, e anche lui vuole scopare insieme a noi e alla regina. Gli facciamo posto. Squilla il telefono e l’ultimo arrivato risponde. Noi nel frattempo terminiamo il sollazzo carnale. Quando torna il fratello dell’altro re, si lamenta che non l’abbiamo atteso; vorrebbe continuare da solo con la regina. Gli ricordo che è la regina e lo congedo a male parole.

Francesca mi sveglia; sta uscendo per andare a fare lezione a scuola. Mi faccio un caffé, sistemo le mie cose in valigia. Attendo il suo ritorno e quello di Viviana per pranzare ed essere accompagnato alla stazione dei treni. Discutiamo su cosa significhi essere deboli o forti. Quali risposte dare e soprattutto: chi le deve dare.

Saluto Medea, do un bacio a Viviana, Francesca m’accompagna al treno. Tra sei ore sarò a Bologna. Non guardo fuori dal finestrino.

9 Commenti a “Aosta #2: outside the window”

  • LADY PANTERA:

    Medea è bellissima, il tuo sogno pure… baci, mi diverte leggere le tue storie. :smile:

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  • E così abbiamo altri due re in famiglia?!! Dove li hai nascosti, egoista che non sei altro?!!!

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  • puta:

    siamo murati di re e regine. ci vorrebbe, azzardo, un po’ di pasoliniano fascino proletario…

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  • E’ stupenda medea! Gli okki non li riesco a vederli bene, di ke colore ce li ha?
    I paesaggi mi ricordano il cartone animato Annette; ve lo ricordate?
    Là sui monti con Annette, dove il cielo è sempre blu, là con Dann e con Luciene, vieni vieni anke tu…

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  • Medea, li riesco a vedere. pardon gli errori grammaticali

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  • LADY PANTERA:

    Si Annette, anke un po’ Heidi.
    :smile:

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  • p4m:

    Condivido la pena di morte per il ministro, e anche l’opinione di puta sul nostro bel paese.

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  • puta:

    E’ bella Medea. E’ bella la Val d’Aosta. Anche Heidi non mi dispiaceva.

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  • puta:

    ho giocato un numero alla lotteria, il 22.

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