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A come Asp, B come Bambini: il nuovo alfabeto di Merola e il significato del referendum

AvotareA - referendum

A Bologna un orizzonte di significato Comune unisce le vicende del referendum consultivo del 26 maggio sul finanziamento comunale alle scuole private e il “progetto strategico” (annunciato il 10 aprile dalla giunta Merola) di trasferire dal Comune alla nascente Asp unificata la gestione dell’intera filiera dei servizi alla persona (tra cui asili nido e scuole dell’infanzia), partendo proprio, a settembre, dalle 70 scuole dell’infanzia comunale attualmente presenti sul territorio.

Orizzonte di significato politico in dirompente mutamento per una città come Bologna, nella quale la gestione diretta dei servizi da parte del Comune e l’orgoglioso senso di appartenenza dei dipendenti all’istituzione comunale – La ‘Cmona, come diciamo in dialetto, declinandone il nome non casualmente al femminile, entro un’area semantica materna – non erano mai stati esplicitamente messi in discussione da nessuna giunta, nemmeno da quella “del macellaio”(il sindaco Giorgio Guazzaloca) o del commissario prefettizio Annamaria Cancellieri.

A Bologna oggi siamo ad un bivio.

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Parlamento, assistenza sanitaria a conviventi gay. Da avanguardia verso l’uguaglianza a privilegio

No uguaglianza

La Camera dei Deputati ha esteso l’assistenza sanitaria garantita ai famigliari degli onorevoli anche a quei parlamentari che hanno un/a compagno/a dello stesso sesso.

Leggo molte critiche a questo annuncio, riassumibili in: “l’ennesimo favore che la casta fa a se stessa, mentre l’Italia resta priva di diritti”. C’è del vero e del falso in questa analisi, a mio avviso.

Partiamo dal falso: non possiamo fare un processo alle intenzioni dei parlamentari lgbt, che credo abbiano invece avanzato questa richiesta e ottenuto tal risultato per dare un segnale politico, per diventare, in sostanza, degli apripista di un diritto che verrà.

Passiamo al vero: è del tutto inverosimile che il governo democristiano Pd/Pdl/Scelta Civica e la maggioranza parlamentare che lo sostiene (tra cui un paio dei suddetti onorevoli gay) possa intervenire in senso laico, riconoscendo giuridicamente le coppie omosessuali.

A riprova di questa affermazione, la totale assenza del “capitolo diritti” dal discorso programmatico che il Presidente del Consiglio, Enrico Letta, ha tenuto al momento della fiducia.

Ecco dunque che, seppur compiuta con le migliori intenzioni, la decisione rischia di realizzare effettivamente quanto i suoi detrattori stigmatizzano: la nascita d’un nuovo privilegio invece che l’apertura di una stagione di diritti per tutti/e.

Per questo motivo, credo sarebbe stato di gran lunga meglio evitare questo passo falso e proseguire invece nella richiesta di una complessiva riforma del diritto di famiglia. Ma si sa, i nostri politici, anche se lgbt, non brillano per acume politico – con rarissime eccezioni. Amen.



Del referendum e dell’importanza dell’aggettivo

Noi siamo la scuola pubblica

Dice il sindaco di Bologna, Virginio Merola?: “Noi non siamo costretti a dare un milione di euro alle scuole paritarie private. Noi lo facciamo perché lo riteniamo giusto”.

“Giusto”, ragazze e ragazzi. Non “opportuno”, non “in questo momento necessario”, o altre motivazioni contingenti. Dice: “giusto”. Dunque è una questione di principio, da rispettare sempre e comunque, al di là delle difficoltà del qui e ora.

Abbiamo spesso sentito, tanto il primo cittadino quanto il Partito Democratico, affermare che i referendari sono ideologici, che conducono battaglie ideali slegate dalla realtà dei fatti, bla bla… Et voilà, l’ennesima giravolta! Giravolta che però accogliamo con piacere, perché svela, dissolve l’inganno, mostra la nudità del Re – nudità oscena non in quanto priva di maschere, bensì perché putrefatta nelle sue ragioni e radici.

Finanziare le scuole private è giusto e questa è la battaglia di principio dell’Amministrazione e del Pd.

Ringraziamoli, perché da oggi è evidente quali sono i due campi, quali le due alternative, simbolicamente rappresentate dalla scelta “A” e “B” della consultazione.

Da una parte chi ritiene che la scuola pubblica non sia un servizio né, tantomeno, una merce, sulla quale monetizzare, risparmiare, effettuare i conti della serva che accomunano i sostenitori dei finanziamenti pubblici alle scuole private. Da una parte chi ritiene che la scuola pubblica sia un diritto, in accordo alla nostra Costituzione, e che quei 423 bambini che nel 2012 se lo sono visti negare siano la prova tangibile, umana, del fallimento del sistemato integrato pubblico/privato. Da una parte chi ritiene che la scuola pubblica svolga un ruolo insostituibile nella formazione del cittadino e, quindi, non equiparabile alle scuole private (la cui libertà d’esistere, sia chiaro, nessun referendario ha mai messo in discussione, purché “senza oneri per lo Stato”).

Dall’altra parte chi abdica alla Costituzione (sulla quale il sindaco ha giurato, infrangendola un minuto dopo), chi ritiene identiche le scuole dei preti a quelle della Repubblica, statali e comunali, chi parla di servizio e non di diritto (parola mai citata nei manifesti del comitato pro “B”), chi ritiene che lo Stato, nei “suoi diversi ordini e gradi”, deve ridursi fino a sparire, tramutandosi nel salvadanaio delle iniziative private.

Repubblicani versus liberisti fuori tempo massimo.

Impossibile, prima che le urne siano chiuse e le schede contate, sapere chi vincerà. I clericali stanno muovendo – più o meno lecitamente, sicuramente con sprezzo della democrazia – carri armati e falangi, funzionari e clientele, mentre i referendari contano “soltanto” sull’appoggio della cittadinanza e sulla creatività esercitata dal basso.

Avendo il sindaco e il Pd posto anch’essi una questione di principio – che loro, poco adusi ad esercitarsi coi principi, definirebbero “ideologica” -, se il 27 maggio Bologna dovesse svegliarsi liberata dal giogo dello sventurato patto fondativo dell’Ulivo, Virginio Merola e i dirigenti del partito dovranno trarne le dovute conseguenze.

(Speriamo) sconfitti su una battaglia ideale, non potranno più farsi interpreti di una nuova stagione di investimenti nella e per la scuola di tutti.

Questa è la posta in palio decisa dall’Amministrazione stessa.

Noi non possiamo che raccogliere la sfida e votare “A”, votare scuola pubblica.



Referendum, la vittoria della scuola pubblica dipende da te

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Vincerà la scelta “A” e dunque la scuola pubblica al referendum del 26 maggio? Impossibile predirlo in anticipo, ma la possibilità che il fronte clericale favorevole ai finanziamenti alle scuole private vinca esiste eccome.

Le forze in campo sono a dir poco impari: contro il ruolo della scuola di tutti, contro chi non vuole dismettere la sua funzione di formazione dei cittadini, si sono schierati il Pd, il Pdl, la Lega Nord, l’Udc, Scelta Civica, la Curia, la Conferenza Episcopale Italiana, la Cisl, pezzi della Cgil, i maggiori quotidiani, la Legacoop (e forse ho dimenticato qualcuno). Virginio Merola ha incontrato anche il presidente della Compagnia delle Opere, arruolata ed entusiasta a fianco del Pd tanto a Roma quanto a Bologna.

La “battaglia di Bologna” – come l’ha ben definita il collettivo di scrittori Wu Ming – vede da una parte carri armati, unità corazzate in abbondanza, strumenti di propaganda e di falsificazione quotidiana e tanti ma tanti soldi; dall’altra parte dei cittadini e delle cittadine, tanto entusiasmo, zero lire, zero mass media e mille iniziative create dal basso.

Se vincerà la scuola pubblica sarà perché tante persone avranno compreso il carattere di spartiacque del referendum e avranno deciso di metterci un po’ di tempo e di energie e dare una mano. Non restare alla finestra a guardare, la nostra città sta per trasmettere un segnale a tutta l’Italia.

Se sarà buono o pessimo dipende da noi. E da te.



Religione: guida per lo spirito o strumento politico?

Segnalo questo convegno, organizzato dal Centro Studi Laicità dell’Università di Bologna, dal titolo “Religione: guida per lo spirito o strumento politico? Il ruolo della Chiesa nello sviluppo della scienza e dei diritti”.

Una due giorni con interventi che si preannunciano interessanti. Di seguito la locandina, il programma e un ritaglio di stampa.

Locandina "Religione: guida per lo spirito o strumento politico?"
Scarica la locandina

Programma "Religione: guida per lo spirito o strumento politico?"
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"Religione: guida per lo spirito o strumento politico?": Repubblica Bologna, 01.05.2013Scarica l’articolo apparso su Repubblica Bologna il 01.05.2013



Maurizio Cecconi
Maurizio Cecconi
Comitato Articolo 33
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