uccelli

Un adolescente dalle spalle robuste

Homepage di www.cassero.it

Quindici anni fa 1, proprio in questi giorni, si teneva la campagna elettorale che portò Berlusconi di nuovo al governo.

In quei giorni, il sito gay.it decise di pubblicare sul portale dei banner pubblicitari che invitavano a votare il biscione.

Allora Il Cassero non era dotato di un proprio dominio internet.

gay.it, che s’era proposto come portale della comunità lgbt italiana, ospitava le pagine di vari circoli, tra cui il nostro.

Quando apparvero i banner di Berlusconi, a noi parve un atto inaccettabile, non tanto per la scelta, discutibile e legittima, quanto per il venir meno di quel patto che legava l’associazionismo al portale, patto che doveva necessariamente rispettare le scelte dei circoli e non sovradeterminarle, usando gli utenti che i circoli portavano al portale stesso per fini non precedentemente dichiarati.

Decidemmo pertanto di acquistare un nostro dominio e da allora non ci facciamo metter cappelli altrui sulla nostra vetusta testa.

Questa insopportabile ambiguità m’è tornata in mente in questi giorni, osservando il frenetico attivismo della redazione di gay.it, il continuo confondere i piani tra le posizioni, discutibili e legittime, del proprietario del sito – prima berlusconiano, poi montiano e ora renziano – e l’autoproclamata volontà di rappresentare la variegata comunità lgbt italiana.

In conclusione, buon quindicesimo compleanno a www.cassero.it, un adolescente dalle spalle robuste.

  1. Ho cercato tra le mie scartoffie e non ho trovato il testo del comunicato che inviammo alla mailing-list queer-it per annunciare la nostra scelta. Ho cercato pure in vari archivi online e anche lì non ne ho trovato traccia. Se qualcuno lo possiede, per favore me lo invii, ché vorrei aggiungerlo alla carpetta “Ben fatto”.


Alle primarie della Coalizione Civica Bologna voto donna, voto Paola Ziccone

Paola Ziccone alle primarie della Coalizione Civica Bologna

Paola Ziccone alle primarie della Coalizione Civica Bologna

Domenica 28 febbraio si terranno le primarie della Coalizione Civica per la scelta della candidata o del candidato sindaco alle elezioni amministrative di quest’anno.

Elezioni amministrative che eleggeranno tanto il primo cittadino di Bologna, quanto il sindaco della Città Metropolitana, che include tutti i comuni della provincia.

Si vota dalle ore 09.00 alle ore 20.00. Al seguente link potete consultare l’elenco dei seggi e individuare quello a voi più vicino http://bit.ly/seggiCCB

Per poter votare, occorre essere maggiorenni e risiedere a Bologna o provincia. Munitevi di tessera elettorale ed esprimete il vostro voto.

Io voterò Paola Ziccone, perché è donna, perché è civica, perché non farà nessun genere di accordi col Partito Democratico, perché è una di noi e non un aspirante capopopolo, perché lavorerà per l’inclusione dei più deboli, per la valorizzazione delle differenze, perché ha idee su come rendere la nostra città e provincia più produttiva, più a misura di donne e di uomini, più giusta, meno inquinata, più vivace e più gentile.

Vi invito a visitare i suoi mezzi di comunicazione per approfondire e vi invito altresì a recarvi alle urne questa domenica.

Il risultato dipende dal voto di ciascuno/a di noi.

http://paolaziccone.it/
http://www.facebook.com/paolazicconesindaco/
http://twitter.com/paolacandidata



Frocie sì, ma non col Piddì

Molto più di Cirinnà

A Roma, mercoledì 24 febbraio 2016, nei pressi del Senato della Repubblica, sono successe due cose importanti ed uso questo breve e non esaustivo video che ho girato per raccontarle.

Di fronte a un provvedimento che riconosce più diritti e sancisce nero su bianco l’inferiorità della persone lgbt di fronte alla legge, che colpisce i più deboli, i figli e le figlie delle famiglie omosessuali, alcune centinaia di uomini e di donne sono scesi in piazza.

Ognuno col suo cartello preferito, con le sue parole da comunicare. Si leggeva “Molto più di Cirinnà, e “In culo sì ma non così”, l’intramontabile “Lotta anale contro il capitale”, “Gasparri quanto ci costi?”, “Siete ostaggio della Chiesa”, “Non ci rappresentate”, “Stralcivendoli” etc.

Appena i cartelli sono stati mostrati, sono arrivate le rimostranze e le richieste di ritiro da parte dei dirigenti di Arcigay. Richieste rispedite dal Cassero al mittente, eppure significative di una visione e di una strategia – o meglio, di un’assenza di visione e di strategia, di subalternità alle schifezze prodotte dai partiti che ancor prima che politica è culturale. Dunque assai più profonda e grave.

Prima confinati in uno strapuntino di piazza, le persone presenti hanno deciso di arrivare davanti al Parlamento. Sono state fermate da cordoni della Celere, qualche momento di tensione, poi hanno occupato e bloccato la via, e da lì non si sono più mosse, cantando, gridando, parlando.

Nuovamente abbiamo ricevuto inviti, da parte dei suddetti dirigenti, a tornare, buoni buoni, calmi calmi, nella piazzetta con edicola, a confinarci nell’inutilità e nell’inconsistenza. Ci volevano come loro.

A noi però non andava d’essere buoni buoni, calmi calmi, inutili e inconsistenti. Discriminati sì, ma coglioni no.

Ci siamo accampati per tre ore, abbiamo cantato una versione rivista di “Heidi” – “Senatori, senatrici, le frocette vi fanno ciao” -, gridato, baciato, mandato in tilt il traffico, cantato nuovamente “Senato, Senato, Senato, così vicino coì blindato”. Il San Remo delle persone lgbt incazzate s’è tenuto in Corso Rinascimento.

E così avanti fino all’imbrunire e oltre, fino alle ore 20.00, quando speravamo che la fantomatica paladina de’ noartri, Monica Cirinnà – una che prima afferma che non avrebbe accettato mediazioni e che avrebbe tolto il suo nome dalla legge qualora fossero avvenute, poi una volta successe (e della peggior specie) si spertica in lodi per l’artefice dello scempio, il suo capo Matteo Renzi – venisse a trovarci, anche a rischio d’essere contestata.

Sergio Lo Giudice è venuto, ha parlato, s’è preso i suoi fischi (che immagino non gli siano piaciuti) e gli slogan contro le sue posizioni. Occorre riconoscergli che non è fuggito davanti alle sue responsabilità, ci ha messo la faccia.

La fantomatica paladina era invece al telefono coi suddetti dirigenti di Arcigay, per riferir loro che “Sì, posso venire, purché mi garantiate che non sarò contestata”. E loro, cocorite, a chiedere a noi “Non fischiate”. La risposta è stata picche. La senatrice è rimasta al chiuso delle sue stanze e del Palazzo, protetta e riverita e privilegiata.

Racconto tutto ciò, perché ieri ho visto il meglio e il peggio del movimento lgbt. Racconto tutto ciò, perché ogni piazza ha una sua storia, diversa eppure simile alla rappresentazione che ne danno i mezzi di comunicazione.

Il meglio erano le persone che rilanciavano e che chiedevano “uguaglianza e libertà”, con cui ero felice di condividere quei momenti e quelle azioni. Il peggio… beh, è chiaro.

Questa legge è certo il frutto di un ceto politico ipocrita, estremamente ignorante, bigotto, paraculo, pappa e ciccia con le gerarchie cattoliche più retrive. Non usiamo però le condizioni generali per auto-assolverci: la legge è frutto altresì dell’irrilevanza della più antica e rappresentativa delle associazioni lgbt, Arcigay. Irrilevanza causata dalla subalternità politica.

Questo “male in noi” va sradicato una volta per tutte. L’abbiamo visto dieci anni fa coi famigerati Dico, lo abbiamo visto emergere nuovamente e con prepotenza ora.

Quelle persone lgbt “maleducate”, che ieri non hanno accettato di rimanere al posto loro assegnato sono il presente e il futuro, le vorrei baciare tutte e con tutte loro copulare; la subalternità e il consociativismo debbono invece e necessariamente diventare il passato.

PS 01: il sit-in di ieri era formato da attivisti venuti da Bologna, da Napoli, da Trento, da Rimini, da Modena, da Reggio Emilia, da Perugia. Più 20 romani. Il movimento lgbt a Roma non esiste e, se esiste, è formato da combriccole rissose e personalistiche, che respingono e non mobilitano, dedite agli interessi di partito invece che al bene collettivo. Andrebbero spazzate via, eppure sono più resistenti delle piante infestanti. Arcigay da lì dovrebbe iniziare a far pulizia. Con urgenza.

PS 02: scusate la lunghezza, avevo dei fastidiosi sassoloni da levare dalle mie scarpe ballerine.



Donne e uomini per una donna sindaco e per un vicesindaco donna

Donne e uomini per una donna sindaco e per un vicesindaco donna

Troppe volte le persone che ho amato e che amo non hanno capito e non capiscono perché dedico tempo ed energie alla politica.

Abbiamo litigato; nel migliore dei casi mi sono sentito accusare che non prestavo loro le dovute attenzioni (sicuramente è vero), nel peggiore dei casi che lo facevo e che lo faccio per egocentrismo.

Sebbene la mia ego sia solida e strutturata, mi sento di smentirli.

Io non sono io se non mi esprimo nella relazione pubblica, nel dibattito, nel conflitto delle idee e delle visioni. Se il mio io non si contorce per diventare noi.

Sono i momenti e le esperienze che più hanno insegnato e che mi servono anche nella vita di tutti i giorni. Ho imparato a parlare in pubblico, ho imparato a ragionare, ho imparato la differenza tra principio e strategia, ho trovato chi mi guidava, ho saputo riconoscere maestre e maestri, li ho abbandonati appena prima di sentirmi sicuro che avrei potuto navigare in solitaria. Per questo siamo ancora buoni amici.

Lo dico a chi non capisce la bellezza del fare politica: l’impegno è al 90% spalare merda, ma quel 10% restante ti cambia in profondità.

Ieri sera è stata un’occasione da 10%.

Una riunione di molte donne e qualche uomo, storie personali diverse, diverse generazioni, accomunati dal ritenere indispensabile la rottura del tabù del 1999. Vogliamo una donna sindaco e un vicesindaco donna.

Ambiamo a poco, più o meno a ribaltare il già visto e rivisto tavolo su cui gli uomini sbattono i pugni, si sentono alfa e si sperano capipopolo.

Chissà se ci riusciremo.

A me le partite già vinte in partenza non sono mai piaciute – né la pura testimonianza.

Di sicuro ho incontrato (e anche conosciuto) donne e uomini liberi che hanno lo stesso nemico: il predominio degli uomini sull’umanità e sul mondo.

Di sicuro è una sfida che solletica.



Non esiste altra via. Rilanciare subito

uguaglianza

La situazione è questa: un brutto disegno di legge, che istituisce un ghetto giuridico per le coppie omosessuali, pur riconoscendo loro una seria abbastanza vasta di diritti, verrà emendato al ribasso.

Si toglieranno le adozioni coparentali e ogni ulteriore riferimento al codice civile, per gli articoli riguardanti il matrimonio.

Abbiamo già visto negli anni passati che partire da una legge di mediazione ci espone ad ulteriori degradanti compromessi.

Pensavamo di aver imparato la lezione coi Pacs/Dico. Invece no.

Pensavamo di aver compreso che non possiamo assecondare chi ci vorrebbe giuridicamente inferiori e/o inesistenti. Invece no.

Vicinanze non esplicitate ma molto evidenti con alcune forze politiche (il Partito Democratico), aspirazioni di internità e di carriere insieme alle suddette forze, aspirazioni che abitano le dirigenze delle associazioni lgbti e in particolare di quella che ha un ruolo storico in Italia, ovvero Arcigay, sono la principale delle cause di questo nuovo, drammatico errore.

Chiamiamo questo errore col suo nome: aver rinunciato alla battaglia sull’uguaglianza in ragione di una confusa lotta per le unioni civili riservate ai gay e alle lesbiche, aver rinunciato a rivendicare il pieno diritto ad essere genitori omosessuali.

Se le adozioni coparentali verranno stralciate dal disegno di legge, ci troveremmo in un duplice e tragico vicolo cieco: avremmo una legge che ci separa dal resto della società italiana e il movimento lgbti sarebbe irrimediabilmente diviso per i prossimi anni, in ragione della totale assenza dell’omogenitorialità.

Molto probabilmente il movimento lgbti imploderebbe. Qualcuno che ragiona col “tanto peggio, tanto meglio” potrà pure goderne. Non io. So quanto questo costerà in termini di fatiche, di vite spese tra mille difficoltà, quanti anni saranno necessari per ricostruire un movimento da capo.

Non possiamo permettercelo.

Non possiamo permettercelo.

Non possiamo permettercelo.

E’ chiaro?

Dobbiamo rilanciare subito, con queste parole d’ordine: unioni civili sì, ma aperte a tutta la cittadinanza italiana. Adozioni sì, ma non solo coparentali: adozioni legittimanti per le coppie omosessuali.

Alzare la bandiera dell’uguaglianza, senza ambiguità. Mettere il Parlamento di fronte alle sue responsabilità, esporre le nostre facce, le nostre vite, la nostra non comprimibile dignità.

A mio avviso, non esiste altra via.



L’asso di briscola

Un momento del Pride a Roma

Il momento storico è grave e incombe sul movimento lgbt e sulle sue maggiori associazioni il rischio di una sconfitta catastrofica.

Che piaccia o non piaccia il ddl Cirinnà, qualora fosse approvato dal Senato in una versione ulteriormente monca, e in particolare senza un primo riconoscimento dell’omogenitorialità e delle adozioni coparentali, la partita si chiuderebbe per almeno dieci anni – tanti ne servirebbero per modificare l’eventuale legge attraverso le aule dei tribunali.

Ed è inutile sperare in un cambiamento della legge alla Camera; dovrebbe comunque passare nuovamente attraverso le forche caudine del Senato.

Di tutto ciò occorre avere consapevolezza.

Prima di disperarci, dobbiamo però chiederci se abbiamo fatto tutto il possibile per incassare una vittoria su un punto per noi dirimente: i diritti non possono essere parcellizzati, sì alle coppie, ma no ai bambini e via frantumando.

A mio avviso, non abbiamo ancora giocato tutte le carte che come movimento lgbt e come laiche e laici italiani abbiamo a disposizione.

La battaglia politica non la si fa con un hashtag su Twitter o con l’inutile indignazione su Facebook o coi comunicati stampa; questi sono strumenti per la comunicazione.

La battaglia politica la si fa in piazza, mostrando le nostre vite, le nostre facce, la nostra dignità e la nostra volontà di ottenere quanto ci spetta.

Prima che si arrivi a quel voto, abbiamo ancora modo di calare l’asso di briscola – e il calendario ci viene in aiuto.

Sabato 13 febbraio (il giorno prima di san Valentino) e domenica 14 febbraio (san Valentino) sono date perfette per una manifestazione straordinaria nazionale a Roma.

Le piazze del 23 gennaio scorso hanno dimostrato quanto la società italiana sia attenta e trasversalmente pronta a mobilitarsi per l’estensione dei diritti e per l’uguaglianza.

Non sprechiamo questa occasione per timori, convenienze partitiche, giocando solo di rimessa e di melina.
E’ necessario andare all’attacco, introdurre fatti nuovi nel dibattito.

Ognuno/a si faccia sentire dentro le associazioni a cui è iscritto o a cui è vicino.

La vittoria non è sicura, ma ancor peggio della sconfitta è brutto pentirsi a posteriori di non aver compiuto il possibile e l’impossibile per vincere.

Il momento è ora.

Aggiornamento del 17/02/2016: sostituite 13 o 14 febbraio con un’altra data a vostra scelta, purché prima che lo scempio si compia, e il ragionamento non cambia.



Maurizio Cecconi
Maurizio Cecconi
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