Esiste al mondo un piccolo posto

Esiste al mondo un piccolo posto, così piccino che sugli atlanti è indicato da un punto nero. Alla voce economia recita “terziario avanzato”.
Esiste al mondo un piccolo posto e seduto sulla cima del piccolo posto c’è un uomo solo che non sbaglia mai.
Esiste al mondo un piccolo posto dove un uomo solo è attorniato da uomini che si dicono sui amici, ma che nascostamente lo canzonano per il suo vezzo di vestire griffato.
Esiste al mondo un piccolo posto dove gli uomini indossano lunghe gonne di cangianti colori e condannano l’omosessualità.
Esiste al mondo un piccolo posto dove non si pagano le tasse e le bollette dell’acqua e della luce te la paga il vicino, anche se sta messo peggio del piccolo posto.
Esiste al mondo un piccolo posto che è così bello, pulito, sontuoso, che quasi diresti che il Paradiso è in terra.
Esiste al mondo un piccolo posto dove le donne servono gli uomini e questi comandano. Quando gli chiedono “Perché?”, rispondono che “la donna è nata dall’uomo”. Anche se l’uomo non può generare.
Esiste al mondo un piccolo posto dove ai cittadini è vietato sposarsi e a tutti è vietato divorziare. In quel piccolo posto non esiste né piacere né amore.
Esiste al mondo un piccolo posto che come Atlantide scomparirà: il Vaticano.
Madurai, Meenakshi Sundareswarar Temple

Il Meenakshi Temple è una tale esplosione di forme attorcigliate una sull’altra, che si elevano in alte torri piramidali: uomini da sei mani, donne con gambe e braccia innaturalmente snodate, buoi, elefanti, vacche, soldati e suonatori, armi e gioielli, dèi e umani; un trionfo di azzurro lapislazzulo, di rosso cardinale, di giallo girasole; luce e buio s’alternano aprendo e chiudendo gli spazi, talvolta alti e ariosi, talvolta bassi, cupi, umidi, cavernosi. Una fantasticheria super-meravigliosissima.
Kanyakumari, finis terrae

Treno, destinazione Kanyakumari, gli ultimi 90 km e sarò arrivato alla punta estrema meridionale di quella grande vulva triangolare che i confini geografici e statuali disegnano. Vulva macroscopica e geopolitica e vulva votiva, che m’apparirà in spiaggia, nelle sembianze di Kanya, la dea vergine, uno degli avatar di Devi, la Grande Dea Madre. Il suo tempio è eretto sulla sabbia, di fronte al mare. Mare, mari, plurale: lo straordinario (che per alcuni si tramuta in sacro) è reso dall’eccezionalità dell’incontro tra tre masse d’acqua: il Mare Arabico, l’Oceano Indiano, il Mare del Bengala. Sento che me la sono guadagnata questa estremità, dopo tanto scarpinare; sono emozionato: a “finis terrae” potrò assistere sia al sorgere del sole dall’orizzonte marino a est che al tramonto dentro l’orizzonte marino occidentale. Gli indiani credevano (e alcuni ancora credono) che arrivando a Kanyakumari (che si pronuncia alla francese, con l’accento sulla i finale) e prendendo il largo in barca, automaticamente abbandonavi la tua religione, la tua casta, la tua vita continentale; una tragedia sociale irrimediabile (ma per alcuni il migliore degli esiti). Gandhi, anche in questa occasione controcorrente, dopo aver predicato per la neonata India l’abolizione delle caste, chiese che, una volta morto, le sue ceneri fossero disperse lì dove i tre mari si affastellano uno sull’altro. Così gli amici e i compagni di molte battaglie fecero, quando fu ucciso da un estremista hindu. Un pugno di quelle ceneri sono conservate e deposte nel memoriale a lui dedicato. Sacro e profano sulla stessa spiaggia, religioni e politica s’affrontano per il dominio dei mari e dei popoli: lo scontro epocale, visto dall’Europa, sembra volgere decisamente a favore delle prime; osservato da qui, da un paese in movimento, dove si respira l’energia di moltitudini di persone che tribolano per un futuro concretamente migliore, l’esito della lotta sembra finalmente sorridere alla politica. Resterò a Kanyakumari fino al 26 gennaio, festa nazionale della Repubblica, per depositare un fiore bianco come il suo “dohti” sulla tomba del Mahatma, Grande Anima – soprannome celebrativo e un filino ironico che Rabindranath Tagore diede al suo amico Gandhi. Entrambi avversari delle caste, Tagore gli rimproverava una paura della modernità e il suo bigottismo sessuale, che lo condusse all’astinenza. Mi piace l’ironia affettuosa di Tagore, un razionale impedimento ad elevare al rango di eroe un uomo come tanti, che come pochi seppe indirizzare una nazione immensa verso l’indipendenza e la democrazia. Leggo spesso che “gli Stati Uniti sono la più grande democrazia del mondo”. Cazzate. E’ qui, è l’India. Un fiore bianco.
Riflessione discografica balneare

Con “Murder Ballads”, Nick Cave & The Bad Seeds composero un disco idealmente figlio della “Antologia di Spoon River”, che delle poesie di Edgar Lee Masters continuò l’indagine sulle felicità, sulle irriverenze e sui dolori (soprattutto questi ultimi, dal tragico della violenza pubblica al macabro di quella privata) della povera gente, attingendo al repertorio della tradizione folk insulare, figlia delle storie dei coloni e galeotti inglesi. A mio avviso, uno dei migliori dischi di indie rock mai pubblicati. In Italia – e ben prima del cantante australiano – il seme di Masters fu magistralmente raccolto da Fabrizio De Andrè che, con “Né all’amore né al denaro né al cielo”, selezionò alcuni dei testi più evocativi, per adattarli liberamente al concept album che la stessa Fernanda Pivano (traduttrice di Masters) onorò di una quarta di copertina del 33 giri, in cui lodò il disco di De Andrè per la “imprevedibile, patetica inventiva nelle rime e nelle assonanze, proprio come nelle poesie dell’antica tradizione popolare”. Gli arrangiamenti di Nicola Piovani suonano psicadelici e istrionici.
(Riflessione balneare, figlia delle mie playlist).
Zaino

1 telo da mare
1 asciugamano
1 cerata anti-pioggia
1 lenzuolo di lino
1 paio di sandali in corda per passeggiare
1 paio di sandali in plastica per la doccia
1 paio di scarpe leggere
1 contenitore conserva vivande (grazie Cinzia)
1 confezione di caffè (arabica)
2 libri (1 romanzo, 1 saggio)
2 guide lonely planet
1 grammatica d’inglese
1 mini dizionario italiano-inglese e inglese-italiano
1 moleskine (grazie Tomas)
1 sacco a pelo di seta
1 cuscino gonfiabile
1 zanzariera da letto (grazie Rete Laica Bologna)
1 kit medico da far invidia a una Ong (grazie Angela)
1 cappellino
3 calzini fantasmini, 1 calza invernale
4 boxer
1 costume da mare
6 t-shirt, 1 canottiera
2 pantoloncini corti
1 jeans lungo
1 maglione leggero
1 binocolo
1 torcia
1 coltellino multiuso
2 lucchetti
1 kit per l’igiene personale
1 chiavetta per internet
1 caricabatterie
4 pile ricaricabile
1 adattatore elettrico multistandard
1 reflex digitale
1 computer portatile
1 iphone
1 mini hard disk
2 pacchetti di tabacco
Dialettica e laicità in India
Nell’India contemporanea il laicismo, cui la Costituzione della Repubblica indiana indipendente ha dato una formulazione legislativa, è fortemente influenzato dalla storia intellettuale del paese, dalla sua difesa del pluralismo culturale. Una delle conseguenze di questa continuità storica è che il laicismo indiano si differenzia, sia nella forma sia nelle rivendicazioni, dalle versioni occidentali più rigide, come quella francese, che vieta l’esibizione di consuetudini o simboli religiosi nelle attività delle istituzioni pubbliche. In effetti ci sono due approcci principali al laicismo: uno mette in primo piano la neutralità fra le diverse religioni, l’altro la proibizione di ogni associazione religiosa nell’attività dello Stato. La versione indiana tende a sottolineare la neutralità specifica, non la proibizione generale.
L’altra India
La tradizione razionalista e scettica alle radici della cultura indiana
Amartya Sen
[Due recensioni: Uaar | Filosofi precari]
Bologna, finalmente attivo, sebbene depotenziato, il registro dei biotestamenti
Parto con questa bella notizia nello zaino: una battaglia che ho portato avanti da tre anni, arriva alla sua positiva conclusione.
Finalmente la nostra città avrà il suo registro dei testamenti biologici (Sì, lo so: il comunicato della Giunta dice che tutto nasce da un’iniziativa del Pd, sebbene non sia vero – ma sapete anche voi come son fatti questi partiti… si attribuiscono spesso dei meriti che hanno invece solo parzialmente e si “dimenticano” degli altri, di chi ha fatto il lavoro duro; non è simile alla proposta della Rete Laica, però nel frattempo è intervenuta quella pessima circolare della fascista Roccella a complicare le cose. Meglio questo di niente e avevamo atteso fin troppo. Ora c’è e cittadini potranno usarlo).
Ciò detto, queste son soddisfazioni!
[Qui il mio pezzo per Il Fatto Quotidiano].
I treni di Bombay
Asad bin Saif lavora in un istituto per la laicità, muovendosi instancabilmente da uno slum all’altro, catalogando innumerevoli risse e tumulti comunalisti, testimone diretto della lenta distruzione del tessuto sociale della città. Asad è di Bhagalpur, in Bihar, dove si sono avuti non solo alcuni dei più violenti scontri comunalisti del paese, ma anche un incidente oscenamente sanguinoso in cui la polizia ha accecato un gruppo di piccoli criminali con ferri da calza e acido. Se c’è uno che ha visto l’umanità al suo peggio, quello è Asad. Gli domando se è pessimista sulla specie umana.
- Niente affatto, – risponde . – Basta guardare le mani dai treni.
Se siete in ritardo per il lavoro, la mattina a Bombay, e arrivate alla stazione proprio quando il treno sta ripartendo, potete correre a fianco dei vagoni gremiti e vedrete molte mani che si allungano per aiutarvi a salire, protendendosi dal treno come petali. Mentre correte lungo la banchina, sarete presi sù e sull’orlo della porta aperta verrà fatto un minuscolo spazio per i vostri piedi. Il resto sta a voi. Dovrete probabilmente aggrapparvi agli stipiti della porta, stando attenti a non sporgere troppo per evitare di essere decapitati da un palo piazzato troppo vicino ai binari. Ma pensate a cos’è accaduto. I vostri compagni di viaggio, già ammassati più di quanto si possa legalmente ammassare il bestiame, con le camicie già impregnate di sudore nello scompartimento mal ventilato, da ore in quella precaria posizione, sono ancora capaci di solidarietà, sanno che il vostro capo potrebbe rimproverarvi o ridurvi la paga se perdete il treno e vi fanno spazio là dove sembra impossibile che ci stia qualcun altro. E al momento del contatto, non sanno se la mano che si allunga verso di loro appartiene a un indù, a un musulmano o a un cristiano, a un brahmino o a un intoccabile; non sanno se siete nato in questa città o appena arrivato; se vivete a Malabar Hill, a New York o a Jogeshwari; se siete di Bombay o Mumbai o New York. Sanno solo che state cercando di raggiungere la città dell’oro, e tanto basta. Sali a bordo, dicono. Ci stringiamo.
Maximum City
Bombay città degli eccessi
Suketu Mehta
(Almost) ready for the jungle
Parto per qualche mese. Vado in Asia, prima in India, poi in Indonesia, Singapore, Malesia, Tailandia e poi si vedrà fin dove arriverò. Non è detto che arrivi lontano: se mi spavento (facile), se la fatica è troppa, se, se, se… torno e mi chiuderò in campagna per sei mesi, senza dire nulla a nessuno, e pubblicherò foto di paradisi tropicali scaricate da internet (perché forse esistono solo “virtualmente” questi idilliaci paesaggi).
Prima di partire ho dei ringraziamenti da svolgere. Agli uomini e alle donne delle associazioni che compongono la Rete Laica Bologna. Abbiamo iniziato “un’avventura da straccioni” – zero soldi e zero mezzi – due anni e mezzo fa e in poco tempo siamo riusciti a rendere centrale il rispetto della laicità delle Istituzioni nel nostro territorio.
Abbiamo mobilitato un pezzo importante di cittadinanza attorno alla nostra proposta di registro dei testamenti biologici – a proposito, caro smemorato e in altre faccende affaccendato sindaco Merola: avevi promesso di renderlo operativo entro cento giorni dalla tua elezione; le solite promesse da marinaio che qualificano larga parte della classe dirigente “democratica” -, abbiamo lavorato per eleggere nei consigli comunali e regionali quanti più laici possibile, abbiamo impedito l’elezione alla Commissione pari opportunità, insieme alle associazioni lgbt, della clericale cattolica Silvia Noè, abbiamo smascherato la Curia di Bologna, quando ha tentato di nascondere gli abusi sessuali sui minori di un prete (lo scrive a chiare lettere una sentenza di tribunale, che ai quotidiani locali è “opportunamente” sfuggita), abbiamo contrasto l’omofobia di chi vorrebbe negati pari diritti e pari dignità alle coppie omosessuali, abbiamo riportato al centro del dibattito i finanziamenti alle scuole private confessionali, abbiamo contrastato la misoginia di chi vuole decidere per le donne al posto delle donne, abbiamo svolto un’instancabile opera di diffusione della cultura laica.
Abbiamo offerto, ogni volta che ne siamo stati capaci, il punto di vista delle donne e degli uomini laici, arricchendo il dibattito pubblico cittadino. Una voce importante, indispensabile direi, spesso inascoltata o volutamente fraintesa. Non ci scoraggiamo facilmente, perché sappiamo che questo paese, questa regione e questa città hanno dei “grossi problemi” col rispetto del carattere aconfessionale delle Istituzioni. Continueremo la nostra battaglia, consapevoli che la nostra voce non sarà l’unica e che inevitabilmente dovrà guadagnarsi ancor più il suo spazio. L’importante è giocare questa partita al meglio delle proprie possibilità.
Già, le nostre possibilità. Quali sono, chiede spesso qualcuno con comodo cinismo e superficialità. Rispondo che le nostre possibilità sono tutte, ma proprio tutte racchiuse in due aspetti: la secolarizzazione della nostra società, che è irreversibile e già a buon punto, e la capacità di pensare alle differenze come a una ricchezza. Ridurre all’uno (un’autorità, una religione, un padre, un partito) è infatti lo strumento di controllo sociale che noi laici combattiamo. Noi desideriamo e pratichiamo una società plurale e pluralista e in ragione di questo “vasto programma” nasciamo molteplici e uniti: siamo atei, agnostici, cattolici, protestanti, esistenzialisti, tutti-i-frutti ed ogni futura soggettività. Tutte queste persone e realtà così diverse l’una dall’altra sono assieme la Rete Laica Bologna e senza questa diversità la nostra forza non esisterebbe. Noi dimostriamo – coi fatti, ragazz*, coi fatti! – che è possibile sconfiggere l’integralismo e il fascismo di chi si crede depositario d’una verità assoluta. E, nel batterlo sul terreno duro della lotta politica, ampliamo le libertà di cui godranno i cittadini di domani.
Sono stato portavoce e ora è venuto il momento che un’altra persona tra noi s’assuma questa responsabilità. Non ne sono dispiaciuto, perché è bene far sì che più individui possano imprimere la propria spinta alle nostre comuni battaglie; attaccarsi a delle poltroncine è sport che lasciamo volentieri ai cooptati di ogni colore. Sono sicuro che prenderete la decisione migliore.
Non dimentichiamoci che in questo tempo dove trionfa “la morte delle ideologie”, noi godiamo del privilegio di possedere una visione del mondo che vogliamo e degli avversari che dobbiamo battere: i papalini di centro, di destra e di sinistra.
***
Concludo questa “tiritera” con un altro grazie. Grazie per il bellissimo cappello e la tenda anti-zanzare, che mi saranno utilissimi nella giungla! (“Andare nella giungla? Ma come m’è venuto in mente?”).
Un abbraccio forte,
vostro,
Maurizio Cecconi.
15 agosto 1947
Durante la prima ora del 15 agosto 1947 – tra mezzanotte e l’una – entro le frontiere del neonato stato sovrano dell’India videro la luce non meno di milleuno bambini. Questo in sè non è un fatto insolito (anche se il numero ha risonanze curiosamente letterarie) – a quell’epoca nella nostra parte del mondo l’eccedenza dei nati sui morti era di circa seicentottantasette all’ora. Ciò che rese l’avvenimento degno di nota fu la natura di questi bambini, ognuno dei quali, per qualche bizzarria biologica, o forse a causa di qualche potere sovrannaturale del momento, o anche ipoteticamente per mera coincidenza, era dotato di caratteristiche, talenti o facoltà, che si possono definire soltanto miracolosi. Come se la storia, arrivando a un punto di altissima rilevanza e di enormi promesse, avesse voluto gettare, in quell’istante, il seme di un futuro che sarebbe stato realmente diverso da tutto ciò che il mondo aveva visto sino allora.
I figli della mezzanotte
Salman Rushdie






